di
Alessia Rastelli
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7 MAGGIO 2014
Non è facile capire cosa può provare un ragazzo o una ragazza dislessico, ma di sicuro so cosa possiamo fare per sostenerli ogni attimo della loro vita. Il mio e il vostro impegno saranno una certezza per il loro futuro. Sul nostro blog pubblichiamo notizie, aggiornamenti, suggerimenti e interventi di genitori, clinici, personaggi della vita pubblica istituzionale e civile. Mandateci i vostri contributi, consolideranno e rafforzeranno i diritti dei nostri ragazzi
A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare
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mercoledì 4 novembre 2015
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Televomero, tg del 20/06/2014. Il Presidente
dell'Associazione "D.S.A. - Dislessia, un limite da superare", Titti
Gaeta, presenta il seminario interattivo
mercoledì 18 marzo 2015
Di Sabato
Direzioni Didattiche Referenti DSA BES ASSOCIAZIONI INVITO A PARTECIPARE In collaborazione con le associazioni OpenMind e TAM il Forum delle Associazioni di San Giorgio a Cremano organizza un ciclo di seminari e laboratori denominati: DISabato incontri sui disturbi dell'apprendimento che si svolgeranno presso la sede del Forum delle Associazioni in Villa Bruno secondo il seguente calendario: 1° incontro 28/03 Sala Forum ore 17 Ruolo della visione e del training visivo optometrico nei problemi di lettura e nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento parteciperanno dott. Guido Corbisiero Direttore ASLNAPOLI3SUD distretto 54 prof. Gian Gennaro Coppola Neuropsichiatra Infantile Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile Università di Salerno dott.ssa Operto Francesca Neuropsichiatra Infantile Università di Salerno dott Ferraioli Giuseppe Optometrista Comportamentale I partecipanti
che necessitano di attestato di partecipazione possono iscriversi via mail all'indirizzo forumassociazioni@e-cremano.it indicando oltre ai propri dati anagrafici ente/organizzazione di appartenenza e ruolo. 2° incontro 18/04 Sala Forum ore 17 Nuove Tecnologie e Didattica inclusiva per DSA e BES Applicativi pluripiattaforma Open Source • Leggere il digitale e libri PDF con la sintesi vocale • Studiare con le mappe • Dal testo all'audio Incontro laboratoriale ISCRIZIONE OBBLIGATORIA (30 posti max) I partecipanti possono iscriversi via mail all'indirizzo forumassociazioni@e-cremano.it indicando oltre ai propri dati anagrafici ente/organizzazione di appartenenza e ruolo. Nella redazione della lista partecipanti si terrà conto data di invio richiesta iscrizione. 3° incontro 9/05 Sala Forum ore 17 imparo ad imparare L'attività proposta ha come obiettivo quello di fornire strategie
efficaci allo studente per renderlo consapevole di come funziona la sua mente e su cosa fare per controllare e monitorare le proprie abilità cognitive durante lo svolgimento delle attività di studio: -organizzare il lavoro scolastico, -memorizzare e comprendere adeguatamente un testo, - stimare il tempo necessario per la preparazione di una materia, - personalizzare ciò che si impara, - selezionare le informazioni rilevanti, - potenziare la motivazione, -aumentare la fiducia in sé stessi e la consapevolezza delle proprie capacità. Incontro laboratoriale ISCRIZIONE OBBLIGATORIA (30 posti max) I partecipanti possono iscriversi via mail all'indirizzo forumassociazioni@e-cremano.it indicando oltre ai propri dati anagrafici ente/organizzazione di appartenenza e ruolo. Nella redazione della lista partecipanti si terrà conto data di invio richiesta iscrizione. Roberto Dentice Presidente
Forum delle Associazioni
______________________________
_______
FORUM delle ASSOCIAZIONI
Villa Bruno Via Cavalli di Bronzo, 20, 80046 San Giorgio a Cremano - Napoli
tel 081 5654327 tel/fax 081 5654334
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venerdì 13 marzo 2015
La dislessia in adolescenza, Prof. Giacomo Stella - #NO PROBLEM
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mercoledì 8 ottobre 2014
DIPENDENZA DA VIDEOGIOCHI
Il fenomeno dei videogiochi oggi ha raggiunto dimensioni notevoli a livello planetario.
Il Centro Studi Minori e Media ha recentemente illustrato i risultati dell'indagine "Minori in videogioco" , alla quale hanno partecipato ben 2037 studenti di 39 scuole italiane (scuole medie e scuole superiori) di 18 città del nord, del centro e del sud, in rappresentanza di 8 regioni. Dallo studio è emerso che il 58,5% degli studenti gioca con i videogames una volta al giorno, il 20,5% due volte al giorno. Il tempo medio di gioco è inferiore a un'ora per il 57% degli studenti, mentre uno studente su quattro gioca da una a tre ore. I generi preferiti sono l'avventura (29%) e lo sport (21,5%), anche se gli studenti che giocano per più di tre ore al giorno prediligono i giochi di combattimento. Quasi la metà dei ragazzi gioca da solo. Gli eventuali compagni di gioco sono preferenzialmente gli amici (37%), i fratelli o le sorelle (17,5%) o il papà (15%). E' interessante notare che il 40,5% dei giocatori si identifica qualche volta nelle storie dei loro videogochi, anche se il 43,5% dei ragazzi si dice non condizionato nell'umore dall'esito del gioco. Infine tre minori su quattro ritengono che possono scattare problemi di dipendenza da videogioco solo per chi gioca più di sei ore al giorno.
Ma il videogioco, allora, è buono o cattivo? Dipende dall'uso che se ne fa. E' probabilmente sbagliato criminalizzare il videogioco, ma l'abuso può essere pericoloso. In quanto evoluzione tecnologica delle diverse forme di gioco, il videogame è potenzialmente "portatore" di numerosi effetti positivi: rappresenta uno stimolo per le abilità manuali e di percezione, stimola la comprensione dei compiti da svolgere, abitua a gestire gli obiettivi, favorisce l'allenamento alla gestione delle emozioni e lo sviluppo dell'abilità di prendere rapidamente delle decisioni.
Il rovescio della medaglia è costituito dai rischi relativi all'uso protratto nel tempo dei videogiochi, ossia la videomania (o videoabuso) e la videofissazione, cioè la prolungata esposizione ad un videogame, senza pause e completamente assorbiti dal gioco. Spesso l'abuso di videogiochi è seguito da altre condotte disturbate, come la sedentarietà (con conseguente rischio di sviluppo di sovrappeso corporeo), il togliere spazio alle attività connesse all'apprendimento scolastico (spesso praticate frettolosamente e con scarsa concentrazione), nonché la sostituzione del videogioco ad ogni altra forma di relazione sociale (favorendo uno stato di isolamento ed una tendenza all'introversione).
La dipendenza da videogiochi è ormai considerata una vera patologia alla quale applicare una cura simile a quella per la tossicodipendenza e l'alcolismo. Appunto per questo motivo che anche in Europa ad Amsterdam per la precisione,dopo Stati Uniti, Cina e Corea del Sud, anche in Europa, nel mese di luglio aprirà il primo centro di disintossicazione dai videogiochi
L'ANSA del 17 giungo 2006 ha anticipato l'apertura della clinica gestita dalla "Smith & Jones Addition Consultants", centro olandese che si occupa dal 1991 di cura dalle dipendenze. Le cliniche avvieranno terapie di disintossicazione della durata di 2 mesi per i soggetti affetti da forti dipendenze dai videogiochi.
I sintomi più frequenti sono agitazione, tremore e ansia. In alcuni casi i soggetti affetti dalla dipendenza della “droga games” non riescono a staccarsi dallo schermo, rinunciando persino ai pasti o assumendo ulteriori droghe per aumentare le proprie prestazioni virtuali.
I pazienti della clinica, paragonati quasi ai concorrenti di un reality show, dovranno “sopravvivere” per otto settimane nei boschi fra Olanda e Germania, lontani dalla tecnologia, dai joypad e dai videogiochi e, soprattutto, dalla realtà virtuale nella quale sono ormai immersi. La clinica Smith & Jones sarà la prima ad ospitare i propri pazienti nella speranza che il paesaggio naturale li aiuti a ricreare la “realtà” e a restaurare un rapporto equilibrato con i videogiochi e il mondo reale. « scopo non è far abbandonare il computer o la consolle ai “drogati aiutarli a riavvicinarsi ad essi dopo averli disinitossicati ». Nel complesso la terapia è suddivisa in multisessioni tra le quali: escursioni all'aperto, attività fisica e, nei casi più gravi, cure a base di psicofarmaci.
In Europa gli studi sul fenomeno sono ancora agli inizi e per questo alcuni ricercatori restano scettici riguardo una corretta definizione della dipendenza da videogioco e i relativi effetti. Alcuni ritengono che i sintomi come ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno, non possono essere esclusivamente imputati all'utilizzo eccessivo di videogiochi, e non sono curabili così semplicemente.
Richard Wood, docente all'International Gaming Research Unit dell'Università di Nottingham, sostiene che « il gioco compulsivo è sintomo di altri problemi e non può essere visto come un problema in se stesso ». A differenza di Keith Bakker, direttore della struttura della "Smith & Jones Addition Consultants” che afferma invece alla BBC: « I videogiochi sembrano innocenti, ma in realtà possono dare dipendenza al pari del gioco d'azzardo e delle droghe » aggiungendo che « soggetti colpiti hanno un'età compresa tra i 13 e i 30 anni e passano circa 16 ore al giorno davanti allo schermo ».
Il profilo-tipo del dipendente da videogiochi è indicato da Keith Bakker come un adolescente maschio che vuole fuggire dalla realtà; il più delle volte è uno studente o un lavoratore. Il fatto che siano principalmente uomini vuol forse sottolineare la tendenza al bisogno e all'ambizione maschile al comando.
Secondo Bakker la situazione è molto più grave di quello che si possa pensare. I videogiochi che vengono progettati e venduti sono strutturati per far proseguire ad oltranza il giocatore, senza sosta, conducendo indirettamente il soggetto ad alterare l'immaginario e la realtà, raggiungendo nei casi più gravi la perdita del reale, ormai sostituito dal virtuale. Inoltre secondo il direttore della “Smith & Jones”, questo può aumentare l'aggressività nei ragazzi che trascorrono troppo tempo giocando con videogames basati sull'uccisione di persone.
Alcune delle cause della dipendenza dai videogiochi sono:
- pensieri ossessivi nei confronti di se stessi o di altri soggetti;
- problemi di salute;
- seri problemi relazionali;
- problemi di inserimento scolastico o lavorativo…
Il soggetto che non riesce a risolvere tali problemi tende, il più delle volte, ad identificarsi con i personaggi virtuali trasferendo in loro emozioni reali, sfoghi, ribellioni, e relazioni interpersonali.
Per confermare tale situazione le cronache orientali hanno riportato diversi casi di videogiocatori deceduti dopo lunghe sessioni di gioco, in genere a causa di problemi circolatori o di scarso nutrimento. Questo è accaduto soprattutto nei paesi dove è molto alta la percentuale di giocatori di giochi di ruolo online (circa tredici milioni di individui in tutto il mondo!).
A questo punto, visto quali possono essere le cause e gli effetti della “droga games” dovremmo proprio cercare di passare più tempo nel mondo reale, affrontando quelli che possono sembrare problemi difficili e giocare alla nostra avventura grafica preferita, all'action game o al gioco di ruolo che ci appassiona senza eccedere. Del resto nella vita reale non ci occorre un freccetta per muoverci, perché allora dovremmo complicarci la vita? E' molto più semplice muovere le gambe!
Quindi il mondo dei videogame non consente rigide scelte di campo tra favorevoli e contrari; è necessario semmai un uso consapevole del mezzo e, come sempre in questi casi, una forma di vigilanza soprattutto da parte dei genitori sui propri figli in minore età
Psicologo, Psicoterapeuta
per contatti e consulenze private tel.320-8573502 email:cavalierer@iltuopsicologo.it
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mercoledì 21 maggio 2014
Il bambino con Disturbo specifico di apprendimento a Scuola, la diagnosi e la certificazione: i fattori che favoriscono la Logica dell’integrazione
Pubblicato da Marco Gubernale il 30 aprile 2014 in BAMBINI, PSICHE No comments
La letteratura scientifica ci porta a conoscenza del fatto per cui una parte della popolazione scolastica può presentare una compromissione importante dei processi di apprendimento. Questa percentuale può assumere valori differenti in funzione dei punti di vista e delle fonti dei diversi Autori che descrivono il fenomeno dal punto di vista epidemiologico, ma si colloca sostanzialmente entro un intervallo che va dal 2 al 5% degli alunni, ai quali è possibile diagnosticare un Disturbo specifico di apprendimento, o DSA.
Com’è noto, il DSA consiste in un’anomalia evolutiva nelle capacità di apprendere la lettura, la scrittura e il calcolo, come pure le abilità di comprensione del testo o di soluzione dei problemi matematici da parte di bambini il cui funzionamento neurologico e cognitivo è per il resto integro: dunque, il termine “evolutiva” lascia intendere che la problematica compare nel corso dello sviluppo, e che non è stata acquisita per effetto di altri fattori o cause che potrebbero spiegarla, come ad esempio un deficit della vista o dell’udito.
Il DSA si può sospettare a partire dalle prime attività scolari, qualora un bambino manifesti un andamento degli apprendimenti difficoltoso rispetto a quello del resto della classe, con impacci e rallentamenti eccessivi, o con necessità di eccessivo supporto da parte dell’insegnante. Nel corso di questa fase preliminare, specialmente se durante i primi anni della Scuola primaria, l’atteggiamento clinico maggiormente condiviso è quello di effettuare un primo intervento di potenziamento delle abilità, come descritto nell’articolo precedente, per verificare se le difficoltà rilevate siano già sensibili ad un miglioramento.
Infatti, nell’approccio al DSA è necessaria una certa cautela diagnostica per non malinterpretare con il termine di Disturbo una situazione nella quale si sarebbe reso necessario semplicemente rinforzare o concedere più tempo ai processi fisiologici dell’apprendimento per ripristinare i livelli attesi.
E’ anche per questo motivo che – salvo casi eccezionali – la diagnosi di dislessia può venire formulata dopo la seconda metà della II primaria, e quella di discalculia dopo la seconda metà della classe III primaria: proprio perché, tra le altre considerazioni al riguardo, merita particolare attenzione la necessità di definire lo stato degli apprendimenti in un’epoca nel quale il sistema cognitivo deve averne già maturato e consolidato i processi.
Ecco che, qualora dopo un primo training di potenziamento e successivamente alla II-III primaria si mantenga una lettura lenta, stentata ed esitante, oppure un numero eccessivo di errori nello scritto o una cattiva grafia, come anche l’incapacità nella scrittura e nell’elaborazione del numero o nello svolgimento dei calcoli o altro ancora, si rende necessaria una valutazione specialistica per formulare o meno la diagnosi.
Dopo il prezioso contributo scientifico delle Conferenze scientifiche di consenso, l’introduzione della legge 170 del 2010 ha rappresentato una svolta formale cruciale per rimodellare lo scenario diagnostico dei DSA, assieme ad altre indicazioni che riguardano sia i Clinici sia la Scuola.
L’applicazione della legge a livello regionale ha successivamente disposto che la diagnosi possa venire formulata dal Neuropsichiatra infantile oppure dallo Psicologo, preferibilmente all’interno di un’équìpe multidisciplinare, con l’emissione di un’apposita certificazione che attesta la tipologia del disturbo, ne descrive le caratteristiche e il profilo funzionale e contiene le indicazioni specifiche per favorire l’apprendimento e l’applicazione della didattica ad alunni e insegnanti.
Vale a dire che la certificazione DSA dà diritto al bambino con dislessia, disortografia, disgrafia o discalculia di usufruire delle cosiddette misure compensative e dispensative, ovvero una serie di interventi, ritocchi, modifiche e semplificazioni dell’insegnamento tali per cui vengono salvaguardati e garantiti i contenuti delle materie evitando tuttavia le ricadute sfavorevoli sull’apprendimento determinate dal disturbo. Così, tanto per fare un esempio, potrebbe essere che venga evitato di far leggere a voce alta in classe un bambino dislessico, oppure che venga concesso più tempo per l’effettuazione delle verifiche scritte a quello disortografico, o che sia lasciato utilizzare il carattere stampato maiuscolo all’alunno disgrafico o che, infine, il bambino discalculico possa utilizzare tabelle, formulari o la calcolatrice.
Queste misure sono successivamente descritte nel cosiddetto Piano didattico personalizzato, una sorta di “progetto” ideato dalla Scuola e condiviso con i genitori, fondato sulle evidenze ottenute in sede di diagnosi e ad esse adattato, rispettando l’intento degli Insegnanti, utilizzando gli strumenti e la tecnologia a disposizione, valorizzando l’individualità e le risorse dell’alunno.
L’enfasi del legislatore, che si inserisce nel solco aperto dalla comunità clinica, è rivolta proprio alla possibilità di apprendere tutto quanto previsto dal curricolo scolastico aggirando le abilità deficitarie – dispensando o compensando, appunto – affinchè la Scuola e lo studio siano un’esperienza gradita e serena, dalla quale ottenere gratificazione e successo.
Nel caso dei bambini con DSA, integrazione è sinonimo di apprendimento: vale a dire che la questione fondamentale non è tanto il come una certa informazione sia acquisita e ritenuta, ma piuttosto la possibilità che essa possa venire utilizzata, padroneggiata e spesa per arricchire il patrimonio cognitivo di un bambino a prescindere dalla fonte.
Per semplificare, potrebbe essere che nessuno di noi si ricordi quando e come ha appreso che i mammiferi possiedono certe caratteristiche: potrebbe averlo letto, imparato a lezione, ascoltato da un documentario e altro ancora… Ciò che importa però è che possiamo essere messi in grado di utilizzare in modo proficuo questa tipologia di informazioni durante l’interazione con gli altri, per uno scambio di crescita e cultura con l’ambiente.
Con il progredire della tecnologia digitale probabilmente muteranno anche gli scenari di apprendimento classico, e le possibilità di dispensa-compenso diverranno sempre più efficaci, articolate e sicure e consentiranno davvero di creare un ambiente maggiormente neutro e privo di esiti – e di visibilità – sui ragazzini che presentano queste problematiche.
La letteratura scientifica ci porta a conoscenza del fatto per cui una parte della popolazione scolastica può presentare una compromissione importante dei processi di apprendimento. Questa percentuale può assumere valori differenti in funzione dei punti di vista e delle fonti dei diversi Autori che descrivono il fenomeno dal punto di vista epidemiologico, ma si colloca sostanzialmente entro un intervallo che va dal 2 al 5% degli alunni, ai quali è possibile diagnosticare un Disturbo specifico di apprendimento, o DSA.
Com’è noto, il DSA consiste in un’anomalia evolutiva nelle capacità di apprendere la lettura, la scrittura e il calcolo, come pure le abilità di comprensione del testo o di soluzione dei problemi matematici da parte di bambini il cui funzionamento neurologico e cognitivo è per il resto integro: dunque, il termine “evolutiva” lascia intendere che la problematica compare nel corso dello sviluppo, e che non è stata acquisita per effetto di altri fattori o cause che potrebbero spiegarla, come ad esempio un deficit della vista o dell’udito.
Il DSA si può sospettare a partire dalle prime attività scolari, qualora un bambino manifesti un andamento degli apprendimenti difficoltoso rispetto a quello del resto della classe, con impacci e rallentamenti eccessivi, o con necessità di eccessivo supporto da parte dell’insegnante. Nel corso di questa fase preliminare, specialmente se durante i primi anni della Scuola primaria, l’atteggiamento clinico maggiormente condiviso è quello di effettuare un primo intervento di potenziamento delle abilità, come descritto nell’articolo precedente, per verificare se le difficoltà rilevate siano già sensibili ad un miglioramento.
Infatti, nell’approccio al DSA è necessaria una certa cautela diagnostica per non malinterpretare con il termine di Disturbo una situazione nella quale si sarebbe reso necessario semplicemente rinforzare o concedere più tempo ai processi fisiologici dell’apprendimento per ripristinare i livelli attesi.
E’ anche per questo motivo che – salvo casi eccezionali – la diagnosi di dislessia può venire formulata dopo la seconda metà della II primaria, e quella di discalculia dopo la seconda metà della classe III primaria: proprio perché, tra le altre considerazioni al riguardo, merita particolare attenzione la necessità di definire lo stato degli apprendimenti in un’epoca nel quale il sistema cognitivo deve averne già maturato e consolidato i processi.
Ecco che, qualora dopo un primo training di potenziamento e successivamente alla II-III primaria si mantenga una lettura lenta, stentata ed esitante, oppure un numero eccessivo di errori nello scritto o una cattiva grafia, come anche l’incapacità nella scrittura e nell’elaborazione del numero o nello svolgimento dei calcoli o altro ancora, si rende necessaria una valutazione specialistica per formulare o meno la diagnosi.
Dopo il prezioso contributo scientifico delle Conferenze scientifiche di consenso, l’introduzione della legge 170 del 2010 ha rappresentato una svolta formale cruciale per rimodellare lo scenario diagnostico dei DSA, assieme ad altre indicazioni che riguardano sia i Clinici sia la Scuola.
L’applicazione della legge a livello regionale ha successivamente disposto che la diagnosi possa venire formulata dal Neuropsichiatra infantile oppure dallo Psicologo, preferibilmente all’interno di un’équìpe multidisciplinare, con l’emissione di un’apposita certificazione che attesta la tipologia del disturbo, ne descrive le caratteristiche e il profilo funzionale e contiene le indicazioni specifiche per favorire l’apprendimento e l’applicazione della didattica ad alunni e insegnanti.
Vale a dire che la certificazione DSA dà diritto al bambino con dislessia, disortografia, disgrafia o discalculia di usufruire delle cosiddette misure compensative e dispensative, ovvero una serie di interventi, ritocchi, modifiche e semplificazioni dell’insegnamento tali per cui vengono salvaguardati e garantiti i contenuti delle materie evitando tuttavia le ricadute sfavorevoli sull’apprendimento determinate dal disturbo. Così, tanto per fare un esempio, potrebbe essere che venga evitato di far leggere a voce alta in classe un bambino dislessico, oppure che venga concesso più tempo per l’effettuazione delle verifiche scritte a quello disortografico, o che sia lasciato utilizzare il carattere stampato maiuscolo all’alunno disgrafico o che, infine, il bambino discalculico possa utilizzare tabelle, formulari o la calcolatrice.
Queste misure sono successivamente descritte nel cosiddetto Piano didattico personalizzato, una sorta di “progetto” ideato dalla Scuola e condiviso con i genitori, fondato sulle evidenze ottenute in sede di diagnosi e ad esse adattato, rispettando l’intento degli Insegnanti, utilizzando gli strumenti e la tecnologia a disposizione, valorizzando l’individualità e le risorse dell’alunno.
L’enfasi del legislatore, che si inserisce nel solco aperto dalla comunità clinica, è rivolta proprio alla possibilità di apprendere tutto quanto previsto dal curricolo scolastico aggirando le abilità deficitarie – dispensando o compensando, appunto – affinchè la Scuola e lo studio siano un’esperienza gradita e serena, dalla quale ottenere gratificazione e successo.
Nel caso dei bambini con DSA, integrazione è sinonimo di apprendimento: vale a dire che la questione fondamentale non è tanto il come una certa informazione sia acquisita e ritenuta, ma piuttosto la possibilità che essa possa venire utilizzata, padroneggiata e spesa per arricchire il patrimonio cognitivo di un bambino a prescindere dalla fonte.
Per semplificare, potrebbe essere che nessuno di noi si ricordi quando e come ha appreso che i mammiferi possiedono certe caratteristiche: potrebbe averlo letto, imparato a lezione, ascoltato da un documentario e altro ancora… Ciò che importa però è che possiamo essere messi in grado di utilizzare in modo proficuo questa tipologia di informazioni durante l’interazione con gli altri, per uno scambio di crescita e cultura con l’ambiente.
Con il progredire della tecnologia digitale probabilmente muteranno anche gli scenari di apprendimento classico, e le possibilità di dispensa-compenso diverranno sempre più efficaci, articolate e sicure e consentiranno davvero di creare un ambiente maggiormente neutro e privo di esiti – e di visibilità – sui ragazzini che presentano queste problematiche.
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Per fare chiarezza sull’inclusione scolastica in Campania
Servirà soprattutto a illustrare i recenti provvedimenti adottati dalla Regione Campania, in àmbito di inclusione scolastica degli alunni con disabilità o con disturbi specifici di apprendimento, l’incontro in programma per il 19 maggio a Napoli, che coinvolgerà tutti gli attori impegnati sia nel comparto scolastico che in quello sanitario
Con tale incontro – rivolto in particolare a dirigenti scolastici, insegnanti di sostegno e curricolari, rappresentanti degli alunni, famiglie di alunni con disabilità e operatori sanitari – ci si propone innanzitutto, come dichiarato sin dal titolo, di illustrare la corretta applicazione della recente Delibera di Giunta Regionale 546/13, centrata sulle Linee di indirizzo per la semplificazione del processo di individuazione e valutazione dell’alunno con disabilità ai fini della presa in carico per l’integrazione scolastica. Nuovo percorso operativo - e anche della Delibera 43/14, riguardante i disturbi specifici di apprendimento (DSA) – per verificare le difficoltà da superare, a livello del Comparto Sanitario e Scolastico, raggiungendo così lo scopo oggetto di tali provvedimenti.
«In attesa che tutti gli ostacoli vengano superati – dichiarano i promotori del convegno – sarà per altro interessante, per tutti gli attori impegnati in questo compito così nobile, ascoltare esempi di buone pratiche, realizzate grazie alla collaborazione che si può creare tra équipe sanitaria, dirigenti scolastici, insegnanti curricolari, insegnanti di sostegno, alunni e famiglie. Lo scambio di esperienze, infatti, può essere foriero di altri modelli utili a tutta la Comunità Scolastica, che offre la sua preziosa opera di collaborazione a favore degli alunni con disabilità».
Moderato da Giovanna Rossiello, giornalista della RAI, l’incontro prevede l’intervento di alcuni componenti del Comitato Consultivo, per introdurre l’argomento di giornata, mentre, dal canto loro, i rappresentanti della Sanità, dei dirigenti scolastici, degli insegnanti curricolari, di quelli di sostegno, degli alunni e dei genitori presenteranno le loro esperienze positive. Chiuderà i lavori l’Assessore regionale alla Pubblica Istruzione Caterina Miraglia. (S.B.)
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: federhand.fishcampania@gmail.com.
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martedì 13 maggio 2014
Audiolibri e manuali semplificati. Quando la tecnologia aiuta gli alunni in difficoltà
Il contenuto di un libro rielaborato in maniera
semplificata e sintetica, pensando in particolare agli studenti
stranieri che non conoscono bene l’italiano (sotto, un esempio). Contenuti per potenziare l’attenzione e la memoria dedicati agli alunni con disabilità intellettive. File per costruire mappe concettuali, destinate agli allievi con difficoltà di apprendimento.
Sono alcuni degli strumenti per gli studenti con bisogni educativi speciali (BES) messi a punto dalla casa editrice Zanichelli (qui, il catalogo).
Già la legge 170/2010 riconosceva la dislessia, la
disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di
apprendimento (DSA) e prevedeva misure educative e didattiche di
supporto. Un’ulteriore direttiva del ministero dell’Istruzione del 27 Dicembre 2012
allarga le categorie di allievi cui destinare le strategie e gli
strumenti di aiuto: «Ogni alunno, con continuità o per determinati
periodi, può manifestare bisogni educativi speciali: o per motivi
fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali,
rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e
personalizzata risposta» si legge nel documento. In cui, appunto, si
spiega che «l’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di
quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni
classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale
attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale,
disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici,
difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua
italiana perché appartenenti a culture diverse».
Proprio per questi studenti, come ha sottolineato Franco Bomprezzi in un post sul blog Invisibili, i nuovi strumenti digitali possono rappresentare una risorsa in più.
Ecco alcuni esempi, tra i prodotti della casa editrice Zanichelli. Partendo dagli strumenti più semplici, segnaliamo gli audiolibri letti da attori (non sintetizzati tramite un sistema digitale automatico), utili inannzitutto per gli alunni con problemi divista ma anche per quelli con difficoltà nella lettura o per gli stranieri che abbiano bisogno di ascoltare la pronuncia esatta della lingua italiana.
Per gli allievi ipovendenti o per gli studenti dislessici o con altri disturbi specifici di apprendimento, inoltre, l’editore mette a disposizione, su richiesta, anche il file del libro di testo che può essere riebolarato con gli appositi software compensativi (vale a dire i programmi informatici che supportano le fragilità o le difficoltà di apprendimento causate dal disturbo). Un ulteriore possibilità è il sintetizzatore vocale, con parole evidenziate una a una (modalità karaoke), pensato sempre per studenti ipovedenti, non vedenti e con DSA, per aiutarli a orientarsi nel testo (questo strumento è disponibile, per ora, solo online, nella piattaforma interactive eBook).
Ecco alcuni esempi, tra i prodotti della casa editrice Zanichelli. Partendo dagli strumenti più semplici, segnaliamo gli audiolibri letti da attori (non sintetizzati tramite un sistema digitale automatico), utili inannzitutto per gli alunni con problemi divista ma anche per quelli con difficoltà nella lettura o per gli stranieri che abbiano bisogno di ascoltare la pronuncia esatta della lingua italiana.
Per gli allievi ipovendenti o per gli studenti dislessici o con altri disturbi specifici di apprendimento, inoltre, l’editore mette a disposizione, su richiesta, anche il file del libro di testo che può essere riebolarato con gli appositi software compensativi (vale a dire i programmi informatici che supportano le fragilità o le difficoltà di apprendimento causate dal disturbo). Un ulteriore possibilità è il sintetizzatore vocale, con parole evidenziate una a una (modalità karaoke), pensato sempre per studenti ipovedenti, non vedenti e con DSA, per aiutarli a orientarsi nel testo (questo strumento è disponibile, per ora, solo online, nella piattaforma interactive eBook).
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mercoledì 9 aprile 2014
Corso on-line in 10 lezioni completamente scaricabile!
“Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Dall’individuazione precoce agli interventi di recupero”
http://www.adhdbambiniiperattivi.com/dup-nuovo-corso-dsa-on-line/
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mercoledì 12 marzo 2014
Prove 2014: INVALSI e MIUR - Nuova Circolare
Prove 2014: INVALSI e MIUR si ricordano degli allievi con bisogni
educativi speciali
Ma la nota relativa è sprofondata nel sito e di difficile
reperibilità.
07/03/2014
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La si può trovare nel sito dell’INVALSI, cliccando “Area prove”, poi “Rilevazioni nazionali”, poi “Materiale informativo” e finalmente eccola, la Nota congiunta MIUR – INVALSI sullo “svolgimento delle prove INVALSI 2014 per gli allievi con bisogni educativi speciali”.
La si può trovare nel sito dell’INVALSI, cliccando “Area prove”, poi “Rilevazioni nazionali”, poi “Materiale informativo” e finalmente eccola, la Nota congiunta MIUR – INVALSI sullo “svolgimento delle prove INVALSI 2014 per gli allievi con bisogni educativi speciali”.
La nota non si riferisce alla prova nazionale d’esame, ma solo alle
prove INVALSI, e quindi, per le classi II e V primaria e per la classe II della
secondaria di secondo grado.
Importante la sottolineatura che le prove non sono finalizzate alla
valutazione degli alunni.
Interessante che si inviti a cercare la più larga inclusione
possibile di tutti gli allievi nello svolgimento delle prove stesse. Si
ricorderanno le polemiche e le critiche suscitate negli anni precedenti
dall’indicazione più o meno esplicita di escludere tout court gli alunni con
handicap dalle prove.
Non deve sfuggire che, anche in questa nota, l’inclusione viene
rinviata alla categoria del possibile in ragione del fatto che occorre
assicurare il rispetto del protocollo di somministrazione delle prove.
Rimane il fatto che le classi in cui gli alunni con BES sono
inseriti, lavorano ordinariamente includendoli. La loro presenza contribuisce
alla fisionomia del gruppo classe, alle sue dinamiche, ai suoi risultati.
Escluderli dalla rilevazione, non tener conto dei loro risultati appare comunque
come una forzatura.
La nota contiene una tabella che definisce le modalità di
partecipazione alle prove a seconda delle diverse tipologie di BES, che indica
se debba essere la scuola o meno a decidere che vengano svolte, se debbano
essere incluse o meno nei dati di classe e di scuola, se e quando si debbano
utilizzare o meno strumenti compensativi o altre misure.
In alcuni casi la scuola potrà personalizzare le prove, ma in questo
caso i risultati non saranno elaborati dall’INVALSI.
Il Dirigente Scolastico potrà chiedere che per gli allievi con BES
della classe seconda della secondaria di secondo grado le prove si svolgano con
una scansione temporale in due giorni invece che in un solo giorno.
Per le scuole che ne facciano richiesta all’atto della registrazione,
l’INVALSI mette a disposizione le prove in formato audio (.mp3) per l’ascolto
individuale in cuffia delle prove.
nota miur invalsi svolgimento prove invalsi 2014 bes
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mercoledì 19 febbraio 2014
Una proposta sui DSA: creiamo le basi creiamo le basi per il successo formativo
di Enza Colatutto | del 29/01/2014 |
Partendo dalla situazione della propria scuola l’autrice fa alcune riflessioni e proposte per accogliere al meglio i ragazzi con DSA che vogliono frequentare una scuola superiore – come il liceo – e che dovrebbero essere sostenuti in questa sua scelta, non ostacolati e “riorientati”.
Dalla rilevazione fatta nella mia scuola la situazione a oggi è piuttosto semplice: uno studente certificato per il percorso B, pochi ragazzi segnalati con Disturbi Specifici dell’Apprendimento e alcuni con un’indicazione di disagio proveniente dalla scuola media, ma non confermata alle superiori.
- Esistono Centri Territoriali e istituti di riferimento Misti (CTM) = Centri Territoriali di Supporto (CTS) + Centri Territoriali per l’Integrazione dell’Handicap (CTH), sono numerose le possibilità per avere materiale specifico, oppure ottenere una possibile consulenza (per esempio Civitali).
- I DSA oggi stanno aumentando perché la legge – DM 12 luglio 2011 attuativo della legge 170/2011 – consente di certificare: dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia o uno stato di comorbilità (disturbo associato) perché si presentano insieme.
- I disturbi specifici di apprendimento non si vedono ma ti accompagnano tutta la vita.
Alle superiori siamo deboli su molti punti; proporrei di fare una riflessione:
- È molto importante la diagnosi precoce, una buona osservazione sui punti di debolezza e su quelli di forza (per esempio chi è soggetto ai DSA apprende facilmente dall’esperienza, pensa per immagini, percepisce usando tutti i sensi, legge le situazioni in modo ampio, ecc.).
- Il DSA si manifesta in presenza di capacità cognitive adeguate e in assenza di patologie neurologiche. Il DSA è un disturbo in costante evoluzione e cronico.
- Cosa dobbiamo fare: oricevere la diagnosi dalla famiglia; oinformare il coordinatore di classe e il referente DSA; o il C.d.C. prepara il PDP (Piano Didattico Personalizzato) dopo essersi confrontato con gli specialisti, per definire strategie e strumenti che la scuola intende mettere in atto (strumenti compensativi, misure dispensative, forme di verifica e valutazione personalizzate), senza modificare i contenuti del programma che rimangono gli stessi; dobbiamo però saper modificare la didattica.
- Il PDP è un contratto condiviso tra i docenti, le istituzioni socio-sanitarie e la famiglia; deve essere firmato dalla famiglia, potrà essere verificato e modificato nel corso dell’anno.
- La legge 170/2011 è certo una vittoria per i dislessici, ma anche un’opportunità di crescita culturale per tutta la scuola, perché ci costringe a rivedere le nostre metodologie, a discutere di strategie d’apprendimento significativo e autentico centrate sul soggetto che impara. Un insegnante preparato, disposto a sperimentare, un buon osservatore è una risorsa per lo studente e per la sua famiglia; ma allo stesso tempo lo studente DSA è una risorsa per la classe perché ci costringe a questa revisione.
- Un ruolo molto importante è dato alle nuove tecnologie: sono gli strumenti compensativi, ad esempio non solo l’uso del computer per scrivere, ma anche per creare mappe concettuali; l’uso del computer non deve essere un marcatore di differenze, ma uno strumento di lavoro utile a livello di gruppo classe.
- Ciò che per noi è tecnologia per i ragazzi è ambiente.
- Il DSA è riconosciuto dalla scuola materna all’università.
- Il DSA è un disturbo di adattamento, è la scuola che deve adattarsi, in quanto la dislessia riguarda i processi impliciti d’apprendimento (innati), in questi casi non è utile la ripetizione, né l’esperienza, ci può essere la soluzione a ogni difficoltà purché ci sia flessibilità e ci può sempre essere un modo alternativo per accedere alle informazioni. Non è una malattia, non si guarisce, ma si compensa.
- In Commissione abbiamo discusso dei ragazzi stranieri (prima lingua non italiana) che necessitano di un supporto linguistico (ma non abbiamo avuto segnalazioni).
- Possiamo tentare di risolvere il caso sostenendo che le segnalazioni sono eccessive, esagerate e che coprono la mancata voglia di studiare, ma non risolveremo il problema in questo modo perché i dati parlano chiaro: il 4% della popolazione scolastica è dislessica, quindi 1 su 25, uno per classe, ma 18 su 25 quindi il 72% manifestano la necessità di diversi insegnamenti (uso di mappe logiche, uso del computer, LIM, strategie laboratoriali, lavori di gruppo e strategie didattiche compensative).
Questa è la realtà, può non piacere, ci possiamo trovare impreparati come docenti, specie nei percorsi liceali, ma uno studente DSA che vuole frequentare il liceo deve poterlo fare e deve essere sostenuto in questa sua scelta, non ostacolato e “riorientato”.
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venerdì 7 febbraio 2014
DISLESSIA: NOVITA' DIDATTICHE QUADERNO PER DISLESSICI
Un quaderno di regole per imparare a leggere, scrivere e la grammatica, ma dov'è la novità vi starete chiedendo?
L'intenzione non è quella di aggiungere, ma piuttosto diversificare il modo stesso di fare grammatica.
Il bambino dislessico non è un malato o un disabile, è un individuo in cui, le funzioni neurobiologiche, si comportano in modo distinto e differente dagli altri individui.
Infatti un bambino dislessico è un bambino molto particolare, con difficoltà particolari: è intelligente, è in "gamba", ma la matita e i quaderni sono i suoi nemici; a voce è in grado di rispondere prontamente, però in caso di una verifica scritta potrebbe "consegnare in bianco".
La dislessia provoca un modo di lavoro nel bambino discontinuo e strano, l'importante è che, soprattutto gli insegnanti, trovino il modo adeguato per guidarlo.
Dislessia: una sfida per la società
Per aiutare un bambino dislessico un'esperta consiglia di creare un quaderno per dislessici, che può, però, essere utilizzato anche da individui senza il problema della dislessia.
Il quaderno, da tenere sempre a portata di mano, deve essere aggiornato poiché le regole aumentano di giorno in giorno; deve contenere le principali regole ortografiche associate a simpatiche immagini guida, per i più piccoli; poi tabelle di sintesi; i verbi; infine, le tabelle semplificate per l'analisi grammaticale: al tutto si devono aggiungere delle linguette colorate, utili a distinguere il contenuto.
Il bambino, può così, tenendolo a portata di mano, consultarlo senza andare a sfogliare, perdere tempo prezioso e rileggere i titoli ogni volta: in tale modo l'efficacia e i conseguenti successi, contribuiranno ad aumentare l'autostima e il sorriso che diverrà una costante sul volto del bambino dislessico.
Le difficoltà non svaniranno con l'ausilio del quaderno, ma si sentirà più compreso e non servirà più che, qualcuno, gli debba stare seduto accanto perché potrà essere più autonomo; il quaderno può essere preparato per tutti i bambini, anche i non dislessici, in quanto tutti possono trarne beneficio per migliorare, magari per riguardare qualche regola, in tempo reale, che non ricordano.
Le definizioni possono perdersi nella memoria di chiunque ed essere fini a se stesse, la modalità di accesso al sapere e le strategie per "digerirlo" devono essere l'obiettivo principale di ogni buon maestro.
Tornando al quaderno è importante sapere che mettere tutte le regole insieme di per sé non è un problema, perché si impara a selezionare i tempi.
I bambini parlano e usano naturalmente e inconsapevolmente tutte le "regole" della lingua senza conoscere le definizioni, incasellate dagli adulti; si tratta, quindi, semplicemente, ogni tanto di far sapere che c'è una definizione specifica per quel nome, per quel verbo o per quella proposizione, anche se non deve essere questo lo scopo principale della grammatica.
I bambini sono "spugne", non esseri privi di potenzialità intellettive, quindi è importante non limitare il linguaggio, rendendolo, anche più specifico, perché impareranno ad utilizzarlo prima e meglio.
Con l'aiuto del quaderno, dopo averne arricchito il lessico, tutti hanno la possibilità di andarsi a rivedere il significato, diventando "più ricchi di parole"; questa prassi, permette ai bambini dislessici di produrre testi pieni di parole nuove e più adeguate.
Il quaderno, anche se nato per il bambino dislessico, può essere usato da tutti, anche per non far sentire "inferiore", ma uguale agli altri bambini, quello più problematico: per tutti è utile, per il bambino dislessico è indispensabile.
Chi è più in difficoltà, inoltre, non si sente messo da parte: ognuno contribuisce al lavoro e ha il compito di fare in modo, una volta creato gruppi di coppie, che ogni bambino sia responsabile del suo compagno, imparando che è normale essere diversi; quindi è normale studiare in modo diverso e normale aiutare chi è più in difficoltà.
Visto che tutti lo fanno per tutti, anche i bambini dislessici non vivono la scuola come un disagio solo personale; anzi, raggiunti questi obiettivi, si è verificato che, proprio i bambini problematici, si offrissero per leggere o aiutare gli altri.
Le riflessioni conclusive, quindi portano a capire che è importante personalizzare ed utilizzare strategie diverse che diventano efficaci, solo, a livelli diversi.
Si può sempre imparare a modificare, modellare e adeguare anche il proprio modo di far didattica, sforzandosi di non vedere più il bambino con difficoltà più o meno specifiche come "uno" che non riesce, ma come "uno" che stimola in continuazione a migliorare per primi noi stessi, poi il nostro modo di proporci e di fare scuola.
Avere a che fare con bambini in difficoltà di apprendimento è una sfida, un'avventura continua senza una fine.
I bambini dislessici vanno osservati, ascoltati e bisogna accettarne i suggerimenti perché, spesso, le strategie migliori sono indicate da loro stessi: bisogna renderli protagonisti.
Ogni problema ha una soluzione, altrimenti non sarebbe un problema.
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Dislessia: Da KO a OK! Il font ad alta leggibilità EasyReading
Sono dislessico e collaboratore editoriale. Binomio impossibile? Assolutamente no. Le case editrici si sono presto accorte che un collaboratore dislessico è un’opportunità. Perché quello che va bene per un dislessico va benissimo per tutti i lettori.
Avete mai pensato che allo specchio le lettere KO diventano esattamente il contrario?
OK
Mi viene in mente che Leonardo da Vinci (mancino e dislessico) era capace di scrivere al contrario, da destra verso sinistra e dall’ultima pagina verso quella iniziale (“Storie di normale dislessia” di Rossella Grenci e Daniele Zanoni).
La scrittura è una convenzione recente per il nostro cervello. Non è intuitiva neppure la “direzione”, da sinistra a destra o da destra a sinistra.
E il modo di leggere “dislessico” potrebbe essere giusto in un altro sistema di scrittura.
Secondo le stime più recenti la dislessia oggi interessa almeno il 10% della popolazione mondiale, ovvero circa 700 milioni di persone. E la dislessia può apparire sotto molte e diverse forme, rendendo difficile la diagnosi quando il problema si manifesta.
Sono dislessico e collaboratore editoriale. Binomio impossibile? Assolutamente no. Le case editrici si sono presto accorte che un collaboratore dislessico è un’opportunità. Perché quello che va bene per un dislessico va benissimo per tutti i lettori.
E la mia esperienza di lettore per professione e per piacere si è sempre scontrata con la grafica della pagina scritta.
Per fortuna, rispetto al passato, tanto si sta muovendo nell’universo dei caratteri agevolanti per le difficoltà di lettura. Altre ricerche (come quella del Centro Risorse – Clinica Formazione e Intervento in Psicologia: Gradimento e prestazione nella lettura in Times New Roman e in EasyReading® di alunni dislessici e normolettori della classe quarta primaria) perseguono, con risultato affermativo, l’obiettivo di verificare se la preferenza per un carattere sia giustificata da un effettivo aumento in termini di velocità di lettura e correttezza, nei normolettori e nei dislessici.
Come semplice lettore con DSA, mi piacerebbe iniziare uno scambio di idee tra dislessici adulti sui font in uso: che poi sempre con questi dobbiamo comunque fare i conti, nella realtà, sia cartacea sia elettronica.
Ci sono soluzioni che sembrano miracolose: usiamo il tablet e sconfiggeremo i problemi…
Molto interessanti a questo riguardo le riflessioni e le conclusioni della professoressa Roberta Penge, raccolte da Tina Simonello su Repubblica (19/11). Il titolo dell’articolo così sintetizza: “Dislessia. Se un tablet velocizza la lettura”, ma in realtà il testo ci fa capire una volta di più che non basta l’idea astratta di tablet, perché la scrittura non è un elemento impercettibile, tutt’altro.
Le ricerche di questi ultimi anni hanno evidenziato alcuni dati comuni. Scrive la professoressa Penge: «Un supporto che permette di modificare l’aspetto del testo funziona molto bene per i dislessici con difficoltà più di tipo visuospaziale, ma rappresenta sicuramente un aiuto valido anche per i cosiddetti dislessici linguistici (la cui difficoltà ha a che vedere più con il linguaggio, con la decodificazione dei segni in suoni)».
Come Edo di Roberta Moriondo (Edo non sa leggere. E’ dislessico. Proprio come Einstein) che scambia Voce e Foce.
L’effetto affollamento è sempre in agguato per noi dislessici: quella foresta, peggio: quel muro senza appigli che può diventare la pagina scritta.
Lo studio di Marco Zorzi, docente di Psicologia e intelligenza artificiale all’università di Padova, in collaborazione con l’istituto Burlo Garofalo di Trieste e l’università di Aix en Provence-Marsiglia, pubblicato sulla rivista Pnas (vedi: Il Secolo XIX – 19-06-12), ha puntato l’obiettivo sull’affollamento percettivo: aumentando la spaziatura tra lettere di un testo si ottengono migliori performance di lettura.
Avete mai pensato che allo specchio le lettere KO diventano esattamente il contrario?
OK
Mi viene in mente che Leonardo da Vinci (mancino e dislessico) era capace di scrivere al contrario, da destra verso sinistra e dall’ultima pagina verso quella iniziale (“Storie di normale dislessia” di Rossella Grenci e Daniele Zanoni).
La scrittura è una convenzione recente per il nostro cervello. Non è intuitiva neppure la “direzione”, da sinistra a destra o da destra a sinistra.
E il modo di leggere “dislessico” potrebbe essere giusto in un altro sistema di scrittura.
Secondo le stime più recenti la dislessia oggi interessa almeno il 10% della popolazione mondiale, ovvero circa 700 milioni di persone. E la dislessia può apparire sotto molte e diverse forme, rendendo difficile la diagnosi quando il problema si manifesta.
Sono dislessico e collaboratore editoriale. Binomio impossibile? Assolutamente no. Le case editrici si sono presto accorte che un collaboratore dislessico è un’opportunità. Perché quello che va bene per un dislessico va benissimo per tutti i lettori.
E la mia esperienza di lettore per professione e per piacere si è sempre scontrata con la grafica della pagina scritta.
Per fortuna, rispetto al passato, tanto si sta muovendo nell’universo dei caratteri agevolanti per le difficoltà di lettura. Altre ricerche (come quella del Centro Risorse – Clinica Formazione e Intervento in Psicologia: Gradimento e prestazione nella lettura in Times New Roman e in EasyReading® di alunni dislessici e normolettori della classe quarta primaria) perseguono, con risultato affermativo, l’obiettivo di verificare se la preferenza per un carattere sia giustificata da un effettivo aumento in termini di velocità di lettura e correttezza, nei normolettori e nei dislessici.
Come semplice lettore con DSA, mi piacerebbe iniziare uno scambio di idee tra dislessici adulti sui font in uso: che poi sempre con questi dobbiamo comunque fare i conti, nella realtà, sia cartacea sia elettronica.
Ci sono soluzioni che sembrano miracolose: usiamo il tablet e sconfiggeremo i problemi…
Molto interessanti a questo riguardo le riflessioni e le conclusioni della professoressa Roberta Penge, raccolte da Tina Simonello su Repubblica (19/11). Il titolo dell’articolo così sintetizza: “Dislessia. Se un tablet velocizza la lettura”, ma in realtà il testo ci fa capire una volta di più che non basta l’idea astratta di tablet, perché la scrittura non è un elemento impercettibile, tutt’altro.
Le ricerche di questi ultimi anni hanno evidenziato alcuni dati comuni. Scrive la professoressa Penge: «Un supporto che permette di modificare l’aspetto del testo funziona molto bene per i dislessici con difficoltà più di tipo visuospaziale, ma rappresenta sicuramente un aiuto valido anche per i cosiddetti dislessici linguistici (la cui difficoltà ha a che vedere più con il linguaggio, con la decodificazione dei segni in suoni)».
Come Edo di Roberta Moriondo (Edo non sa leggere. E’ dislessico. Proprio come Einstein) che scambia Voce e Foce.
L’effetto affollamento è sempre in agguato per noi dislessici: quella foresta, peggio: quel muro senza appigli che può diventare la pagina scritta.
Lo studio di Marco Zorzi, docente di Psicologia e intelligenza artificiale all’università di Padova, in collaborazione con l’istituto Burlo Garofalo di Trieste e l’università di Aix en Provence-Marsiglia, pubblicato sulla rivista Pnas (vedi: Il Secolo XIX – 19-06-12), ha puntato l’obiettivo sull’affollamento percettivo: aumentando la spaziatura tra lettere di un testo si ottengono migliori performance di lettura.
Anche altri elementi possono confondere chi ha difficoltà di lettura: «Il tipo di carattere per esempio», il disegno del carattere in sé.
In effetti per me (dislessico compensato) il Times New Roman ha un po’ troppe grazie ma l’Arial è troppo “rotondo”, indifferenziato, soprattutto in alcuni caratteri (dbpq oppure “u” e “n” rovesciato)..
L’OpenDyslexic del designer Abelardo Gonzales utilizza l’effetto zavorra per ancorare le lettere alla riga e impedire che girino, “capottino” etc. I non dislessici non lo amano, solitamente, e io stesso non mi sento sciolto nella lettura. Bene ha fatto Biancoenero® “a non accentuare la differenza di questa font con altre in uso nei testi per ragazzi, per non disorientare il lettore”.
Dal video Dislessia & Design un non dislessico può avere un’idea di cosa sia la dislessia. Il Design For All è quello del font ad alta leggibilità EasyReading:
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Dislessia infantile: origini e concause di un disastro e un’epidemia di massa Perché sempre più bambini non sanno parlare, scrivere o ragionare?
La dislessia sta diventando una vera e propria emergenza, un’epidemia, con punte statisticamente alte a tutti i livelli. Il fenomeno diventa ancora più macroscopico nelle prime classi della scuola primaria, e si innesta con altri fenomeni (difficoltà all’abbandono dei pannolini; incapacità di concentrazione e ragionamento; incapacità di allacciarsi le scarpe, sbucciare le mele etc.; ipercinetica; picnolessia …).
Diverse le cause del disastro, ma ci sembra siano da ricercarsi nel cambiamento delle abitudini familiari e nel dominio della comunicazione per immagini sulla comunicazione diretta con familiari e amici: le immagini semplici -o iconiche- non hanno bisogno di ragionamento per essere lette: sono come un biberon. L’assassinio della lettura di libri è parte di questo problema (leggendo ci si deve creare “immagini mentali” autonome, si “crea” e si ragiona mentre si legge, cosa impossibile col biberon delle immagini in movimento).
Inoltre madri e padri non hanno quasi più contatti con i figli, a causa del lavoro: crolla quindi il dialogo e l’apprendimento al discorso, e mancano le parole (non c’è quasi più lessico). Prima della rivoluzione sociale che ha “liberato” il lavoro femminile, le donne svolgevano il ruolo prezioso di trasmissione della lingua, del sapere familiare, del dialogo e della capacità di discutere. In seguito, si è dovuto ricorrere al ritorno all’educazione di Stato (in stile antica Sparta, Unione Sovietica e gioventù hitleriana), con la fine della vita di cortile (altro fondamento dell’intelligenza dei più giovani), sostituita dalla nefasta pratica delle palestre, delle scuole calcio, dei doposcuola, in cui i bambini devono sempre stare zitti e eseguire gli ordini dell’onnipresente sorvegliante adulto. Nel frattempo, padre e madre insieme guadagnano quello che prima guadagnava il solo padre: una truffa di massa, in cui ci hanno rimesso tutti. Sarebbe bene aumentare la paga del genitore che è il solo a lavorare in una famiglia, e/o incentivare il telelavoro, che permette di lavorare da casa.
Viceversa, il bambino nutrito a merendine organiche e schermi al plasma, resterà comunque (quasi) senza parole.
C’è insomma un aspetto “clinico” della dislessia DSA, ma ci sono anche delle profonde concause sociali, che nascono proprio quando il bambino comincia a emettere le prime parole (pertanto non sono categorizzabili clinicamente) della “lingua madre”, e la madre troppo spesso non c’è…
Ecco -secondo noi di Tigullio News (che abbiamo avuto la fortuna di frequentare casa di Gianni Rodari)- le vere cause di un disastro sociale comunque esistenti, DSA o no. E chi racconta più ai piccoli favole e filastrocche? Se il bambino non capisce, mentre ascolta una fiaba alla tv o fa un gioco alla PS… chi gli spiegherà gli Arcani Sconosciuti?
Dislessia sotto screening
Un progetto innovativo alla “Pascoli” di Sant’Anna: lo screening
per l’individuazione precoce dei bambini a rischio di difficoltà scolastiche
I numeri del problema sono sotto gli occhi di tutti gli operatori della scuola: i casi di DSA sono in crescita esponenziale un po’ dappertutto, dalla Primaria alle Medie, fino alle scuole superiori. Si tratta dei cosiddetti disturbi specifici di apprendimento, che consistono in problematiche relative alla lettura (dislessia), alla corretta scrittura (disgrafia e disortografia) e ai calcoli matematici (discalculia) che colpiscono i bambini e i ragazzi di ogni età.
Contrariamente a quanto si poteva ritenere, questi disturbi non sono derivanti da un ritardo dell’alunno, ma da una difficoltà costituzionale determinata biologicamente, che si manifesta fin dalle prime fasi dell’apprendimento. E’ un circolo vizioso: il bambino affetto da DSA fa più fatica e ottiene risultati meno brillanti, il che incide sul successivo impegno e sulle conseguenti votazioni, e così via, in un percorso che tende ad essere fortemente involutivo.
Oggi i DSA sono diagnosticati con più attenzione rispetto al passato e addirittura una legge (la n. 170 del 2010, con le conseguenti Linee guida del 2011) ha stabilito alcune tutele per gli allievi colpiti da questi disturbi; così attraverso vari tipi di strumenti compensativi e dispensativi, da utilizzare anche durante gli esami, si cerca di alleviare la fatica che gli alunni devono affrontare.
L’Istituto Comprensivo Rapallo, in collaborazione con due psicologhe esperte in materia, le dottoresse Maria Ida Federici e Alessandra Guagliardo, promuove un progetto innovativo per la rilevazione precoce dei bambini a rischio di DSA, con un intervento che coinvolgerà le prime due classi della scuola primaria (elementare). Dopo una prima fase di informazione per le famiglie e di formazione dei docenti coinvolti, ci sarà un periodo dedicato a prove collettive ed individuali; in seguito, in base ai risultati emersi, nei mesi successivi ci saranno interventi di rafforzamento, una prova conclusiva e alla fine dell’anno scolastico un incontro con docenti e genitori per la restituzione dei dati emersi dall’intervento.
“L’identificazione preventiva delle difficoltà di apprendimento – afferma Maria Ida Federici, la psicologa responsabile del progetto – consente di intervenire precocemente sulle aree di carenza, limitando così le esperienze di insuccesso che potrebbero avere ripercussione da un punto di vista emotivo e motivazionale. Trattandosi di un’attività di screening deve focalizzarsi su quella fascia scolastica in cui non e’ ancora possibile fare diagnosi, che potrà essere effettiva alla fine della seconda elementare”.
Il progetto, che coinvolgerà complessivamente circa un centinaio di bambini della scuola primaria Pascoli di S.Anna, ha già previsto una formazione per genitori e docenti a partire dallo scorso novembre; questa settimana sono cominciate le prove collettive e individuali per gli allievi; seguirà, in base ai risultati, un’attività di rinforzo svolta dalle docenti e a maggio una prova. Il percorso verrà concluso con la restituzione dei dati analizzati in un incontro pubblico di approfondimento della tematica.
“In questi casi – aggiunge Giacomo Daneri, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Rapallo – è fondamentale la collaborazione tra scuola, famiglie ed operatori sanitari, nell’ottica dell’importanza del bene del bambino. Siamo quindi davvero orgogliosi di ospitare un progetto così significativo e unico per il nostro territorio”.
Diverse le cause del disastro, ma ci sembra siano da ricercarsi nel cambiamento delle abitudini familiari e nel dominio della comunicazione per immagini sulla comunicazione diretta con familiari e amici: le immagini semplici -o iconiche- non hanno bisogno di ragionamento per essere lette: sono come un biberon. L’assassinio della lettura di libri è parte di questo problema (leggendo ci si deve creare “immagini mentali” autonome, si “crea” e si ragiona mentre si legge, cosa impossibile col biberon delle immagini in movimento).
Inoltre madri e padri non hanno quasi più contatti con i figli, a causa del lavoro: crolla quindi il dialogo e l’apprendimento al discorso, e mancano le parole (non c’è quasi più lessico). Prima della rivoluzione sociale che ha “liberato” il lavoro femminile, le donne svolgevano il ruolo prezioso di trasmissione della lingua, del sapere familiare, del dialogo e della capacità di discutere. In seguito, si è dovuto ricorrere al ritorno all’educazione di Stato (in stile antica Sparta, Unione Sovietica e gioventù hitleriana), con la fine della vita di cortile (altro fondamento dell’intelligenza dei più giovani), sostituita dalla nefasta pratica delle palestre, delle scuole calcio, dei doposcuola, in cui i bambini devono sempre stare zitti e eseguire gli ordini dell’onnipresente sorvegliante adulto. Nel frattempo, padre e madre insieme guadagnano quello che prima guadagnava il solo padre: una truffa di massa, in cui ci hanno rimesso tutti. Sarebbe bene aumentare la paga del genitore che è il solo a lavorare in una famiglia, e/o incentivare il telelavoro, che permette di lavorare da casa.
Viceversa, il bambino nutrito a merendine organiche e schermi al plasma, resterà comunque (quasi) senza parole.
C’è insomma un aspetto “clinico” della dislessia DSA, ma ci sono anche delle profonde concause sociali, che nascono proprio quando il bambino comincia a emettere le prime parole (pertanto non sono categorizzabili clinicamente) della “lingua madre”, e la madre troppo spesso non c’è…
Ecco -secondo noi di Tigullio News (che abbiamo avuto la fortuna di frequentare casa di Gianni Rodari)- le vere cause di un disastro sociale comunque esistenti, DSA o no. E chi racconta più ai piccoli favole e filastrocche? Se il bambino non capisce, mentre ascolta una fiaba alla tv o fa un gioco alla PS… chi gli spiegherà gli Arcani Sconosciuti?
Dislessia sotto screening
Un progetto innovativo alla “Pascoli” di Sant’Anna: lo screening
per l’individuazione precoce dei bambini a rischio di difficoltà scolastiche
I numeri del problema sono sotto gli occhi di tutti gli operatori della scuola: i casi di DSA sono in crescita esponenziale un po’ dappertutto, dalla Primaria alle Medie, fino alle scuole superiori. Si tratta dei cosiddetti disturbi specifici di apprendimento, che consistono in problematiche relative alla lettura (dislessia), alla corretta scrittura (disgrafia e disortografia) e ai calcoli matematici (discalculia) che colpiscono i bambini e i ragazzi di ogni età.
Contrariamente a quanto si poteva ritenere, questi disturbi non sono derivanti da un ritardo dell’alunno, ma da una difficoltà costituzionale determinata biologicamente, che si manifesta fin dalle prime fasi dell’apprendimento. E’ un circolo vizioso: il bambino affetto da DSA fa più fatica e ottiene risultati meno brillanti, il che incide sul successivo impegno e sulle conseguenti votazioni, e così via, in un percorso che tende ad essere fortemente involutivo.
Oggi i DSA sono diagnosticati con più attenzione rispetto al passato e addirittura una legge (la n. 170 del 2010, con le conseguenti Linee guida del 2011) ha stabilito alcune tutele per gli allievi colpiti da questi disturbi; così attraverso vari tipi di strumenti compensativi e dispensativi, da utilizzare anche durante gli esami, si cerca di alleviare la fatica che gli alunni devono affrontare.
L’Istituto Comprensivo Rapallo, in collaborazione con due psicologhe esperte in materia, le dottoresse Maria Ida Federici e Alessandra Guagliardo, promuove un progetto innovativo per la rilevazione precoce dei bambini a rischio di DSA, con un intervento che coinvolgerà le prime due classi della scuola primaria (elementare). Dopo una prima fase di informazione per le famiglie e di formazione dei docenti coinvolti, ci sarà un periodo dedicato a prove collettive ed individuali; in seguito, in base ai risultati emersi, nei mesi successivi ci saranno interventi di rafforzamento, una prova conclusiva e alla fine dell’anno scolastico un incontro con docenti e genitori per la restituzione dei dati emersi dall’intervento.
“L’identificazione preventiva delle difficoltà di apprendimento – afferma Maria Ida Federici, la psicologa responsabile del progetto – consente di intervenire precocemente sulle aree di carenza, limitando così le esperienze di insuccesso che potrebbero avere ripercussione da un punto di vista emotivo e motivazionale. Trattandosi di un’attività di screening deve focalizzarsi su quella fascia scolastica in cui non e’ ancora possibile fare diagnosi, che potrà essere effettiva alla fine della seconda elementare”.
Il progetto, che coinvolgerà complessivamente circa un centinaio di bambini della scuola primaria Pascoli di S.Anna, ha già previsto una formazione per genitori e docenti a partire dallo scorso novembre; questa settimana sono cominciate le prove collettive e individuali per gli allievi; seguirà, in base ai risultati, un’attività di rinforzo svolta dalle docenti e a maggio una prova. Il percorso verrà concluso con la restituzione dei dati analizzati in un incontro pubblico di approfondimento della tematica.
“In questi casi – aggiunge Giacomo Daneri, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Rapallo – è fondamentale la collaborazione tra scuola, famiglie ed operatori sanitari, nell’ottica dell’importanza del bene del bambino. Siamo quindi davvero orgogliosi di ospitare un progetto così significativo e unico per il nostro territorio”.
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mercoledì 22 gennaio 2014
Gli ebook sono sempre più un gioco da ragazzi
Se negli ultimi anni vi è sembrato che le sezioni dedicate a bambini e ragazzi delle librerie che frequentate siano aumentate notevolmente sia in quantità sia in varietà, ebbene non è una semplice impressione. Perché è un dato ormai consolidato e confermato dalle cifre dell’Associazione Italiana degli Editori che la letteratura per l’infanzia è il settore che in qualche modo sta salvando il mercato librario del nostro Paese: lo scorso anno ha coperto infatti circa il 15% delle vendite (le cifre aumentano al 24% per quanto riguarda la piccola e media editoria) ed è l’unico settore non in perdita in uno scenario altrimenti catastrofico. Il fenomeno, inoltre, non si limita al cartaceo: se nel 2012 sono stati pubblicati 5164 titoli per bambini e ragazzi in formato tradizionale, sono stati messi in commercio anche 2177 ebook e il trend è in crescita.
Guardando a un mercato più avanzato del nostro sul fronte della letteratura digitale, ovvero gli Stati Uniti, si può notare come i children’s ebook abbiano avuto una crescita enormente positiva nel 2012 (a luglio di quell’anno il loro mercato era aumentato di quasi il 90% rispetto a dodici mesi prima), sebbene nel 2013 vi sia stato un rallentamento dovuto a una contrazione generale dei libri elettronici, che rappresentano comunque il 30% dell’industria editoriale statunitense. In ogni caso negli scorsi mesi molte realtà che operano nella diffusione digitale dei contenuti, da Netflix a Sony fino a Nook di Barnes&Nobles ha lavorato per lanciare piattaforme appositamente dedicate alla lettura per l’infanzia, mentre Apple – nonostante alcuni problemi derivanti dall’accesso incontrollato dei minori agli store online – si conferma leader nella produzione del settore educational.
Il settore degli ebook per i più giovani è in grande fermento, anche perché le problematiche da affrontare sono molteplici. Da una parte ci sono dei limiti di tipo tecnico, perché i libri digitali per bambini necessitano spesso di illustrazioni e animazioni elaborate, fattore che fa lievitare sia il peso del file da scaricare sia i prezzi. Inoltre questi stessi ebook devono affrontare la concorrenza e la vera e propria dispersione dell’offerta rispetto alle molteplici app per l’infanzia che non solo forniscono brevi contenuti testuali ma anche situazioni interattive, giochi, quiz e video. Non è insensato pensare che la stessa letteratura infantile nella sua evoluzione digitale si integrerà sempre più con queste applicazioni ludiche per puntare a coinvolgere sempre più il giovane lettore nell’andamento e nello sviluppo della narrazione.
Di grande interesse è anche tutto l’ambito che riguarda gli ebook scolastici. Molto si sta già facendo per sviluppare testi interattivi e facilitati che siano di supporto nel caso di gravi problemi per l’apprendimento, oramai sempre più diffusi, come la dislessia e il deficit d’attenzione. Ma anche per i testi scolastici generici la strada verso la digitalizzazione sembra obbligata, nonostante i soliti problemi di innovazione all’italiana: se il ministro dell’Istruzione del precedente governo Monti, Francesco Profumo, aveva già stabilito l’introduzione obbligatoria degli ebook scolastici a partire da quest’anno, i ritardi nell’attuazione dell’Agenda Digitale hanno costretto l’attuale ministro Maria Chiara Carrozza a far slittare il provvedimento al prossimo anno scolastico 2014-15. Le prospettive sempre più incalzanti e moderne dell’apprendimento scolastico, come il social learning e le risorse crowded-based, tuttavia, impongono un’accelerazione anche su questi temi prima di accumulare un ritardo irreparabile.
Gli ebook sono dunque una realtà sempre più importante per i giovani lettori italiani (ovvero il 45% della popolazione nella fascia fino ai 14 anni). Non è un caso che l’Associazione Italiana Biblioteche e l’AIE, in collaborazione con i siti per l’infanzia Filastrocche.it, Mamamò.it e l’agenzia Fattore Mamma, abbia lanciato la seconda edizione di #NatiDigitali 2014, un’indagine online per comprendere le tendenze e le abitudini dei genitori e dei bibliotecari nei confronti delle letture dei digitali di figli e utenti più piccoli. Se i risultati dell’anno scorso avevano dimostrato alcune resistenze alla conversione perché si riteneva che solo il cartaceo potesse conservare ancora la “magia del libro”, si vedrà quest’anno se gli ebook si sono definitivamente ritagliati il loro spazio nell’immaginario dei più piccoli.
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giovedì 16 gennaio 2014
Dalla scuola al crowdfunding: le startup più innovative
ROMA (WSI) - Un giovedì da veri startupper. Da Milano a Cagliari, passando per Torino. Dalla scuola al crowdfunding, startup sempre al centro delle scena.
Su questo binomio l’incontro a Milano, presso l’Istituto Cavalieri, in via Olona 14. In programma"Non spin-off, ma start-up: i giovani, il futuro, la scuola e l’impresa", convegno dedicato ai legami e alle sinergie tra scuola, startupper e mondo del lavoro.
Professionisti ed esperti del sistema educativo si incontreranno per offrire prospettive e soluzioni concrete per stimolare la nascita di startup già durante o al termine della scuola secondaria. Il convegno è organizzato da Alisei (Associazione di Promozione Sociale fondata da docenti e dirigenti scolastici lombardi).
Aprono alle 14.30 Francesco de Sanctis, Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e Valentina Aprea, Assessore Istruzione, Formazione e Lavoro, Regione Lombardia. A seguire Mario Falanga interviene su "Il sistema scolastico italiano: argomenti, sistemi giuridici, riforme, lavoro". Giuseppe Marian parlerà di "Scuola e lavoro, ieri e oggi: otium et negotium", mentre Franco Frattini discuterà sul tema "Da know-how a know-where: di quali competenze ha bisogno il sistema delle imprese oggi".
Alle 16.45 Marco Iannacone interverrà su "Startup e pubblica utilità. Un aiuto per la dislessia: da iniziativa personale a progetto istituzionale". Chiuderanno la giornata Barbara Nebuloni su "Impresa Formativa Simulata, un percorso condiviso tra scuola e azienda" e Mariella Enoc con "Le arti dal vivo come laboratorio di competenze: l’esperienza del Progetto Laiv".
Talent Garden Torino, in via Carlo Allioni, e Studio Legal Grounds presentano un evento dedicato al crowdfunding: "L’equity-crowdfunding. Per le startup innovative". Appuntamento dalle 18: focus sul mondo del finanziamento da basso, dal reward-/donation-based all’equity nel mercato italiano. Si discuterà delle startup innovative destinatarie della raccolta e degli attori principali, illustrando dei case history.
Interverranno Alessandro Grangiotti e Micol Mimun di Legal Grounds, la prima virtual law firm italiana, Claudio Bedino, ceo e founder di Strateed, vice Presidente e founder di Icn – Italian Crowdfunding Network.
Sempre oggi, alle 18.30, all’Open Campus di Tiscali (Cagliari, Località Sa Illetta, S.S. 195, Km 2.300) incontro con Sebastiano Baghino e Giuseppe Serra di Sardegna Ricerche, che presenteranno il bando Voucher Startup – Incentivi per la competitività delle startup innovative.
Il bando prevede l’erogazione di voucher destinati alle startup per sostenere e rafforzare la loro competitività incentivando processi di innovazione di prodotto, servizio o processo. In particolare Sardegna Ricerche contribuisce alle spese sostenute dalle startup nella realizzazione degli obiettivi individuati nel business plan. Durante l’appuntamento ci sarà una breve illustrazione del bando, in termini di tempistica, modalità di partecipazione, criteri di valutazione, contribuzione e costi ammissibili. La seconda parte sarà dedicata alle domande da parte dei partecipanti.
Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Che Futuro - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.
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martedì 14 gennaio 2014
II Workshop internazionale "Un futuro per la dislessia"
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Dislessia: soluzione?
Pubblicato martedì 17 dicembre 2013 alle 09:30 da Roberto Domenichini · in L'altra campana
Il terzo articolo sul grande tema dei disturbi dell’apprendimento non può esimersi dal proporre una soluzione, non necessariamente definitiva, per aiutare concretamente qualsiasi persona presenti disturbi dell’apprendimento. In realtà tale proposta calza a pennello per ogni persona che abbia un minimo di buon senso.
E’ stato da me dichiarato che il dislessico non è una persona differente dalle altre. Anzi, in alcuni casi, presenta un quoziente d’intelligenza superiore alla media delle persone che non sono affette da tale disturbo.
Ribadisco però una questione importante.
Questo non vuol dire che tutti i dislessici siano geniali come alcuni ci spingerebbero a credere.
La frase corretta è la seguente: esistono persone geniali che sono anche dislessiche o, se preferite, esistono persone dislessiche che sono anche geniali.
Ma dire questo significa affermare che esistono persone non dislessiche che sono anche geniali o, come prima, esistono persone geniali che non presentano dislessia.
Su questo punto spero di aver messo la parola fine!
Ma torniamo a noi.
Nella mia lunga esperienza di collaboratore per il “recupero” del dislessico ne ho viste di tutte i colori. Non è mia intenzione adesso discettare ogni singola causa del problema, quanto discuterne la principale: la motivazione!
Nonostante l’utilizzo sfrenato dell’informatica come strumento compensativo lo studente non migliora. Spesso, per usare le parole di un bel libro scritto da uno psichiatra di fama mondiale come Manfred Spitzer, si assiste ad una vera e propria “demenza digitale” che, secondo il mio parere, assopisce il cervello dell’individuo, dislessico o non dislessico, e ne distrugge la creatività.
Forse qualcuno ci deve guadagnare? O peggio ancora: qualcuno specula su tali disturbi?
Non saprei. Sta di fatto che l’Italia è il Paese dei finanziamenti pubblici elargiti a destra e sinistra che puntualmente uccidono la concorrenza leale.
Ma se togliamo l’informatica al dislessico come pensi Roberto di aiutarlo concretamente?
Intanto non ho detto che voglio privare il dislessico di supporti compensativi informatici ma sicuramente calmierarne la diffusione visto che per molti dislessici questa forzatura crea più problemi che benefici.
La soluzione?
La motivazione!
La motivazione o se preferite la passione per qualcosa è il vero motore della storia.
Ed è su quella che inizialmente bisogna puntare per aiutare il dislessico.
Dobbiamo prima appassionarlo alla matematica e solo dopo permettergli di utilizzare la calcolatrice.
Oggi invece ti vendo migliaia di software e computer superpotenti per obbligarti a studiare una cosa che odi già in partenza.
Ecco che il problema si capovolge. Adesso è l’insegnante che si deve adeguare al dislessico per aiutarlo e fare emergere quelle potenzialità che lo renderanno un protagonista della storia. Questo dovrebbe essere il compito dell’insegnante nei confronti dell’universalità degli studenti: stimolare in loro la passione per la matematica, la letteratura, l’inglese, ecc.
Le mappe concettuali, i diagrammi di flusso, la calcolatrice, i riassunti è bene che vengano utilizzati da tutti gli studenti.
Cavolo io sono cresciuto, scolasticamente parlando, con riassunti, mappe concettuali, utilizzo obbligatorio della calcolatrice altrimenti mi perdo.
Sono gli strumenti del buon senso. Del senso comune. Dell’insegnante al quale non interessa che si reciti una poesia a memoria senza capire il perchè di quelle parole.
Dell’insegnante che se ne frega se non conosci a memoria le tabelline ma che sa spiegarti il perchè del ragionamento che si “cela” dietro alla soluzione di un problema logico-matematico. Cari lettori gli strumenti del buon senso oggi hanno solo trovato un nome tecnico, strumenti compensativi, che ghettizzano una “categoria” di persone facendo credere che gli altri non ne abbiano bisogno.
Qualcuno potrebbe obiettare che non è la stessa cosa. Il dislessico ha la necessità di tali strumenti per compensare il suo disturbo.
No! No cari insegnanti e soloni della psicologia spicciola. Il dislessico ha bisogno di motivazioni. Lo studente è stanco di un corpo docente che parla sempre in ritardo e secondo le Istituzioni.
Abbiamo bisogno di abolire il voto e ridare dignità a qualsiasi dislessico sulla faccia della terra.
Abbiamo bisogno in poche parole di ritrovare il gusto della conoscenza sapendo che qualcuno apprende in un modo e un altro apprende in modo differente. Questa diversità dovrebbe arricchirci. Ma se lo studente, dislessico o non dislessico, studia per il voto o per ottenere una “buona” media scolastica ha già perso la partita prima ancora del fischio d’inizio.
Il voto è lo strumento che da sempre la scuola utilizza per diseducare con stile.
Il dislessico o il BES (bisogni educativi specifici; ne parleremo perchè al peggio non vi è mai fine) o il pigro o il demotivato non è altro che un sottoprodotto di una cultura scadente e una classe docente non più motivata al proprio lavoro che punisce o premia un individuo, un essere umano, con un numero, il voto, gettando a mare ciò che il Signore ci ha donato: l’intelligenza!
Purtoppo oggi il vero disturbo di apprendimento è al 90% legato ad un sistema scolastico deficitario nella motivazione e nella passione.
Il 99% degli studenti non ricorda nel lungo periodo ciò che ha imparato. Non comprende il perchè dell’analisi matematica. Ritiene che lo studio della storia sia un’inutile perdita di tempo.
A questo punto vi chiedo: potrà un giorno la scuola essere un luogo piacevole dove lo studente non vede l’ora di andare? Dove lo studente non verrà giudicato ma soltanto motivato e appassionato?
Se riusciamo a rispondere affermativamente a queste domande allora carissimi lettori mi dite che senso avrebbe discutere di dislessia?
Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro
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di Roberto Domenichini il 17 dicembre 2013.
Il terzo articolo sul grande tema dei disturbi dell’apprendimento non può esimersi dal proporre una soluzione, non necessariamente definitiva, per aiutare concretamente qualsiasi persona presenti disturbi dell’apprendimento. In realtà tale proposta calza a pennello per ogni persona che abbia un minimo di buon senso.
E’ stato da me dichiarato che il dislessico non è una persona differente dalle altre. Anzi, in alcuni casi, presenta un quoziente d’intelligenza superiore alla media delle persone che non sono affette da tale disturbo.
Ribadisco però una questione importante.
Questo non vuol dire che tutti i dislessici siano geniali come alcuni ci spingerebbero a credere.
La frase corretta è la seguente: esistono persone geniali che sono anche dislessiche o, se preferite, esistono persone dislessiche che sono anche geniali.
Ma dire questo significa affermare che esistono persone non dislessiche che sono anche geniali o, come prima, esistono persone geniali che non presentano dislessia.
Su questo punto spero di aver messo la parola fine!
Ma torniamo a noi.
Nella mia lunga esperienza di collaboratore per il “recupero” del dislessico ne ho viste di tutte i colori. Non è mia intenzione adesso discettare ogni singola causa del problema, quanto discuterne la principale: la motivazione!
Nonostante l’utilizzo sfrenato dell’informatica come strumento compensativo lo studente non migliora. Spesso, per usare le parole di un bel libro scritto da uno psichiatra di fama mondiale come Manfred Spitzer, si assiste ad una vera e propria “demenza digitale” che, secondo il mio parere, assopisce il cervello dell’individuo, dislessico o non dislessico, e ne distrugge la creatività.
Forse qualcuno ci deve guadagnare? O peggio ancora: qualcuno specula su tali disturbi?
Non saprei. Sta di fatto che l’Italia è il Paese dei finanziamenti pubblici elargiti a destra e sinistra che puntualmente uccidono la concorrenza leale.
Ma se togliamo l’informatica al dislessico come pensi Roberto di aiutarlo concretamente?
Intanto non ho detto che voglio privare il dislessico di supporti compensativi informatici ma sicuramente calmierarne la diffusione visto che per molti dislessici questa forzatura crea più problemi che benefici.
La soluzione?
La motivazione!
La motivazione o se preferite la passione per qualcosa è il vero motore della storia.
Ed è su quella che inizialmente bisogna puntare per aiutare il dislessico.
Dobbiamo prima appassionarlo alla matematica e solo dopo permettergli di utilizzare la calcolatrice.
Oggi invece ti vendo migliaia di software e computer superpotenti per obbligarti a studiare una cosa che odi già in partenza.
Ecco che il problema si capovolge. Adesso è l’insegnante che si deve adeguare al dislessico per aiutarlo e fare emergere quelle potenzialità che lo renderanno un protagonista della storia. Questo dovrebbe essere il compito dell’insegnante nei confronti dell’universalità degli studenti: stimolare in loro la passione per la matematica, la letteratura, l’inglese, ecc.
Le mappe concettuali, i diagrammi di flusso, la calcolatrice, i riassunti è bene che vengano utilizzati da tutti gli studenti.
Cavolo io sono cresciuto, scolasticamente parlando, con riassunti, mappe concettuali, utilizzo obbligatorio della calcolatrice altrimenti mi perdo.
Sono gli strumenti del buon senso. Del senso comune. Dell’insegnante al quale non interessa che si reciti una poesia a memoria senza capire il perchè di quelle parole.
Dell’insegnante che se ne frega se non conosci a memoria le tabelline ma che sa spiegarti il perchè del ragionamento che si “cela” dietro alla soluzione di un problema logico-matematico. Cari lettori gli strumenti del buon senso oggi hanno solo trovato un nome tecnico, strumenti compensativi, che ghettizzano una “categoria” di persone facendo credere che gli altri non ne abbiano bisogno.
Qualcuno potrebbe obiettare che non è la stessa cosa. Il dislessico ha la necessità di tali strumenti per compensare il suo disturbo.
No! No cari insegnanti e soloni della psicologia spicciola. Il dislessico ha bisogno di motivazioni. Lo studente è stanco di un corpo docente che parla sempre in ritardo e secondo le Istituzioni.
Abbiamo bisogno di abolire il voto e ridare dignità a qualsiasi dislessico sulla faccia della terra.
Abbiamo bisogno in poche parole di ritrovare il gusto della conoscenza sapendo che qualcuno apprende in un modo e un altro apprende in modo differente. Questa diversità dovrebbe arricchirci. Ma se lo studente, dislessico o non dislessico, studia per il voto o per ottenere una “buona” media scolastica ha già perso la partita prima ancora del fischio d’inizio.
Il voto è lo strumento che da sempre la scuola utilizza per diseducare con stile.
Il dislessico o il BES (bisogni educativi specifici; ne parleremo perchè al peggio non vi è mai fine) o il pigro o il demotivato non è altro che un sottoprodotto di una cultura scadente e una classe docente non più motivata al proprio lavoro che punisce o premia un individuo, un essere umano, con un numero, il voto, gettando a mare ciò che il Signore ci ha donato: l’intelligenza!
Purtoppo oggi il vero disturbo di apprendimento è al 90% legato ad un sistema scolastico deficitario nella motivazione e nella passione.
Il 99% degli studenti non ricorda nel lungo periodo ciò che ha imparato. Non comprende il perchè dell’analisi matematica. Ritiene che lo studio della storia sia un’inutile perdita di tempo.
A questo punto vi chiedo: potrà un giorno la scuola essere un luogo piacevole dove lo studente non vede l’ora di andare? Dove lo studente non verrà giudicato ma soltanto motivato e appassionato?
Se riusciamo a rispondere affermativamente a queste domande allora carissimi lettori mi dite che senso avrebbe discutere di dislessia?
Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro
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di Roberto Domenichini il 17 dicembre 2013.
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