A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

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giovedì 19 maggio 2011

Intervista al Professor Giacomo Stella sulla legge sui DSA


In occasione dell’uscita della nuova legge sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento(DSA) varata il 29 settembre 2010, la rivista “Psicologia e scuola” ha intervistato il Professor Giacomo Stella, docente di Psico-patologia dello Sviluppo e fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia (AID). Quali sono in ambito scola-stico le novità rilevanti introdottedalla legge sui Disturbi SpeciȀcidell’Apprendimento (DSA) varata il 29 settembre 2010, rispetto alla Circolare Ministeriale degli anni scorsi?
La legge prima di tutto introduce una tutela giuridica del bambino con DSA e questo non è irrilevante. Fino ad oggi chiunque poteva dubitare, ad esempio, dell’esistenza della dislessia e sulla base di questo scetticismo personale decidere di non pplicare nessuna misura specifica per aiutare il bambino con dislessia. L’insegnante in sostanza poteva assumere un atteggiamento negazionista ed era compito della famiglia dimostrare che il bambino aveva delle difficoltà. Oggi la legge ribalta la situazione: è l’insegnante che non può rifiutarsi di considerare le difficoltà del bambino e prima di assumere posizioni basate su convinzioni personali deve cercare di parlare con la famiglia e avviare procedure di verifica delle eventuali difficoltà. La legge difende il bambino dagli interventi vessatori che spesso, anche in buona fede e per pura ignoranza del problema, vengono attuati nei suoi confronti.
Nella legge sono presenti alcuni aspetti significativi e innovativi, primo fra tutti il riconoscimento di dislessia, disgrafiaa, disortografiaa e discalculia come Disturbi Specifici di Apprendimento. Che ricaduta avranno nella scuola?
L’approvazione della legge non cancella con un colpo di spugna l’ignoranza sul problema e le perplessità degli insegnanti, come dimostrano i vari interventi critici pubblicati in questi giorni sui giornali. Tuttavia la legge mette un punto fermo che costringe tutti ad informarsi e a formarsi, a prendere davvero in considerazione le difficoltà dei bambini dislessici. Il riconoscimento dei DSA chiarisce che non si può fare di tutta l’erba un fascio e che quindi davanti a un bambino che stenta ad apprendere non si può concludere semplicisticamente che “non ne havoglia. Naturalmente la definizione di dislessia per legge è solo un punto di partenza, ma un punto che ci dà molta forza e indica una strada da percorrere. Definire per legge la dislessia significa avere la possibilità di affrontarla con gli strumenti compensativi e le misure dispensative che rendono meno ripida la salita dell’apprendimento.
A chi sarà affidata la formazione del personale docente e dirigenziale delle scuole, perché possa essere preparato all’individuazione precoce dei disturbi e alla realizzazione di interventi mirati?
I centri tradizionalmente deputati alla formazione degli insegnanti (le università) su questo tema sono senz’altro in grave ritardo (tranne pochissime eccezioni che si contano sulle dita di una mano). Il Ministero dell’Istruzione ha firmato alcuni mesi fa un protocollo d’intesa con l’Associazione Italiana Dislessia (AID) per la formazione degli insegnanti, riconoscendo nei formatori dell’AID degli interlocutori preparati. Del resto, AID negli ultimi anni ha operato nelle scuole per far crescere la sensibilità culturale sul tema della didattica e degli interventi per i bambini con DSA. In questa ottica AID ha sviluppato collaborazioni con gruppi e associazioni, come ad esempio GISCEL e AIRIPA. Le esperienze sviluppate in questi anni sono PSICOLOGIA e scuola on line  concretizzate nel progetto“A scuola di dislessia”, finanziato da Fondazione Telecom Italia e patrocinato dal Ministero della Pubblica Istruzione, e che coinvolgerà nei prossimi 2 anni 7000 insegnanti  delle scuole di ogni ordine e grado, con l’obiettivo di creare in ogni istituto un referente per gli insegnanti della scuola sui problemi dei bambini con DSA.
Come vede la collaborazione tra la scuola e il Servizio Sanitario Nazionale nella valutazione precoce?
L’individuazione precoce è un obiettivo molto importante da raggiungere, poiché sappiamo che quanto prima si riesce a individuare il problema, tanto migliori sono le prospettive di recupero per i bambini. Tuttavia molti problemi sono ancora aperti su questo fronte. Prima di tutto gli indicatori affidabili dei DSA: quando è possibile individuare un bambino con disturbi specifici di apprendimento? Nella scuola dell’infanzia quante probabilità abbiamo di riuscire a identificare in anticipo sull’avvio della letto-scrittura un bambino con difficoltà? Chi fa gli screening nella scuola? Gli insegnanti o gli operatori sanitari? La conferenza di consenso che sta terminando ora i suoi lavori ammonisce a non essere troppo precipitosi nell’individuazione dei bambini con DSA e ad attendere almeno 2 anni dall’avvio della scolarizzazione per porre una diagnosi certa. Tuttavia, ciò non significa che non si debbano e non si possano avviare prima delle pratiche di potenziamento per i bambini che sembrano mostrare lentezza o difficoltà ad apprendere. In ogni caso, il rischio di provocare un eccesso di diagnosi o di segnalazioni di bambini dislessici è elevato ed è stato evidenziato, sia pure con mezzi rozzi, anchLe da coloro che hanno paventato il rischio di ospedalizzazione della scuola. Bisogna in effetti essere molto prudenti ed evitare che a livello culturale passi il messaggio che ogni tipo di difficoltà scolastica è espressione di un disturbo di apprendi-mento. In questo senso è importante lavorare parallelamente sulla scuola e sui clinici per spiegare l’importanza di un approccio metodologico rigoroso e per molti aspetti comune.
Quali prevede siano i vantaggi della legge a lungo termine? Quali aspetti a suo parere meriterebbero maggiore approfondimento?
Come nel caso della ormai mitica legge sull’inserimento dei portatori di handicap, il principale effetto della legge sarà quello di far crescere il livello culturale della scuola e della società in generale. Il lavoro da fare in questi anni sarà quello di vigilare perché venga ridimensionata la componente “sanitaria” del problema, poiché c’è effettivamente il rischio che ad ogni difficoltà venga cercato un corrispettivo patologico. La scuola deve abituarsi alle diversità e questa legge va sicuramente nella stessa direzione poiché aiuta gli insegnanti a prendere atto della presenza di bambini che apprendono in modo diverso, e le cui conoscenze necessitano di essere verificate in modo diverso.

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