A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

venerdì 22 luglio 2011

Dislessia. L'esperto: "Prima molti abbandonavano, ora fanno l'Università"

Tratto da Superabile
I dislessici in età scolare sono tra il 4 e il 5% della popolazione scolastica, circa 350 mila. Gli italiani dislessici sono circa 1,5 milioni. Stella (Psicologia clinica): ''Circa un terzo supera queste difficoltà in età adulta"
lezione universitaria
ROMA -"I dislessici in età scolare, dai 6 ai 18 anni, in Italia sono circa 350 mila, cioè tra il 4 e 5 % della popolazione scolastica, il disturbo però si attenua nella popolazione generale dove si stima un'incidenza del 2,5%. Gli italiani dislessici sono circa un milione e 500 mila". Ad affermarlo è Giacomo Stella, docente Psicologia Clinica presso la Facoltà di scienze della Formazione dell'Università di Modena e Reggio Emilia intervenuto alla conferenza stampa di presentazione della firma del protocollo che rende attiva la legge 170/2010 che riconosce la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia come disturbi specifici di apprendimento. Per Stella, il problema è maggiormente sentito proprio durante il periodo scolastico. All'uscita da scuola, infatti, il disturbo lo si ‘avverte' meno in quanto non c'è la stessa necessità di studiare e quindi di leggere. Tuttavia, ha aggiunto Stella, sono circa un terzo quelli che in qualche modo superano queste difficoltà in età adulta.
Le difficoltà maggiori si incontrano proprio lungo tutto il periodo della formazione e spesso il disturbo viene confuso con il poco impegno dell'alunno. "Nella stragrande maggioranza dei casi persiste per tutto il corso della scolarizzazione e rende il percorso formativo molto problematico - ha spiegato Stella -. Negli anni passati molti bambini abbandonavano il percorso. Adesso si arriva alla scuola media superiore e abbiamo anche i primi dislessici che frequentano l'università. I dislessici, dal punto di vista intellettivo sono normodotati, anzi spesso hanno una intelligenza di livello superiore, semplicemente hanno un ostacolo molto forte per l'apprendimento della lettura e per leggere fluentemente".
Un ''piccolo grande problema'' che oggi si può affrontare in vari modi, ha aggiunto Stella. "Si può intervenire con la riabilitazione logopedica nei primi anni della scolarizzazione, ma dopo gli otto o nove anni la riabilitazione non serve più e il dislessico si trascina la sua piccola disabilità per tutta la vita con la differenza che non è visibile fino a quando non gli viene chiesto di leggere. Dopo la riabilitazione c'è la possibilità di utilizzare strumenti compensativi, cioè di usare computer che leggono al posto del dislessico. L'informatica, infatti, permette al dislessico di arrangiarsi e fare senza la mamma che leggeva al posto suo".
Particolare attenzione merita il ruolo dell'insegnante nel riconoscere i disturbi e rispondere in maniera adeguata alle necessità di questi alunni. "Gli insegnanti sul piano dei contenuti non devono cambiare nulla - ha concluso Stella -, ma sul piano dell'attenzione devono avere parecchie avvertenze. Per esempio, scrivere alla lavagna e cancellare subito dopo è una cosa che crea ai dislessici non pochi problemi e capita che a volte il bambino venga ritenuto pigro quando invece non riesce a fare quello che gli altri fanno con grande velocità". Ma le accortezze, ha aggiunto Stella, devono riguardare tutto il percorso scolastico, dalle lezioni alle verifiche. Grazie alla nuova legge, infatti, per gli alunni e gli studenti con Dsa verranno privilegiate le verifiche orali al posto delle scritte e anche le lezioni sarà possibile seguirle in versione orale grazie agli strumenti compensativi previsti dalla nuova norma. (ga)
(20 luglio 2011)

SCUOLA: IN ITALIA 200 MILA BIMBI DISLESSICI, NUOVE MISURE DA SETTEMBRE

domenica 17 luglio 2011

Dislessia: un servizio di tutoring per aiutare chi ne soffre a trovare l’autonomia e il successo scolastico

di Giusy Egiziana Munda -
La dislessia è un disturbo dell'apprendimento di origine genetica che ri-guarda la difficoltà di lettura, scrittura e calcolo. Non è causata da un deficit di intelligenza (anzi, i bambini dislessici sono, il più delle volte, molto intelligenti, vivaci e creativi), né da problemi ambientali o psicologici. Spesso questi ultimi sorgono, invece, come conseguenza della perdita di fiducia nelle proprie capacità, della mancanza di autostima, di comportamenti sociali alterati, della chiusura in se stessi e della difficoltà di comunicazione di cui soffre chi è dislessico. Le famiglie sono spesso sole nell'affrontare il problema (che in Italia riguarda circa 1.500.000 persone) e gli enti scolastici, il più delle volte, non sono in grado di aiutare adeguatamente questi studenti nelle loro difficoltà che potrebbero superare se ben guidati.
Lo sanno bene le mamme di due bambini (oggi ragazzi) dislessici che abbiamo intervistato e che conducono ogni giorno una battaglia nel sostenere i loro figli nel difficile percorso di apprendimento e che si fanno promotrici del servizio di tutoring che, con il concorso dell’Associazione Nell’Attesa, partirà a settembre. Un servizio gratuito per ragazzi dislessici che individualmente verranno guidati nello studio e aiutati a trovare le strategie per raggiungere l’autonomia e il successo scolastico, sostenendoli sul piano dell’autostima, messa costantemente in crisi dal senso di inadeguatezza e di incapacità.
Quella del tutor vuole essere la figura di riferimento che manca per i ragazzi dislessici e per le loro famiglie. Un vuoto istituzionale che provato sulla pelle dei genitori di figli dislessici quando si sono trovati di fronte al problema di cui soffrono i loro ragazzi, trovando supporto e conforto nell’AID (Associazione Italiana Disles-sici).
E l’AID oggi a Palermo è un punto di riferimento specializzato per la diagnosi della dislessia con un laboratorio presso l’Aiuto Materno. Nel servizio di tutoring metterannoa frutto la loro esperienza – spiegano orgogliosamente due mamme socie dell’AID – maturata in anni di paziente lavoro con i propri figli, non privo di difficoltà, da quando frequentavano le elementari (periodo in cui iniziarono a manifestare grosse difficoltà nel leggere e scrivere). Un impegno che oggi le porta a sentirsi nuovamente diplomande insieme ai loro figli e a dire sorridendo “Chissà forse ci laureeremo”, visto che continueranno a fare i conti con le difficoltà dei loro ragazzi che oggi frequentano l’uno le superiori, l’altra l’università.
“Noi genitori di ragazzi dislessici siamo e cerchiamo di essere sempre quegli alleati di cui i nostri figli hanno bisogno. Un rapporto che aiuta a rafforzare la loro sicurezza, le doti, la pazienza e lo sforzo che compiono ogni giorno”, commentano le due mam-me e proseguono: “I nostri figli non sono malati, stupidi, pigri e svogliati. Sono invece ragazzi intelligenti, capaci e creativi che hanno semplicemente modalità di apprendimento diverse da quelle rigidamente standardizzate e che hanno pertanto bisogno di metodologie didattiche flessibili nonché di strumenti consoni alle loro peculiarità. In tale ottica, quindi, si dovrà sempre più preferire per questi ragazzi, per esempio, l’uso del computer per leggere più velocemente e scrivere più correttamente, riducendo così il loro gap nei confronti dei compagni. Così possono sviluppare le loro capacità, acquisire l’autostima necessaria per raggiungere il successo formativo e costruirsi il bagaglio culturale fondamentale per realizzarsi nella vita”.
Adesso questi genitori possono finalmente contare sulla legge che è stata approvata e che stabilisce l’uso di strumenti compensativi e dispensativi e di interventi specifici ed individuali per i bambini e i ragazzi dislessici.
Ma la strada, specie nel Meri-dione, è ancora lunga considerando che, nonostante la scuola abbia manifestato la piena disponibilità a supportare i casi di dislessia, manca di attrezzatura e organizzazione idonea a fronteggiare pienamente il problema.

mercoledì 13 luglio 2011

Il terrore delle prove Invalsi

So, per esperienza, che è il terrore di ogni giovane che affronta la prima media, capace di suscitare incontrollabili farfalle allo stomaco: è la prova Invalsi.
Per un anno hai il timore di come andrà, ti prepari e studi per giorni prima dell’esame ed alla fine non sai che risultati potrai ottenere.
L’anno scorso ci hanno fatto “allenare” come se dovessimo andare alle Olimpiadi. I giorni prima del test erano un susseguirsi di simulazioni di matematica e di italiano.
Tutti avevamo una certezza: che ci attendeva una durissima prova piena zeppa di domande abbastanza difficili.
Poi è arrivato il tanto atteso giorno, i controlli sono stati strettissimi. Le professoresse di matematica assistevano durante il test di italiano, mentre quelle di italiano erano presenti durante i test di matematica.
Abbiamo passato due ore a segnare crocette e a pensare, pensare… sperando di aver fatto il compito tutto giusto; ma anche temendo di aver sbagliato tutte le domanda, e così ci sentivamo afflitti da continui dubbi.
Ricordo di aver tirato, alla fine della prova, un sospiro di sollievo. Ce l’avevo fatta, bene o male non mi importava più, mi ero tolto un pesantissimo macigno dalle spalle.
Un’ improvvisa sensazione di leggerezza mi ha assalito, ero contento, ma lo sono stato di più quando ho saputo che i risultati della mia scuola sono stati tra i migliori d’Italia.
Quindi mi appello a voi ragazzi di prima media, non abbiate paura e ricordate, l’unico modo per farcela è studiare.
Francesco Miccichè
Scuola Media Pirandello Agrigento
2 E

martedì 12 luglio 2011

LE DIFFICOLTÀ DEI BAMBINI DISLESSICI: SCARSA AUTOMATIZZAZIONE DI LETTURA E SCRITTURA

Le difficoltà dei bambini dislessici: scarsa automatizzazione di lettura e scritturaLa dislessia evolutiva è un disturbo dell’apprendimento a che impedisce l’automatismo nella gestione dei fonemi e dei segni grafici. I problemi cominciano già in prima elementare e nonostante i bambini dislessici comprendono il testo la lettura resta sempre lenta e difficoltosa. La musicoterapia sembra associarsi alle terapie classiche con ottimi risultati in questi bambini
Di
Francesca Cilento

 Criteri diagnostici dei bambini dislessici
La dislessia è un disturbo che colpisce le procedure automatiche di transcodifica dei segni scritti in quelli fonologici in individui che siano privi di deficit neurologici, cognitivi, sensoriali e relazionali. Questi disturbi devono essere persistenti e causare delle conseguenze negative sulla vita sociale e scolastisca. La dislessia evolutiva diventa evidente intorno alla terza elementare quando il bambino dovrebbe aver acquisito ormai una certa velocità nella lettura. Si distinguono dai cattivi lettori perché i bambini dislessici comprendono il testo nonostante la velocità di lettura sia scadente. La dislessia viene diagnosticata da uno psicologo o da un insegnante specializzato: è importante che venga diagnosticata precocemente.

Diverse cause nei bambini dislessici

Identificare le cause della dislessia è un compito difficile perché le aree del cervello specializzate nella comprensione e nella produzione del linguaggio sono molte e diverse. I disturbi dei bambini dislessici quindi dipendono da quali aree sono interessate tra quelle coinvolte nella lettura, nella scrittura, nell’ortografia, ecc. Le indagini neurologiche mostrano un diverso funzionamento nell’elaborazione delle informazioni da parte dei bambini dislessici e questo può riguardare il recupero delle informazioni, la loro organizzazione o la velocità di elaborazione. Ad ogni modo i bambini dislessici presentano un normale range di intelligenza. Ci sono due livelli di gravità: medio-lievi (fluenza di lettura sufficiente) e severi (le difficoltà rendono difficile la comprensione).

Le fasi delle dislessia evolutiva

I bambini dislessici cominciano a presentare dei sintomi a partire dalle prime fasi di apprendimento, cioè in prima elementare. Si distinguono dagli altri studenti perché imparano lentamente il codice alfabetico e alterano grossolanamente la struttura fonologica delle parole lette. Le parole note e riconosciute sono limitate. Successivamente tra la seconda e la quarta elementare i bambini dislessici apprendono gradualmente l’alfabeto, ma possono persistere delle difficoltà nel controllare le parole più complesse. Le operazioni di analisi e sintesi fonemica non sono veloci o automatizzate.

Terapie per i bambini dislessici

Ogni percorso terapeutico si basa sulle caratteristiche psicologiche specifiche dell’individuo seguendo due linee guida. Una parte dell’intervento si prefigge di ridurre le lacune a carico delle competenze di base legate alla percezione e alla fonologia, mentre parallelamente si lavora per migliorare la velocità di lettura. È importante che i due percorsi siano graduali e affiancati per permettere ai bambini dislessici di poter apprezzare velocemente i primi risultati e sostenere così la loro motivazione.

Un approccio innovativo è quello che usa la musica per aumentare la sensibilità del cervello ai suoni. L’esposizione alla musica è utile al cervello durante lo sviluppo di bambini dislessici, così come per quelli autistici, ma anche per i normodotati. I ricercatori della Northwestern University di Chicago hanno rilevato che suonare uno strumento ha degli effetti sul tronco encefalico (che governa diverse funzionalità automatiche come la respirazione). La musicoterapia può aiutare ad interpretare le sfumature del linguaggio e anche insegnare ad esprimere le emozioni.

Fonte immagine: hooverine

mercoledì 6 luglio 2011

Lettera di una mamma delusa dalla scuola

Con rammarico sto constatando come la scuola sia andata perdendo, col tempo, la propria funzione di formazione e come non sempre assolva al proprio ruolo, in qualità di genitore di un alunno della Scuola Media di Induno Olona, dislessico, che alla fine dei tre anni (precedente ciclo, sez. C) si è visto nonammesso agli esami.
Ho colto lo stupore, la frustrazione, la rabbia di mio figlio che si è visto liquidare così, anche perchè i voti da libretto non erano catastrofici, a fronte di altri alunni con esiti didattici ben peggiori, ma promossi. Mi viene spontaneo chiedermi perchè a mio figlio e non ad altri ragazzini della sua classe sia stato riservato questo trattamento, constatato che non è un “lazzarone” come definito dalle insegnanti. Non è un asino, non è uno stupido, non è un pigro. E’ dislessico!
Altre riflessioni mi sorgono spontanee sul comportamento adottato nel corso di questi tre anni da alcuni professori. La classe di mio figlio aveva altri soggetti in difficoltà è stata criticata dagli stessi insegnanti che avrebbero dovuto svolgere il ruolo di "educatori"(che dovrebbe essere insito nella loro stessaprofessione), e non l'hanno fatto, che avrebbero dovuto, con autorevolezza e imparzialità, avvicinare i ragazzi, e non l'hanno fatto! ....Devo aggiungere, che i contatti con i professori, negli orari di ricevimento, non sono mai mancati e, anche durante le riunioni di interclasse, ho sempre avuto l'impressione che una buona parte degli alunni fossero un disastro, però l’unico non ammesso agli esami è stato mio figlio, ripeto dislessico.
Allucinante: insegnanti che affermano ai colloqui che ritengono la dislessia una scusa per non studiare, uno stato di comodo. E' amaro anche verificare che nessuno tra gli altri professori si è mai opposto, nei confronti di chi destinava alla classe questo trattamento, non considerando i ragazzini per quel che in realtà sono: esseri delicati, in fase di crescita, bisognosi di rispetto e cure, anche intellettuali, affinchè venga espressa la loro parte migliore. (Non dimentichiamoci che si tratta della scuola dell’obbligo).
Perchè questo avvenga non devono essere bistrattati, devono essere trattati con pazienza, entusiasmati e coinvolti. Gli insegnati hanno un tesoro immenso tra le mani e spesso lo gettano via, hanno la possibilità di far comprendere ai loro ragazzi quali "talenti" possiedono e di valorizzare le loro capacità, e spesso non lo sanno fare: noi genitori ci fidiamo dei Professori! E' un atto di fiducia affidare loro i nostri figli, ma non ci aspettiamo che vengano trattati in questo modo !
Le frustrazioni degli insegnanti non si curano sfogandole sui ragazzi! E' facile per loro pensare e dire "chi mi ama mi segua", ma non tutti gli alunni sono uguali, i ragazzi devono essere "conquistati", devono sentire la passione e l'entusiasmo vibrare nella voce dei loro insegnanti per gli argomenti che spiegano, devono far scoccare la scintilla dell’emozione negli allievi.
La bocciatura è una sconfitta del corpo docente, non la punizione data al ragazzo !
Bocciare è ancora oggi come sparare in un cespuglio, non si sa quali danni puo’ provocare …..!
Sentirsi dire dal Dirigente scolastico, facendo ricorso ad un luogo comune, che questo ragazzino è un "lazzarone", a giustificazione del fatto di non averlo ammesso, è disarmante, mortificante, avvilente, deludente.
In conclusione: mio figlio ha perso totalmente l’autostima; mio figlio odia la scuola, mio figlio odia gli insegnanti, mio figlio frequenterà una scuola professionale allo scopo di svolgere un lavoro manuale, pur di non incappare ancora con chiunque appartenga al corpo docenti, che su di lui hanno praticato del puro terrorismo, pur essendo stato promosso quest’anno.  
E' così! Ma spero, in cuor mio, che qualche professore "illuminato" che crede nel proprio ruolo e nel tesoro "in fieri" che gli viene consegnato, ci sia ancora e che riesca a vedere al di là e al di sopra del voto e del giudizio puramente didattico. Per gli insegnanti dell’anno scolastico appena terminato, sezione A, che ringrazio per l’impegno rivolto nei confronti di mio figlio, auspico che continuino a trovare, nella passione per la disciplina che professano, la forza di svolgere il proprio ruolo senza lasciarsi condizionare dai pregiudizi.
tratto da varesenews.it

Scuola, PD: "Grazie alla Gelmini e al governo, il prossimo anno di lacrime e sangue"

5 Lug 2011
da partitodemocratico.it
"Sta passando sotto silenzio, ma il prossimo anno sarà di lacrime e sangue per la scuola italiana. La ministra Gelmini chiama razionalizzazione e rimodulazione un vero e proprio piano di tagli che metterà la scuola ancora di più in sofferenza: tagli al corpo docente e Ata mentre cresce il numero degli studenti; tagli agli insegnanti e alle classi, che diventano sempre più affollate. Le scuole perderanno autonomia e i relativi vantaggi in termini di qualità dell'offerta formativa". Lo dice la senatrice del Pd Vittoria Franco, in merito all'audizione del ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini in commissione Istruzione al Senato, richiesta proprio dal Pd sugli imminenti tagli alla scuola.
"Se prendo ad esempio la Toscana - prosegue Vittoria Franco - si vede che, a fronte di un aumento degli alunni del 2%, si prevede una riduzione delle classi del 38%, delle cattedre del 17% e degli insegnanti di sostegno del 5%, con gli organici peraltro destinati a restare bloccati nei prossimi anni, secondo quanto prevede la manovra appena approvata. Diventa difficile in questo modo la prevenzione della dispersione scolastica o il sostegno per l'handicap, ridotto ulteriormente, come sembra dalle prime notizie, sempre nella prossima manovra economica. Mancano persino le risorse per pagare le ore di recupero degli studenti con debiti formativi: dai 200 milioni di euro nel 2007 si passa ai 27 di quest'anno. Mentre si è creata una vera emergenza per l'edilizia scolastica. Tutte difficoltà che rendono più complicata anche la piena attuazione della legge sulla dislessia proprio nei passaggi fondamentali nei quali si prevedono piani di studio personalizzati e individualizzati. Insomma - conclude Vittoria Franco - si colpisce in maniera ottusa un bene primario come l'istruzione. Non c'è proprio nulla da difendere sull'operato del governo purtroppo per la nostra scuola".

venerdì 1 luglio 2011

La letteratura inglese e la dislessia

da Zazienews
La letteratura inglese e la dislessiaNon avevo mai letto Sussurri tra le tombe di Teresa Breslin, vincitore della Carnegie Medal nel 1994, ospitato nella collana Junior Horror di Mondadori nel 1999. La copertina di Davide Toffolo, di stampo davvero horror, contribuiva a marcare un aspetto che nel romanzo è davvero marginale in quanto il tema del romanzo è la dislessia. Solomon è dislessico e insieme a questo fardello porta sulle sue giovani spalle il peso della sua condizione sociale, di una famiglia in frantumi e di una scuola raccapricciante. Teresa Breslin è straordinaria nel presentare al lettore il dolore, il peso, la fatica di crescere in queste condizioni. Quale via d’uscita per un ragazzo in queste condizioni? La statistiche parlano di un tasso considerevole di suicidi fra i dislessici, Solomon potrebbe prendere la via dell’alcol (come il padre) o trovare riposo nel paradiso della droga. Solomon trova un po’ di pace nell’antico e silenzioso cimitero: “Tocco una lapide su cui sono incise due corna d’ariete e due cucchiai incrociati: qui è sepolto uno stagnino. Tutte le sculture e le decorazioni hanno un significato, qui... Vorrei che le parole scritte su un foglio fossero altrettanto facili da leggere e da capire...” Il Prof Watkins lo sbatte spesso fuori. “Prende il mio quaderno e lo lancia in aria. Mi sta bene, scrollo le spalle e tiro su lo zaino: Peter fa una smorfia mentre gli altri rimangono a occhi bassi. Uscito io, Watkins cercherà un nuovo bersaglio, forse una delle ragazze, forse. Melanie Wilson. Mi fa un piccolo cenno di solidarietà mentre le passo accanto: Povera piccola Melly, sarà in lacrime prima che sia finita la mattinata.” Poi arriva la signora Talmur a prendersi cura di Sol: “Hai avuto la signora Webber, vero? Per tutti gli anni passati.
La letteratura inglese e la dislessia
Ti sei seduto sempre nello stesso banco, tutti gli anni, diciamo questo, il quarto banco? Lei faceva leggere tutti esattamente nello stesso ordine ogni mattina, perciò quello che dovevi fare era trovare qualcuno che ti leggesse la quarta frase per poi memorizzarla”. Tanti sono i trucchi di un dislessico, ma chi non sa o non vuole usarli lascia presto la scuola. E’ capitato al poeta e scrittore rasta Benjamin Zephanjah, le cui poesie sono divenute popolarissime e il suo romanzo Al di là del volto era stato pubblicato dalla casa editrice EL. Benjamin ha lasciato la scuola a tredici anni, dalla strada è finito in galera, poi la musica, la poesia e la letteratura lo hanno salvato. Dal suo sito dialoga con i dislessici che hanno la forza di raccontarsi.
Grazia GottiLa letteratura inglese e la dislessia

La Flc Cgil per un minor peso della prova Invalsi per la licenza media

Mentre gli esami di terza media volgono al termine la Flc Cgil ha lanciato un appello per modificarli, con particolare riferimento alla prova Invalsi, quella nazionale uguale per tutti. Per il sindacato non può avere lo stesso peso delle altre prove nella valutazione dei ragazzi.
L'appello è rivolto al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, al presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, al Presidente del Senato della Repubblica Renato Schifani, al presidente della Commissione Istruzione Pubblica e Beni Culturali del Senato Guido Possa, al presidente della commissione Cultura, Valentina Aprea.
Nella lettera che lo accompagna si sottolinea "l'incongruenza pedagogica e normativa del meccanismo globale per la costituzione del voto finale dell'esame di Stato della Scuola secondaria di primo grado". Sotto accusa la "prescrittiva media aritmetica tra giudizio d'ammissione, prove scritte e prova nazionale Invalsi".
Per la Flc e i firmatari ai danni dei ragazzi si consuma una "ingiustizia": "un voto di ammissione, che rispecchia una valutazione di tre anni ed un percorso globale, individualizzato e personalizzato, che ha attraversato gli otto anni del ciclo primario, è messo sullo stesso piano di una singola prova scritta o di una prova orale".
L'appello parla di "distorsione della prassi valutativa, in quanto l'elaborazione di un giudizio che tenga conto dell'insieme delle reali competenze acquisite dallo studente, come richiesto dallo stesso ministero, non può basarsi su calcoli di tipo statistico". Si chiede inoltre di eliminare la prova dall'esame.
Infine, si legge, "va considerato che, con ben tre o quattro prove scritte, una prova nazionale Invalsi che insiste sempre su lettere e matematica (già valutati in altre singole prove scritte) ed un colloquio d'esame, gli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione risultano più impegnativi di qualsiasi altro esame dell'ordinamento scolastico e non rispecchiano tempi e modalità pedagogiche proprie di tutto il ciclo primario. Per queste ragioni chiediamo che tale ingiusto meccanismo venga radicalmente modificato".

Si parla di Dislessia a Superquark, speriamo lo capiscano