A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

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mercoledì 6 luglio 2016

D.S.A. e test di ammissione universitari

http://www.petizioni24.com/dsa_e_test_di_ammissione_universitari

D.S.A. e test di ammissione universitari

Richiesta di utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi ai test di ammissione universitari per gli studenti con D.S.A.
La legge 8 ottobre 2010, n. 170 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, nata per garantire il diritto all’istruzione di studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), riconosce gli strumenti compensativi e dispensativi quali mezzi indispensabili per compensare le debolezze funzionali derivanti dal disturbo.
Essa chiarisce che tali strumenti non aiutano lo studente dal punto di vista cognitivo, ma rappresentano un valido ausilio per porre lo studente in condizioni di parità rispetto agli altri, poiché consentono lo svolgimento delle prove senza dispersione di energie.
La legge, quindi, assicura l'uso degli strumenti compensativi e dispensativi, nonché adeguate forme di verifica e valutazione, anche in ambito universitario:

Legge n. 170/2010, Art. 5
1“Gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari”.
4 “Agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all'università nonché gli esami universitari.”

D.M. n. 5669 del 12/07/2011, Art. 6
8 “Per le prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale programmati a livello nazionale o da parte delle università, sono previsti tempi aggiuntivi, ritenuti congrui in relazione alla tipologia di prova e comunque non superiori al 30% in più rispetto a quelli stabiliti per la generalità degli studenti, assicurando altresì l’uso degli strumenti compensativi necessari in relazione al tipo di DSA”.

Purtroppo, le “Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento”, allegate al D.M. n. 5669 del 12 Luglio 2011, non sono altrettanto chiare e sembrano limitare l’utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi soltanto in casi di particolare gravità del DSA:

Par 6.7 delle Linee guida “Gli Atenei”:
“…La presentazione della certificazione diagnostica, al momento dell’iscrizione, permette di accedere anche ai test di ammissione con le seguenti modalità:
• la concessione di tempi aggiuntivi, rispetto a quelli stabiliti per la generalità degli studenti, ritenuti congrui dall’Ateneo in relazione alla tipologia di prova e comunque non superiori al 30% in più;
• la concessione di un tempo aggiuntivo fino a un massimo del 30% in più rispetto a quello definito per le prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale programmati a livello nazionale o dalle università ai sensi dell’art. 4 della legge 2 agosto 1999 n. 264;
• in caso di particolare gravità certificata del DSA, gli Atenei – nella loro autonomia - possono valutare ulteriori misure atte a garantire pari opportunità nell’espletamento delle prove stesse…”

A seguito dell’emanazione del  D.M. 3 luglio 2015, n. 463, il Miur, con le Linee guida allegate alla nota ministeriale n. 13672 del 6 agosto 2015, ha disciplinato le modalità e i contenuti delle prove di accesso ai corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico a programmazione nazionale, secondo le quali, al punto “Studenti con disabilità o affetti da disturbi specifici dell’apprendimento", enuncia:
“I candidati con certificazione ex lege 104/1992 e i candidati affetti da DSA hanno diritto:
• A tempo aggiuntivo rispetto a quello previsto per lo svolgimento della prova (i candidati con certificazione ex lege 104/1992 nella misura massima del 50% e solo se ne formulano specifica richiesta; i candidati affetti da DSA sempre al 30% di tempo aggiuntivo, a prescindere da specifica richiesta).
• A strumenti compensativi ulteriori necessari in ragione della specifica patologia. Sono strumenti compensativi ammessi: calcolatrice non scientifica, videoingranditore, affiancamento di un tutor. Non sono ammessi i seguenti strumenti: dizionario e/o vocabolario; formulario; tavola periodica degli elementi; mappa concettuale; personal computer/tablet/smartphone…”.  

E’ contraddittorio che una legge, che dichiara l’importanza degli strumenti compensativi e dispensativi e ne promuove l’utilizzo durante gli esami universitari, vieti gli stessi ai test di ammissione; è inutile predisporre nelle Università servizi specifici per i DSA, se poi se ne ostacola l’ingresso; è ingiusto che strumenti ritenuti in un primo momento mezzi indispensabili per uno svolgimento equo della prova siano, poi, considerati un’agevolazione.
Sarebbe contraddittorio avere emanato una legge per garantire il diritto allo studio degli studenti con DSA per poi bloccarne l’ingresso all’Università. Pertanto, la proibizione di utilizzo di indispensabili strumenti compensativi, di cui fanno uso gli studenti con D.S.A durante il percorso scolastico,  inficerebbe l’espletamento della prova, condizionandone in modo profondamente discriminatorio l’esito.
Questo è il modo più certo per non garantire pari opportunità di accesso all’Università ai ragazzi con D.S.A..

Tutto quanto ciò premesso  
SI CHIEDE  
  • Revoca della nota ministeriale n. 13672 in data 06.08.2015 in quanto basata su principi palesemente errati, difforme dalla legge 170 in data 08.10.2010, dal D.M. n. 5669 del 12.07.2011 e dagli artt. 3 e 33 della Costituzione della Repubblica Italiana.
  • Rettifica Par. 6.7 delle Linee guida allegate al D.M. n. 5669 del 12.07.2011, in quanto contraddittorie all’Art. 6 comma 8 del  D.M. n. 5669 del 12.07.2011.

Associazione "D.S.A. - Dislessia, un limite da superare"

mercoledì 18 marzo 2015

Di Sabato



Direzioni Didattiche Referenti DSA BES ASSOCIAZIONI INVITO A PARTECIPARE In collaborazione con le associazioni OpenMind e TAM il Forum delle Associazioni di San Giorgio a Cremano organizza un ciclo di seminari e laboratori denominati: DISabato incontri sui disturbi dell'apprendimento che si svolgeranno presso la sede del Forum delle Associazioni in Villa Bruno secondo il seguente calendario: 1° incontro 28/03 Sala Forum ore 17 Ruolo della visione e del training visivo optometrico nei problemi di lettura e nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento parteciperanno dott. Guido Corbisiero Direttore ASLNAPOLI3SUD distretto 54 prof. Gian Gennaro Coppola Neuropsichiatra Infantile Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile Università di Salerno dott.ssa Operto Francesca Neuropsichiatra Infantile Università di Salerno dott Ferraioli Giuseppe Optometrista Comportamentale I partecipanti
che necessitano di attestato di partecipazione possono iscriversi via mail all'indirizzo forumassociazioni@e-cremano.it indicando oltre ai propri dati anagrafici ente/organizzazione di appartenenza e ruolo. 2° incontro 18/04 Sala Forum ore 17 Nuove Tecnologie e Didattica inclusiva per DSA e BES Applicativi pluripiattaforma Open Source • Leggere il digitale e libri PDF con la sintesi vocale • Studiare con le mappe • Dal testo all'audio Incontro laboratoriale ISCRIZIONE OBBLIGATORIA (30 posti max) I partecipanti possono iscriversi via mail all'indirizzo forumassociazioni@e-cremano.it indicando oltre ai propri dati anagrafici ente/organizzazione di appartenenza e ruolo. Nella redazione della lista partecipanti si terrà conto data di invio richiesta iscrizione. 3° incontro 9/05 Sala Forum ore 17 imparo ad imparare L'attività proposta ha come obiettivo quello di fornire strategie
efficaci allo studente per renderlo consapevole di come funziona la sua mente e su cosa fare per controllare e monitorare le proprie abilità cognitive durante lo svolgimento delle attività di studio: -organizzare il lavoro scolastico, -memorizzare e comprendere adeguatamente un testo, - stimare il tempo necessario per la preparazione di una materia, - personalizzare ciò che si impara, - selezionare le informazioni rilevanti, - potenziare la motivazione, -aumentare la fiducia in sé stessi e la consapevolezza delle proprie capacità. Incontro laboratoriale ISCRIZIONE OBBLIGATORIA (30 posti max) I partecipanti possono iscriversi via mail all'indirizzo forumassociazioni@e-cremano.it indicando oltre ai propri dati anagrafici ente/organizzazione di appartenenza e ruolo. Nella redazione della lista partecipanti si terrà conto data di invio richiesta iscrizione. Roberto Dentice Presidente
Forum delle Associazioni

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FORUM delle ASSOCIAZIONI
Villa Bruno Via Cavalli di Bronzo, 20, 80046 San Giorgio a Cremano - Napoli
tel 081 5654327 tel/fax 081 5654334

martedì 20 gennaio 2015

IN RETE O NELLA RETE? ACCOMPAGNARE GLI ADOLESCENTI AD UN USO RESPONSABILE DI INTERNET





RISULTA SEMPRE PIÙ IMPORTANTE ACCOMPAGNARE GLI ADOLESCENTI A RICONOSCERE CHE INTERNET È COME UN OCEANO IMMENSO DA ESPLORARE PORTANDO CON SÉ CONSAPEVOLEZZA, RESPONSABILITÀ E UN ATTEGGIAMENTO DI AUTOTUTELA E PROTEZIONE; SE, INFATTI, LA RETE È UN MONDO DI COMUNICAZIONE PIUTTOSTO LIBERO, ONESTO E DI CONDIVISIONE PARITARIA È ANCHE UN CONTESTO IN CUI LA PROTEZIONE DELLA PROPRIA PRIVACY E DELLA PROPRIA RISERVATEZZA È MESSA DURAMENTE ALLA PROVA.

Internet risulta oggi il principale mezzo di comunicazione di massa, nelle vite sia degli adulti che dei ragazzi. L’avvento di internet e il suo utilizzo, che al giorno d’oggi spazia dall’ambito lavorativo a quello scolastico per arrivare a quello ludico-ricreativo, rappresenta una delle principali rivoluzioni dal punto di vista delle comunicazioni e quindi delle relazioni umane, costituendo una importante sfida dal punto di vista educativo nella relazione tra adulti e adolescenti.

Dal momento che comunicare è sempre e da sempre un bisogno essenziale degli esseri umani, anche i mezzi e i modi attraverso cui le persone intraprendono, costruiscono e mantengono scambi comunicativi si evolvono nel tempo.

Le comunicazioni mediate da internet hanno definitivamente interrotto la dicotomia tra comunicazione scritta e comunicazione orale, consentendo scambi interattivi scritti ma al tempo stesso diretti ed immediati come quelli orali, come avviene tramite chat, post sui social network, e-mail e messaggistica istantanea. Si tende quindi a parlare di oralità scritta (Pozzi e Toscani, 2008), intendendo una forma di comunicazione, rivoluzionaria e innovativa, che abbraccia contemporaneamente la struttura della comunicazione scritta e l’immediatezza della comunicazione orale, costruendo quindi nuovi linguaggi, nuove grammatiche e nuovi codici di comunicazione tra persone.

Un’altra essenziale trasformazione che internet ha portato nelle vite delle persone, è che, per la prima volta nella storia dell’uomo, le nuove generazioni padroneggiano questi strumenti e linguaggi con esperienza maggiore rispetto alle generazioni che le hanno precedute. Dal punto di vista educativo e pedagogico, questo dato di fatto rappresenta un’enorme e difficile sfida da affrontare, in quanto i nativi digitali (Prensky, 2001) sono ritenuti madrelingua dei linguaggi virtuali e multimediali mentre gli adulti risultano “immigrati digitali”, con lacune di apprendimento e di trasmissione dei codici stessi.

Emerge in modo sempre più evidente un gap generazionale e, soprattutto nei due contesti educativi per eccellenza (scuola e famiglia), si osserva la convivenza di più generazioni culturali, nate e cresciute con strumenti e linguaggi di comunicazione diversi, spesso in difficoltà nel costruire e condividere valori, norme, regole e identità.
Rimane quindi da chiedersi e, soprattutto, invitare gli adolescenti a chiedersi: quali sono le reali opportunità e punti di forza delle nuove tecnologie? Quali sono invece i rischi e le criticità di questi strumenti?

Se, da una parte gli adolescenti sono abbastanza sicuri nell’evidenziare le potenzialità della rete (divertimento, approfondimento di interessi e passioni, sviluppo della conoscenza e della creatività, contatto diretto e immediato con i pari, facilità e immediatezza dell’utilizzo), dall’altra appaiono spesso carenti di informazioni, ma soprattutto di consapevolezze, in merito alle criticità e ai rischi oggettivi (Couyoumdjian et al., 2006; Lancini, 2009).:
In rete, infatti, viene messo a rischio il contatto con Sé stessi, in quanto la dimensione corporea e del “faccia a faccia” è negata, mettendo a rischio le capacità e le competenze socio-relazionali dei ragazzi;
Inoltre, gli adolescenti vivono una forte pressione, da parte dei pari ma anche più in generale dalla società dei consumi (Bauman, 1999) all’omologazione e al possesso di strumenti sempre nuovi con ricadute importanti a livello della stima di Sé; spesso, e questi gli adolescenti lo riconoscono apertamente, si prova una forte fatica a tollerare la frustrazione di non avere il cellulare o la consolle uguale a quella dei compagni oppure di non ricevere in maniera immediata risposte a messaggi e chat.
Infine, l’utilizzo della rete da parte degli adolescenti manca di controllo, che, quando non può arrivare dall’interno, deve o dovrebbe giungere dall’esterno, da parte degli adulti di riferimento. E’ proprio nel mondo fluido, immenso e incontrollabile della rete che spesso gli adolescenti entrano in contatto con contenuti non adeguati alla loro giovane e fragile età, oppure, approfittando dello schermo del pc, che è al tempo stesso protezione e maschera, attivano modalità di comunicazione aggressive, denigratorie o prepotenti nei confronti dei pari

Risulta sempre più importante accompagnare gli adolescenti a riconoscere che internet è come un oceano immenso da esplorare portando con sé consapevolezza, responsabilità e un atteggiamento di autotutela e protezione; se, infatti, la rete è un mondo di comunicazione piuttosto libero, onesto e di condivisione paritaria è anche un contesto in cui la protezione della propria privacy e della propria riservatezza è messa duramente alla prova.
E’ essenziale avvicinare gli adolescenti al concetto di intimità, un valore importante che ci riporta alla consapevolezza della riservatezza di alcune informazioni private e personali per le quali è necessario un atteggiamento di grande attenzione e protezione, in quanto una volta immesse nell’universo virtuale non è più possibile cancellarle né avere pieno controllo del loro utilizzo da parte di altri utenti (Rivoltella, 2001).

E’ importante quindi ricordare alcuni semplici ma essenziali consigli di buona navigazione agli adolescenti (e anche agli adulti):
Mai comunicare o condividere informazioni personali, password oppure dettagli relativi alla propria famiglia e alla propria residenza;
Prestare attenzione alle impostazioni di privacy dei social network, dei blog e dei servizi di chat;
Ricordare che virtuale non fa rima con legale; alcuni comportamenti sono scorretti, per non dire illegali, offline così come online e non devono quindi essere messi in atto. L’atteggiamento di correttezza e rispetto favorisce un utilizzo responsabile della rete e una consapevolezza della propria cybercittadinanza;
Coltivare interessi paralleli, affiancando alle nuove tecnologie, gli interessi e le passioni fuori dalla rete;
Ricordare l’importanza della comunicazione interpersonale e del “faccia a faccia”, sia nei rapporti alla pari che nella relazione con gli adulti;

Richiedere l’ascolto e il sostegno da parte degli adulti non solo per tutelare la propria immagine e riservatezza sulla rete, ma anche e soprattutto per avere maggiori strumenti di gestione delle emozioni e legate all’uso delle tecnologie.



ARGOMENTI CORRELATI:
TECNOLOGIA E PSICOLOGIA – BAMBINI E ADOLESCENTI

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Internet addiction: quando cinque minuti diventano alcune ore
Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2014/05/internet-adolescenti-utilizzo-responsabile/

I DISTURBI SPECIFICI DELL’ APPRENDIMENTO (DSA) – DEFINIZIONE PSICOPEDIA PER SAPERNE DI PIÙ



I disturbi di apprendimento rappresentano una condizione clinica evolutiva di difficoltà di apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo che si manifesta con l’inizio della scolarizzazione. Sono pertanto escluse le patologie di apprendimento acquisite (successive ad esempio a traumi cranici).

I riferimenti internazionali utilizzati nella definizione e classificazione dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono:
• ICD-10 (F81 Disturbi evolutivi specifici delle abilità scolastiche)
• DSM IV TR (315 Disturbi dell’apprendimento).
Si tratta di disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Essi infatti interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici.
Sulla base del deficit funzionale vengono comunemente distinte le seguenti condizioni cliniche:
• dislessia, cioè disturbo nella lettura (intesa come abilità di decodifica del testo);
• disortografia, cioè disturbo nella scrittura (intesa come abilità di codifica fonografica e competenza ortografica);
• disgrafia, cioè disturbo nella grafia (intesa come abilità grafo-motoria);
• discalculia, cioè disturbo nelle abilità di numero e di calcolo (intese come capacità di comprendere e operare con i numeri).

Il DSA è un disturbo cronico, la cui espressività si modifica in relazione all’età e alle richieste ambientali: si manifesta cioè con caratteristiche diverse nel corso dell’età evolutiva e delle fasi di apprendimento scolastico. La sua prevalenza risulta maggiore nella scuola primaria e secondaria di primo grado. L’espressività clinica varia inoltre in funzione della complessità ortografica della lingua scritta. Con il termine “complessità ortografica” ci si riferisce a quella caratteristica che differenzia le lingue “opache” (per esempio l’inglese), caratterizzate da una relazione complessa e poco prevedibile tra grafemi e fonemi, dalle lingue “trasparenti” (per esempio l’italiano), caratterizzate da una relazione prevalentemente diretta e biunivoca tra fonemi e grafemi corrispondenti (al suono della singola lettera o parola corrisponde cioè il modo in cui la si scrive). Tale caratteristica condiziona i processi utilizzati per leggere, gli strumenti di valutazione clinica e i percorsi riabilitativi, non consentendo un diretto e totale trasferimento dei dati scientifici derivati da studi su casistiche anglofone.
La definizione di una diagnosi di DSA avviene in una fase successiva all’ inizio del processo di apprendimento scolastico. È necessario infatti che sia terminato il normale processo di insegnamento delle abilità di lettura e scrittura (fine della seconda classe della primaria) e di calcolo (fine della terza classe della primaria).
Un’anticipazione eccessiva della diagnosi aumenta in modo significativo la rilevazione di falsi positivi. Tuttavia, è possibile individuare fattori di rischio (personali e familiari) e indicatori di ritardo di apprendimento che possono consentire l’attuazione di attività e interventi mirati e precoci e garantire una diagnosi tempestiva.
Una caratteristica rilevante nei DSA è la comorbilità. È frequente, infatti, accertare la compresenza nello stesso soggetto di più disturbi specifici dell’apprendimento o la compresenza di altri disturbi neuropsicologici (come l’ADHD, disturbo dell’attenzione con iperattività) e psicopatologici (ansia, depressione e disturbi della condotta).

I DSA mostrano una prevalenza che oscilla tra il 2,5 e il 3,5% della popolazione in età evolutiva per la lingua italiana, dato confermato dai primi risultati di una ricerca epidemiologica tuttora in corso sul territorio nazionale.
Di fatto, anche se ancora non esiste uno specifico osservatorio epidemiologico nazionale, le informazioni che provengono dai Servizi di Neuropsichiatria Infantile indicano che i DSA rappresentano quasi il 30% degli utenti di questi servizi in età scolare e il 50% circa degli individui che effettuano un intervento riabilitativo. I DSA sono attualmente sottodiagnosticati, riconosciuti tardivamente o confusi con altri disturbi.
I DSA hanno infine un importante impatto sia a livello individuale (frequente abbassamento del livello curriculare conseguito e/o prematuro abbandono scolastico nel corso della scuola secondaria di secondo grado), sia a livello sociale (ridotta realizzazione delle potenzialità sociali e lavorative dell’individuo).
Sono in aumento le prove scientifiche sull’efficacia della presa in carico e degli interventi riabilitativi nella riduzione dell’entità del disturbo e/o nel rendimento scolastico (misura del funzionamento adattivo in età evolutiva), nonché nella prognosi complessiva (psichiatrica e sociale) a lungo termine. La precocità e la tempestività degli interventi appaiono sempre più spesso in letteratura tra i fattori prognostici positivi.
Al raggiungimento di questi obiettivi devono contribuire più figure professionali e istituzioni, che rivestono un ruolo di rilievo nei diversi momenti dello sviluppo e dell’apprendimento e il cui coinvolgimento varia in base alle espressioni sintomatiche con cui il disturbo può rendersi evidente. Il pediatra tiene conto degli indicatori di rischio alla luce dei dati anamnestici, accoglie i segnali di difficoltà scolastiche significative riportate dalla famiglia e la indirizza agli approfondimenti specialistici. Gli insegnanti, opportunamente formati, possono individuare gli alunni con persistenti difficoltà negli apprendimenti e segnalarle alle famiglie, indirizzandole ai servizi sanitari per gli appropriati accertamenti, nonché avviare gli opportuni interventi didattici. I servizi specialistici per l’età evolutiva (per esempio i Servizi di Neuropsichiatria Infantile) sono attivati per la valutazione e la diagnosi dei casi che pervengono a consultazione e predispongono un’adeguata presa in carico nel caso in cui sia confermato il quadro clinico di DSA.

L’implementazione di prassi cliniche condivise per la diagnosi, che prevedano l’utilizzo di protocolli di valutazione basati su prove standardizzate a livello nazionale, così come di modalità di trattamento scientificamente orientate, può consentire un livello di assistenza più efficace e omogeneo per i soggetti con DSA. Questo permette, inoltre, di rilevare a livello nazionale quali siano le procedure diagnostiche e terapeutiche necessarie per questi disturbi (in termini di risorse umane ed economiche) e di avviare un percorso di ricerca sistematica sull’efficacia e l’efficienza degli interventi terapeutici nella popolazione di lingua italiana. L’adozione di criteri diagnostici evidence based può contribuire inoltre a distinguere i DSA dalle altre difficoltà scolastiche aspecifiche, connesse di solito a fattori relativi al contesto familiare, ambientale e culturale dello studente, nonché dalle difficoltà di apprendimento che sono conseguenza di ritardo mentale o deficit neurologici, sensoriali o motori.

ARTICOLO CONSIGLIATO

Disturbi specifici dell’apprendimento – Intervista ad Elena Simonetta

BIBLIOGRAFIA:
Istituto Superiore di Sanità (2011). Consensus Conference sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento in http://www.snlg-iss.it/cms/files/Cc_Disturbi_Apprendimento_sito.pdf.

venerdì 12 dicembre 2014

Penso sia di imput e una spinta leggere il commento che pubblico al post precedente: "Lettera..."

Antonella -
Ciao Lorenzo,
anche io come te sono dislessica (oltre che ex studentessa liceale indirizzo socio-psicopedagogico) e mi è stata riconosciuta a 16 anni (ora ne ho 21), quindi ormai tardino. Nessuno si era mai azzardato a dirmi niente a riguardo, nonostante captassi qualche problema soprattutto alle superiori. Solo la professoressa di italiano del triennio si rese conto di questo ma invece di dirmelo personalmente si è confrontata con la professoressa di psicologia che me lo ha riferito in malo modo, davanti a tutti gli altri miei compagni e durante un’interrogazione dove ero io ad esser giudicata. Incompetenza o insensibilità? non lo e continuo a non saperlo. La cosa che mi ha fatto davvero tanto male è che nonostante io avessi portato una diagnosi a fine 3 anno non era sufficiente perchè i professori non sapevano ugualmente come aiutarmi, anzi, solo pochi mesi prima del diploma la professoressa di filosofia mi ha fatto notare il problema ed il fatto che non c’erano stati incontri tra i professori e gli specialisti che mi avevano seguito. La mia è stata classificata come dislessia recuperata (lavoro che ho fatto sin da bambina da sola, indipendententemente- cosa che mi dovrebbe render fiera-, compensandomi con la memoria) e denominata come Disturbo del linguaggio, con relative carenze in ambito linguistico e verbale. Ad ogni modo una cosa lieve ma evidente se uno è quanto meno conoscente o competenze in materia. Io son sempre riuscita a rispettare i tempi, magari facevo fatica ad assimilare un concetto ed a esprimerlo, ma comunque più o meno nella norma, alla fine nessuno mi aveva fatto notare il mio disturbo. Sai la cosa più brutta qual è? Sentirsi dire dalla professoressa di matematica, che ti ha seguita in tutto il percorso delle superiori,così: “tu hai buona tanta e volontà ma poi non hai altro..” e fare notare in sede di esame i miei errori sulla tesina anzichè aiutarmi! Cosa vuol dire questo? Tutt’oggi me lo chiedo!I professori non dovrebbero valorizzare le capacità di ogni alunno? E dire che stavo rinunciando agli studi per colpa della mia esperienza… ma l’università è diversa, la mia università è diversa e sono fiera di aver fatto questo passo!Io chiederei maggiore competenze da parte dei professori, maggiori aiuti, anche da un punto di vista umano!i voti alla fine sono relativi. Ogni individuo dovrebbe esser valutato in base a ciò che è stato acquisito valorizzando i contenuti, soprattutto se uno è dislessico. Non tutti lo fanno!

mercoledì 15 ottobre 2014

Dsa aumentano perché esiste il problema. Lettera di risposta alla professoressa «sbigottita»

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Tommaso Tornaghi 

Un insegnante risponde all’intervento della professoressa Pellegrino pubblicato su tempi.it in merito ai Disturbi Specifici di Apprendimento. «È una rivoluzione, sì, ma in positivo» 

Settimana scorsa abbiamo pubblicato una lettera della professoressa Margherita Pellegrino, insegnante a Segrate (Mi), molto critica sulla tendenza del nostro sistema educativo ad attribuire ogni difficoltà degli alunni a ipotetici disturbi mentali. Di seguito riportiamo un’altra lettera giunta in redazione e firmata da Tommaso Tornaghi, insegnante di Storia alla scuola media Massimiliano Kolbe di Lecco. 

Scrivo in relazione all’intervento della professoressa Pellegrino in merito ai Disturbi Specifici di Apprendimento. 

Non conosco la professoressa e non intendo essere polemico ma solo chiarire alcuni punti che, secondo me, nel suo articolo sono trattati con sufficienza. 

Innanzitutto Disturbi Specifici di Apprendimento (dislessia, discalculia, disortografia, disgrafia) sono disturbi della capacità di apprendere diagnosticati solo ed esclusivamente in presenza di un quoziente intellettivo nella norma, in parole povere non esiste diagnosi di Dsa in presenza di un ritardo mentale . 

Nell’articolo la professoressa afferma che i test di lettura e scrittura su cui si basa la diagnosi “hanno ben poco di scientifico”, non capisco questa affermazione; su quale evidenza si basa? Per la diagnosi occorre un’equipe formata da un neuropsichiatra infantile, un logopedista e uno psicologo: tre figure che non penso siano sempre e comunque in malafede e svolgano test “non scientifici”. 

Nell’articolo si tratta un aspetto molto importante: si dichiara che “basta che un’insegnante non sappia insegnare per creare un alunno DSA”. La teoria di fondo (o almeno quello che mi sembra di capire) è che la scuola non insegni più a leggere, scrivere e far di conto e cerchi un capro espiatorio per le sue difficoltà, tra l’altro si insinua che ci sia una sorta di connivenza con psicologi e logopedisti per fornire “materiale umano” su cui lavorare a colpi di 80 euro a seduta. 

Penso che la tesi sia totalmente da ribaltare partendo da un concetto importante. 

Le diagnosi di Disturbi Specifici dell’Apprendimento aumentano perché il problema esiste e i docenti sono più attenti (fino a 10 anni fa nessuno sapeva che cosa fosse un dislessico e ancora oggi i passi da fare sono moltissimi). Troviamo conferma di questo nei paesi anglosassoni dove l’incidenza percentuale di questi disturbi è molto più alta a causa dell’opacità della loro lingua (l’italiano è per fortuna una lingua trasparente). 

È vero invece che alcuni docenti utilizzano le diagnosi per evitare di compiere il proprio dovere e per avere una sorta di “scudo protettivo” per la propria incapacità; io credo però che sia scorretto mettere in dubbio l’esistenza della dislessia perché ci sono insegnanti disonesti e sleali. 

Non è assolutamente vero, come dice la prof. Pellegrino, che basti individuare il disturbo e fare esercizio per correggerlo, purtroppo non esiste “medicina” efficace per i Dsa: come mi hanno insegnato fare esercitare di più un disortografico perché faccia meno errori di ortografia è come costringere un miope a sforzarsi di guardare meglio perché prima o poi vedrà oggetti più nitidi…assurdo. 

È vero che la soluzione sta nella didattica e in un modo di fare didattica diverso, basato su immagini, schemi, mappe concettuali…, è una rivoluzione, sì, ma in positivo, finalmente ogni docente deve provare ad inventare un modo di insegnare che tenga desta l’attenzione di tutti, che permetta di imparare, questo lo farà mettere in gioco, lavorare e preparare lezioni sempre nuove e il più possibile provocanti per tutti: da docente non mi sembra un male, anzi…. 

Tommaso Tornaghi

mercoledì 8 ottobre 2014

Apple iPAD: nuova tecnologia e nuovi applicativi

La recensione di Luigi, InfoAID Melegnano, su questo nuovo strumento che potrebbe piacere ai nostri ragazzi

Con l'avvento dell'iPAD di Apple si è definitivamente aperta una nuova era nel mondo della tecnologia che porterà in brevissimo tempo ad una diffusione sempre più ampia dei "tablet" (tavolette).

Molte sono le caratteristiche che rendono interessante questo tipo di strumento rispetto ad un classico portatile: la semplicità d'uso attraverso la tecnologia touchscreen, la velocità, la manegevolezza, il poco ingombro, il peso ridotto e non ultimo la durata dell'autonomia delle batterie. Ma non basta, per l'iPAD c'è una grandissima disponibilità di applicativi di ogni tipo, il cui costo medio è estremamente ridotto rispetto al mondo PC Windows in linea con una politica Apple già in corso da anni con l'iPhone.

L'ultimo ritrovato tecnologico come l'iPAD Apple, può risultare adatto anche alle esigenze dei DSA?

Molti sono gli applicativi che risultano interessanti, troviamo dalla sintesi vocale, alla gestione delle mappe concettuali; dal voice recorder alla videoscrittura con correzione ortografica; dal dizionario di italiano al traduttore multilingua per finire con una perfetta calcolatrice scientifica per non parlare degli eBook (libro elettronico) letto con sintesi vocale di serie!

Segue un'elenco di applicativi già disponibili:

Knowtilus Pro a pagamento

Browser per la navigazione su internet con sintesi vocale multilingua. L’applicativo comprende un traduttore del testo multilingua e una ricca dotazione di funzionalità.

ATTENZIONE: richiede connessione internet

Videoscrittura e foglio di calcolo

Office2 HD a pagamento

Comprende un programma di video scrittura con correttore ortografico e un foglio di calcolo. E' compatibile con i formati .doc e . xls

Libri e sintesi vocale di serie

iBooks gratuito

Il libro elettronico è la funzionalità più nota fornita di serie nell'iPAD e costituisce una delle innovazioni più salienti dei "tablet" nel mondo dell'editoria. L' iPAD comprende di serie la funzionalità di sintesi vocale capace di leggere sia i libri che file PDF.

Sintesi vocale

Speak it! a pagamento

Programma di sintesi vocale multilingua. Permette di leggere qualsiasi testo attraverso il comando di copia incolla anche da documenti PDF. Comprende la funzionalità di creazione di file audio del testo letto inviabile via email.

SpeakPad gratuito più voce a pagamento

Programma di sintesi vocale multilingua. Permette di leggere qualsiasi testo attraverso il comando di copia incolla. L'applicativo consente inoltre la navigazione su internet attraverso un browser interno da cui è direttamente fruibile la sintesi vocale senza utilizzare programmi aggiuntivi.

Mappe concettuali

iDesk a pagamento

Applicativo di gestione delle mappe concettuali e mentali.

Accesso file PDF

iAnnotate PDF a pagamento

Programma di accesso a file PDF con funzionalità di note, evidenza testo, copia testo per lettura da altro programma di sintesi vocale, download file PDF da internet.

Calcolatrice

Calc for iPad A pagamento

Calcolatrice classica e scietifica.

Orologio digitale

Alarm Clock gratuito

Registratore (voice recorder)

Recorder HD a pagamento

Voice recorder con possibilità di invio via email della registrazione ed esportazione del file audio.

Vocabolario di italiano

Il Treccani a pagamento

Dizionario della lingua italiana, comprende anche il dizionario dei sinonimi e contrari.

Dizionario italiano-inglese

Ultralingua a pagamento

Dizionario italiano-francese

Ultralingua a pagamento

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Dipendenza da Videogiochi

a cura del Dr Gaspare Costa

L’aspetto ludico e la funzione del gioco sono ingredienti fondamentali per un sano sviluppo dell’individuo; è attraverso il gioco che il bambino inizia ad apprendere quelle regole e ruoli che rappresentano un elemento indispensabile nel processo di identificazione e socializzazione del fanciullo. A fronte dell’aspetto salutare dell’attività ludica va però segnalato che, oggigiorno, il gioco ha assunto caratteristiche ben diverse rispetto a quelle che per secoli ne hanno garantito il ruolo di “fucina della socializzazione”, 
in particolare alcune caratteristiche dei moderni giochi (videogiochi) sembrano favorire, se utilizzati in eccesso, lo sviluppo di forme di disagio che, soprattutto in personalità predisposte, possono evolvere in vere e proprie problematiche psicopatologiche. Innanzitutto analizzando alcune differenze fondamentali tra i giochi tradizionali e i moderni giochi “virtuali” si possono individuare alcune importanti differenze:

i giochi tradizionali incentivano la socializzazione mentre i videogiochi perlopiù vengono “consumati” in solitudine;

i giochi tradizionali stimolano l’identificazione con persone reali anche se interpretano ruoli diversi mentre nei videogiochi si corre il rischio di identificarsi con personaggi virtuali, spesso dotati di poteri magici, che nei casi più gravi possono portare all’emulazione di azioni pericolose (purtroppo la cronaca ogni tanto ci informa di bambini che credendo di avere gli stessi poteri dei loro eroi preferiti fanno gesti pericolosi mettendo a rischi la propria salute e quella degli altri);

i giochi tradizionali rappresentavano un legame tra le generazioni e comunemente venivano tramandate da genitore a figlio, mentre i giochi virtuali spesso hanno l’effetto di “separare” (pensate al nonno con il proprio nipotino, difficilmente i due avranno lo stesso “bagaglio” tecnico, linguistico, e di abilità riferita al videogioco);

ore e ore passate, magari in solitudine, davanti ai videogames possono allentare le capacità critiche e l’aderenza alla realtà del bambino o dell’adolescente;

nei giochi tradizionali difficilmente si arrivava a concepire azioni violente o apertamente aggressive mentre nei videogiochi questo tipo di azioni sono ampiamente diffuse e apprezzate dai più giovani.

Queste fondamentali differenze tra i giochi tradizionali e i videogames possono rendere l’idea delle problematiche psicologiche e fisiche a cui la dipendenza da giochi virtuali può portare. Si parla di Dipendenza o Addiction quando la persona instaura un rapporto di “subordinazione” con una sostanza, attività o comportamento che si rendono necessari ai fini del “benessere” del dipendente.

LaDipendenza da Videogiochicome ogni altra dipendenza, vincola il soggetto a dedicare ingenti quantità di tempo ed energie ai videogames compromettendo l’ambito scolastico, relazionale e fisico. La dipendenza da videogiochi comportai fenomeni di tolleranza ed astinenza,ovvero il soggetto e costretto ad aumentare progressivamente le “dosi” di tempo passato a giocare per ottenere il livello di eccitazione desiderato mentre l’astinenza comporta una serie di sintomi psico-fisici ( irrequietezza, agitazione, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e dell’umore, pensieri ossessivi riferiti ai videogiochi ecc..) che si manifestano quando il soggetto è impossibilitato a giocare. Le principali conseguenze dovute alla dipendenza da videogiochi possono riguardare:

difficoltà scolastiche (scarsa attenzione, concentrazione, difficoltà di apprendimento ecc..)

compromissione dei rapporti sociali (isolamento, litigi per accaparrarsi i videogames, rapporti incentrati,specie in riferimento ai giochi di ruolo, sulla comunicazione virtuale);

compromissione della salute, ad esempio il sovrappeso dovute alla vita sedentaria;

disturbi del sonno, dell’alimentazione o dell’umore;

problematiche psichiche di carattere dissociativo, riduzione della facoltà di critica o scollamento dalla realtà (ovvero le tante ore passate a giocare possono creare una frattura tra il mondo reale e quello virtuale, allo stesso modo, specie in adolescenza, si può compromettere il sano sviluppo dell’identità);

problematiche astinenziali quando il soggetto non può giocare (ricorrenti pensieri riferiti al gioco, irrequietezza, disforia ecc..);

tendenza a compiere azioni “illegali” ( per es. bullismo) o a mentire per procurarsi i soldi per i videogiochi;

tendenza a trascurare altri interessi (sport, amicizie, hobby ecc..).

Per concludere, consci dei limiti della generalizzazione, possiamo ipotizzare gli “effetti” che laDipendenza da Videogiochi può avere sulle personalità più deboli – specie laddove il processo di costruzione dell’identità, come nell’adolescente, ( Vedi Area Adolescenza nel presente sito) è ancora in atto- fornendo loro una sorta di “fuga” da una realtà insoddisfacente, noiosa ed anonima, all’interno di un ambiente virtuale nel quale essi trovano rifugio.

Anche rispetto alla “realtà multimediale”, infatti, occorre un’adeguata educazione degli adolescenti, sia verso il gioco, sia mirata alla differenziazione tra questa è la realtà quotidiana. Si parlava prima di “fuga” della realtà: è evidente, così come sottolinea C. Guerreschi[1], che la realtà virtuale può offrire stimoli maggiori alle personalità più deboli, consente una facile identificazione con gli eroi virtuali dei videogames e permette di estraniarsi dalla noia, sentimento principe per molti adolescenti. Insegnare a distinguere tra queste due realtà (compito che a mio avviso le Istituzioni e le principali agenzie formativa ed educative, tra tutte la Scuola, non possono trascurare) significa dotare l’adolescente degli strumenti necessari per sviluppare innanzitutto un senso di responsabilità è, soprattutto, ad evitare che egli si senta un estraneo nella propria quotidianità, misurando valori, emozioni e gratificazioni in relazione a questa sua attività ludica multimediale.

Dr Gaspare Costa

In occasione della Giornata mondiale della Salute Mentale

Siamo tutti matti? Danni, abusi e violenza in nome dell’aiuto, con la complicità di un business multimiliardario

Milano, 06/10/2014 (informazione.it - comunicati stampa - varie) Nella società moderna gli abusi perpetrati in nome dell’aiuto alla sofferenza emotiva sono molto frequenti ma, essendo celati dietro un’aura di scientificità che ne offusca la brutalità, passano perlopiù inosservati; e non ci si rende nemmeno più conto di quanto pervasivamente la psichiatria si sia impossessata delle nostre vite.

Sin dalla più tenera età veniamo etichettati e diagnosticati con presunte malattie la cui esistenza non è mai stata dimostrata, come la cosiddetta sindrome da deficit d’attenzione e iperattività (ADHD) o i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA, dislessia, disgrafia, discalculia ecc).

I test vengono somministrati nelle scuole con programmi di screening preceduti da campagne mediatiche terroristiche e (dis)informative, con lo scopo di allarmare i genitori circa questi nuovi disturbi - quasi si trattasse di malattie mortali.

Nel caso di diagnosi di ADHD scatta spesso la prescrizione di stimolanti anfetaminici che, secondo recenti studi, non curano niente e creano un serie impressionante di effetti collaterali.

I DSA invece non si curano con psicofarmaci, ma indirizzano il bambino su un percorso di visite neuropsichiatriche nel corso delle quali può beccarsi una diagnosi di disturbo mentale (“in comorbilità” col disturbo dell’apprendimento): dritto dal farmacista.

Seguendo una moda lanciata negli Stati Uniti, anche in Italia cresce il numero di bambini etichettati “bipolari" e trattati con neurolettici. Sono i farmaci più potenti dell’arsenale psichiatrico, noti anche come antipsicotici o camicie di forza chimiche, e caratterizzati da effetti collaterali spaventosi e, nel caso di trattamenti prolungati, anche irreversibili.

Superata la scuola elementare entriamo nell’adolescenza. Ma attenzione: gli sbalzi di umore caratteristici di questa età turbolenta, marcata da tempeste ormonali, sofferenze amorose e preoccupazioni scolastiche, oggi ci possono valere la prescrizione di ansiolitici o antidepressivi o - udite udite - elettroshock.

E non è finita: la diagnosi psichiatrica può anche trasformarsi in strumento atto a giustificare la sottrazione dei vostri figli alla famiglia, e il loro affidamento ai servizi sociali.

Al termine del periodo scolastico la persona entra nel mondo del lavoro, e l’interferenza psichiatrica nella sua vita prende nuove forme, con l’obbligo da parte del medico del lavoro di certificare il rischio di danni da stress lavoro-correlato. Se siamo arrivati indenni a questo punto e, fiduciosi, decidiamo di sposarci e avere figli, ecco rispuntare lo strizzacervelli: precedute da una campagna mediatica impressionante, fioccano ormai le diagnosi di depressione post partum (con relative prescrizioni psicofarmacologiche).

Nessuno lo dice, ma tra gli effetti collaterali di certi farmaci antidepressivi ci sono proprio quelle ideazioni e azioni suicide/omicide che il farmaco stesso si proporrebbe di curare.

Se poi da adulti ci capita d’imbatterci nel sistema giudiziario, scopriamo che in certi casi i giudici hanno praticamente abdicato il loro potere, cedendolo nelle mani di sedicenti esperti psichiatrici, i quali dispensano a caro prezzo preziose perizie d’incapacità d’intendere e volere. Ormai i reati sono riclassificati malattie mentali: non ci sono più assassini, ladri o incendiari, ma maniaci, cleptomani e piromani.

Attenti infine a non perdere il controllo o litigare col vicino sbagliato. Vi ritrovereste a rischio di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), istituto con cui la psichiatria mostra il suo volto più oscuro e violento e si rivela per quello che effettivamente è: un violento strumento di controllo sociale.

Lo psichiatra ha il diritto di prelevare con la forza chicchessia, legarlo come un salame e rinchiuderlo in gattabuia senza processo né avvocati per un certo periodo di tempo, teoricamente limitato ma prolungabile.

E, se vi capita, non ribellatevi all’ingiustizia: la ribellione verrebbe usata come prova d‘infermità mentale (rifiuta le cure!), per rincarare la dose. Tutto ciò viene giustificato con un assunto: il “malato mentale” è pericoloso per sé e per gli altri, ed è inconsapevole della propria malattia: come tale, deve essere sottoposto a qualunque genere di trattamento coercitivo.

La psichiatria moderna si fonda quasi esclusivamente sul modello chimico, secondo il quale le cosiddette malattie mentali sarebbero dovute a squilibri chimici nel cervello. Anche se la teoria non è mai stata dimostrata e, anzi, oggi viene esplicitamente riconosciuta come erronea dalla maggior parte degli accademici, psichiatri e Big Pharma continuano ad usarla per giustificare la prescrizione e il marketing psicofarmacologico.

L’aspetto peggiore di questa dottrina è lo svuotamento del concetto di essere umano, privato del suo libero arbitrio e ridotto alla mercé delle reazioni chimiche che avvengono nel suo cervello.

Intendiamoci: alcune persone sono soggette a sofferenza emotiva, hanno seri problemi a rapportarsi con gli altri e necessitano di aiuto. Ma la professione di chi fornisce questo aiuto dovrebbe essere inquadrata nell'alveo delle conoscenze umanistiche – non scientifiche.

E, soprattutto, i loro rimedi non dovrebbero mai essere somministrati in maniera coatta, ma solo su base volontaria. Esistono persone - psicoanalisti, maestri yoga o di meditazione, preti, comportamentalisti ecc. - che aiutano la gente nei momenti difficili, senza però atteggiarsi a medici o violare con la forza i diritti fondamentali della persona.

Nella Giornata Mondiale della Salute Mentale, cittadini, associazioni per la tutela dei diritti umani e istituzioni dovrebbero attivarsi per assicurare a queste persone un’assistenza non invasiva, non violenta e non coercitiva, priva cioè di quei trattamenti che hanno contraddistinto l’intera storia della psichiatria.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus

Email info@ccdu.org w.
ccdu.org

Lo Screening per i DSA



Di Rossana Gabrieli (Rivista BES e DSA in classe) – La Legge 170/10 così recita all’articolo 3 comma 3, relativo alla diagnosi del disturbo d’apprendimento “È compito delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia, attivare, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA degli studenti, sulla base dei protocolli regionali di cui all’articolo 7, comma 1. L’esito di tali attività non costituisce, comunque, una diagnosi di DSA”.

L’accento viene posto chiaramente, in questo passaggio della legge, sulla necessità di un riconoscimento il più precoce possibile della eventuale presenza del disturbo d’apprendimento. Il punto di riferimento é sicuramente la buona prassi costituita dalla realizzazione di screening, volti a rilevare eventuali criticità. Intanto, chiariamo che con il termine screening “si intende una metodologia di rilevazione che è in grado di predire un disturbo sulla base della presenza di un segno critico selezionato in precedenza (test predittivo)…”.

Alcune scuole sul territorio nazionale attuano progetti di screening, anche ricorrendo ad interventi di esperti del settore. Ciò che si cerca di verificare é la presenza di problematiche nelle attività di lettura, scrittura, comprensione. Meno diffusa risulta essere la pratica di rilevare le difficoltà emergenti in ambito logico-matematico.

In presenza di esperti a cui affidare gli screening, il riconoscimento di un eventuale disturbo di apprendimento viene affidata, di norma, a prove standardizzate, come le prove MT di lettura, scrittura e comprensione, come anche di calcolo (le prove AC/MT).

Uno dei punti critici per l’attuazione di tali screening, tuttavia, é proprio quello relativo a chi debba somministrare le suddette prove: tecnici oppure insegnanti? La risposta sembra essere quella intrapresa, qualche anno fa, tramite il Progetto «A scuola di dislessia» per la formazione specifica di insegnanti referenti DSA di ogni scuola.

Il progetto, nato dalla collaborazione fra l’AID, la Fondazione Telecom Italia e il MIUR, a seguito di un protocollo di intesa triennale sottoscritto nel luglio del 2009, puntava a creare una rete di docenti competenti in materia ed aggiornati, attraverso una Piattaforma E-Learning, nell’ambiente di apprendimento “Puntoedu”, nel quale era stato predisposto l’ambiente di formazione “Screening e dislessia”, con proposte di attività di sperimentazione per un’identificazione precoce dei DSA da parte dei referenti delle scuole di ogni ordine e grado di tutte le regioni italiane.

Le conseguenze sono state positive nell’immediato, avendo creato un’apposita figura in ogni istituto scolastico in grado di guidare una specifica attività di individuazione precoce di un possibile disturbo. Purtroppo, il Progetto si é interrotto dopo il triennio stabilito, mentre sarebbe stato auspicabile proseguire.

È bene, ad ogni modo, chiarire al riguardo quanto già sottolineato dall’articolo 3, comma 3: le attività di individuazione del problema NON costituiscono diagnosi, la quale spetta solamente agli specialisti. Questo dovrebbe portare gli insegnanti ad essere particolarmente accorti nel momento della comunicazione con le famiglie, in merito all’emergere di problematiche di letto-scrittura.

Sarebbe del tutto scorretto, infatti, parlare, in base agli esiti di prove di lettura e/o scrittura di “presenza di dislessia o disgrafia o disortografia”, poiché tali termini sono, lo ribadiamo, di stretta competenza degli esperti del settore.

Al contrario, ciò che il docente, che sia esso il coordinatore o il referente dipenderà dalle scelte della scuola, dovrebbe riferire ai genitori é semplicemente la presenza di criticità relative alle abilità scolastiche indagate, consigliando un invio alle strutture competenti. Avendo fatto questo, la scuola avrà risposto pienamente alle indicazioni di legge.


Servizio di consulenza gratuito su BES e DSA su argomenti di carattere didattico e normativo. Risponderà Rossana Gabrieli. Invia il tuo quesito a redazione@orizzontescuola.it

martedì 7 ottobre 2014

BES. Nuove indicazioni ministeriali, di Flavio Fogarolo e Claudia Mun…

“Bisogni Educativi Speciali”: usare con moderazione

Nel sito web della Direzione Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna è data la descrizione e la definizione dell’acronimo BES  utile sia alle istituzioni scolastiche sia alle famiglie

“L’espressione “Bisogni Educativi Speciali” (BES) è entrata nel vasto uso in Italia dopo l’emanazione della Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica“.
La Direttiva stessa ne precisa succintamente il significato: “L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”.
L’utilizzo dell’acronimo BES sta quindi ad indicare una vasta area di alunni per i quali il principio della personalizzazione dell’insegnamento, sancito dalla Legge 53/2003, va applicato con particolari accentuazioni in quanto a peculiarità, intensività e durata delle modificazioni".
Il problema didattico organizzativo  (BES)  coinvolge la quasi totalità dei docenti italiani,  che possono  ricevere comunicazioni dai loro Dirigenti scolastici del tipo: “Fermo restando l'obbligo di presentazione delle certificazioni per l'esercizio dei diritti conseguenti alle situazioni di disabilità e di Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA), è compito doveroso dei Consigli di classe indicare in quali altri casi sia opportuna e necessaria l'adozione di una personalizzazione della didattica ed eventualmente di misure compensative o dispensative, nella prospettiva di una presa in carico globale ed inclusiva di tutti gli alunni.
Strumento privilegiato è il percorso individualizzato e personalizzato, redatto in un Piano Didattico Personalizzato (PDP), che ha lo scopo di definire, monitorare e documentare, secondo un’elaborazione collegiale, corresponsabile e partecipata,  le strategie di intervento più idonee e i criteri di valutazione degli apprendimenti". Tutto bene, ma il consiglio di molti addetti ai lavori è un uso moderato di questi strumenti

Doriano

martedì 30 settembre 2014

BES e DSA. Chi sono gli studenti FIL? Chiarimenti sul piano didattico Personalizzato

Pubblichiamo, da Orizzonte scuola, tre nuovi articoli della nostra rivista BES-DSA, tra i quali un documento proposto dall'USR Lombardia: “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”: concetti chiave e orientamenti per l’azione”.
Chi sono gli alunni con "Funzionamento intellettivo Limite"? Ci fornisce una risposta Claudia Gabrieli in un articolo che sonda un aspetto poco conosciuto della direttiva sui BES. Vai all'articolo
Rosanna Gabrieli, invece, ci dà qualche chiarimento sul Piano Didattico Personalizzato da compilare dopo l'individuazione degli studenti con difficoltà o disturbi di apprendimento. Vai all'artcolo
Infine, vi proponiamo il documento dell'USR Lomabardia: “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica: concetti chiave e orientamenti per l’azione”. Vai e scarica

Incontro su come... confrontarsi sui metodi di studio


mercoledì 24 settembre 2014

D.S.A.: CONFRONTIAMOCI PER COSTRUIRE....

Incontro a NAPOLI: venerdì 3 ottobre ore 17:00 presso la Biblioteca Comunale "Benedetto Croce" V Municipalità Vomero/Arenella

Cari Soci,
venerdì 3 ottobre alle ore 17:00 a Napoli, presso la Biblioteca Comunale della 5^ Municipalità  “Benedetto Croce” sita in via De Mura n.2/bis (adiacenze via Luca Giordano – Vomero) si terrà una riunione dell’Associazione.

Sarà un incontro interattivo, un’occasione per confrontarsi su come  affrontare nel miglior modo possibile lo studio dei ragazzi con D.S.A. e scambiarsi informazioni al fine di creare una rete di comunicazione sempre più attiva e proficua tra famiglie che vivono le stesse problematiche.
E’ importante che i genitori possano reciprocamente sostenersi e che le famiglie che hanno affrontato questo percorso in “salita” da più tempo,  possano mettere a disposizione la propria esperienza.
Il contributo di ognuno è importante e saranno le idee di tutti che potranno costruire un percorso che possa essere di aiuto per le famiglie  che oggi vivono questa condizione, ma anche per chi  un domani dovrà affrontarla.
L’incontro, GRATUITO, è aperto a tutti, anche a chi non è nostro associato.
Per comunicare la propria partecipazione si può rispondere a questo stesso indirizzo e-mail associazionedsa.segreteria@gmail.com oppure cliccando “parteciperò” all’evento creato sulla nostra pagina facebook https://www.facebook.com/events/626851174099642/?ref=22

Vi aspettiamo!

Un caro saluto.
Titti Gaeta

mercoledì 10 settembre 2014

Informazioni utili prima dell'inizio dell'anno scolastico

ANNO SCOLASTICO: SUGGERIMENTI PER UN BUON INIZIO!

Cari Soci,

l’inizio dell’ anno scolastico è alle porte ed è fondamentale instaurare un rapporto di collaborazione serena e sinergica  tra Scuola e Famiglia.
Ricordiamo ai Genitori, se non hanno ancora provveduto, di fare richiesta del Piano Didattico Personalizzato e, al passaggio di ordine di scuola o al cambio del corpo insegnante ( solitamente al terzo anno delle superiori), suggeriamo di richiedere  colloquio con il Dirigente Scolastico e tutti i Docenti del Consiglio di Classe al fine di esporre le caratteristiche e le esigenze del proprio figlio/a e concordare insieme agli insegnanti gli strumenti compensativi, le misure dispensative, le modalità di verifica e di valutazione da inserire nel PDP.
Per gli studenti che quest’anno dovranno sostenere l’esame di Stato, dovrà essere riservata particolare attenzione per la stesura del  PDP: alle prove d’esame sarà consentito utilizzare esclusivamente quanto indicato nel documento.
Il PDP dovrà essere assolutamente concordato con la famiglia e preferibilmente anche con l’alunno in età adeguata e, per avere valore operativo, dovrà essere sottoscritto dal Dirigente Scolastico, tutti i Docenti del Consiglio di Classe, i Genitori e lo Studente al raggiungimento della maggiore età.
Il PDP va redatto dalla scuola entro il primo trimestre scolastico e ne va consegnata copia alla famiglia.
In allegato inviamo le nostre indicazioni e le lettere fac-simili che potrete rielaborare sulla base delle Vostre esigenze. I documenti potrete trovarli e scaricarli anche dal nostro sito web  sezione “Modulistica” : http://www.associazionedsa.it/modulistica.html .
Per evitare disguidi che possono generare situazioni spiacevoli e irreversibili, non bisogna “MAI” dimenticare di richiedere il numero di protocollo ogni qualvolta si consegnano le lettere in segreteria.

Per gli studenti universitari, abbiamo redatto un documento con le indicazioni e una lettera fac-simile per la domanda ai test di ammissione che potrete visualizzare e scaricare dal seguente link: http://www.associazionedsa.it/modulistica/indicazione-per-l-universita.html

Per qualsiasi delucidazione, dubbio o perplessità,  lo Staff del Direttivo e le Responsabili delle Sezioni Territoriali di Ischia e Frosinone sono sempre a Vostra disposizione, sia telefonica che a mezzo e-mail.
Per contattarci telefonicamente, i nostri recapiti  li potrete trovare sul nostro sito web nella sezione “Sedi” http://www.associazionedsa.it/sedi/napoli.html
Potrete seguirci anche attraverso la nostra Pagina Facebook https://it-it.facebook.com/dislessiaunlimitedasuperare sulla quale troverete gli aggiornamenti delle nostre attività, ma anche tante informazioni e link didattici utili. 

Lo Staff del Direttivo consiglia ai Genitori di armarsi di tanta grinta, agli Studenti auspica un sereno anno scolastico e un brillante inizio percorso universitario e agli Insegnanti augura buon lavoro!

Un caro saluto.
Titti Gaeta
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Segreteria Associazione "D.S.A. - Dislessia, un limite da superare"
Sede legale via Santa Maria della Libera, 24 - Napoli
Cell. 388-5835570
________________________________________________________
Le informazioni trasmesse e i suoi allegati sono destinati esclusivamente alle persone o alle società in indirizzo e sono da intendersi confidenziali e riservate. Ogni trasmissione, inoltro, diffusione o altro uso di queste comunicazioni, a persone o società differenti dal destinatario, è rigorosamente vietata. Se riceverete questo documento  per errore, siate così cortesi da darne immediata comunicazione  al mittente cancellandone prontamente le informazioni da ogni computer. Grazie.