A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

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mercoledì 6 luglio 2016

D.S.A. e test di ammissione universitari

http://www.petizioni24.com/dsa_e_test_di_ammissione_universitari

D.S.A. e test di ammissione universitari

Richiesta di utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi ai test di ammissione universitari per gli studenti con D.S.A.
La legge 8 ottobre 2010, n. 170 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, nata per garantire il diritto all’istruzione di studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), riconosce gli strumenti compensativi e dispensativi quali mezzi indispensabili per compensare le debolezze funzionali derivanti dal disturbo.
Essa chiarisce che tali strumenti non aiutano lo studente dal punto di vista cognitivo, ma rappresentano un valido ausilio per porre lo studente in condizioni di parità rispetto agli altri, poiché consentono lo svolgimento delle prove senza dispersione di energie.
La legge, quindi, assicura l'uso degli strumenti compensativi e dispensativi, nonché adeguate forme di verifica e valutazione, anche in ambito universitario:

Legge n. 170/2010, Art. 5
1“Gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari”.
4 Agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all'università nonché gli esami universitari.”

D.M. n. 5669 del 12/07/2011, Art. 6
8 “Per le prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale programmati a livello nazionale o da parte delle università, sono previsti tempi aggiuntivi, ritenuti congrui in relazione alla tipologia di prova e comunque non superiori al 30% in più rispetto a quelli stabiliti per la generalità degli studenti, assicurando altresì l’uso degli strumenti compensativi necessari in relazione al tipo di DSA”.

Purtroppo, le “Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento”, allegate al D.M. n. 5669 del 12 Luglio 2011, non sono altrettanto chiare e sembrano limitare l’utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi soltanto in casi di particolare gravità del DSA:

Par 6.7 delle Linee guida “Gli Atenei”:
“…La presentazione della certificazione diagnostica, al momento dell’iscrizione, permette di accedere anche ai test di ammissione con le seguenti modalità:
la concessione di tempi aggiuntivi, rispetto a quelli stabiliti per la generalità degli studenti, ritenuti congrui dall’Ateneo in relazione alla tipologia di prova e comunque non superiori al 30% in più;
la concessione di un tempo aggiuntivo fino a un massimo del 30% in più rispetto a quello definito per le prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale programmati a livello nazionale o dalle università ai sensi dell’art. 4 della legge 2 agosto 1999 n. 264;
in caso di particolare gravità certificata del DSA, gli Atenei – nella loro autonomia - possono valutare ulteriori misure atte a garantire pari opportunità nell’espletamento delle prove stesse…”

A seguito dell’emanazione del  D.M. 3 luglio 2015, n. 463, il Miur, con le Linee guida allegate alla nota ministeriale n. 13672 del 6 agosto 2015, ha disciplinato le modalità e i contenuti delle prove di accesso ai corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico a programmazione nazionale, secondo le quali, al punto “Studenti con disabilità o affetti da disturbi specifici dell’apprendimento", enuncia:
“I candidati con certificazione ex lege 104/1992 e i candidati affetti da DSA hanno diritto:
A tempo aggiuntivo rispetto a quello previsto per lo svolgimento della prova (i candidati con certificazione ex lege 104/1992 nella misura massima del 50% e solo se ne formulano specifica richiesta; i candidati affetti da DSA sempre al 30% di tempo aggiuntivo, a prescindere da specifica richiesta).
• A strumenti compensativi ulteriori necessari in ragione della specifica patologia. Sono strumenti compensativi ammessi: calcolatrice non scientifica, videoingranditore, affiancamento di un tutor. Non sono ammessi i seguenti strumenti: dizionario e/o vocabolario; formulario; tavola periodica degli elementi; mappa concettuale; personal computer/tablet/smartphone…”.  

E’ contraddittorio che una legge, che dichiara l’importanza degli strumenti compensativi e dispensativi e ne promuove l’utilizzo durante gli esami universitari, vieti gli stessi ai test di ammissione; è inutile predisporre nelle Università servizi specifici per i DSA, se poi se ne ostacola l’ingresso; è ingiusto che strumenti ritenuti in un primo momento mezzi indispensabili per uno svolgimento equo della prova siano, poi, considerati un’agevolazione.
Sarebbe contraddittorio avere emanato una legge per garantire il diritto allo studio degli studenti con DSA per poi bloccarne l’ingresso all’Università. Pertanto, la proibizione di utilizzo di indispensabili strumenti compensativi, di cui fanno uso gli studenti con D.S.A durante il percorso scolastico,  inficerebbe l’espletamento della prova, condizionandone in modo profondamente discriminatorio l’esito.
Questo è il modo più certo per non garantire pari opportunità di accesso all’Università ai ragazzi con D.S.A..

Tutto quanto ciò premesso  
SI CHIEDE  
  • Revoca della nota ministeriale n. 13672 in data 06.08.2015 in quanto basata su principi palesemente errati, difforme dalla legge 170 in data 08.10.2010, dal D.M. n. 5669 del 12.07.2011 e dagli artt. 3 e 33 della Costituzione della Repubblica Italiana.
  • Rettifica Par. 6.7 delle Linee guida allegate al D.M. n. 5669 del 12.07.2011, in quanto contraddittorie all’Art. 6 comma 8 del  D.M. n. 5669 del 12.07.2011.

Associazione "D.S.A. - Dislessia, un limite da superare"

D.S.A. e test di ammissione universitari

http://www.petizioni24.com/dsa_e_test_di_ammissione_universitari#form

L'Associazione "D.S.A. -Dislessia, un limite da superare" ha ritenuto DOVEROSO attivarsi per poter far valere il diritto di accesso all'università per gli studenti con D.S.A.
Firmate se desiderate che a loro vengano date pari opportunità, perchè sono come tutti gli altri, una risorsa per la società futura!
E' importante confermare la firma cliccando sul link che verrà inviato a mezzo mail.
Richiesta di utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi ai test di ammissione universitari per gli studenti con D.S.A.
petizioni24.com

mercoledì 8 ottobre 2014

Apple iPAD: nuova tecnologia e nuovi applicativi

La recensione di Luigi, InfoAID Melegnano, su questo nuovo strumento che potrebbe piacere ai nostri ragazzi

Con l'avvento dell'iPAD di Apple si è definitivamente aperta una nuova era nel mondo della tecnologia che porterà in brevissimo tempo ad una diffusione sempre più ampia dei "tablet" (tavolette).

Molte sono le caratteristiche che rendono interessante questo tipo di strumento rispetto ad un classico portatile: la semplicità d'uso attraverso la tecnologia touchscreen, la velocità, la manegevolezza, il poco ingombro, il peso ridotto e non ultimo la durata dell'autonomia delle batterie. Ma non basta, per l'iPAD c'è una grandissima disponibilità di applicativi di ogni tipo, il cui costo medio è estremamente ridotto rispetto al mondo PC Windows in linea con una politica Apple già in corso da anni con l'iPhone.

L'ultimo ritrovato tecnologico come l'iPAD Apple, può risultare adatto anche alle esigenze dei DSA?

Molti sono gli applicativi che risultano interessanti, troviamo dalla sintesi vocale, alla gestione delle mappe concettuali; dal voice recorder alla videoscrittura con correzione ortografica; dal dizionario di italiano al traduttore multilingua per finire con una perfetta calcolatrice scientifica per non parlare degli eBook (libro elettronico) letto con sintesi vocale di serie!

Segue un'elenco di applicativi già disponibili:

Knowtilus Pro a pagamento

Browser per la navigazione su internet con sintesi vocale multilingua. L’applicativo comprende un traduttore del testo multilingua e una ricca dotazione di funzionalità.

ATTENZIONE: richiede connessione internet

Videoscrittura e foglio di calcolo

Office2 HD a pagamento

Comprende un programma di video scrittura con correttore ortografico e un foglio di calcolo. E' compatibile con i formati .doc e . xls

Libri e sintesi vocale di serie

iBooks gratuito

Il libro elettronico è la funzionalità più nota fornita di serie nell'iPAD e costituisce una delle innovazioni più salienti dei "tablet" nel mondo dell'editoria. L' iPAD comprende di serie la funzionalità di sintesi vocale capace di leggere sia i libri che file PDF.

Sintesi vocale

Speak it! a pagamento

Programma di sintesi vocale multilingua. Permette di leggere qualsiasi testo attraverso il comando di copia incolla anche da documenti PDF. Comprende la funzionalità di creazione di file audio del testo letto inviabile via email.

SpeakPad gratuito più voce a pagamento

Programma di sintesi vocale multilingua. Permette di leggere qualsiasi testo attraverso il comando di copia incolla. L'applicativo consente inoltre la navigazione su internet attraverso un browser interno da cui è direttamente fruibile la sintesi vocale senza utilizzare programmi aggiuntivi.

Mappe concettuali

iDesk a pagamento

Applicativo di gestione delle mappe concettuali e mentali.

Accesso file PDF

iAnnotate PDF a pagamento

Programma di accesso a file PDF con funzionalità di note, evidenza testo, copia testo per lettura da altro programma di sintesi vocale, download file PDF da internet.

Calcolatrice

Calc for iPad A pagamento

Calcolatrice classica e scietifica.

Orologio digitale

Alarm Clock gratuito

Registratore (voice recorder)

Recorder HD a pagamento

Voice recorder con possibilità di invio via email della registrazione ed esportazione del file audio.

Vocabolario di italiano

Il Treccani a pagamento

Dizionario della lingua italiana, comprende anche il dizionario dei sinonimi e contrari.

Dizionario italiano-inglese

Ultralingua a pagamento

Dizionario italiano-francese

Ultralingua a pagamento

Traduttore multilingua

iTranslate gratuito

Traduce testi in 50 lingue di cui 11 con la funzionalità di sintesi vocale tra cui il cinese.

ATTENZIONE: richiede connessione internet.

Dettatura testi
Dictation gratuito

Realizzato dalla di Nuance Communications , nota per il famoso applicativo Dragon Naturally Speaking, questo applicativo gratuito permette di dettare il testo all'iPAD che provvederà a trascrivere automaticamente la voce del lettore, punteggiatura compresa. Supporta oltre all'italiano: inglese, tedesco, francese, spagnolo, americano.

ATTENZIONE: richiede connessione internet.

Ricerca con comandi vocali

Dragon Search gratuito

Ricerca vocale verso il motore di ricerca Google, Wikipedia, YouTube, ..

ATTENZIONE: richiede connessione internet.

Navigazione internet

Google gratuito

Motore di ricerca Google con ricerca vocale.

ATTENZIONE: richiede connessione internet.

OCR

OCRKit a pagamento

Applicativo OCR multilingua, converte ed estrae il testo da file di immagine.

In occasione della Giornata mondiale della Salute Mentale

Siamo tutti matti? Danni, abusi e violenza in nome dell’aiuto, con la complicità di un business multimiliardario

Milano, 06/10/2014 (informazione.it - comunicati stampa - varie) Nella società moderna gli abusi perpetrati in nome dell’aiuto alla sofferenza emotiva sono molto frequenti ma, essendo celati dietro un’aura di scientificità che ne offusca la brutalità, passano perlopiù inosservati; e non ci si rende nemmeno più conto di quanto pervasivamente la psichiatria si sia impossessata delle nostre vite.

Sin dalla più tenera età veniamo etichettati e diagnosticati con presunte malattie la cui esistenza non è mai stata dimostrata, come la cosiddetta sindrome da deficit d’attenzione e iperattività (ADHD) o i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA, dislessia, disgrafia, discalculia ecc).

I test vengono somministrati nelle scuole con programmi di screening preceduti da campagne mediatiche terroristiche e (dis)informative, con lo scopo di allarmare i genitori circa questi nuovi disturbi - quasi si trattasse di malattie mortali.

Nel caso di diagnosi di ADHD scatta spesso la prescrizione di stimolanti anfetaminici che, secondo recenti studi, non curano niente e creano un serie impressionante di effetti collaterali.

I DSA invece non si curano con psicofarmaci, ma indirizzano il bambino su un percorso di visite neuropsichiatriche nel corso delle quali può beccarsi una diagnosi di disturbo mentale (“in comorbilità” col disturbo dell’apprendimento): dritto dal farmacista.

Seguendo una moda lanciata negli Stati Uniti, anche in Italia cresce il numero di bambini etichettati “bipolari" e trattati con neurolettici. Sono i farmaci più potenti dell’arsenale psichiatrico, noti anche come antipsicotici o camicie di forza chimiche, e caratterizzati da effetti collaterali spaventosi e, nel caso di trattamenti prolungati, anche irreversibili.

Superata la scuola elementare entriamo nell’adolescenza. Ma attenzione: gli sbalzi di umore caratteristici di questa età turbolenta, marcata da tempeste ormonali, sofferenze amorose e preoccupazioni scolastiche, oggi ci possono valere la prescrizione di ansiolitici o antidepressivi o - udite udite - elettroshock.

E non è finita: la diagnosi psichiatrica può anche trasformarsi in strumento atto a giustificare la sottrazione dei vostri figli alla famiglia, e il loro affidamento ai servizi sociali.

Al termine del periodo scolastico la persona entra nel mondo del lavoro, e l’interferenza psichiatrica nella sua vita prende nuove forme, con l’obbligo da parte del medico del lavoro di certificare il rischio di danni da stress lavoro-correlato. Se siamo arrivati indenni a questo punto e, fiduciosi, decidiamo di sposarci e avere figli, ecco rispuntare lo strizzacervelli: precedute da una campagna mediatica impressionante, fioccano ormai le diagnosi di depressione post partum (con relative prescrizioni psicofarmacologiche).

Nessuno lo dice, ma tra gli effetti collaterali di certi farmaci antidepressivi ci sono proprio quelle ideazioni e azioni suicide/omicide che il farmaco stesso si proporrebbe di curare.

Se poi da adulti ci capita d’imbatterci nel sistema giudiziario, scopriamo che in certi casi i giudici hanno praticamente abdicato il loro potere, cedendolo nelle mani di sedicenti esperti psichiatrici, i quali dispensano a caro prezzo preziose perizie d’incapacità d’intendere e volere. Ormai i reati sono riclassificati malattie mentali: non ci sono più assassini, ladri o incendiari, ma maniaci, cleptomani e piromani.

Attenti infine a non perdere il controllo o litigare col vicino sbagliato. Vi ritrovereste a rischio di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), istituto con cui la psichiatria mostra il suo volto più oscuro e violento e si rivela per quello che effettivamente è: un violento strumento di controllo sociale.

Lo psichiatra ha il diritto di prelevare con la forza chicchessia, legarlo come un salame e rinchiuderlo in gattabuia senza processo né avvocati per un certo periodo di tempo, teoricamente limitato ma prolungabile.

E, se vi capita, non ribellatevi all’ingiustizia: la ribellione verrebbe usata come prova d‘infermità mentale (rifiuta le cure!), per rincarare la dose. Tutto ciò viene giustificato con un assunto: il “malato mentale” è pericoloso per sé e per gli altri, ed è inconsapevole della propria malattia: come tale, deve essere sottoposto a qualunque genere di trattamento coercitivo.

La psichiatria moderna si fonda quasi esclusivamente sul modello chimico, secondo il quale le cosiddette malattie mentali sarebbero dovute a squilibri chimici nel cervello. Anche se la teoria non è mai stata dimostrata e, anzi, oggi viene esplicitamente riconosciuta come erronea dalla maggior parte degli accademici, psichiatri e Big Pharma continuano ad usarla per giustificare la prescrizione e il marketing psicofarmacologico.

L’aspetto peggiore di questa dottrina è lo svuotamento del concetto di essere umano, privato del suo libero arbitrio e ridotto alla mercé delle reazioni chimiche che avvengono nel suo cervello.

Intendiamoci: alcune persone sono soggette a sofferenza emotiva, hanno seri problemi a rapportarsi con gli altri e necessitano di aiuto. Ma la professione di chi fornisce questo aiuto dovrebbe essere inquadrata nell'alveo delle conoscenze umanistiche – non scientifiche.

E, soprattutto, i loro rimedi non dovrebbero mai essere somministrati in maniera coatta, ma solo su base volontaria. Esistono persone - psicoanalisti, maestri yoga o di meditazione, preti, comportamentalisti ecc. - che aiutano la gente nei momenti difficili, senza però atteggiarsi a medici o violare con la forza i diritti fondamentali della persona.

Nella Giornata Mondiale della Salute Mentale, cittadini, associazioni per la tutela dei diritti umani e istituzioni dovrebbero attivarsi per assicurare a queste persone un’assistenza non invasiva, non violenta e non coercitiva, priva cioè di quei trattamenti che hanno contraddistinto l’intera storia della psichiatria.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus

Email info@ccdu.org w.
ccdu.org

giovedì 12 giugno 2014

DEMONE BIANCO


 Di GIACOMO CUTRERA

"una storia di dislessia"
2
3
INDICE
01- DISLESSIA 7
02- L’ESAME 18
03- LE MEDIE 24
04- LA CLASSE 27
05- DISTRATTO 33
06- STUDIO A CASA 39
07- OMBRA 45
08- I VERI BULLI 51
09- DEMONE BIANCO 56
10- IL TRUCCO 59
11- JACK 62
12- IL TEMA 68
13- L’IGNOTO 76
14- NOME 82
15- DUE SETTIMANE 88
16- DUE VERIFICHE 94
17- MOTORE 99
18- MOVIMENTO 102
19- SCATTO B/H1 111
20- STRUMENTI 115
21- GIUSTIZIA 120
22- PARADOSSI 125
23- IL CUORE 131
24- NUOVE ALI 141
25- PROMESSE 145
4
SCELTE TIPOGRAFICHE
Come noterete questo libro è scritto in modo poco
convenzionale:
i caratteri sono più grandi della
norma, l’interlinea è più robusto
e non è stata utilizzata la forma
giustificata. Queste sono scelte
motivate da una forte volontà di
rendere questo testo il più
leggibile possibile.
[ Giacomo Cutrera (3 anni) ]
I caratteri più grandi mostrano come un libro non sia
un ostacolo insormontabile.
Leggendo il racconto potreste pensare che questa
scelta sia spinta da una volontà di rendere il testo più
leggibile per i dislessici, ma non è solo questo il punto.
Un formato più leggibile è un aiuto non solo per chi è
dislessico, ma per tutti.
5
Questo libro è dedicato a
mio fratello e alla sua forza
È dedicato a Riccardo che solo ora ha
scoperto la sua dislessia
È dedicato a tutti i ragazzi del
Forum Libero, del Campus
e del Gruppo Giovani.
Per farla breve
È dedicato ai dislessici
Forza ragazzi !
6
7
DISLESSIA
Molta gente nella sua vita ha sentito questa parola e
tanti altri hanno scritto saggi e libri su di essa; alcuni
la definiscono una malattia, altri un problema, altri
ancora credono che sia la conseguenza di qualcosa di
poco definito e oscuro, ma la realtà è che nessuno è
in grado di definirla.
Attualmente molti scienziati si stanno adoperando per
cercare le cause della dislessia, ma per ora, non vi
sono risultati certi.
Molti insegnanti, dopo aver letto le quattro righe
precedenti, esprimono una certa perplessità; “Come si
fa a chiamare una persona dislessico se nessuno sa
che cos’è la dislessia?” Questa, a mio parere, è una
domanda tutt’altro che stupida e apprezzo molto le
persone che se la pongono con sincerità.
Ciò che invece trovo riprovevole è liquidare la
domanda con la risposta più diffusa ovvero “non si
può ”.
8
In passato, quando ancora non si conoscevano le
cause fisiche della cecità, nessuno, di fronte a una
persona non vedente, affermava che tutti sono in
grado di vedere; questo perché, pur essendovi una
carenza sul piano scientifico, le persone attorno a lui
erano comunque in grado di notare il suo problema.
Lo stesso concetto vale, oggi, per i Dislessici.
Per rendere più comprensibile ciò che intendo dire
quando parlo di problema vi porrò un caso che trovo
abbastanza esemplificativo:
Un insegnante correggendo un compito in classe di 2°
media nota che un ragazzo ha completato solo due
facciate su quattro e rimane sorpresa nel notare che
le facciate complete sono quasi del tutto giuste.
In quel momento l’insegnante comprende che l’alunno
è intelligente, ma non capisce perché il ragazzino non
completa le sue verifiche.
Secondo voi è possibile che una persona studi alla
perfezione solo gli argomenti che si presenteranno poi
sulle prime facciate della verifica?
9
I casi sono due: o il ragazzino è un genio del male
che, pur conoscendo gli argomenti, preferisce lasciare
metà compito in bianco per far impazzire la
professoressa;oppure siamo di fronte a un caso molto
più complesso.
Se la professoressa avesse potuto vedere la camera
del ragazzino il giorno prima avrebbe scorto tutti i libri
della sua materia e lo stesso ragazzino piegato su
essi in attenta lettura ormai da sei ore.
La professoressa non può vedere il passato e quindi,
fa quello che le hanno insegnato di fare quando un
alunno svolge meno del 50% di verifica giusta,
ovvero dà un insufficienza.
Il ragazzo in questione non vuole essere bocciato
perché, effettivamente, non ha lacune; ha studiato
tutto quello che gli era stato richiesto di studiare e
credeva di sapere bene gli argomenti.
Neanche lui capisce perché non è riuscito a finire la
verifica e ritornerà sui libri sperando di poter
migliorare incrementando le ore di studio.
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A volte alle persone piace illudersi e lui si illude di
poter imparare le cose meglio di quanto non le abbia
imparate fin ora, ma lui non ha un problema di
contenuti, lui le cose le sa.
Il suo problema deriva dal fatto che l’insegnante non
può valutare il suo sapere con metà verifica in mano,
le serve l’intero compito.
Grazie al suo studio e a qualche miracolo intermedio,
che spiegherò poi, il ragazzo riesce a essere
promosso con la valutazione SUFFICIENTE che gli
consentirà di passare alle superiori.
Solo allora un’insegnante troverà la soluzione al
dilemma della verifica mezza bianca.
Consegnerà in due volte distinte due verifiche sullo
stesso argomento:
Una da completare in 50 minuti (1 ora scolastica)
e una da completare in 100 (2 ore scolastiche).
I voti ottenuti dal ragazzo saranno rispettivamente
5 e 10.
Tutti fanno meglio una verifica se hanno più tempo,
ma nessuno prende dieci in una verifica nella quale
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senza il doppio del tempo avrebbe preso cinque e
soprattutto perché un alunno che potrebbe
potenzialmente prendere dieci si ferma a metà
verifica?
Mi rendo conto che la situazione può sembrare
assurda e anche io la giudicherei in questo modo se
non l’avessi vissuta di persona.
Alle scuole medie inferiori i professori mi dicevano che
serviva un costante studio di tre ore al giorno e io
continuavo a non capire perché a me ne servissero
sei.
Solo dopo un’ accurata analisi introspettiva, sono
riuscito ad associare questo fatto alla grande difficoltà
che riscontravo quando leggevo ad alta voce.
Mi resi conto che la mia capacità di lettura era pari
alla metà di quella degli altri e questo avrebbe
spiegato anche perché non riuscivo a finire le
verifiche.
Quando esposi la mia teoria ai miei familiari ricevetti
come risposta una sonora risata e tornai a studiare.
12
Il problema pratico era però che non ero
concretamente più in grado di studiare.
Di fronte al libro di storia (a causa, anche, della grave
stanchezza) mi ritrovai incapace di decifrare le parole
che avevo visto poco prima. Ormai non vi erano più
dubbi, la mia era ed è una difficoltà nella lettura, ma
non potevo certo raccontarlo in giro, nessuno mi
avrebbe creduto.
Dovevo trovare un modo per risolvere il problema
delle verifiche e dovevo trovarlo da solo.
Valutai la situazione:
- Non potevo completare la verifica a causa della
difficoltà nel leggere le consegne e ciò che scrivevo.
- Facevo fatica a correggere ciò che scrivevo poiché
non avevo abbastanza tempo per rileggere il tutto
- Non potevo copiare
(riuscivo a malapena a leggere la verifica)
- Non potevo fare i bigliettini (stesso motivo)
Nei temi risolsi il problema scrivendo direttamente in
bella copia, omettendo così la lettura della brutta (che
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mi risultava praticamente impossibile ) ,ma nelle
comuni verifiche permanevano i soliti problemi.
L’unica soluzione che trovai consisteva nell’ eseguire
la classica metà della verifica e “sparare a botto”
(eseguire in modo casuale senza leggere le
domande) il resto.
Benché questa idea mi sembrasse colossalmente
stupida, applicandola riscontrai nei miei voti un
interessante incremento che portò gli insegnanti a
pensare che stessi studiando di più.
Le parole “Lo vedi… ti basta studiare un po’ e le cose
le capisci” furono per me più devastanti di tutte le
insufficienze ingiuste che avevo accumulato in quei
tre anni di medie. In quel momento compresi che i
professori non erano “fisicamente” in grado di valutare
il mio studio e che mi avevano sempre considerato
uno “scansafatiche”.
Se chi doveva valutare le mie verifiche non era in
grado di valutare significava che il mio studio era
sempre stato inutile come i consigli che loro mi
davano.
14
L’ira prese il sopravvento su di me e dopo tanti anni
passati a testa bassa, subendo queste ingiustizie,
decisi di alzare lo sguardo e reagire.
Il mio rancore esplose in casa e in alcuni casi si
riversò anche a scuola.
Espressi apertamente quanto provavo in un tema, che
gli insegnanti apprezzarono pur non comprendendolo,
e infine mi trasformai in un essere freddo e
insensibile.
Pochi mesi dopo mi venne diagnosticata una dislessia
evolutiva che si manifestava in un disturbo nella
lettura.
Questa notizia non mi sorprese, ma convinse i miei
genitori che avevo ragione.
Si scoprì che la mia velocità di lettura era pari alla
metà della velocità di norma e, inoltre, il processo
della lettura stessa richiedeva uno sforzo energetico
notevolmente più alto di quello “normale”.
Approfondendo l’argomento scoprii che altre tipologie
di dislessici presentavano caratteristiche particolari.
Alcuni dislessici, oltre alla difficoltà nella lettura,
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presentano anche difficoltà nella scrittura(Disgrafia),
nell’ortografia (Disortografia) e nei calcoli (Discalculia)
Su questo punto ho notato una diffusa
perplessità:molti credono che una persona per essere
definita dislessica debba avere problemi nella lettura,
scrittura,ortografia, calcoli e linguaggio. In realtà basta
che una persona riscontri anche solo uno di questi
problemi per rientrare nei “disturbi specifici
dell’apprendimento” D.S.A.
(A volte i dislessici presentano da piccoli un disturbo
del linguaggio, questo non è il mio caso.)
Tornando alla mia storia :Poco dopo aver scoperto la
mia dislessia mi sono recato all’A.I.D.(Associazione
Italiana Dislessia ) e attraverso essa ho cercato
informazioni più dettagliate sul mio caso.
Sorprendentemente ho scoperto che il mio caso non
era affatto uno dei peggiori, basti considerare che
esistono dislessici con velocità di lettura pari a un
quinto di quella normale. Come potrete immaginare
una simile velocità di lettura impedisce, non solo lo
svolgimento delle verifiche, ma anche e soprattutto il
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vero e proprio studio a casa (calcolando che io stavo
ancora lottando per la sufficienza, la cosa destò in me
una seria preoccupazione).Nella associazione non vi
erano personaggi dislessici, ma solo genitori,
insegnanti e specialisti che hanno a che fare con il
problema. I genitori parlavano tra loro e descrivevano
la situazione dei loro figli e io ascoltando
comprendevo che la storia di questi bambini era in
tutto e per tutto identica alla mia. Loro avrebbero
potuto sforzarsi fino allo spasmo di imparare, ma
nessuno sarebbe mai stato in grado di valutarli
correttamente; i discalculici avrebbero sudato sangue
sulle tabelline per scoprire poco dopo la calcolatrice, i
disgrafici avrebbero eseguito milioni di lettere per
scoprire poco dopo la tastiera, i disortografici si
sarebbero sentiti ripetere miliardi di volte le regole
grammaticali prima di scoprire il correttore ortografico,
quelli come me avrebbero perso la propria vita sopra
un libro senza riuscire a comprenderlo e senza capire
che si può chiedere a qualcun altro (o qualcos’altro
nel caso del sintetizzatore) di leggertelo, ma

Dislessia - La storia di Luca e Giacomo

Dislessia - La storia di Luca e Giacomo a Cristina Parodi 


mercoledì 21 maggio 2014

Daniel Pennac, da alunno somaro a scrittore: "Così ho vinto la disortografia"

Interviste e personaggi

A scuola gli davano dell'asino, poi da grande è diventato prima insegnante e poi scrittore. L'autore francese, in Italia per un convegno sui disturbi dell'apprendimento all'Università di Modena, ci racconta la sua esperienza. E ai giovani con disturbi dell'apprendimento dice: "Non abbiate paura"

MODENA - Si scrive Dsa, si legge Disturbi specifici dell'apprendimento. Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia quelli più diffusi. In Italia a soffrirne sono oltre 90 mila alunni, almeno quelli certificati nell'anno scolastico 2011/12, pari a poco più dell'1% della popolazione scolastica.

C'è chi non riesce a leggere velocemente o in modo corretto, chi ha problemi con i calcoli, chi non riesce a riprodurre segni alfabetici e numerici. Ma c'è anche chi non si è fatto fermare dalle difficoltà.

È il caso dello scrittore francese Daniel Pennac. Classe 1944, diventato famoso con la serie di romanzi sulla famiglia Malaussène, Pennac (all'anagrafe Pennacchioni) è affetto da disortografia ovvero il disturbo della scrittura che non rispetta le regole di trasformazione del linguaggio parlato in scrittura. Oltre ai romanzi (usciti in Italia per Fel

mercoledì 19 febbraio 2014

venerdì 7 febbraio 2014

DISLESSIA: NOVITA' DIDATTICHE QUADERNO PER DISLESSICI



Un quaderno di regole per imparare a leggere, scrivere e la grammatica, ma dov'è la novità vi starete chiedendo?
L'intenzione non è quella di aggiungere, ma piuttosto diversificare il modo stesso di fare grammatica.
Il bambino dislessico non è un malato o un disabile, è un individuo in cui, le funzioni neurobiologiche, si comportano in modo distinto e differente dagli altri individui.
Infatti un bambino dislessico è un bambino molto particolare, con difficoltà particolari: è intelligente, è in "gamba", ma la matita e i quaderni sono i suoi nemici; a voce è in grado di rispondere prontamente, però in caso di una verifica scritta potrebbe "consegnare in bianco".
La dislessia provoca un modo di lavoro nel bambino discontinuo e strano, l'importante è che, soprattutto gli insegnanti, trovino il modo adeguato per guidarlo.



Dislessia: una sfida per la società

Per aiutare un bambino dislessico un'esperta consiglia di creare un quaderno per dislessici, che può, però, essere utilizzato anche da individui senza il problema della dislessia.
Il quaderno, da tenere sempre a portata di mano, deve essere aggiornato poiché le regole aumentano di giorno in giorno; deve contenere le principali regole ortografiche associate a simpatiche immagini guida, per i più piccoli; poi tabelle di sintesi; i verbi; infine, le tabelle semplificate per l'analisi grammaticale: al tutto si devono aggiungere delle linguette colorate, utili a distinguere il contenuto.
Il bambino, può così, tenendolo a portata di mano, consultarlo senza andare a sfogliare, perdere tempo prezioso e rileggere i titoli ogni volta: in tale modo l'efficacia e i conseguenti successi, contribuiranno ad aumentare l'autostima e il sorriso che diverrà una costante sul volto del bambino dislessico.
Le difficoltà non svaniranno con l'ausilio del quaderno, ma si sentirà più compreso e non servirà più che, qualcuno, gli debba stare seduto accanto perché potrà essere più autonomo; il quaderno può essere preparato per tutti i bambini, anche i non dislessici, in quanto tutti possono trarne beneficio per migliorare, magari per riguardare qualche regola, in tempo reale, che non ricordano.
Le definizioni possono perdersi nella memoria di chiunque ed essere fini a se stesse, la modalità di accesso al sapere e le strategie per "digerirlo" devono essere l'obiettivo principale di ogni buon maestro.
Tornando al quaderno è importante sapere che mettere tutte le regole insieme di per sé non è un problema, perché si impara a selezionare i tempi.
I bambini parlano e usano naturalmente e inconsapevolmente tutte le "regole" della lingua senza conoscere le definizioni, incasellate dagli adulti; si tratta, quindi, semplicemente, ogni tanto di far sapere che c'è una definizione specifica per quel nome, per quel verbo o per quella proposizione, anche se non deve essere questo lo scopo principale della grammatica.
I bambini sono "spugne", non esseri privi di potenzialità intellettive, quindi è importante non limitare il linguaggio, rendendolo, anche più specifico, perché impareranno ad utilizzarlo prima e meglio.
Con l'aiuto del quaderno, dopo averne arricchito il lessico, tutti hanno la possibilità di andarsi a rivedere il significato, diventando "più ricchi di parole"; questa prassi, permette ai bambini dislessici di produrre testi pieni di parole nuove e più adeguate.
Il quaderno, anche se nato per il bambino dislessico, può essere usato da tutti, anche per non far sentire "inferiore", ma uguale agli altri bambini, quello più problematico: per tutti è utile, per il bambino dislessico è indispensabile.
Chi è più in difficoltà, inoltre, non si sente messo da parte: ognuno contribuisce al lavoro e ha il compito di fare in modo, una volta creato gruppi di coppie, che ogni bambino sia responsabile del suo compagno, imparando che è normale essere diversi; quindi è normale studiare in modo diverso e normale aiutare chi è più in difficoltà.
Visto che tutti lo fanno per tutti, anche i bambini dislessici non vivono la scuola come un disagio solo personale; anzi, raggiunti questi obiettivi, si è verificato che, proprio i bambini problematici, si offrissero per leggere o aiutare gli altri.
Le riflessioni conclusive, quindi portano a capire che è importante personalizzare ed utilizzare strategie diverse che diventano efficaci, solo, a livelli diversi.
Si può sempre imparare a modificare, modellare e adeguare anche il proprio modo di far didattica, sforzandosi di non vedere più il bambino con difficoltà più o meno specifiche come "uno" che non riesce, ma come "uno" che stimola in continuazione a migliorare per primi noi stessi, poi il nostro modo di proporci e di fare scuola.
Avere a che fare con bambini in difficoltà di apprendimento è una sfida, un'avventura continua senza una fine.
I bambini dislessici vanno osservati, ascoltati e bisogna accettarne i suggerimenti perché, spesso, le strategie migliori sono indicate da loro stessi: bisogna renderli protagonisti.
Ogni problema ha una soluzione, altrimenti non sarebbe un problema.

Dislessia: Da KO a OK! Il font ad alta leggibilità EasyReading


Sono dislessico e collaboratore editoriale. Binomio impossibile? Assolutamente no. Le case editrici si sono presto accorte che un collaboratore dislessico è un’opportunità. Perché quello che va bene per un dislessico va benissimo per tutti i lettori.

Avete mai pensato che allo specchio le lettere KO diventano esattamente il contrario?

OK

Mi viene in mente che Leonardo da Vinci (mancino e dislessico) era capace di scrivere al contrario, da destra verso sinistra e dall’ultima pagina verso quella iniziale (“Storie di normale dislessia” di Rossella Grenci e Daniele Zanoni).

La scrittura è una convenzione recente per il nostro cervello. Non è intuitiva neppure la “direzione”, da sinistra a destra o da destra a sinistra.

E il modo di leggere “dislessico” potrebbe essere giusto in un altro sistema di scrittura.

Secondo le stime più recenti la dislessia oggi interessa almeno il 10% della popolazione mondiale, ovvero circa 700 milioni di persone. E la dislessia può apparire sotto molte e diverse forme, rendendo difficile la diagnosi quando il problema si manifesta.

Sono dislessico e collaboratore editoriale. Binomio impossibile? Assolutamente no. Le case editrici si sono presto accorte che un collaboratore dislessico è un’opportunità. Perché quello che va bene per un dislessico va benissimo per tutti i lettori.

E la mia esperienza di lettore per professione e per piacere si è sempre scontrata con la grafica della pagina scritta.

Per fortuna, rispetto al passato, tanto si sta muovendo nell’universo dei caratteri agevolanti per le difficoltà di lettura. Altre ricerche (come quella del Centro Risorse – Clinica Formazione e Intervento in Psicologia: Gradimento e prestazione nella lettura in Times New Roman e in EasyReading® di alunni dislessici e normolettori della classe quarta primaria) perseguono, con risultato affermativo, l’obiettivo di verificare se la preferenza per un carattere sia giustificata da un effettivo aumento in termini di velocità di lettura e correttezza, nei normolettori e nei dislessici.

Come semplice lettore con DSA, mi piacerebbe iniziare uno scambio di idee tra dislessici adulti sui font in uso: che poi sempre con questi dobbiamo comunque fare i conti, nella realtà, sia cartacea sia elettronica.

Ci sono soluzioni che sembrano miracolose: usiamo il tablet e sconfiggeremo i problemi…

Molto interessanti a questo riguardo le riflessioni e le conclusioni della professoressa Roberta Penge, raccolte da Tina Simonello su Repubblica (19/11). Il titolo dell’articolo così sintetizza: “Dislessia. Se un tablet velocizza la lettura”, ma in realtà il testo ci fa capire una volta di più che non basta l’idea astratta di tablet, perché la scrittura non è un elemento impercettibile, tutt’altro.

Le ricerche di questi ultimi anni hanno evidenziato alcuni dati comuni. Scrive la professoressa Penge: «Un supporto che permette di modificare l’aspetto del testo funziona molto bene per i dislessici con difficoltà più di tipo visuospaziale, ma rappresenta sicuramente un aiuto valido anche per i cosiddetti dislessici linguistici (la cui difficoltà ha a che vedere più con il linguaggio, con la decodificazione dei segni in suoni)».

Come Edo di Roberta Moriondo (Edo non sa leggere. E’ dislessico. Proprio come Einstein) che scambia Voce e Foce.

L’effetto affollamento è sempre in agguato per noi dislessici: quella foresta, peggio: quel muro senza appigli che può diventare la pagina scritta.

Lo studio di Marco Zorzi, docente di Psicologia e intelligenza artificiale all’università di Padova, in collaborazione con l’istituto Burlo Garofalo di Trieste e l’università di Aix en Provence-Marsiglia, pubblicato sulla rivista Pnas (vedi: Il Secolo XIX – 19-06-12), ha puntato l’obiettivo sull’affollamento percettivo: aumentando la spaziatura tra lettere di un testo si ottengono migliori performance di lettura. 
 
Anche altri elementi possono confondere chi ha difficoltà di lettura: «Il tipo di carattere per esempio», il disegno del carattere in sé.
In effetti per me (dislessico compensato) il Times New Roman ha un po’ troppe grazie ma l’Arial è troppo “rotondo”, indifferenziato, soprattutto in alcuni caratteri (dbpq oppure “u” e “n” rovesciato)..

L’OpenDyslexic del designer Abelardo Gonzales utilizza l’effetto zavorra per ancorare le lettere alla riga e impedire che girino, “capottino” etc. I non dislessici non lo amano, solitamente, e io stesso non mi sento sciolto nella lettura. Bene ha fatto Biancoenero® “a non accentuare la differenza di questa font con altre in uso nei testi per ragazzi, per non disorientare il lettore”.

Dal video Dislessia & Design un non dislessico può avere un’idea di cosa sia la dislessia. Il Design For All è quello del font ad alta leggibilità EasyReading:

Dislessia infantile: origini e concause di un disastro e un’epidemia di massa Perché sempre più bambini non sanno parlare, scrivere o ragionare?

La dislessia sta diventando una vera e propria emergenza, un’epidemia, con punte statisticamente alte a tutti i livelli. Il fenomeno diventa ancora più macroscopico nelle prime classi della scuola primaria, e si innesta con altri fenomeni (difficoltà all’abbandono dei pannolini; incapacità di concentrazione e ragionamento; incapacità di allacciarsi le scarpe, sbucciare le mele etc.; ipercinetica; picnolessia …).

Diverse le cause del disastro, ma ci sembra siano da ricercarsi nel cambiamento delle abitudini familiari e nel dominio della comunicazione per immagini sulla comunicazione diretta con familiari e amici: le immagini semplici -o iconiche- non hanno bisogno di ragionamento per essere lette: sono come un biberon. L’assassinio della lettura di libri è parte di questo problema (leggendo ci si deve creare “immagini mentali” autonome, si “crea” e si ragiona mentre si legge, cosa impossibile col biberon delle immagini in movimento).
Inoltre madri e padri non hanno quasi più contatti con i figli, a causa del lavoro: crolla quindi il dialogo e l’apprendimento al discorso, e mancano le parole (non c’è quasi più lessico). Prima della rivoluzione sociale che ha “liberato” il lavoro femminile, le donne svolgevano il ruolo prezioso di trasmissione della lingua, del sapere familiare, del dialogo e della capacità di discutere. In seguito, si è dovuto ricorrere al ritorno all’educazione di Stato (in stile antica Sparta, Unione Sovietica e gioventù hitleriana), con la fine della vita di cortile (altro fondamento dell’intelligenza dei più giovani), sostituita dalla nefasta pratica delle palestre, delle scuole calcio, dei doposcuola, in cui i bambini devono sempre stare zitti e eseguire gli ordini dell’onnipresente sorvegliante adulto. Nel frattempo, padre e madre insieme guadagnano quello che prima guadagnava il solo padre: una truffa di massa, in cui ci hanno rimesso tutti. Sarebbe bene aumentare la paga del genitore che è il solo a lavorare in una famiglia, e/o incentivare il telelavoro, che permette di lavorare da casa.
Viceversa, il bambino nutrito a merendine organiche e schermi al plasma, resterà comunque (quasi) senza parole.
C’è insomma un aspetto “clinico” della dislessia DSA, ma ci sono anche delle profonde concause sociali, che nascono proprio quando il bambino comincia a emettere le prime parole (pertanto non sono categorizzabili clinicamente) della “lingua madre”, e la madre troppo spesso non c’è…
Ecco -secondo noi di Tigullio News (che abbiamo avuto la fortuna di frequentare casa di Gianni Rodari)- le vere cause di un disastro sociale comunque esistenti, DSA o no. E chi racconta più ai piccoli favole e filastrocche? Se il bambino non capisce, mentre ascolta una fiaba alla tv o fa un gioco alla PS… chi gli spiegherà gli Arcani Sconosciuti?

Dislessia sotto screening

Un progetto innovativo alla “Pascoli” di Sant’Anna: lo screening

per l’individuazione precoce dei bambini a rischio di difficoltà scolastiche

I numeri del problema sono sotto gli occhi di tutti gli operatori della scuola: i casi di DSA sono in crescita esponenziale un po’ dappertutto, dalla Primaria alle Medie, fino alle scuole superiori. Si tratta dei cosiddetti disturbi specifici di apprendimento, che consistono in problematiche relative alla lettura (dislessia), alla corretta scrittura (disgrafia e disortografia) e ai calcoli matematici (discalculia) che colpiscono i bambini e i ragazzi di ogni età.

Contrariamente a quanto si poteva ritenere, questi disturbi non sono derivanti da un ritardo dell’alunno, ma da una difficoltà costituzionale determinata biologicamente, che si manifesta fin dalle prime fasi dell’apprendimento. E’ un circolo vizioso: il bambino affetto da DSA fa più fatica e ottiene risultati meno brillanti, il che incide sul successivo impegno e sulle conseguenti votazioni, e così via, in un percorso che tende ad essere fortemente involutivo.

Oggi i DSA sono diagnosticati con più attenzione rispetto al passato e addirittura una legge (la n. 170 del 2010, con le conseguenti Linee guida del 2011) ha stabilito alcune tutele per gli allievi colpiti da questi disturbi; così attraverso vari tipi di strumenti compensativi e dispensativi, da utilizzare anche durante gli esami, si cerca di alleviare la fatica che gli alunni devono affrontare.

L’Istituto Comprensivo Rapallo, in collaborazione con due psicologhe esperte in materia, le dottoresse Maria Ida Federici e Alessandra Guagliardo, promuove un progetto innovativo per la rilevazione precoce dei bambini a rischio di DSA, con un intervento che coinvolgerà le prime due classi della scuola primaria (elementare). Dopo una prima fase di informazione per le famiglie e di formazione dei docenti coinvolti, ci sarà un periodo dedicato a prove collettive ed individuali; in seguito, in base ai risultati emersi, nei mesi successivi ci saranno interventi di rafforzamento, una prova conclusiva e alla fine dell’anno scolastico un incontro con docenti e genitori per la restituzione dei dati emersi dall’intervento.

“L’identificazione preventiva delle difficoltà di apprendimento – afferma Maria Ida Federici, la psicologa responsabile del progetto – consente di intervenire precocemente sulle aree di carenza, limitando così le esperienze di insuccesso che potrebbero avere ripercussione da un punto di vista emotivo e motivazionale. Trattandosi di un’attività di screening deve focalizzarsi su quella fascia scolastica in cui non e’ ancora possibile fare diagnosi, che potrà essere effettiva alla fine della seconda elementare”.

Il progetto, che coinvolgerà complessivamente circa un centinaio di bambini della scuola primaria Pascoli di S.Anna, ha già previsto una formazione per genitori e docenti a partire dallo scorso novembre; questa settimana sono cominciate le prove collettive e individuali per gli allievi; seguirà, in base ai risultati, un’attività di rinforzo svolta dalle docenti e a maggio una prova. Il percorso verrà concluso con la restituzione dei dati analizzati in un incontro pubblico di approfondimento della tematica.

“In questi casi – aggiunge Giacomo Daneri, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Rapallo – è fondamentale la collaborazione tra scuola, famiglie ed operatori sanitari, nell’ottica dell’importanza del bene del bambino. Siamo quindi davvero orgogliosi di ospitare un progetto così significativo e unico per il nostro territorio”.

mercoledì 22 gennaio 2014

Gli ebook sono sempre più un gioco da ragazzi




Se negli ultimi anni vi è sembrato che le sezioni dedicate a bambini e ragazzi delle librerie che frequentate siano aumentate notevolmente sia in quantità sia in varietà, ebbene non è una semplice impressione. Perché è un dato ormai consolidato e confermato dalle cifre dell’Associazione Italiana degli Editori che la letteratura per l’infanzia è il settore che in qualche modo sta salvando il mercato librario del nostro Paese: lo scorso anno ha coperto infatti circa il 15% delle vendite (le cifre aumentano al 24% per quanto riguarda la piccola e media editoria) ed è l’unico settore non in perdita in uno scenario altrimenti catastrofico. Il fenomeno, inoltre, non si limita al cartaceo: se nel 2012 sono stati pubblicati 5164 titoli per bambini e ragazzi in formato tradizionale, sono stati messi in commercio anche 2177 ebook e il trend è in crescita.

Guardando a un mercato più avanzato del nostro sul fronte della letteratura digitale, ovvero gli Stati Uniti, si può notare come i children’s ebook abbiano avuto una crescita enormente positiva nel 2012 (a luglio di quell’anno il loro mercato era aumentato di quasi il 90% rispetto a dodici mesi prima), sebbene nel 2013 vi sia stato un rallentamento dovuto a una contrazione generale dei libri elettronici, che rappresentano comunque il 30% dell’industria editoriale statunitense. In ogni caso negli scorsi mesi molte realtà che operano nella diffusione digitale dei contenuti, da Netflix a Sony fino a Nook di Barnes&Nobles ha lavorato per lanciare piattaforme appositamente dedicate alla lettura per l’infanzia, mentre Apple – nonostante alcuni problemi derivanti dall’accesso incontrollato dei minori agli store online – si conferma leader nella produzione del settore educational.


Il settore degli ebook per i più giovani è in grande fermento, anche perché le problematiche da affrontare sono molteplici. Da una parte ci sono dei limiti di tipo tecnico, perché i libri digitali per bambini necessitano spesso di illustrazioni e animazioni elaborate, fattore che fa lievitare sia il peso del file da scaricare sia i prezzi. Inoltre questi stessi ebook devono affrontare la concorrenza e la vera e propria dispersione dell’offerta rispetto alle molteplici app per l’infanzia che non solo forniscono brevi contenuti testuali ma anche situazioni interattive, giochi, quiz e video. Non è insensato pensare che la stessa letteratura infantile nella sua evoluzione digitale si integrerà sempre più con queste applicazioni ludiche per puntare a coinvolgere sempre più il giovane lettore nell’andamento e nello sviluppo della narrazione.

Di grande interesse è anche tutto l’ambito che riguarda gli ebook scolastici. Molto si sta già facendo per sviluppare testi interattivi e facilitati che siano di supporto nel caso di gravi problemi per l’apprendimento, oramai sempre più diffusi, come la dislessia e il deficit d’attenzione. Ma anche per i testi scolastici generici la strada verso la digitalizzazione sembra obbligata, nonostante i soliti problemi di innovazione all’italiana: se il ministro dell’Istruzione del precedente governo Monti, Francesco Profumo, aveva già stabilito l’introduzione obbligatoria degli ebook scolastici a partire da quest’anno, i ritardi nell’attuazione dell’Agenda Digitale hanno costretto l’attuale ministro Maria Chiara Carrozza a far slittare il provvedimento al prossimo anno scolastico 2014-15. Le prospettive sempre più incalzanti e moderne dell’apprendimento scolastico, come il social learning e le risorse crowded-based, tuttavia, impongono un’accelerazione anche su questi temi prima di accumulare un ritardo irreparabile.

Gli ebook sono dunque una realtà sempre più importante per i giovani lettori italiani (ovvero il 45% della popolazione nella fascia fino ai 14 anni). Non è un caso che l’Associazione Italiana Biblioteche e l’AIE, in collaborazione con i siti per l’infanzia Filastrocche.it, Mamamò.it e l’agenzia Fattore Mamma, abbia lanciato la seconda edizione di #NatiDigitali 2014, un’indagine online per comprendere le tendenze e le abitudini dei genitori e dei bibliotecari nei confronti delle letture dei digitali di figli e utenti più piccoli. Se i risultati dell’anno scorso avevano dimostrato alcune resistenze alla conversione perché si riteneva che solo il cartaceo potesse conservare ancora la “magia del libro”, si vedrà quest’anno se gli ebook si sono definitivamente ritagliati il loro spazio nell’immaginario dei più piccoli.

giovedì 16 gennaio 2014

Tutti uniti, ma contro il lupo. I giochi che insegnano ai nostri figli a collaborare

di Michela Proietti
Tags: famiglie, figli
 
«Ho vinto!». Un nuovo giro nella giostra, lo sguardo ammirato dei compagni di gioco: non importa cosa si conquista, quello che conta è il primo posto. Ogni giornata dei nostri figli è scandita da una piccola vittoria conquistata sul campo di gioco: un assaggio di quella competizione che scandirà la vita da adulti. Adesso che l’infanzia appare come la parentesi più breve nella vita dell’uomo, con la fretta di diventare prima possibile adolescenti, il mondo dei giochi recupera quella dimensione serena di gruppo senza scopo di «lucro».

Non si vincono premi, nessuno è secondo, la vittoria appartiene alla squadra: al posto dei giochi competitivi, si stanno facendo strada i giochi cooperativi che insegnano a condividere gli obiettivi e a collaborare in vista di un successo comune. Da conquistare con generosità, abilità e strategie utili a tutti. In Woolfy, il nuovo gioco Djeco, il lupo è il nemico comune da battere: la favola dei tre porcellini è stata trasformata in un gioco di squadra in cui i giocatori devono costruire una casa di mattoni per mettere al sicuro i porcellini prima che il lupo li acchiappi. Lo stesso spirito anima «Little cooperation» (Djeco), dove sulla banchisa quattro pinguini cercano di tornare nel loro igloo mentre il ponte di ghiaccio è a rischio di crollo: i giocatori (da 3 a 6 anni) devono ingegnarsi per portarli a casa. Il corvo che minaccia la frutta appesa sugli alberi è il nemico contro il quale fare fronte comune nel «Frutteto» (Haba): i giocatori (3-6 anni) lanciano il dado e colgono il frutto indicato, ma se esce l’immagine del corvo, si perde il raccolto.

Il recupero dei giochi cooperativi appare come un ritorno a una dimensione «gentile» della vita: molti dei giochi tradizionali, come il girotondo, sono nati cooperativi, soprattutto quelli giocati dalle bambine. Secondo il pedagogo Ruth Dirx la competizione è subentrata nei giochi maschili per preparare i ragazzini ad un atteggiamento di attacco-difesa necessario in una cultura arrivista. Proprio sull’abbattimento delle barriere di genere (non solo maschio-femmina, ma anche culturali e sociali) si incentra Cuntala («raccontala», in siciliano, www.cuntala.com), il nuovo gioco creato da Barbara Imbergamo e sostenuto con un crowdfunding di 150 pesone che hanno contribuito a finanziare la stampa delle carte.

Da sempre attenta ai temi della multiculturalità, mamma di «una femmina e un maschio e direi così anche se la femmina non fosse la primogenita», Barbara Imbergamo ha deciso di creare un gioco che sovvertisse i luoghi comuni osservando i suoi figli. «Anche se cresciuti in una famiglia anticonformista, notavo molte categorie stereotipate nei loro discorsi». Le 44 carte del gioco, tradotte in più lingue e divise in quattro categorie (personaggi, oggetti, azioni e aggettivi), vengono distribuite tra i giocatori che partendo da una carta possono costruire la loro storia. I soggetti sono diversi da quelli dell’immaginario tipico dei bambini: non ci sono fate o ballerine, ma una sindachessa africana, una muratrice, un ostetrico o una famiglia arcobaleno. Sfogliando le carte successive si amplia il racconto: l’idea è di costruire una storia insieme, venendo a contatto indirettamente con situazioni inconsuete, ma senza premiare il racconto migliore.

Il piacere di giocare è forse l’elemento più importante che distingue i giochi cooperativi dai giochi competitivi e dalle gare. Lo conferma anche Sigrid Loos, formatrice e consulente della crescita, laureata in pedagogia a Dortmund e autrice del volume scritto con Rita Vittori «99 giochi è più cooperativi» (Notes), in cui nessuno vince, nessuno perde, nessuno viene escluso.

Da ipovedente ha vissuto personalmente il disagio di giocare in modo competitivo. «Per questo ho trasformato il gioco della sedia in modo che nessuno venga tagliato fuori: nel momento in cui uno perde la sua sedia, può appoggiarsi a quella di chi è ancora in gara, fino a creare un divertente mucchio finale». La sua esperienza è maturata durante un tirocinio in una chiesa valdese italiana, dove ha sviluppato i new games, i giochi «di fiducia» nati con il movimento pacifista anti Vietnam.

Osservatrice delle dinamiche ludiche, ha messo a fuoco il rischio della competizione: i bambini deboli che non riescono mai a vincere non vogliono più giocare, ma anche quelli che primeggiano entrano in un’ansia da prestazione che a volte sfocia nel rifiuto del gioco. «Il senso di tutto lo ha riassunto un bimbo di 8 anni che mi ha detto: “Nei giochi competitivi ci sfoghiamo, con quelli cooperativi ci divertiamo e facciamo la pace”». La collaborazione è l’anima anche dei «serious games», i nuovi videogiochi intelligenti.

Uno dei più apprezzati è «Come se» (Ticonblu), che simula la vita quotidiana così come viene percepita da chi è affetto da dislessia: in questo modo i bambini imparano a mettersi nei panni dei compagni dislessici e il game over rappresenta l’acquisizione di una conoscenza, non di un punteggio.

Dalla scuola al crowdfunding: le startup più innovative



ROMA (WSI) - Un giovedì da veri startupper. Da Milano a Cagliari, passando per Torino. Dalla scuola al crowdfunding, startup sempre al centro delle scena.

Su questo binomio l’incontro a Milano, presso l’Istituto Cavalieri, in via Olona 14. In programma"Non spin-off, ma start-up: i giovani, il futuro, la scuola e l’impresa", convegno dedicato ai legami e alle sinergie tra scuola, startupper e mondo del lavoro.

Professionisti ed esperti del sistema educativo si incontreranno per offrire prospettive e soluzioni concrete per stimolare la nascita di startup già durante o al termine della scuola secondaria. Il convegno è organizzato da Alisei (Associazione di Promozione Sociale fondata da docenti e dirigenti scolastici lombardi).

Aprono alle 14.30 Francesco de Sanctis, Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e Valentina Aprea, Assessore Istruzione, Formazione e Lavoro, Regione Lombardia. A seguire Mario Falanga interviene su "Il sistema scolastico italiano: argomenti, sistemi giuridici, riforme, lavoro". Giuseppe Marian parlerà di "Scuola e lavoro, ieri e oggi: otium et negotium", mentre Franco Frattini discuterà sul tema "Da know-how a know-where: di quali competenze ha bisogno il sistema delle imprese oggi".

Alle 16.45 Marco Iannacone interverrà su "Startup e pubblica utilità. Un aiuto per la dislessia: da iniziativa personale a progetto istituzionale". Chiuderanno la giornata Barbara Nebuloni su "Impresa Formativa Simulata, un percorso condiviso tra scuola e azienda" e Mariella Enoc con "Le arti dal vivo come laboratorio di competenze: l’esperienza del Progetto Laiv".

Talent Garden Torino, in via Carlo Allioni, e Studio Legal Grounds presentano un evento dedicato al crowdfunding: "L’equity-crowdfunding. Per le startup innovative". Appuntamento dalle 18: focus sul mondo del finanziamento da basso, dal reward-/donation-based all’equity nel mercato italiano. Si discuterà delle startup innovative destinatarie della raccolta e degli attori principali, illustrando dei case history.

Interverranno Alessandro Grangiotti e Micol Mimun di Legal Grounds, la prima virtual law firm italiana, Claudio Bedino, ceo e founder di Strateed, vice Presidente e founder di Icn – Italian Crowdfunding Network.

Sempre oggi, alle 18.30, all’Open Campus di Tiscali (Cagliari, Località Sa Illetta, S.S. 195, Km 2.300) incontro con Sebastiano Baghino e Giuseppe Serra di Sardegna Ricerche, che presenteranno il bando Voucher Startup – Incentivi per la competitività delle startup innovative.

Il bando prevede l’erogazione di voucher destinati alle startup per sostenere e rafforzare la loro competitività incentivando processi di innovazione di prodotto, servizio o processo. In particolare Sardegna Ricerche contribuisce alle spese sostenute dalle startup nella realizzazione degli obiettivi individuati nel business plan. Durante l’appuntamento ci sarà una breve illustrazione del bando, in termini di tempistica, modalità di partecipazione, criteri di valutazione, contribuzione e costi ammissibili. La seconda parte sarà dedicata alle domande da parte dei partecipanti.



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martedì 14 gennaio 2014

Via gli psicologi: per la dislessia la Sanità non esiste più

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nessuno ti aiuta. Se hai un figlio con problemi di dislessia, la Sanità pubblica ti ha abbandonato. Non è più pubblica: è solo una superficie, un’etichetta. Gratti, e non trovi più nulla.

È il caso ad esempio che ci ha descritto una mamma sambenedettese che, a causa dei tagli imposti dalla “spending review”, non potrà usufruire della figura dello psicologo necessario per la cura del problema.

“Per i bambini dislessici, esiste un apposito esame, che deve essere svolto da uno psicologo, il quale attesta periodicamente lo stato di dislessia e consente di ottenere il Bes, ovvero il Bisogno Educativo Speciale, che consente all’alunno di beneficiare della riduzione dei carichi di studio, dei compiti a casa, e via dicendo – ci spiega la donna.

E cosa accade, ora, a San Benedetto, anzi in tutta la Provincia? Il centro sanitario chiamato a verificare lo stato del bambino affetto da dislessia si trova soltanto a San Benedetto. Si chiama U.m.e.e., Unità Multidisciplinare per l’Età Evolutiva, centro dedicato alla cura dei bambini.

Tuttavia, a causa dei tagli forti imposti alla Sanità picena, la struttura è priva di due psicologhe che devono effettuare la verifica: il personale presente non è in grado dunque di assorbire nei tempi congrui l’intero carico di lavoro. La conseguenza è che i bambini non ottengono il riconoscimento della dislessia, e dunque restano sottoposti ad un tipo di insegnamento standard e sono costretti ad uno sforzo enorme per giungere allo stesso tipo di risultati dei compagni: il tutto, oltre che con perdita di tempo e di energie, è causa anche di frustrazioni poiché i bambini non hanno una spiegazione logica del fatto che non arrivano ad un buon risultato.

“Le diagnosi hanno bisogno di un test che dura, per ciascun paziente, dalle 2 alle 3 ore”: passano mesi prima di poter prendere un appuntamento.

Ecco, dunque, come si sta riducendo la Sanità nel nostro Paese: tra tante eccellenze, restano però disservizi pericolosi che stanno indirizzando il settore pubblico italiano, un tempo rilevante a livello mondiale, verso situazioni di pre-sviluppo.

“C’è solo una soluzione per ottenere il Bes nei tempi opportuni: pagando una clinica privata. Ma io non voglio farlo per una questione di principio: deve essere la Sanità pubblica a garantire questo servizio basilare per rendere i cittadini tutti uguali, specialmente in una fase essenziale della vita come quella dell’apprendimento” aggiunge.

Continueremo ad occuparci della vicenda nei prossimi giorni.

sabato 28 dicembre 2013

Bruon Anno a tutti voi!

 
Auguro a tutti i ragazzi e ragazze uno stupendo 2014 suggerendovi di fare un passo per volta e vivendo ogni istante al meglio.
Tanti Auguri a tutti voi
Un abbraccio
Bruno

venerdì 28 giugno 2013

.Gianluca Lo Presti & testimonianza genitore parlano di Dislessia e DSA in televisione .


BES: Piano rinviato e sperimentazione per il prossimo anno

Il Miur, dopo un animato incontro con i sindacati scuola che chiedevano chiarimenti sui BES, sui relativi adempimenti di fine anno e sulla destinazione delle risorse, è uscito con una nota urgente (prot. 1551 del 27.6.2013) con la quale rivede alcune impostazioni della circolare n. 8 del 6 marzo scorso sugli alunni con Bisogni Educativi Speciali.
Nei giorni scorsi Tuttoscuola, nel riferire le difficoltà di molte scuole per definire il Piano annuale di inclusività (PAI) 2013-14 per i BES entro il 30 giugno, rilevava come quella scadenza, in un mese carico di mille adempimenti, fosse poco logica e fuori tempo.
Considerando anche che i BES avevano fatto il loro ingresso ufficiale nel sistema scolastico soltanto da pochi mesi, Tuttoscuola aveva suggerito di soprassedere, per quest’anno, alla definizione del Piano e di rivedere, per il prossimo anno, una scadenza anticipata con alcuni correttivi e chiarimenti, come, ad esempio, la destinazione corretta dei posti di sostegno (solo per disabili o anche per i BES?).
Il Miur ha di fatto sospeso il termine del 30 giugno per la definizione del Piano, anche se ha utilizzato una formula indiretta, prevedendo che in questa prima fase di attuazione, tenuto conto del sovrapporsi di vari adempimenti collegati con la chiusura del corrente anno scolastico, ciascun Ufficio Scolastico Regionale,nell’ambito della propria discrezionalità e sulla scorta delle esigenze emergenti nel proprio territorio di competenza, definirà tempi e modi per la restituzione dei PAI da parte delle Istituzioni scolastiche.
La nota ministeriale chiarisce un passaggio controverso della circolare n. 8, precisando, molto opportunamente, che Resta fermo che il PAI non sostituisce le richieste di organico di sostegno delle scuole, che dovranno avvenire secondo le modalità definite da ciascun Ambito Territoriale.
Infine la nota, tenendo conto della complessità indotta dai BES sull’organizzazione scolastica, dispone, ragionevolmente, che il prossimo anno scolastico dovrà essere utilizzato per sperimentare e monitorare procedure, metodologie e pratiche anche organizzative.

tuttoscuola.com venerdì 28 giugno 2013

mercoledì 26 giugno 2013

Le Iene – TROMBETTA: Fonzie e la dislessia – Puntata del 2 giugno 2013 (video)

L'attore americano Henry Winkler tratta con la consueta ironia e leggerezza il tema della dislessia, disturbo che non gli ha impedito di diventare.....il Fonzie di Happy Days!


Il video inizia spiegando cosa è la dislessia, un disturbo dell’apprendimento di cui hanno sofferto personaggi famosissimi tra cui Leonardo, Enstein, Mohammed Alì, J. Lennon, Kennedy etc.
Tra essi anche l’attore Henry Winkler, meglio conosciuto come…Fonzie! Nell’ intervista a Le Iene si presenta così: “ho 67 anni, cammino senza bastone e sono più alto di quanto facevo Happy Days!” .
Racconta di aver scritto dei libri per bambini spiegando loro la sua vita da dislessico, le sue difficoltà scolastiche e ricordando quando gli dicevano di essere stupido. Invece – spiega l’attore – la dislessia non è una malattia, ci si nasce ma è solo un disturbo neurologico. Anche lui ha dovuto superare i problemi che incontrava soprattutto nell’imparare i copioni durante i provini, ma ricorda come la soluzione fosse memorizzare la parte il più velocemente possibile e per il resto …improvvisare! A questo punto Trombetta gli propone di fare un finto provino, indossando il famoso giubbotto di pelle (ma Fonzie inaspettatamente dichiara di non indossare più pelle da anni) e leggendo un copione e, a sua insaputa, viene inserita l’ultima frase: “con le moto sono una pippa!” ed infatti egli ammette di non aver mai saputo andare in moto.

Poi l’attore ricorda con nostalgia i colleghi di Happy Days che definisce “una famiglia” ed in proposito gli viene chiesto di fare un gioco e di spendere una parola per ognuno dei colleghi: si parte da Howard Cunningham, ma Henry dice subito “sad”-triste perchè lui è morto; definisce Marion “la donna migliore del 21° secolo”; Joanie “l’ho conosciuta che aveva solo 9 anni”; Potsie “un uomo d’affari e regista di molte serie tv”; Ralph, un uomo meraviglioso; Alfred, un eremita ed infine Ricky che diceva da sempre di voler diventare regista e oggi è uno di quelli di maggior successo: anzi, Henry si candida ad essere uno dei protagonisti del suo prossimo film!
L’attore diventa invece riservato su domande più intime, ad esempio su quante donne abbia avuto, o se qualcuna gli abbia mai chiesto di “farlo col giubbotto” ma Fonzie risponde che un gentleman non dice mai queste cose. Stessa bocca cucita sui consigli per conquistare una ragazza, ma l’attore non esita a rispondere sui 3 suggerimenti da dare a un bimbo dislessico: “ricordati che sei forte” – “ricordati che nonostante i risultati che ottieni a scuola sei intelligente”; “non dimenticare mai qual è il tuo sogno ed inseguilo ogni giorno!”

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