A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

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mercoledì 6 luglio 2016

D.S.A. e test di ammissione universitari

http://www.petizioni24.com/dsa_e_test_di_ammissione_universitari#form

L'Associazione "D.S.A. -Dislessia, un limite da superare" ha ritenuto DOVEROSO attivarsi per poter far valere il diritto di accesso all'università per gli studenti con D.S.A.
Firmate se desiderate che a loro vengano date pari opportunità, perchè sono come tutti gli altri, una risorsa per la società futura!
E' importante confermare la firma cliccando sul link che verrà inviato a mezzo mail.
Richiesta di utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi ai test di ammissione universitari per gli studenti con D.S.A.
petizioni24.com

giovedì 12 giugno 2014

DEMONE BIANCO


 Di GIACOMO CUTRERA

"una storia di dislessia"
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3
INDICE
01- DISLESSIA 7
02- L’ESAME 18
03- LE MEDIE 24
04- LA CLASSE 27
05- DISTRATTO 33
06- STUDIO A CASA 39
07- OMBRA 45
08- I VERI BULLI 51
09- DEMONE BIANCO 56
10- IL TRUCCO 59
11- JACK 62
12- IL TEMA 68
13- L’IGNOTO 76
14- NOME 82
15- DUE SETTIMANE 88
16- DUE VERIFICHE 94
17- MOTORE 99
18- MOVIMENTO 102
19- SCATTO B/H1 111
20- STRUMENTI 115
21- GIUSTIZIA 120
22- PARADOSSI 125
23- IL CUORE 131
24- NUOVE ALI 141
25- PROMESSE 145
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SCELTE TIPOGRAFICHE
Come noterete questo libro è scritto in modo poco
convenzionale:
i caratteri sono più grandi della
norma, l’interlinea è più robusto
e non è stata utilizzata la forma
giustificata. Queste sono scelte
motivate da una forte volontà di
rendere questo testo il più
leggibile possibile.
[ Giacomo Cutrera (3 anni) ]
I caratteri più grandi mostrano come un libro non sia
un ostacolo insormontabile.
Leggendo il racconto potreste pensare che questa
scelta sia spinta da una volontà di rendere il testo più
leggibile per i dislessici, ma non è solo questo il punto.
Un formato più leggibile è un aiuto non solo per chi è
dislessico, ma per tutti.
5
Questo libro è dedicato a
mio fratello e alla sua forza
È dedicato a Riccardo che solo ora ha
scoperto la sua dislessia
È dedicato a tutti i ragazzi del
Forum Libero, del Campus
e del Gruppo Giovani.
Per farla breve
È dedicato ai dislessici
Forza ragazzi !
6
7
DISLESSIA
Molta gente nella sua vita ha sentito questa parola e
tanti altri hanno scritto saggi e libri su di essa; alcuni
la definiscono una malattia, altri un problema, altri
ancora credono che sia la conseguenza di qualcosa di
poco definito e oscuro, ma la realtà è che nessuno è
in grado di definirla.
Attualmente molti scienziati si stanno adoperando per
cercare le cause della dislessia, ma per ora, non vi
sono risultati certi.
Molti insegnanti, dopo aver letto le quattro righe
precedenti, esprimono una certa perplessità; “Come si
fa a chiamare una persona dislessico se nessuno sa
che cos’è la dislessia?” Questa, a mio parere, è una
domanda tutt’altro che stupida e apprezzo molto le
persone che se la pongono con sincerità.
Ciò che invece trovo riprovevole è liquidare la
domanda con la risposta più diffusa ovvero “non si
può ”.
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In passato, quando ancora non si conoscevano le
cause fisiche della cecità, nessuno, di fronte a una
persona non vedente, affermava che tutti sono in
grado di vedere; questo perché, pur essendovi una
carenza sul piano scientifico, le persone attorno a lui
erano comunque in grado di notare il suo problema.
Lo stesso concetto vale, oggi, per i Dislessici.
Per rendere più comprensibile ciò che intendo dire
quando parlo di problema vi porrò un caso che trovo
abbastanza esemplificativo:
Un insegnante correggendo un compito in classe di 2°
media nota che un ragazzo ha completato solo due
facciate su quattro e rimane sorpresa nel notare che
le facciate complete sono quasi del tutto giuste.
In quel momento l’insegnante comprende che l’alunno
è intelligente, ma non capisce perché il ragazzino non
completa le sue verifiche.
Secondo voi è possibile che una persona studi alla
perfezione solo gli argomenti che si presenteranno poi
sulle prime facciate della verifica?
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I casi sono due: o il ragazzino è un genio del male
che, pur conoscendo gli argomenti, preferisce lasciare
metà compito in bianco per far impazzire la
professoressa;oppure siamo di fronte a un caso molto
più complesso.
Se la professoressa avesse potuto vedere la camera
del ragazzino il giorno prima avrebbe scorto tutti i libri
della sua materia e lo stesso ragazzino piegato su
essi in attenta lettura ormai da sei ore.
La professoressa non può vedere il passato e quindi,
fa quello che le hanno insegnato di fare quando un
alunno svolge meno del 50% di verifica giusta,
ovvero dà un insufficienza.
Il ragazzo in questione non vuole essere bocciato
perché, effettivamente, non ha lacune; ha studiato
tutto quello che gli era stato richiesto di studiare e
credeva di sapere bene gli argomenti.
Neanche lui capisce perché non è riuscito a finire la
verifica e ritornerà sui libri sperando di poter
migliorare incrementando le ore di studio.
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A volte alle persone piace illudersi e lui si illude di
poter imparare le cose meglio di quanto non le abbia
imparate fin ora, ma lui non ha un problema di
contenuti, lui le cose le sa.
Il suo problema deriva dal fatto che l’insegnante non
può valutare il suo sapere con metà verifica in mano,
le serve l’intero compito.
Grazie al suo studio e a qualche miracolo intermedio,
che spiegherò poi, il ragazzo riesce a essere
promosso con la valutazione SUFFICIENTE che gli
consentirà di passare alle superiori.
Solo allora un’insegnante troverà la soluzione al
dilemma della verifica mezza bianca.
Consegnerà in due volte distinte due verifiche sullo
stesso argomento:
Una da completare in 50 minuti (1 ora scolastica)
e una da completare in 100 (2 ore scolastiche).
I voti ottenuti dal ragazzo saranno rispettivamente
5 e 10.
Tutti fanno meglio una verifica se hanno più tempo,
ma nessuno prende dieci in una verifica nella quale
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senza il doppio del tempo avrebbe preso cinque e
soprattutto perché un alunno che potrebbe
potenzialmente prendere dieci si ferma a metà
verifica?
Mi rendo conto che la situazione può sembrare
assurda e anche io la giudicherei in questo modo se
non l’avessi vissuta di persona.
Alle scuole medie inferiori i professori mi dicevano che
serviva un costante studio di tre ore al giorno e io
continuavo a non capire perché a me ne servissero
sei.
Solo dopo un’ accurata analisi introspettiva, sono
riuscito ad associare questo fatto alla grande difficoltà
che riscontravo quando leggevo ad alta voce.
Mi resi conto che la mia capacità di lettura era pari
alla metà di quella degli altri e questo avrebbe
spiegato anche perché non riuscivo a finire le
verifiche.
Quando esposi la mia teoria ai miei familiari ricevetti
come risposta una sonora risata e tornai a studiare.
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Il problema pratico era però che non ero
concretamente più in grado di studiare.
Di fronte al libro di storia (a causa, anche, della grave
stanchezza) mi ritrovai incapace di decifrare le parole
che avevo visto poco prima. Ormai non vi erano più
dubbi, la mia era ed è una difficoltà nella lettura, ma
non potevo certo raccontarlo in giro, nessuno mi
avrebbe creduto.
Dovevo trovare un modo per risolvere il problema
delle verifiche e dovevo trovarlo da solo.
Valutai la situazione:
- Non potevo completare la verifica a causa della
difficoltà nel leggere le consegne e ciò che scrivevo.
- Facevo fatica a correggere ciò che scrivevo poiché
non avevo abbastanza tempo per rileggere il tutto
- Non potevo copiare
(riuscivo a malapena a leggere la verifica)
- Non potevo fare i bigliettini (stesso motivo)
Nei temi risolsi il problema scrivendo direttamente in
bella copia, omettendo così la lettura della brutta (che
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mi risultava praticamente impossibile ) ,ma nelle
comuni verifiche permanevano i soliti problemi.
L’unica soluzione che trovai consisteva nell’ eseguire
la classica metà della verifica e “sparare a botto”
(eseguire in modo casuale senza leggere le
domande) il resto.
Benché questa idea mi sembrasse colossalmente
stupida, applicandola riscontrai nei miei voti un
interessante incremento che portò gli insegnanti a
pensare che stessi studiando di più.
Le parole “Lo vedi… ti basta studiare un po’ e le cose
le capisci” furono per me più devastanti di tutte le
insufficienze ingiuste che avevo accumulato in quei
tre anni di medie. In quel momento compresi che i
professori non erano “fisicamente” in grado di valutare
il mio studio e che mi avevano sempre considerato
uno “scansafatiche”.
Se chi doveva valutare le mie verifiche non era in
grado di valutare significava che il mio studio era
sempre stato inutile come i consigli che loro mi
davano.
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L’ira prese il sopravvento su di me e dopo tanti anni
passati a testa bassa, subendo queste ingiustizie,
decisi di alzare lo sguardo e reagire.
Il mio rancore esplose in casa e in alcuni casi si
riversò anche a scuola.
Espressi apertamente quanto provavo in un tema, che
gli insegnanti apprezzarono pur non comprendendolo,
e infine mi trasformai in un essere freddo e
insensibile.
Pochi mesi dopo mi venne diagnosticata una dislessia
evolutiva che si manifestava in un disturbo nella
lettura.
Questa notizia non mi sorprese, ma convinse i miei
genitori che avevo ragione.
Si scoprì che la mia velocità di lettura era pari alla
metà della velocità di norma e, inoltre, il processo
della lettura stessa richiedeva uno sforzo energetico
notevolmente più alto di quello “normale”.
Approfondendo l’argomento scoprii che altre tipologie
di dislessici presentavano caratteristiche particolari.
Alcuni dislessici, oltre alla difficoltà nella lettura,
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presentano anche difficoltà nella scrittura(Disgrafia),
nell’ortografia (Disortografia) e nei calcoli (Discalculia)
Su questo punto ho notato una diffusa
perplessità:molti credono che una persona per essere
definita dislessica debba avere problemi nella lettura,
scrittura,ortografia, calcoli e linguaggio. In realtà basta
che una persona riscontri anche solo uno di questi
problemi per rientrare nei “disturbi specifici
dell’apprendimento” D.S.A.
(A volte i dislessici presentano da piccoli un disturbo
del linguaggio, questo non è il mio caso.)
Tornando alla mia storia :Poco dopo aver scoperto la
mia dislessia mi sono recato all’A.I.D.(Associazione
Italiana Dislessia ) e attraverso essa ho cercato
informazioni più dettagliate sul mio caso.
Sorprendentemente ho scoperto che il mio caso non
era affatto uno dei peggiori, basti considerare che
esistono dislessici con velocità di lettura pari a un
quinto di quella normale. Come potrete immaginare
una simile velocità di lettura impedisce, non solo lo
svolgimento delle verifiche, ma anche e soprattutto il
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vero e proprio studio a casa (calcolando che io stavo
ancora lottando per la sufficienza, la cosa destò in me
una seria preoccupazione).Nella associazione non vi
erano personaggi dislessici, ma solo genitori,
insegnanti e specialisti che hanno a che fare con il
problema. I genitori parlavano tra loro e descrivevano
la situazione dei loro figli e io ascoltando
comprendevo che la storia di questi bambini era in
tutto e per tutto identica alla mia. Loro avrebbero
potuto sforzarsi fino allo spasmo di imparare, ma
nessuno sarebbe mai stato in grado di valutarli
correttamente; i discalculici avrebbero sudato sangue
sulle tabelline per scoprire poco dopo la calcolatrice, i
disgrafici avrebbero eseguito milioni di lettere per
scoprire poco dopo la tastiera, i disortografici si
sarebbero sentiti ripetere miliardi di volte le regole
grammaticali prima di scoprire il correttore ortografico,
quelli come me avrebbero perso la propria vita sopra
un libro senza riuscire a comprenderlo e senza capire
che si può chiedere a qualcun altro (o qualcos’altro
nel caso del sintetizzatore) di leggertelo, ma

Dislessia - La storia di Luca e Giacomo

Dislessia - La storia di Luca e Giacomo a Cristina Parodi 


venerdì 7 febbraio 2014

Dislessia infantile: origini e concause di un disastro e un’epidemia di massa Perché sempre più bambini non sanno parlare, scrivere o ragionare?

La dislessia sta diventando una vera e propria emergenza, un’epidemia, con punte statisticamente alte a tutti i livelli. Il fenomeno diventa ancora più macroscopico nelle prime classi della scuola primaria, e si innesta con altri fenomeni (difficoltà all’abbandono dei pannolini; incapacità di concentrazione e ragionamento; incapacità di allacciarsi le scarpe, sbucciare le mele etc.; ipercinetica; picnolessia …).

Diverse le cause del disastro, ma ci sembra siano da ricercarsi nel cambiamento delle abitudini familiari e nel dominio della comunicazione per immagini sulla comunicazione diretta con familiari e amici: le immagini semplici -o iconiche- non hanno bisogno di ragionamento per essere lette: sono come un biberon. L’assassinio della lettura di libri è parte di questo problema (leggendo ci si deve creare “immagini mentali” autonome, si “crea” e si ragiona mentre si legge, cosa impossibile col biberon delle immagini in movimento).
Inoltre madri e padri non hanno quasi più contatti con i figli, a causa del lavoro: crolla quindi il dialogo e l’apprendimento al discorso, e mancano le parole (non c’è quasi più lessico). Prima della rivoluzione sociale che ha “liberato” il lavoro femminile, le donne svolgevano il ruolo prezioso di trasmissione della lingua, del sapere familiare, del dialogo e della capacità di discutere. In seguito, si è dovuto ricorrere al ritorno all’educazione di Stato (in stile antica Sparta, Unione Sovietica e gioventù hitleriana), con la fine della vita di cortile (altro fondamento dell’intelligenza dei più giovani), sostituita dalla nefasta pratica delle palestre, delle scuole calcio, dei doposcuola, in cui i bambini devono sempre stare zitti e eseguire gli ordini dell’onnipresente sorvegliante adulto. Nel frattempo, padre e madre insieme guadagnano quello che prima guadagnava il solo padre: una truffa di massa, in cui ci hanno rimesso tutti. Sarebbe bene aumentare la paga del genitore che è il solo a lavorare in una famiglia, e/o incentivare il telelavoro, che permette di lavorare da casa.
Viceversa, il bambino nutrito a merendine organiche e schermi al plasma, resterà comunque (quasi) senza parole.
C’è insomma un aspetto “clinico” della dislessia DSA, ma ci sono anche delle profonde concause sociali, che nascono proprio quando il bambino comincia a emettere le prime parole (pertanto non sono categorizzabili clinicamente) della “lingua madre”, e la madre troppo spesso non c’è…
Ecco -secondo noi di Tigullio News (che abbiamo avuto la fortuna di frequentare casa di Gianni Rodari)- le vere cause di un disastro sociale comunque esistenti, DSA o no. E chi racconta più ai piccoli favole e filastrocche? Se il bambino non capisce, mentre ascolta una fiaba alla tv o fa un gioco alla PS… chi gli spiegherà gli Arcani Sconosciuti?

Dislessia sotto screening

Un progetto innovativo alla “Pascoli” di Sant’Anna: lo screening

per l’individuazione precoce dei bambini a rischio di difficoltà scolastiche

I numeri del problema sono sotto gli occhi di tutti gli operatori della scuola: i casi di DSA sono in crescita esponenziale un po’ dappertutto, dalla Primaria alle Medie, fino alle scuole superiori. Si tratta dei cosiddetti disturbi specifici di apprendimento, che consistono in problematiche relative alla lettura (dislessia), alla corretta scrittura (disgrafia e disortografia) e ai calcoli matematici (discalculia) che colpiscono i bambini e i ragazzi di ogni età.

Contrariamente a quanto si poteva ritenere, questi disturbi non sono derivanti da un ritardo dell’alunno, ma da una difficoltà costituzionale determinata biologicamente, che si manifesta fin dalle prime fasi dell’apprendimento. E’ un circolo vizioso: il bambino affetto da DSA fa più fatica e ottiene risultati meno brillanti, il che incide sul successivo impegno e sulle conseguenti votazioni, e così via, in un percorso che tende ad essere fortemente involutivo.

Oggi i DSA sono diagnosticati con più attenzione rispetto al passato e addirittura una legge (la n. 170 del 2010, con le conseguenti Linee guida del 2011) ha stabilito alcune tutele per gli allievi colpiti da questi disturbi; così attraverso vari tipi di strumenti compensativi e dispensativi, da utilizzare anche durante gli esami, si cerca di alleviare la fatica che gli alunni devono affrontare.

L’Istituto Comprensivo Rapallo, in collaborazione con due psicologhe esperte in materia, le dottoresse Maria Ida Federici e Alessandra Guagliardo, promuove un progetto innovativo per la rilevazione precoce dei bambini a rischio di DSA, con un intervento che coinvolgerà le prime due classi della scuola primaria (elementare). Dopo una prima fase di informazione per le famiglie e di formazione dei docenti coinvolti, ci sarà un periodo dedicato a prove collettive ed individuali; in seguito, in base ai risultati emersi, nei mesi successivi ci saranno interventi di rafforzamento, una prova conclusiva e alla fine dell’anno scolastico un incontro con docenti e genitori per la restituzione dei dati emersi dall’intervento.

“L’identificazione preventiva delle difficoltà di apprendimento – afferma Maria Ida Federici, la psicologa responsabile del progetto – consente di intervenire precocemente sulle aree di carenza, limitando così le esperienze di insuccesso che potrebbero avere ripercussione da un punto di vista emotivo e motivazionale. Trattandosi di un’attività di screening deve focalizzarsi su quella fascia scolastica in cui non e’ ancora possibile fare diagnosi, che potrà essere effettiva alla fine della seconda elementare”.

Il progetto, che coinvolgerà complessivamente circa un centinaio di bambini della scuola primaria Pascoli di S.Anna, ha già previsto una formazione per genitori e docenti a partire dallo scorso novembre; questa settimana sono cominciate le prove collettive e individuali per gli allievi; seguirà, in base ai risultati, un’attività di rinforzo svolta dalle docenti e a maggio una prova. Il percorso verrà concluso con la restituzione dei dati analizzati in un incontro pubblico di approfondimento della tematica.

“In questi casi – aggiunge Giacomo Daneri, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Rapallo – è fondamentale la collaborazione tra scuola, famiglie ed operatori sanitari, nell’ottica dell’importanza del bene del bambino. Siamo quindi davvero orgogliosi di ospitare un progetto così significativo e unico per il nostro territorio”.

martedì 14 gennaio 2014

Che cosa s'intende con il termine "dislessia"?



E' uno dei disturbi più comuni dell'apprendimento, diagnosticato quando i bambini mostrano accentuate difficoltà di lettura e ortografia.
Il problema di coloro che sono affetti da dislessia è legato ad una difficoltà basilare di "decodificazione" di singoli suoni o fonemi che compongono le parole di una determinata lingua.
Solo nella Gran Bretagna e negli USA, il 5 - 10 % della popolazione è affetta da dislessia, mentre in Europa la percentuale sale addirittura fino al 45%.
Circa una persona su dieci soffre di dislessia, ma non bisogna confondere i problemi d'apprendimento tipici di quest'affezione, con una mancanza d'intelligenza. Molte personalità scientifiche, politiche o storiche erano dislessiche, basti pensare a Richard Branson, Steve Jobs, Walt Disney o Eddie Izzard.


Secondo una nuova teoria scientifica - pubblicata sulla rivista "Science" - la causa dietro i problemi d'apprendimento della dislessia sarebbe un'errata comunicazione cerebrale e non l'incapacità naturale di decodificare determinate parole o suoni.
La dislessia non è associata ad alcuna compromissione evidente della vista, dell'udito o dell'area intellettiva in generale. Tuttavia il problema è reale e richiede un intervento pronto e immediato.
Recentemente, alcuni ricercatori hanno suggerito che il problema dei soggetti dislessici potrebbe essere legato ad un'errata comunicazione tra l'area del cervello che acquisisce le varie rappresentazioni fonetiche del linguaggio e quella dedicata alla loro elaborazione.
Un'interruzione nella continuità di tale processo causerebbe - appunto - lo sviluppo del deficit d'apprendimento riscontrato nei soggetti dislessici.

Dislessia: soluzione?

Via gli psicologi: per la dislessia la Sanità non esiste più

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nessuno ti aiuta. Se hai un figlio con problemi di dislessia, la Sanità pubblica ti ha abbandonato. Non è più pubblica: è solo una superficie, un’etichetta. Gratti, e non trovi più nulla.

È il caso ad esempio che ci ha descritto una mamma sambenedettese che, a causa dei tagli imposti dalla “spending review”, non potrà usufruire della figura dello psicologo necessario per la cura del problema.

“Per i bambini dislessici, esiste un apposito esame, che deve essere svolto da uno psicologo, il quale attesta periodicamente lo stato di dislessia e consente di ottenere il Bes, ovvero il Bisogno Educativo Speciale, che consente all’alunno di beneficiare della riduzione dei carichi di studio, dei compiti a casa, e via dicendo – ci spiega la donna.

E cosa accade, ora, a San Benedetto, anzi in tutta la Provincia? Il centro sanitario chiamato a verificare lo stato del bambino affetto da dislessia si trova soltanto a San Benedetto. Si chiama U.m.e.e., Unità Multidisciplinare per l’Età Evolutiva, centro dedicato alla cura dei bambini.

Tuttavia, a causa dei tagli forti imposti alla Sanità picena, la struttura è priva di due psicologhe che devono effettuare la verifica: il personale presente non è in grado dunque di assorbire nei tempi congrui l’intero carico di lavoro. La conseguenza è che i bambini non ottengono il riconoscimento della dislessia, e dunque restano sottoposti ad un tipo di insegnamento standard e sono costretti ad uno sforzo enorme per giungere allo stesso tipo di risultati dei compagni: il tutto, oltre che con perdita di tempo e di energie, è causa anche di frustrazioni poiché i bambini non hanno una spiegazione logica del fatto che non arrivano ad un buon risultato.

“Le diagnosi hanno bisogno di un test che dura, per ciascun paziente, dalle 2 alle 3 ore”: passano mesi prima di poter prendere un appuntamento.

Ecco, dunque, come si sta riducendo la Sanità nel nostro Paese: tra tante eccellenze, restano però disservizi pericolosi che stanno indirizzando il settore pubblico italiano, un tempo rilevante a livello mondiale, verso situazioni di pre-sviluppo.

“C’è solo una soluzione per ottenere il Bes nei tempi opportuni: pagando una clinica privata. Ma io non voglio farlo per una questione di principio: deve essere la Sanità pubblica a garantire questo servizio basilare per rendere i cittadini tutti uguali, specialmente in una fase essenziale della vita come quella dell’apprendimento” aggiunge.

Continueremo ad occuparci della vicenda nei prossimi giorni.

Dislessia sintomi: la “difficoltà con le parole”, ecco di che cosa si tratta

Dislessia deriva dalla lingua greca e significa “difficoltà con le parole”.

Essa è un disturbo classificato tra i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), rappresentando una difficoltà nel modo in cui il cervello elabora le parole e le sequenze di numeri.

La sua principale manifestazione consiste nella complessità che hanno i soggetti colpiti a leggere velocemente e correttamente ad alta voce. Tali difficoltà non posso essere ricondotte ad insufficienti capacità intellettive, a mancanza d’istruzione ( è possibile leggere un interessante articolo sulla disoccupazione in Italia nel 2013), a cause esterne o a deficit sensoriali.

La dislessia può presentarsi in diverse modalità da soggetto a soggetto. Di seguito vengono presentate le caratteristiche più comuni per quanto concerne la decodifica della singola parola o del testo scritto. Queste possono non essere tutte presenti contemporaneamente.

- Scarsa discriminazione di grafemi diversamente orientati nello spazio: il soggetto, ad esempio, confonde la “p” e la “b”; la “d” e la “q”; la “u” e la “n”; la “a” e la “e”; la “b” e la “d”…

- Scarsa discriminazione di grafemi che differiscono per piccoli particolari: il soggetto, ad esempio, può confondere la “m” con la “n”, la “c” con la “e”, la “f” con la “t”, la “e” con la “a”… questo accade soprattutto se si tratta di una scrittura in corsivo (cliccando sul link è possibile leggere un piacvole pezzo sulla modalità di scrittura dei tatuaggi, con particolare attenzione al corsivo) o in script.

- Scarsa discriminazione di grafemi che corrispondono a fonemi sordi e fonemi sonori: il soggetto, ad esempio, mostra difficoltà nel discriminare una “s” sorda da una “s” sonora, una F da una V, una T da una D, una P da una B, una C o una G.

- Difficoltà di decodifica sequenziale: il soggetto, manifesta con frequenza i seguenti errori: omissione di grafemi e di sillabe, salti di parole e salti da un rigo all’ altro, inversioni di sillabe, aggiunte e ripetizioni.

- Prevalenza della componente intuitiva: il soggetto che presenta difficoltà di lettura tende ad intuire la parola scritta e ciò rappresenta una fonte di errori, definiti di anticipazione.

giovedì 17 ottobre 2013

DIECI PASSI PER UNA DIAGNOSI DSA


Settimana europea della dislessia, le iniziative in libreria

Dal 15 fino al 20 ottobre 2013 saranno allestiti dei corner in dieci librerie Giunti al 

Punto, dove saranno presenti operatori dei centri SOS dislessia per fornire informazioni e supporto sui Disturbi dell’Apprendimento


MILANO – Si apre oggi la settimana europea dedicata alla dislessia (dyslexia awareness). Per l’occasione, fino al 20 ottobre gli operatori dei centri SOS dislessia – sotto la direzione scientifica del professor Giacomo Stella – saranno presenti in alcunelibrerie Giunti al Punto, ogni giorno dalle ore 17 alle 19, per offrire a tutti i bambini a partire dai 7 anni uno screening di lettura gratuito per valutare eventuali rischi di dislessia. Le Librerie Giunti al Punto coinvolte nel progetto sono quelle di Rozzano (MI), Cornate d’Adda (MB), Modena centro, Modena centro commerciale I portali, Genova complesso Fiumara 2, Roma, Torino, Cesena, Tito Scalo (PZ), Carini (PA).

I PUNTI DISLESSIA – Presso i corner che le librerie Giunti al Punto dedicano alla dislessia e ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), genitori, insegnanti e professionisti potranno trovare le prime informazioni di base, volumi, software e materiali utili a comprendere e affrontare con le giuste strategie i DSA.
COSA SONO I DSA – I DSA (disturbi specifici di apprendimento) si manifestano con difficoltà legate alla rapidità e alla correttezza nella lettura, nella scrittura e nel calcolo. Il periodo più critico del loro manifestarsi coincide con quello scolastico. I disturbi più comuni sono così classificati: dislessia (difficoltà di lettura), disgrafia (scrittura incomprensibile), disortografia (incapacità di scrivere senza errori), discalculia (difficoltà con i numeri e con i calcoli).

L’OFFERTA DEI PUNTI DISLESSIA – Nei corner dei Punti Dislessia presso le librerie Giunti al Punto è possibile trovare: materiali informativi sui centri specializzati di Sos dislessia che si occupano di attività clinica e rieducativa dei bambini e degli adulti con disturbi specifici di apprendimento; volumi sui DSA editi da Giunti Scuola; i più aggiornati strumenti per la valutazione precoce, la diagnosi dei DSA, materiali di recupero e potenziamento, oltre a software compensativi, rieducativi e riabilitativi (Giunti O.S. e Anastasis).

martedì 8 ottobre 2013

Dislessia, quando l'aiuto arriva dalla tecnologia

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La Asl Roma D presenta nuovi dati. L'esperienza di Edi Touch, il tablet ideato da Marco Iannacone


Secondo uno studio pubblicato su “Science”, fino al 10 per cento della popolazione è colpita dal disturbo specifico dell'apprendimento (Dsa), pari a 2-3 alunni per classe. In Europa, tra i bambini con disturbo dell’attenzione, i dislessici rappresentano una percentuale compresa tra il 33 e il 45 per cento, mentre l'11 per cento è affetto da didasculia. Sul futuro per la dislessia e su quali strumenti tecnologici possano venire in aiuto se ne è discusso in un workshop, organizzato dalla Asl Roma D al Borgo di Ostia Antica, vicino Roma.


Il Dipartimento di prevenzione della Asl romana, attraverso 8 presidi sanitari scolastici in 7 istituti del XIII Municipio, ha avviato un intervento di rete scuola – famiglie - Asl per gli alunni con diagnosi di Dsa, varando il progetto “Un futuro per la dislessia” e avvalendosi di un nuovo ausilio didattico denominato “EdiTouch”, il tablet per bambini dislessici ideato da Marco Iannacone, ingegnere informatico con un figlio affetto dal disturbo e di cuiPanorama.it ha cominciato da tempo a raccontare la bellissima storia.


La Asl, con il supporto di uno sponsor privato senza oneri aggiuntivi per la pubblica amministrazione, ha promosso un ambiente di apprendimento facilitatomettendo a disposizione in comodato d’uso 270 tablet completi di software specifici e con testi digitali. Personale qualificato ha formato gli stakeholders sulle diverse abilità di apprendimento dei Dsa e sull’utilizzo degli strumenti compensativi digitali.


“L’obiettivo primario del nostro progetto è di restituire ai ragazzi la curiosità e il desiderio di scoprire ed apprendere e per far questo è necessario muovere tutte le molteplici risorse che la rete degli attori istituzionali mette a disposizione – sottolinea Lorenzo Toni, neuropsichiatra infantile della Asl RM D -. Parte essenzialmente innovativa del nostro progetto non è solo l’aver introdotto soluzioni di didattica digitale come un tablet che contenesse un pacchetto di software adatto per lo studente con DSA ma soprattutto l’aver pianificato una “alfabetizzazione informatica” capillare di alunni, genitori e insegnanti, caratteristica carente nelle altre esperienze simili in letteratura”.


EDI TOUCH, I TABLET E LA ROBOTICA


Al workshop si fa il punto su varie tecniche di supporto per la dislessia. Paolo Tripicchio, ingegnere della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, ha sviluppato un braccio robotico che collegato ad un tablet e messo sul braccio di un bambino lo aiuta a correggere le difficoltà di disgrafia. Si tratta di un esperimento laboratoriale e non vi è ipotesi di possibile commercializzazione a breve.


Lucia Colleroni, PhD in Neuroscience, ha sviluppato un metodo di insegnamento delle attività di pre lettura alla scuola materna la cui applicazione ha mostrato, attraverso i risultati di una sperimentazione durata oltre 6 anni, minori problemi e difficoltà di lettura nei bambini: di fatto tra gli alunni che escono dalle materne che applicano questo metodo non vi sono dislessici. Questo perchè il suo insegnamento di avvicina molto al modo con cui i bambini imparano a parlare e quindi risulta di più facile comprensione per il cervello.


Una recente ricerca statunitense pubblicata dall'Harvard-Smithsonian Center ha mostrato come la tradizionale lettura su dispositivi digitali risulta più semplice ed efficace rispetto a quella su carta per le persone affette da dislessia. Lo studio, condotto su più di 100 studenti dislessici, si poneva l’obiettivo di valutare la velocità di lettura e il grado di comprensione di un testo letto sia attraverso un e-readers sia sulla carta. I risultati lasciano pochi dubbi: utilizzando il tablet le performance sono state nettamente migliori rispetto all’uso della carta.





“EdiTouch ha ottenuto il patrocinio della Società italiana di psicologia clinica e psicoterapia ed è il primo tablet appositamente studiato a supporto dei bambini dislessici, offre funzionalità e strumenti che aiutano e incoraggiano i bambini ad apprendere e comprendere meglio argomenti visti a scuola – racconta a Panorama.it Iannacone -. Lo sviluppo di EdiTouch è nato dal basso come il tentativo di un padre di realizzare uno strumento che potesse aiutare suo figlio nell’affrontare le difficoltà che incontrava nello studio. Successivamente un'analisi più approfondita ha mostrato che il nostro strumento riesce ad indirizzare una serie di limiti che si riscontrano nell’utilizzo degli strumenti compensativi tradizionali per i bambini con Dsa nelle scuole primarie”.

mercoledì 2 ottobre 2013

Incontrare i genitori

ASSOCIAZIONE

“D.S.A.- Dislessia, un limite da superare”

Sede legale via Santa Maria della Libera, 24 - Napoli

Cari Soci,
Vi comunichiamo che venerdì 11 ottobre alle ore 17:00 a Napoli, presso la sala della Chiesa Santa Maria della Libera sita in via Belvedere, 113(Vomero), si terrà un incontro dell’Associazione "D.S.A. – Dislessia, un limite da superare”

Sarà questa l’occasione per fare chiarezza e confrontarsi su come affrontare nel miglior modo possibile la scuola, affinchè si creino i presupposti per una collaborazione sinergica scuola/famiglia.

Gli argomenti che tratteremo saranno:

Ø Piano Didattico Personalizzato ( strumenti compensativi e misure dispensative) con particolare attenzione per chi dovrà sostenere l’esame di Stato.

Ø Richiesta di colloquio con Consiglio di Classe.

Ø Diritto all’utilizzo del registratore in classe per gli studenti DSA.

Ø Richiesta delle copie delle verifiche svolte in classe per il monitoraggio dei risultati conseguiti: quando farlo e perché.

Ø Indennità di frequenza.

Ø L’importanza della partecipazione dei Soci alle attività dell’associazione.

Ø Spazio dedicato alle Vostre domande.

In riferimento allo spazio dedicato alle domande, Vi consigliamo di riflettere su quelle frasi che i docenti asseriscono abitualmente e alle quali non sempre sappiamo prontamente replicare (es. “non si direbbe che è dislessico, è un ragazzo intelligente”- “quando vuole ce la fa, altrimenti perché a volte va benissimo e altre no” – “suo figlio se ne approfitta”- “non è giusto nei confronti dei compagni fargli usare……”)

Cercheremo insieme delle risposte!

Aspettiamo Voi, ma anche altri genitori o docenti o persone che possano essere interessate alla tematica dei D.S.A..

Sarebbe gradita una comunicazione di partecipazione, ma se deciderete anche all’ultimo momento, sarete i benvenuti.

Un caro saluto

Titti Gaeta
Presidente Associazione “D.S.A.-Dislessia, un limite da superare"


domenica 22 settembre 2013

Didattica. La non vilenza in rete. Dislessia e dispassia

Tra i nuovi links: strumento web-based che crea istantaneamente slideshow basati su hashtag, un blog gestito da un docente di matematica e fisica nei licei, un blog che raccoglie le risorse CLIL, un sito di Poesia, di fiabe, favole, racconti e tradizioni
Scoperto il marcatore biologico della dislessia
Agenzia Italiana del Farmaco - Un team di ricercatori ha scoperto un marcatore biologico della dislessia. Lo studio dimostrerebbe il legame esistente tra meccanismo biologico e il disturbo dell'apprendimento che riguarda un bambino su dieci, provocando difficoltà a leggere, scrivere ed elaborare calcoli.

Che cos'è la disprassia? Classificazione, segni e possibili interventi

red - La disprassia è un disturbo che colpisce lo sviluppo delle capacità motorie. Le persone con disprassia hanno problemi di pianificazione e completamento delle attività motorie che possono riguardare semplici compiti motori, come salutare con la mano, oppure movimenti più complessi, come lavarsi i denti.

Scuola Polare Estiva per Insegnanti (SPEs)

red - Il Museo Nazionale dell’Antartide in collaborazione con il MIUR – Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e per l’autonomia scolastica organizza la III edizione della Scuola Polare Estiva per Insegnanti (SPEs)

Quattro video utili per le iniziative di non violenza in rete

red - La Polizia di Stato, Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni Liguria e l'Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria hanno precedentemente stipulato un Protocollo di Intesa con l'obiettivo di organizzare seminari informativi/formativi per gli insegnanti sulla gestione del web, al fine di evitare demonizzazioni del potente mezzo di comunicazione, ma nel contempo educare i ragazzi, con l'indispensabile supporto delle famiglie, a conoscere i rischi che si nascondono nella Rete e ad assumere atteggiamenti responsabili che li minimizzino.


Il Laboratorio Famiglia DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) cerca 12 computer in dono
Città della famiglia - Stai cambiando i computer nella tua azienda, ente, istituzione, famiglia? Donali al Laboratorio Famiglia DSA di Vallecrosia aiuterai tanti bambini dislessici fra gli 8 ed i 14 anni. Sono circa 160 i bambini dislessici delle scuole elementari e medie del distretto di Ventimiglia.


Nuovi links

Brickflow

Brickflow è uno strumento web-based che crea istantaneamente slideshow basati su hashtag (#).

Il laboratorio di Archimede

Il laboratorio di Archimede è un blog gestito da un docente di matematica e fisica nei licei. In esso sono raccolti esercizi e compiti proposti dal docente durante le diverse esperienze di insegnamento in varie scuole, configurandosi come un utile servizio studenti edocenti. Inoltre, si possono trovare articoli di divulgazione scientifica su temi scientifici, soprattutto inerenti alla fisica.


Vizavi
Vizavi è il sito dell’insegnamento bilingue francofono in Italia. Esso nasce da un progetto regionale dell’ambasciata di Francia in Italia. Il portale offre informazioni sull’Esabac, compresa la formazione in programma non solo in Italia ma anche in Romania, Bulgaria, Moldavia, Spagna, Portogallo.


CLIL Risorse
CLIL Risorse è un blog che raccoglie le risorse CLIL più significative per le lingue francese, inglese, tedesco e spagnolo.

Parole d'Autore

Parole d'Autore è un sito di Poesia, di fiabe, favole, racconti e tradizioni. Cliccando su ciascuna sezione l'utente avrà a disposizione un indice generale relativo alla categoria tramite il quale potrà selezionare il materiale di interesse. Particolarmente indicato per le attività didattiche della scuola primaria.

mercoledì 26 giugno 2013

Le Iene – TROMBETTA: Fonzie e la dislessia – Puntata del 2 giugno 2013 (video)

L'attore americano Henry Winkler tratta con la consueta ironia e leggerezza il tema della dislessia, disturbo che non gli ha impedito di diventare.....il Fonzie di Happy Days!


Il video inizia spiegando cosa è la dislessia, un disturbo dell’apprendimento di cui hanno sofferto personaggi famosissimi tra cui Leonardo, Enstein, Mohammed Alì, J. Lennon, Kennedy etc.
Tra essi anche l’attore Henry Winkler, meglio conosciuto come…Fonzie! Nell’ intervista a Le Iene si presenta così: “ho 67 anni, cammino senza bastone e sono più alto di quanto facevo Happy Days!” .
Racconta di aver scritto dei libri per bambini spiegando loro la sua vita da dislessico, le sue difficoltà scolastiche e ricordando quando gli dicevano di essere stupido. Invece – spiega l’attore – la dislessia non è una malattia, ci si nasce ma è solo un disturbo neurologico. Anche lui ha dovuto superare i problemi che incontrava soprattutto nell’imparare i copioni durante i provini, ma ricorda come la soluzione fosse memorizzare la parte il più velocemente possibile e per il resto …improvvisare! A questo punto Trombetta gli propone di fare un finto provino, indossando il famoso giubbotto di pelle (ma Fonzie inaspettatamente dichiara di non indossare più pelle da anni) e leggendo un copione e, a sua insaputa, viene inserita l’ultima frase: “con le moto sono una pippa!” ed infatti egli ammette di non aver mai saputo andare in moto.

Poi l’attore ricorda con nostalgia i colleghi di Happy Days che definisce “una famiglia” ed in proposito gli viene chiesto di fare un gioco e di spendere una parola per ognuno dei colleghi: si parte da Howard Cunningham, ma Henry dice subito “sad”-triste perchè lui è morto; definisce Marion “la donna migliore del 21° secolo”; Joanie “l’ho conosciuta che aveva solo 9 anni”; Potsie “un uomo d’affari e regista di molte serie tv”; Ralph, un uomo meraviglioso; Alfred, un eremita ed infine Ricky che diceva da sempre di voler diventare regista e oggi è uno di quelli di maggior successo: anzi, Henry si candida ad essere uno dei protagonisti del suo prossimo film!
L’attore diventa invece riservato su domande più intime, ad esempio su quante donne abbia avuto, o se qualcuna gli abbia mai chiesto di “farlo col giubbotto” ma Fonzie risponde che un gentleman non dice mai queste cose. Stessa bocca cucita sui consigli per conquistare una ragazza, ma l’attore non esita a rispondere sui 3 suggerimenti da dare a un bimbo dislessico: “ricordati che sei forte” – “ricordati che nonostante i risultati che ottieni a scuola sei intelligente”; “non dimenticare mai qual è il tuo sogno ed inseguilo ogni giorno!”

Per vedere il video completo
clicca qui.

Marco Iannacone| Combattere la dislessia a scuola con l’uso dei tablet: Qualche suggerimento e nuove opportunità

I ragazzi dislessici non hanno problemi intellettivi pertanto, se opportunamente aiutati, possono completare con successo il percorso di studi ed inserirsi nel mondo del lavoro al pari di qualsiasi altro studente.

Si è concluso da poco il Forum sulla Pubblica Amministrazione dove si è parlato anche di Scuola Digitale con interventi da parte del MIUR.

Sono molteplici le iniziative intraprese negli ultimi anni con l’obiettivo di traghettare la scuola verso il mondo digitale ed altri sono previsti per gli anni a venire.

Senza alcuna presunzione di poter definire io delle priorità (non sono un professore ne’ uno specialista dell’argomento) sento il dovere di segnalare alcuni suggerimenti ed opportunità sulla base dell’esperienza lavorativa accumulata sul campo nell’ultimo anno.

Scusate, non mi sono ancora presentato: sono un moonlighter (
def. su wikitionary) che da circa un anno sta lavorando alla realizzazione di un tablet a supporto dei bambini dislessici a partire dalla scuola primaria.

A dicembre 2012, abbiamo iniziato una sperimentazione in 7 scuole romane nelle quali il nostro tablet (EdiTouch) e’ stato fornito a 230 bambini con DSA affinché lo utilizzassero a casa e a scuola nelle attività di studio. Il progetto – coordinato e supervisionato dalla ASL Roma D e dall’Università di Roma – ha visto la formazione tecnica di Insegnanti e genitori e prevede un monitoraggio per 18 mesi dell’utilizzo di EdiTouch al fine di verificarne l’efficacia e fornire indicazioni al suo miglioramento che ne consenta una evoluzione che consenta di coprire le esigenze degli studenti.

Gli
strumenti digitali sono davvero abilitanti per i ragazzi dislessici ed è essenziale che – pensando ad iniziative in questo campo – si tenga conto anche delle loro esigenze; propongo qui alcune integrazioni e modifiche minime a leggi e regolamenti esistenti che avrebbero però un impatto estremamente alto in termini di benefici per studenti con bisogni educativi speciali (BES).

lunedì 24 giugno 2013

Dislessia, ogni anno diagnosi "dsa" per 100 nuovi bambini

PIACENZA. Nell'anno scolastico 2012-2013 su 2.500 alunni delle Elementari (la scuola primaria) ben cento sono risultati con problemi di dislessia o comunque con una diagnosi di "dsa" (disturbi specifici dell'apprendimento). A renderlo noto è la sezione piacentina dell'Associazione italiana dislessia (Aid) che a Piacenza opera in stretta collaborazione con il Centro risorse dislessia e disturbi dell'apprendimento, integrato nell'Istituto comprensivo di San Nicolò (dirigente scolastico Adriana Santoro). All'Istituto comprensivo di Cadeo si trova invece il Centro territoriale di supporto tecnologico.
A Piacenza l'Aid ha sede presso la Casa delle associazioni di via Musso, dove i soci si ritrovano in gruppi di aiuto per risolvere i problemi dei propri figli. Dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia sono i disturbi specifici dell'apprendimento riuniti sotto la sigla "dsa". «L'importante è sapere che non sono una malattia - spiega Giuseppina Lunardi, presidente Aid Piacenza - ma semplici disturbi. Chi legge, ad esempio, per capire deve sempre decodificare le lettere e metterle assieme come in un puzzle». Il Centro dislessia da dieci anni a questa parte ha attivato un monitoraggio nella scuola primaria dei casi di "dsa". Dei 2.500 bambini di prima elementare monitorati nel 2012-2013, il 15-20% è stato trovato con qualcuno dei disturbi dell'apprendimento. Rimonitorati in seconda elementare, circa il 4% è risultato appartenere al gruppo dei "dsa". La diagnosi vera e propria avviene tuttavia solo in terza elementare, quando il bambino ha ormai automatizzato l'apprendimento. «In dieci anni abbiamo trovato mille bambini affetti da disturbi "dsa"», evidenzia la Lunardi.
«Con lo screening e le prove didattiche allo sportello del Centro si individuano gli "indici di rischio" - mette in chiaro Giuseppina Clini, coordinatrice del centro di San Nicolò -. Gli alunni vengono successivamente inviati ai servizi specialistici per un approfondimento. I bambini con difficoltà di apprendimento possono presentare un solo indice di rischio o più indici contemporaneamente. E' importante che, in presenza di alcuni segnali derivanti dalle prove e dal monitoraggio effettuati, si intervenga precocemente, mettendo in atto le procedure per arrivare alla corretta definizione del problema».
Più si ritarda più aumentano le conseguenze negative. «Un bambino con disturbi nell'apprendimento - continua la Clini -, se non riconosciuto può avere gravi problemi in termini di autostima. Non di rado, infatti, si giunge tardivamente ad una diagnosi perché ci si sofferma a cercare la causa dei problemi psicologici riscontrati nel bambino, o si attribuisce la difficoltà a uno scarso impegno».
Il rifiuto per tutto ciò che riguarda la scuola, la mancanza di interesse, i frequenti "mal di pancia" mattutini, la chiusura in se stessi, l'aggressività o al contrario l'apatia, la sensazione di inadeguatezza, l'ansia esagerata, la frustrazione nell'incapacità continua di eseguire i compiti richiesti, «sono i sintomi più evidenti - è sicura la coordinatrice - che dovrebbero portare la famiglia ad interpellare uno specialista, il quale, nella maggior parte dei casi, chiarisce l'origine dei disturbi. E' importante interpretare correttamente i disagi psicologici, non come causa di disturbi specifici dell'apprendimento ma, al contrario, come la conseguenza». Non tutti sono reattivi nei confronti del problema dislessia. In certe scuole (medie e superiori prima di tutto) si fa fatica - viene spiegato - ci sono insegnanti per i quali la dislessia non esiste o che, di fronte al problema, si dichiarano non competenti.

di Federico Frighi

mercoledì 19 giugno 2013

GLI ESAMI DI TERZA MEDIA DEGLI ALUNNI CON DISABILITA' O DSA

L'alunno con DSA e piano didattico personalizzato è equiparato all'alunno con disabilità

Giugno: la scuola finisce, ma per chi è in terza media le vacanze si faranno attendere ancora un po', dato che rimane l'ultimo ostacolo degli esami finali. In questo pezzo vogliamo fare il punto sulle modalità con le quali si svolgeranno le prove finali per gli alunni con disabilità o
disturbi specifici dell'apprendimento.

Poco, a dire il vero, è per ora cambiato rispetto allo scorso anno. In attesa di disposizioni concrete sull'applicazione della recente e controversa circolare sui BES (
circolare Direttiva Ministeriale del 27/12/2012) constatiamo nulla è cambiato rispetto al passato e che molto occorre ancora fare per affermare politiche scolastiche realmente inclusive.

ALUNNI DISABILI E PEI - Innanzitutto ricordiamo che per gli alunni con disabilità sono previste prove di esame specifiche, relative agli insegnamenti impartiti. Le prove possono essere differenziate, basandosi sul PEI piano educativo individualizzato dello studente. Il loro valore è lo stesso di quelle ordinarie, per ciò che riguarda il superamento della prova d'esame finale.

DSA E STRUMENTI COMPENSATIVI - Nel caso di alunni con DSA (Disturbi Specifici di apprendimento), si prevede la possibilità di utilizzare strumenti compensativi previsti dal piano didattico personalizzato (PDP). Per questi alunni è prevista la possibilità di dare più tempo per la conclusione delle prove, e può essere previsto l'uso di strumenti informatici. Per la comprensione di quanto richiesto dall'esame, un componente della commissione può leggere i testi delle prove scritte, inoltre al candidato può essere consentito l'uso di dispositivi per l'ascolto in formato mp3 dei testi registrati.

DSA E LINGUE STRANIERE - Per quanto riguarda le lingue straniere, è prevista una prova orale al posto di quella scritta nel caso in cui il candidato con DSA non abbia seguito un percorso didattico individuale, ma quello ordinario, con la sola dispensa dalle prove scritte di lingua straniera.
I candidati con DSA con percorso didattico differenziato e con esonero dall'insegnamento della lingua straniera, valutati in base ad esso, possono sostenere prove differenziate, coerenti con il percorso svolto, finalizzate al solo rilascio dell'attestato di credito formativo. Questo secondo quanto previsto dal D.P.R. n. 323/1998.
Ricordiamo quindi che gli alunni con DSA con piano didattico differenziato ed esonero dagli esami di lingua straniera, sono sostanzialmente equiparati agli studenti con disabilità che svolgono esami in base al loro PEI. E questo vale sia per le scuole secondarie superiori che inferiori.

ATTESTATO - Agli alunni con disabilità o con DSA che non conseguono la licenza è rilasciato un attestato di credito formativo, utile per l'iscrizione e per la frequenza delle classi successive, come previsto dall'
OM n. 90/01 in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 215/87 sul diritto di tutti gli alunni a frequentare anche le scuole superiori.
Dallo scorso anno, nei quadri finali pubblicati con gli esiti dell'esame, nel caso in cui lo studente non consegua il diploma, ma solo l'attestato, viene indicata la dicitura "Esito positivo", così come per la licenza. Così come per la scuola superiore, dall'anno scroso vieene usata questa dicitura al posto di "non licenziato".

martedì 18 giugno 2013

GLI ESAMI DI TERZA MEDIA DEGLI ALUNNI CON DISABILITA' O DSA

L'alunno con DSA e piano didattico personalizzato è equiparato all'alunno con disabilità

Giugno: la scuola finisce, ma per chi è in terza media le vacanze si faranno attendere ancora un po', dato che rimane l'ultimo ostacolo degli esami finali. In questo pezzo vogliamo fare il punto sulle modalità con le quali si svolgeranno le prove finali per gli alunni con disabilità o
disturbi specifici dell'apprendimento.

Poco, a dire il vero, è per ora cambiato rispetto allo scorso anno. In attesa di disposizioni concrete sull'applicazione della recente e controversa circolare sui BES (
circolare Direttiva Ministeriale del 27/12/2012) constatiamo nulla è cambiato rispetto al passato e che molto occorre ancora fare per affermare politiche scolastiche realmente inclusive.

ALUNNI DISABILI E PEI - Innanzitutto ricordiamo che per gli alunni con disabilità sono previste prove di esame specifiche, relative agli insegnamenti impartiti. Le prove possono essere differenziate, basandosi sul PEI piano educativo individualizzato dello studente. Il loro valore è lo stesso di quelle ordinarie, per ciò che riguarda il superamento della prova d'esame finale.

DSA E STRUMENTI COMPENSATIVI - Nel caso di alunni con DSA (Disturbi Specifici di apprendimento), si prevede la possibilità di utilizzare strumenti compensativi previsti dal piano didattico personalizzato (PDP). Per questi alunni è prevista la possibilità di dare più tempo per la conclusione delle prove, e può essere previsto l'uso di strumenti informatici. Per la comprensione di quanto richiesto dall'esame, un componente della commissione può leggere i testi delle prove scritte, inoltre al candidato può essere consentito l'uso di dispositivi per l'ascolto in formato mp3 dei testi registrati.

DSA E LINGUE STRANIERE - Per quanto riguarda le lingue straniere, è prevista una prova orale al posto di quella scritta nel caso in cui il candidato con DSA non abbia seguito un percorso didattico individuale, ma quello ordinario, con la sola dispensa dalle prove scritte di lingua straniera.
I candidati con DSA con percorso didattico differenziato e con esonero dall'insegnamento della lingua straniera, valutati in base ad esso, possono sostenere prove differenziate, coerenti con il percorso svolto, finalizzate al solo rilascio dell'attestato di credito formativo. Questo secondo quanto previsto dal D.P.R. n. 323/1998.
Ricordiamo quindi che gli alunni con DSA con piano didattico differenziato ed esonero dagli esami di lingua straniera, sono sostanzialmente equiparati agli studenti con disabilità che svolgono esami in base al loro PEI. E questo vale sia per le scuole secondarie superiori che inferiori.

ATTESTATO - Agli alunni con disabilità o con DSA che non conseguono la licenza è rilasciato un attestato di credito formativo, utile per l'iscrizione e per la frequenza delle classi successive, come previsto dall'
OM n. 90/01 in applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 215/87 sul diritto di tutti gli alunni a frequentare anche le scuole superiori.
Dallo scorso anno, nei quadri finali pubblicati con gli esiti dell'esame, nel caso in cui lo studente non consegua il diploma, ma solo l'attestato, viene indicata la dicitura "Esito positivo", così come per la licenza. Così come per la scuola superiore, dall'anno scroso vieene usata questa dicitura al posto di "non licenziato".

lunedì 17 giugno 2013

Come funziona l’esame di terza media



Emanuele Contu, che insegna Lettere alle scuole medie dal 2003 ed è responsabile scuola del PD milanese, spiega sul sito dei Mille come funziona e quali sono i pro e i contro dell’esame di terza media, che tra poco dovranno affrontare circa 600 mila studenti in tutta Italia. In particolare Contu sostiene che la valutazione finale dell’esame abbia un peso eccessivo, si chiede se la prova Invalsi – uguale in tutte le scuole d’Italia – sia opportuna, e ricorda che un tempo l’esame aveva senso anche perché coincideva con il termine dell’obbligo scolastico, che ora – se l’alunno è in regola – termina dopo il secondo anno di superiori.
Tra pochi giorni, i tredici-quattordicenni italiani affronteranno il loro esame di terza media. I numeri di quello che più propriamente si chiama Esame di Stato del Primo ciclo sono imponenti: quasi ottomila scuole coinvolte, per un totale di circa 600mila candidati ripartiti in più di 27mila classi e affidati al giudizio di svariate migliaia di insegnanti. Nonostante la mole dell’operazione, però, l’esame di terza media è un po’ il fratello povero della maturità: se ne parla poco, anche se gli spunti di riflessione non mancherebbero per quello che oggi è per molti versi un oggetto strano, un ibrido a metà strada tra rito di passaggio e momento di verifica e certificazione.
Negli ultimi anni le modalità di svolgimento e di valutazione dell’esame sono mutate, complicandosi notevolmente. L’esame è articolato infatti in sei prove, più di quelle della stessa maturità: prima dell’orale conclusivo, gli alunni devono affrontare quattro scritti su quesiti stabiliti dai loro insegnanti (italiano, matematica e tecnologia, inglese, seconda lingua comunitaria), più una prova nazionale predisposta dall’Invalsi. È invece rimasta invariata la composizione della commissione d’esame: questa è costituita dagli insegnanti di tutte le terze della scuola, suddivisi in tante sottocommissioni quante sono le classi da esaminare; solo il presidente di commissione – di norma un dirigente scolastico – è nominato dall’esterno. Ciò significa, in sostanza, che ogni candidato è esaminato e valutato dagli stessi insegnanti che lo hanno ammesso all’esame e lo hanno preparato nel corso del triennio.
Questa, a grandi linee, l’organizzazione dell’esame. Una prova lunga e abbastanza complessa, cosa di per sé non negativa. Diverse sono però le perplessità che accompagnano questa architettura, soprattutto perché rendono difficile comprendere quali finalità si vogliano affidare all’esame stesso.