A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

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mercoledì 6 luglio 2016

D.S.A. e test di ammissione universitari

http://www.petizioni24.com/dsa_e_test_di_ammissione_universitari

D.S.A. e test di ammissione universitari

Richiesta di utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi ai test di ammissione universitari per gli studenti con D.S.A.
La legge 8 ottobre 2010, n. 170 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, nata per garantire il diritto all’istruzione di studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), riconosce gli strumenti compensativi e dispensativi quali mezzi indispensabili per compensare le debolezze funzionali derivanti dal disturbo.
Essa chiarisce che tali strumenti non aiutano lo studente dal punto di vista cognitivo, ma rappresentano un valido ausilio per porre lo studente in condizioni di parità rispetto agli altri, poiché consentono lo svolgimento delle prove senza dispersione di energie.
La legge, quindi, assicura l'uso degli strumenti compensativi e dispensativi, nonché adeguate forme di verifica e valutazione, anche in ambito universitario:

Legge n. 170/2010, Art. 5
1“Gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari”.
4 Agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all'università nonché gli esami universitari.”

D.M. n. 5669 del 12/07/2011, Art. 6
8 “Per le prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale programmati a livello nazionale o da parte delle università, sono previsti tempi aggiuntivi, ritenuti congrui in relazione alla tipologia di prova e comunque non superiori al 30% in più rispetto a quelli stabiliti per la generalità degli studenti, assicurando altresì l’uso degli strumenti compensativi necessari in relazione al tipo di DSA”.

Purtroppo, le “Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento”, allegate al D.M. n. 5669 del 12 Luglio 2011, non sono altrettanto chiare e sembrano limitare l’utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi soltanto in casi di particolare gravità del DSA:

Par 6.7 delle Linee guida “Gli Atenei”:
“…La presentazione della certificazione diagnostica, al momento dell’iscrizione, permette di accedere anche ai test di ammissione con le seguenti modalità:
la concessione di tempi aggiuntivi, rispetto a quelli stabiliti per la generalità degli studenti, ritenuti congrui dall’Ateneo in relazione alla tipologia di prova e comunque non superiori al 30% in più;
la concessione di un tempo aggiuntivo fino a un massimo del 30% in più rispetto a quello definito per le prove di ammissione ai corsi di laurea e di laurea magistrale programmati a livello nazionale o dalle università ai sensi dell’art. 4 della legge 2 agosto 1999 n. 264;
in caso di particolare gravità certificata del DSA, gli Atenei – nella loro autonomia - possono valutare ulteriori misure atte a garantire pari opportunità nell’espletamento delle prove stesse…”

A seguito dell’emanazione del  D.M. 3 luglio 2015, n. 463, il Miur, con le Linee guida allegate alla nota ministeriale n. 13672 del 6 agosto 2015, ha disciplinato le modalità e i contenuti delle prove di accesso ai corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico a programmazione nazionale, secondo le quali, al punto “Studenti con disabilità o affetti da disturbi specifici dell’apprendimento", enuncia:
“I candidati con certificazione ex lege 104/1992 e i candidati affetti da DSA hanno diritto:
A tempo aggiuntivo rispetto a quello previsto per lo svolgimento della prova (i candidati con certificazione ex lege 104/1992 nella misura massima del 50% e solo se ne formulano specifica richiesta; i candidati affetti da DSA sempre al 30% di tempo aggiuntivo, a prescindere da specifica richiesta).
• A strumenti compensativi ulteriori necessari in ragione della specifica patologia. Sono strumenti compensativi ammessi: calcolatrice non scientifica, videoingranditore, affiancamento di un tutor. Non sono ammessi i seguenti strumenti: dizionario e/o vocabolario; formulario; tavola periodica degli elementi; mappa concettuale; personal computer/tablet/smartphone…”.  

E’ contraddittorio che una legge, che dichiara l’importanza degli strumenti compensativi e dispensativi e ne promuove l’utilizzo durante gli esami universitari, vieti gli stessi ai test di ammissione; è inutile predisporre nelle Università servizi specifici per i DSA, se poi se ne ostacola l’ingresso; è ingiusto che strumenti ritenuti in un primo momento mezzi indispensabili per uno svolgimento equo della prova siano, poi, considerati un’agevolazione.
Sarebbe contraddittorio avere emanato una legge per garantire il diritto allo studio degli studenti con DSA per poi bloccarne l’ingresso all’Università. Pertanto, la proibizione di utilizzo di indispensabili strumenti compensativi, di cui fanno uso gli studenti con D.S.A durante il percorso scolastico,  inficerebbe l’espletamento della prova, condizionandone in modo profondamente discriminatorio l’esito.
Questo è il modo più certo per non garantire pari opportunità di accesso all’Università ai ragazzi con D.S.A..

Tutto quanto ciò premesso  
SI CHIEDE  
  • Revoca della nota ministeriale n. 13672 in data 06.08.2015 in quanto basata su principi palesemente errati, difforme dalla legge 170 in data 08.10.2010, dal D.M. n. 5669 del 12.07.2011 e dagli artt. 3 e 33 della Costituzione della Repubblica Italiana.
  • Rettifica Par. 6.7 delle Linee guida allegate al D.M. n. 5669 del 12.07.2011, in quanto contraddittorie all’Art. 6 comma 8 del  D.M. n. 5669 del 12.07.2011.

Associazione "D.S.A. - Dislessia, un limite da superare"

           


Mi chiamo Barbara classe 1972, se fossi nata nel 2000 probabilmente sarei stata etichettata come discalculica, iperattiva, affetta da deficit di attenzione... Ho sempre fatto una gran fatica a stare seduta nel mio banco e da sempre mi annoio facilmente e mi piace tanto chiacchierare, fino all'anno integrativo dell'Istituto magistrale non ho mai capito la matematica, poi la svolta...mentre di giorno lavoravo come operaia per pagarmi la futura università la sera frequentavo i corsi dell'anno integrativo, stanca dopo una giornata di lavoro pensavo di trovare un enorme ostacolo nella matematica, ma alla prima lezione si è presentata una giovanissima insegnante neo laureata in materie matematiche che sprizzava passione da tutti i pori...parlava di formule ed equazioni mostrandole in tutta la loro semplicità...nella mia testa è scattato un interruttore e ho capito, non sono sicuramente diventata più intelligente in un istante, ma quell'insegnante ha trovato “la chiave”, l'unico modo a me accessibile per comprendere la materia...ho frequentato la facoltà di Architettura e tutte le volte che non capivo qualcosa di matematica andavo a ripescare i vecchi appunti dell'anno integrativo ed era come accendere la luce in una stanza buia, ho superato brillantemente gli esami e mi sono laureata. Senza etichette, senza scorciatoie solo con un'ottima insegnante e tanto allenamento.
Oggi sono una mamma, prima di ogni altra cosa, ma sono anche un'insegnante e ho aiutato bambini in difficoltà ad amare di nuovo la scuola , tra questi bambini c'è mia figlia... La frase ...”qualche problemino ce l'ha”...mi è stata detta in prima elementare, ho portato a scuola una bambina entusiasta, curiosa, vivace che non sapeva né leggere né scrivere e mi sono ritrovata tra le braccia un cucciolo spaventato convinto dalla sua insegnante che non ce l'avrebbe mai fatta. In una scuola dove tutto va di corsa, dove si chiede alla scuola materna collegata di insegnare a leggere e scrivere ai bambini prima del tempo, dove chi non tiene il passo è marchiato, mentre ti convincono di aiutarti ti sollevano da ogni difficoltà rendendoti impossibile ogni progresso. E' proprio questo che non riesco ad accettare, se il sistema non funziona il problema non possono e non devono essere i bambini. Sono mille le giustificazioni che ho ascoltato da insegnanti e genitori: le classi sono troppo piene, i programmi troppo ampi, i tempi troppo brevi, il lavoro toglie il tempo ai figli, le insegnanti danno troppi compiti, un certificato può fargli avere un sostegno e un programma facilitato per superare l'anno.... ma la soluzione in realtà è sempre la stessa...un'etichetta che dice che tuo figlio è sbagliato e un programmino speciale alleggerito da tutto quello che gli crea difficoltà...a che cosa porterà questo atteggiamento se non a uomini e donne di domani assolutamente impreparati ad affrontare la vita?
Ricordo che quando ero piccola si usava affrontare le difficoltà, allenarsi fino a superarle...ora no...non c'è tempo...Ricordo le ore di arte, di manualità a scuola, ore che sono state completate cancellate, ricordo le recite scolastiche sostituite oggi da semplicil ezioni aperte, ricordo i lavoretti a Natale e per ogni festa comandata ora sostituiti da una fotocopia da colorare e una frase dettata da scrivere all'interno... avevamo un'unica insegnante che si occupava di tutte le materie dall'italiano all'educazione fisica ed eravamo tanti in classe, si usciva all'una, l'attuale modulo e c'era tempo per fare tutto...riguardo i miei vecchi quaderni e c'è un abisso con quelli di mia figlia...scrivevamo in corsivo, scrivevamo tantissimo, ora si completano fotocopie in stampatello, abbiamo disabituato i nostri figli alla fatica, all'esercizio, li abbiamo esonerati dalla manualità e dalla creatività e i risultati sono devastanti...allora perché non tornare a un metodo che funzionava? Un percorso di apprendimento deve essere fatto di esercizio e di divertimento, ma anche di fatica, nel rispetto dei tempi e dell'individualità di ogni bambino, individualità che deve essere ricchezza e non ostacolo.
Oggi mia figlia è una bambina serena priva di etichette, lavoriamo molto cercando la chiave per la comprensione di ogni materia, abbiamo cambiato scuola e insegnanti...ci rimangono dei brutti ricordi che cerchiamo di sostituire con nuove esperienze piacevoli e la volontà di impegnarsi a fondo in un progetto che può aiutare altri bambini! 
Barbara

Dislessico laureato a Oxford


D.S.A. e test di ammissione universitari

http://www.petizioni24.com/dsa_e_test_di_ammissione_universitari#form

L'Associazione "D.S.A. -Dislessia, un limite da superare" ha ritenuto DOVEROSO attivarsi per poter far valere il diritto di accesso all'università per gli studenti con D.S.A.
Firmate se desiderate che a loro vengano date pari opportunità, perchè sono come tutti gli altri, una risorsa per la società futura!
E' importante confermare la firma cliccando sul link che verrà inviato a mezzo mail.
Richiesta di utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi ai test di ammissione universitari per gli studenti con D.S.A.
petizioni24.com

mercoledì 4 novembre 2015

venerdì 12 dicembre 2014

Penso sia di imput e una spinta leggere il commento che pubblico al post precedente: "Lettera..."

Antonella -
Ciao Lorenzo,
anche io come te sono dislessica (oltre che ex studentessa liceale indirizzo socio-psicopedagogico) e mi è stata riconosciuta a 16 anni (ora ne ho 21), quindi ormai tardino. Nessuno si era mai azzardato a dirmi niente a riguardo, nonostante captassi qualche problema soprattutto alle superiori. Solo la professoressa di italiano del triennio si rese conto di questo ma invece di dirmelo personalmente si è confrontata con la professoressa di psicologia che me lo ha riferito in malo modo, davanti a tutti gli altri miei compagni e durante un’interrogazione dove ero io ad esser giudicata. Incompetenza o insensibilità? non lo e continuo a non saperlo. La cosa che mi ha fatto davvero tanto male è che nonostante io avessi portato una diagnosi a fine 3 anno non era sufficiente perchè i professori non sapevano ugualmente come aiutarmi, anzi, solo pochi mesi prima del diploma la professoressa di filosofia mi ha fatto notare il problema ed il fatto che non c’erano stati incontri tra i professori e gli specialisti che mi avevano seguito. La mia è stata classificata come dislessia recuperata (lavoro che ho fatto sin da bambina da sola, indipendententemente- cosa che mi dovrebbe render fiera-, compensandomi con la memoria) e denominata come Disturbo del linguaggio, con relative carenze in ambito linguistico e verbale. Ad ogni modo una cosa lieve ma evidente se uno è quanto meno conoscente o competenze in materia. Io son sempre riuscita a rispettare i tempi, magari facevo fatica ad assimilare un concetto ed a esprimerlo, ma comunque più o meno nella norma, alla fine nessuno mi aveva fatto notare il mio disturbo. Sai la cosa più brutta qual è? Sentirsi dire dalla professoressa di matematica, che ti ha seguita in tutto il percorso delle superiori,così: “tu hai buona tanta e volontà ma poi non hai altro..” e fare notare in sede di esame i miei errori sulla tesina anzichè aiutarmi! Cosa vuol dire questo? Tutt’oggi me lo chiedo!I professori non dovrebbero valorizzare le capacità di ogni alunno? E dire che stavo rinunciando agli studi per colpa della mia esperienza… ma l’università è diversa, la mia università è diversa e sono fiera di aver fatto questo passo!Io chiederei maggiore competenze da parte dei professori, maggiori aiuti, anche da un punto di vista umano!i voti alla fine sono relativi. Ogni individuo dovrebbe esser valutato in base a ciò che è stato acquisito valorizzando i contenuti, soprattutto se uno è dislessico. Non tutti lo fanno!

Lettera di un ragazzino dislessico al ministro della pubblica istruzione


Onorevole,ministro della pubblica istruzione
Ti scrive un ragazzino di II media. Mi chiamo Lorenzo e ho scoperto da poco di essere dislessico.
L’ impato con le medie è stato disastroso: e la prof. di matematica mi diceva che non ci arrivavo e quella italiano mi diceva che avevo la scrittura illeggibile! Pensi che si è rifiutata di leggere il mio ultimo tema . Per i voti la penso come don Lorenzo milani .Per me le verifiche o comunque i voti servono a rinforzare i forti e indebolire i deboli e io che speravo di diventare ministro della publica istruzione! Come faccio?
Solo quelli che hanno ottimo possono diventarci, quelli che la scuola ritiene intelligenti ma che invece studiano tutto a memoria e non sanno fare un minimo collegamento?Quelli farete diventare ministri?
Ritornando ai voti volevo dire che gli studenti di Don Milani non erano incapaci anzi erano bravi. Ma se continuamo così il mondo andrà ai presunti intelligenti ,e per colpa dei voti si ritonerà all’ analfabetismo della popolazione non dominante cioè di quella che non governerà mai per essere stata per anni giudicata incapace.
Poi vorrei parlare dei miei compiti: arrivo sempre a mezzanotte e poi continuo dalle 6 alle 7 di mattina. Poco tempo fa c’è stato un giorno critico. Era sabato ed a un certo punto arriva la notizia che lunedì c’è la festa di un mio compagno .
La mia classe ci andava ma per i compiti che avevo per martedì io che sono più lento per la dislessia, non ci sarei potuto andare e li mi è preso una crisi isterica: piagevo perché i compiti erano troppi e mia madre mi tranquillizzava.
I compiti per martedì erano i seguenti:
GEO: pag.114-119+es
ANT: pag.21-24+es(tra cui due sul quaderno e due sul libro)
MAT:stud. Pag. 172 e 174 es 1-2-4-5-7-8 pag173 e 1-3-4 pag175(tutto sul quaderno)
INGL:memorizza e copia il brano pag11(scenetta)parte ragazzi=devid e caren
ragazze= geremi e nigel
Scienze: pag 15 e 17
Alla festa alla fine ci sono adato perché se rinunciavo al la festa, a questo punto non facevo neanche piu calcio, scaut ecc.

Io non parlo in nome dei didlessici ma anche di altri compagni.
La mia domanda è se puo abolire i voti e le verifiche che ci giudicano, oppure lasciare le verifiche solo per vedere a che punto stiamo ma senza voti. Le chiedo anche di abolire i compiti o almeno di invitare i professori a confrontarsi per vedere la somma complessiva dei compiti che ci danno ogni santo giorno anche quando è festa. E’ possibile che i TEMPI di noi ragazzi e bambini non vengono mai rispettati? Io credo che il problema è che gli adulti non sanno mettersi nei nostri panni e allora la scuola verrà sempre odiata.
Io non dico questo perché sono svogliato(come penza tanta gente di me) ma perché credo che la scuola non puo occupare una gionata intera,dalla mattina alla notte.
Credo che noi abbiamo il diritto(ma non solo i dislessici) di sfocarci con il gioco e le amicizie che a scuola non puoi coltivare.
Un ciao di speranza

Lorenzo De Angelis

p.s

vorrei tanto una risposta con una sua nuova riforma veramente pensata per noi.

La invito a consultare il sito www.dislessia.org/forum sezione penne adolescenti, dove hanno pubblicato la mia lettera.

giovedì 30 ottobre 2014

MATEMATIKA.IT

Indaco - LA FATICA DI APPRENDERE - 28/10/2014 - Video SMTV San Marino 28/10/2014

Ospiti in studio:
- Giacomo Stella – Docente UNI MO-RE – Direttore Dipartimento Scienze Umane Università di San Marino
- Valentina Campanella – tecnico dell'apprendimento
Michela Bettinelli - tecnico dell'apprendimento
- Luca Grandi – Coordinatore Corso Tecnico Apprendimento Università di S.Marino
- Valentina Dazzi - Gipa Gruppo Informatica per l'Autonomia
- Elio Vico - studente
- Luisa Lopez – Docente Master DSA (Disturbi specifici dell'apprendimento) Univ. RSM

http://www.smtvsanmarino.sm/video/programmi/indaco/indaco-fatica-apprendere-28-10-2014-28-10-2014

mercoledì 15 ottobre 2014

Dsa aumentano perché esiste il problema. Lettera di risposta alla professoressa «sbigottita»

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Tommaso Tornaghi 

Un insegnante risponde all’intervento della professoressa Pellegrino pubblicato su tempi.it in merito ai Disturbi Specifici di Apprendimento. «È una rivoluzione, sì, ma in positivo» 

Settimana scorsa abbiamo pubblicato una lettera della professoressa Margherita Pellegrino, insegnante a Segrate (Mi), molto critica sulla tendenza del nostro sistema educativo ad attribuire ogni difficoltà degli alunni a ipotetici disturbi mentali. Di seguito riportiamo un’altra lettera giunta in redazione e firmata da Tommaso Tornaghi, insegnante di Storia alla scuola media Massimiliano Kolbe di Lecco. 

Scrivo in relazione all’intervento della professoressa Pellegrino in merito ai Disturbi Specifici di Apprendimento. 

Non conosco la professoressa e non intendo essere polemico ma solo chiarire alcuni punti che, secondo me, nel suo articolo sono trattati con sufficienza. 

Innanzitutto Disturbi Specifici di Apprendimento (dislessia, discalculia, disortografia, disgrafia) sono disturbi della capacità di apprendere diagnosticati solo ed esclusivamente in presenza di un quoziente intellettivo nella norma, in parole povere non esiste diagnosi di Dsa in presenza di un ritardo mentale . 

Nell’articolo la professoressa afferma che i test di lettura e scrittura su cui si basa la diagnosi “hanno ben poco di scientifico”, non capisco questa affermazione; su quale evidenza si basa? Per la diagnosi occorre un’equipe formata da un neuropsichiatra infantile, un logopedista e uno psicologo: tre figure che non penso siano sempre e comunque in malafede e svolgano test “non scientifici”. 

Nell’articolo si tratta un aspetto molto importante: si dichiara che “basta che un’insegnante non sappia insegnare per creare un alunno DSA”. La teoria di fondo (o almeno quello che mi sembra di capire) è che la scuola non insegni più a leggere, scrivere e far di conto e cerchi un capro espiatorio per le sue difficoltà, tra l’altro si insinua che ci sia una sorta di connivenza con psicologi e logopedisti per fornire “materiale umano” su cui lavorare a colpi di 80 euro a seduta. 

Penso che la tesi sia totalmente da ribaltare partendo da un concetto importante. 

Le diagnosi di Disturbi Specifici dell’Apprendimento aumentano perché il problema esiste e i docenti sono più attenti (fino a 10 anni fa nessuno sapeva che cosa fosse un dislessico e ancora oggi i passi da fare sono moltissimi). Troviamo conferma di questo nei paesi anglosassoni dove l’incidenza percentuale di questi disturbi è molto più alta a causa dell’opacità della loro lingua (l’italiano è per fortuna una lingua trasparente). 

È vero invece che alcuni docenti utilizzano le diagnosi per evitare di compiere il proprio dovere e per avere una sorta di “scudo protettivo” per la propria incapacità; io credo però che sia scorretto mettere in dubbio l’esistenza della dislessia perché ci sono insegnanti disonesti e sleali. 

Non è assolutamente vero, come dice la prof. Pellegrino, che basti individuare il disturbo e fare esercizio per correggerlo, purtroppo non esiste “medicina” efficace per i Dsa: come mi hanno insegnato fare esercitare di più un disortografico perché faccia meno errori di ortografia è come costringere un miope a sforzarsi di guardare meglio perché prima o poi vedrà oggetti più nitidi…assurdo. 

È vero che la soluzione sta nella didattica e in un modo di fare didattica diverso, basato su immagini, schemi, mappe concettuali…, è una rivoluzione, sì, ma in positivo, finalmente ogni docente deve provare ad inventare un modo di insegnare che tenga desta l’attenzione di tutti, che permetta di imparare, questo lo farà mettere in gioco, lavorare e preparare lezioni sempre nuove e il più possibile provocanti per tutti: da docente non mi sembra un male, anzi…. 

Tommaso Tornaghi

mercoledì 8 ottobre 2014

Apple iPAD: nuova tecnologia e nuovi applicativi

La recensione di Luigi, InfoAID Melegnano, su questo nuovo strumento che potrebbe piacere ai nostri ragazzi

Con l'avvento dell'iPAD di Apple si è definitivamente aperta una nuova era nel mondo della tecnologia che porterà in brevissimo tempo ad una diffusione sempre più ampia dei "tablet" (tavolette).

Molte sono le caratteristiche che rendono interessante questo tipo di strumento rispetto ad un classico portatile: la semplicità d'uso attraverso la tecnologia touchscreen, la velocità, la manegevolezza, il poco ingombro, il peso ridotto e non ultimo la durata dell'autonomia delle batterie. Ma non basta, per l'iPAD c'è una grandissima disponibilità di applicativi di ogni tipo, il cui costo medio è estremamente ridotto rispetto al mondo PC Windows in linea con una politica Apple già in corso da anni con l'iPhone.

L'ultimo ritrovato tecnologico come l'iPAD Apple, può risultare adatto anche alle esigenze dei DSA?

Molti sono gli applicativi che risultano interessanti, troviamo dalla sintesi vocale, alla gestione delle mappe concettuali; dal voice recorder alla videoscrittura con correzione ortografica; dal dizionario di italiano al traduttore multilingua per finire con una perfetta calcolatrice scientifica per non parlare degli eBook (libro elettronico) letto con sintesi vocale di serie!

Segue un'elenco di applicativi già disponibili:

Knowtilus Pro a pagamento

Browser per la navigazione su internet con sintesi vocale multilingua. L’applicativo comprende un traduttore del testo multilingua e una ricca dotazione di funzionalità.

ATTENZIONE: richiede connessione internet

Videoscrittura e foglio di calcolo

Office2 HD a pagamento

Comprende un programma di video scrittura con correttore ortografico e un foglio di calcolo. E' compatibile con i formati .doc e . xls

Libri e sintesi vocale di serie

iBooks gratuito

Il libro elettronico è la funzionalità più nota fornita di serie nell'iPAD e costituisce una delle innovazioni più salienti dei "tablet" nel mondo dell'editoria. L' iPAD comprende di serie la funzionalità di sintesi vocale capace di leggere sia i libri che file PDF.

Sintesi vocale

Speak it! a pagamento

Programma di sintesi vocale multilingua. Permette di leggere qualsiasi testo attraverso il comando di copia incolla anche da documenti PDF. Comprende la funzionalità di creazione di file audio del testo letto inviabile via email.

SpeakPad gratuito più voce a pagamento

Programma di sintesi vocale multilingua. Permette di leggere qualsiasi testo attraverso il comando di copia incolla. L'applicativo consente inoltre la navigazione su internet attraverso un browser interno da cui è direttamente fruibile la sintesi vocale senza utilizzare programmi aggiuntivi.

Mappe concettuali

iDesk a pagamento

Applicativo di gestione delle mappe concettuali e mentali.

Accesso file PDF

iAnnotate PDF a pagamento

Programma di accesso a file PDF con funzionalità di note, evidenza testo, copia testo per lettura da altro programma di sintesi vocale, download file PDF da internet.

Calcolatrice

Calc for iPad A pagamento

Calcolatrice classica e scietifica.

Orologio digitale

Alarm Clock gratuito

Registratore (voice recorder)

Recorder HD a pagamento

Voice recorder con possibilità di invio via email della registrazione ed esportazione del file audio.

Vocabolario di italiano

Il Treccani a pagamento

Dizionario della lingua italiana, comprende anche il dizionario dei sinonimi e contrari.

Dizionario italiano-inglese

Ultralingua a pagamento

Dizionario italiano-francese

Ultralingua a pagamento

Traduttore multilingua

iTranslate gratuito

Traduce testi in 50 lingue di cui 11 con la funzionalità di sintesi vocale tra cui il cinese.

ATTENZIONE: richiede connessione internet.

Dettatura testi
Dictation gratuito

Realizzato dalla di Nuance Communications , nota per il famoso applicativo Dragon Naturally Speaking, questo applicativo gratuito permette di dettare il testo all'iPAD che provvederà a trascrivere automaticamente la voce del lettore, punteggiatura compresa. Supporta oltre all'italiano: inglese, tedesco, francese, spagnolo, americano.

ATTENZIONE: richiede connessione internet.

Ricerca con comandi vocali

Dragon Search gratuito

Ricerca vocale verso il motore di ricerca Google, Wikipedia, YouTube, ..

ATTENZIONE: richiede connessione internet.

Navigazione internet

Google gratuito

Motore di ricerca Google con ricerca vocale.

ATTENZIONE: richiede connessione internet.

OCR

OCRKit a pagamento

Applicativo OCR multilingua, converte ed estrae il testo da file di immagine.

Dipendenza da Videogiochi

a cura del Dr Gaspare Costa

L’aspetto ludico e la funzione del gioco sono ingredienti fondamentali per un sano sviluppo dell’individuo; è attraverso il gioco che il bambino inizia ad apprendere quelle regole e ruoli che rappresentano un elemento indispensabile nel processo di identificazione e socializzazione del fanciullo. A fronte dell’aspetto salutare dell’attività ludica va però segnalato che, oggigiorno, il gioco ha assunto caratteristiche ben diverse rispetto a quelle che per secoli ne hanno garantito il ruolo di “fucina della socializzazione”, 
in particolare alcune caratteristiche dei moderni giochi (videogiochi) sembrano favorire, se utilizzati in eccesso, lo sviluppo di forme di disagio che, soprattutto in personalità predisposte, possono evolvere in vere e proprie problematiche psicopatologiche. Innanzitutto analizzando alcune differenze fondamentali tra i giochi tradizionali e i moderni giochi “virtuali” si possono individuare alcune importanti differenze:

i giochi tradizionali incentivano la socializzazione mentre i videogiochi perlopiù vengono “consumati” in solitudine;

i giochi tradizionali stimolano l’identificazione con persone reali anche se interpretano ruoli diversi mentre nei videogiochi si corre il rischio di identificarsi con personaggi virtuali, spesso dotati di poteri magici, che nei casi più gravi possono portare all’emulazione di azioni pericolose (purtroppo la cronaca ogni tanto ci informa di bambini che credendo di avere gli stessi poteri dei loro eroi preferiti fanno gesti pericolosi mettendo a rischi la propria salute e quella degli altri);

i giochi tradizionali rappresentavano un legame tra le generazioni e comunemente venivano tramandate da genitore a figlio, mentre i giochi virtuali spesso hanno l’effetto di “separare” (pensate al nonno con il proprio nipotino, difficilmente i due avranno lo stesso “bagaglio” tecnico, linguistico, e di abilità riferita al videogioco);

ore e ore passate, magari in solitudine, davanti ai videogames possono allentare le capacità critiche e l’aderenza alla realtà del bambino o dell’adolescente;

nei giochi tradizionali difficilmente si arrivava a concepire azioni violente o apertamente aggressive mentre nei videogiochi questo tipo di azioni sono ampiamente diffuse e apprezzate dai più giovani.

Queste fondamentali differenze tra i giochi tradizionali e i videogames possono rendere l’idea delle problematiche psicologiche e fisiche a cui la dipendenza da giochi virtuali può portare. Si parla di Dipendenza o Addiction quando la persona instaura un rapporto di “subordinazione” con una sostanza, attività o comportamento che si rendono necessari ai fini del “benessere” del dipendente.

LaDipendenza da Videogiochicome ogni altra dipendenza, vincola il soggetto a dedicare ingenti quantità di tempo ed energie ai videogames compromettendo l’ambito scolastico, relazionale e fisico. La dipendenza da videogiochi comportai fenomeni di tolleranza ed astinenza,ovvero il soggetto e costretto ad aumentare progressivamente le “dosi” di tempo passato a giocare per ottenere il livello di eccitazione desiderato mentre l’astinenza comporta una serie di sintomi psico-fisici ( irrequietezza, agitazione, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e dell’umore, pensieri ossessivi riferiti ai videogiochi ecc..) che si manifestano quando il soggetto è impossibilitato a giocare. Le principali conseguenze dovute alla dipendenza da videogiochi possono riguardare:

difficoltà scolastiche (scarsa attenzione, concentrazione, difficoltà di apprendimento ecc..)

compromissione dei rapporti sociali (isolamento, litigi per accaparrarsi i videogames, rapporti incentrati,specie in riferimento ai giochi di ruolo, sulla comunicazione virtuale);

compromissione della salute, ad esempio il sovrappeso dovute alla vita sedentaria;

disturbi del sonno, dell’alimentazione o dell’umore;

problematiche psichiche di carattere dissociativo, riduzione della facoltà di critica o scollamento dalla realtà (ovvero le tante ore passate a giocare possono creare una frattura tra il mondo reale e quello virtuale, allo stesso modo, specie in adolescenza, si può compromettere il sano sviluppo dell’identità);

problematiche astinenziali quando il soggetto non può giocare (ricorrenti pensieri riferiti al gioco, irrequietezza, disforia ecc..);

tendenza a compiere azioni “illegali” ( per es. bullismo) o a mentire per procurarsi i soldi per i videogiochi;

tendenza a trascurare altri interessi (sport, amicizie, hobby ecc..).

Per concludere, consci dei limiti della generalizzazione, possiamo ipotizzare gli “effetti” che laDipendenza da Videogiochi può avere sulle personalità più deboli – specie laddove il processo di costruzione dell’identità, come nell’adolescente, ( Vedi Area Adolescenza nel presente sito) è ancora in atto- fornendo loro una sorta di “fuga” da una realtà insoddisfacente, noiosa ed anonima, all’interno di un ambiente virtuale nel quale essi trovano rifugio.

Anche rispetto alla “realtà multimediale”, infatti, occorre un’adeguata educazione degli adolescenti, sia verso il gioco, sia mirata alla differenziazione tra questa è la realtà quotidiana. Si parlava prima di “fuga” della realtà: è evidente, così come sottolinea C. Guerreschi[1], che la realtà virtuale può offrire stimoli maggiori alle personalità più deboli, consente una facile identificazione con gli eroi virtuali dei videogames e permette di estraniarsi dalla noia, sentimento principe per molti adolescenti. Insegnare a distinguere tra queste due realtà (compito che a mio avviso le Istituzioni e le principali agenzie formativa ed educative, tra tutte la Scuola, non possono trascurare) significa dotare l’adolescente degli strumenti necessari per sviluppare innanzitutto un senso di responsabilità è, soprattutto, ad evitare che egli si senta un estraneo nella propria quotidianità, misurando valori, emozioni e gratificazioni in relazione a questa sua attività ludica multimediale.

Dr Gaspare Costa

Lo Screening per i DSA



Di Rossana Gabrieli (Rivista BES e DSA in classe) – La Legge 170/10 così recita all’articolo 3 comma 3, relativo alla diagnosi del disturbo d’apprendimento “È compito delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia, attivare, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA degli studenti, sulla base dei protocolli regionali di cui all’articolo 7, comma 1. L’esito di tali attività non costituisce, comunque, una diagnosi di DSA”.

L’accento viene posto chiaramente, in questo passaggio della legge, sulla necessità di un riconoscimento il più precoce possibile della eventuale presenza del disturbo d’apprendimento. Il punto di riferimento é sicuramente la buona prassi costituita dalla realizzazione di screening, volti a rilevare eventuali criticità. Intanto, chiariamo che con il termine screening “si intende una metodologia di rilevazione che è in grado di predire un disturbo sulla base della presenza di un segno critico selezionato in precedenza (test predittivo)…”.

Alcune scuole sul territorio nazionale attuano progetti di screening, anche ricorrendo ad interventi di esperti del settore. Ciò che si cerca di verificare é la presenza di problematiche nelle attività di lettura, scrittura, comprensione. Meno diffusa risulta essere la pratica di rilevare le difficoltà emergenti in ambito logico-matematico.

In presenza di esperti a cui affidare gli screening, il riconoscimento di un eventuale disturbo di apprendimento viene affidata, di norma, a prove standardizzate, come le prove MT di lettura, scrittura e comprensione, come anche di calcolo (le prove AC/MT).

Uno dei punti critici per l’attuazione di tali screening, tuttavia, é proprio quello relativo a chi debba somministrare le suddette prove: tecnici oppure insegnanti? La risposta sembra essere quella intrapresa, qualche anno fa, tramite il Progetto «A scuola di dislessia» per la formazione specifica di insegnanti referenti DSA di ogni scuola.

Il progetto, nato dalla collaborazione fra l’AID, la Fondazione Telecom Italia e il MIUR, a seguito di un protocollo di intesa triennale sottoscritto nel luglio del 2009, puntava a creare una rete di docenti competenti in materia ed aggiornati, attraverso una Piattaforma E-Learning, nell’ambiente di apprendimento “Puntoedu”, nel quale era stato predisposto l’ambiente di formazione “Screening e dislessia”, con proposte di attività di sperimentazione per un’identificazione precoce dei DSA da parte dei referenti delle scuole di ogni ordine e grado di tutte le regioni italiane.

Le conseguenze sono state positive nell’immediato, avendo creato un’apposita figura in ogni istituto scolastico in grado di guidare una specifica attività di individuazione precoce di un possibile disturbo. Purtroppo, il Progetto si é interrotto dopo il triennio stabilito, mentre sarebbe stato auspicabile proseguire.

È bene, ad ogni modo, chiarire al riguardo quanto già sottolineato dall’articolo 3, comma 3: le attività di individuazione del problema NON costituiscono diagnosi, la quale spetta solamente agli specialisti. Questo dovrebbe portare gli insegnanti ad essere particolarmente accorti nel momento della comunicazione con le famiglie, in merito all’emergere di problematiche di letto-scrittura.

Sarebbe del tutto scorretto, infatti, parlare, in base agli esiti di prove di lettura e/o scrittura di “presenza di dislessia o disgrafia o disortografia”, poiché tali termini sono, lo ribadiamo, di stretta competenza degli esperti del settore.

Al contrario, ciò che il docente, che sia esso il coordinatore o il referente dipenderà dalle scelte della scuola, dovrebbe riferire ai genitori é semplicemente la presenza di criticità relative alle abilità scolastiche indagate, consigliando un invio alle strutture competenti. Avendo fatto questo, la scuola avrà risposto pienamente alle indicazioni di legge.


Servizio di consulenza gratuito su BES e DSA su argomenti di carattere didattico e normativo. Risponderà Rossana Gabrieli. Invia il tuo quesito a redazione@orizzontescuola.it

martedì 7 ottobre 2014

BES. Nuove indicazioni ministeriali, di Flavio Fogarolo e Claudia Mun…

L'importanza degli strumenti compensativi nella dislessia


02/10/2014
Software compensativi
Software compensativi


"Gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari." Art. 5 della legge n.170/2010.

Il rapporto tra dislessia, e più in generale tra disturbi specifici dell'apprendimento (DSA), e strumenti compensativi è diventato un binomio inscindibile. Gli strumenti compensativi, infatti, costituiscono degli strumenti che permettono ad un soggetto di compensare le funzioni compromesse e lo mettono dunque in condizioni di operare più agevolmente e di eseguire al meglio un compito o un'operazione. Gli strumenti compensativi si distinguono in a) specifici: cioè strumenti che supportano in modo diretto e specifico l'abilità deficitaria come ad esempio la calcolatrice; b) non specifici: ovvero strumenti che supportano abilità trasversali quali memoria e attenzione; ne sono un esempio la tavola dei verbi, quella della successione dei giorni e dei mesi.



Gli strumenti compensativi rappresentano degli ausili fondamentali e necessari per coloro che presentano un DSA e questo è sostenuto grandemente dalla ricerca scientifica. È ampiamente dimostrato infatti che la riabilitazione specialistica è sicuramente molto utile nelle fasi iniziali ma che non può durare in eterno; quest'ultima affermazione è facilmente comprensibile alla luce delle evidenze scientifiche che ci mostrano come a partire da una certa età, la risposta del sistema neurobiologico è meno sensibile e reagisce bene alla riabilitazione solo fino ad un certo periodo oltre il quale si rende necessario ricorrere a strumenti alternativi, quali gli strumenti compensativi. In tal caso l'obiettivo non deve essere più quello di non far commettere al bambino gli errori ma di sostenere i suoi processi di letto-scrittura con adeguati strumenti compensativi. Tali strumenti sono inoltre importanti anche per evitare che il bambino possa sviluppare come reazione e conseguenza ai suoi "fallimenti" scolastici problemi emotivi, frustrazione ed inibizione.



È chiaro infatti che laddove la funzione è deficitaria, il bambino possa, nonostante la riabilitazione, perseverare nei soliti errori e possa dunque presentare problemi emotivi o motivazionali che sono, per lo più, l'effetto della difficoltà di apprendimento. Molto frequentemente infatti, un bambino con DSA può presentare anche problemi di motivazione scolastica, bassa autostima e scarsa autoefficacia. Gli strumenti compensativi costituiscono invece quei mezzi attraverso i quali i bambini possono eseguire in modo adeguato un determinato compito e possono dunque rispondere in modo appropriato alle richieste della scuola. Va sottolineato però che non esiste un software che vada bene per tutti e per tutte le età in quanto le esigenze e le richieste da parte della scuola variano a seconda dei diversi cicli scolastici. Tuttavia la proposta di software compensativi all'avanguardia sta diventando, da parte delle case editrici specializzate, sempre più varia e composita.



In definitiva è importante sottolineare che gli strumenti compensativi non rappresentano un fallimento ma costituiscono un importante sostegno alla riabilitazione e sono necessari per permettere al bambino di svolgere con serenità e in autonomia i suoi compiti scolastici e tantissime altre attività!
(Fonte foto: Rete internet)



IN-FORMAMENTIS







Autore: Ester Miranda

martedì 30 settembre 2014

BES e DSA. Chi sono gli studenti FIL? Chiarimenti sul piano didattico Personalizzato

Pubblichiamo, da Orizzonte scuola, tre nuovi articoli della nostra rivista BES-DSA, tra i quali un documento proposto dall'USR Lombardia: “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”: concetti chiave e orientamenti per l’azione”.
Chi sono gli alunni con "Funzionamento intellettivo Limite"? Ci fornisce una risposta Claudia Gabrieli in un articolo che sonda un aspetto poco conosciuto della direttiva sui BES. Vai all'articolo
Rosanna Gabrieli, invece, ci dà qualche chiarimento sul Piano Didattico Personalizzato da compilare dopo l'individuazione degli studenti con difficoltà o disturbi di apprendimento. Vai all'artcolo
Infine, vi proponiamo il documento dell'USR Lomabardia: “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica: concetti chiave e orientamenti per l’azione”. Vai e scarica

mercoledì 21 maggio 2014

Il bambino con Disturbo specifico di apprendimento a Scuola, la diagnosi e la certificazione: i fattori che favoriscono la Logica dell’integrazione



Pubblicato da Marco Gubernale il 30 aprile 2014 in BAMBINI, PSICHE No comments

La letteratura scientifica ci porta a conoscenza del fatto per cui una parte della popolazione scolastica può presentare una compromissione importante dei processi di apprendimento. Questa percentuale può assumere valori differenti in funzione dei punti di vista e delle fonti dei diversi Autori che descrivono il fenomeno dal punto di vista epidemiologico, ma si colloca sostanzialmente entro un intervallo che va dal 2 al 5% degli alunni, ai quali è possibile diagnosticare un Disturbo specifico di apprendimento, o DSA.

Com’è noto, il DSA consiste in un’anomalia evolutiva nelle capacità di apprendere la lettura, la scrittura e il calcolo, come pure le abilità di comprensione del testo o di soluzione dei problemi matematici da parte di bambini il cui funzionamento neurologico e cognitivo è per il resto integro: dunque, il termine “evolutiva” lascia intendere che la problematica compare nel corso dello sviluppo, e che non è stata acquisita per effetto di altri fattori o cause che potrebbero spiegarla, come ad esempio un deficit della vista o dell’udito.

Il DSA si può sospettare a partire dalle prime attività scolari, qualora un bambino manifesti un andamento degli apprendimenti difficoltoso rispetto a quello del resto della classe, con impacci e rallentamenti eccessivi, o con necessità di eccessivo supporto da parte dell’insegnante. Nel corso di questa fase preliminare, specialmente se durante i primi anni della Scuola primaria, l’atteggiamento clinico maggiormente condiviso è quello di effettuare un primo intervento di potenziamento delle abilità, come descritto nell’articolo precedente, per verificare se le difficoltà rilevate siano già sensibili ad un miglioramento.
Infatti, nell’approccio al DSA è necessaria una certa cautela diagnostica per non malinterpretare con il termine di Disturbo una situazione nella quale si sarebbe reso necessario semplicemente rinforzare o concedere più tempo ai processi fisiologici dell’apprendimento per ripristinare i livelli attesi.

E’ anche per questo motivo che – salvo casi eccezionali – la diagnosi di dislessia può venire formulata dopo la seconda metà della II primaria, e quella di discalculia dopo la seconda metà della classe III primaria: proprio perché, tra le altre considerazioni al riguardo, merita particolare attenzione la necessità di definire lo stato degli apprendimenti in un’epoca nel quale il sistema cognitivo deve averne già maturato e consolidato i processi.

Ecco che, qualora dopo un primo training di potenziamento e successivamente alla II-III primaria si mantenga una lettura lenta, stentata ed esitante, oppure un numero eccessivo di errori nello scritto o una cattiva grafia, come anche l’incapacità nella scrittura e nell’elaborazione del numero o nello svolgimento dei calcoli o altro ancora, si rende necessaria una valutazione specialistica per formulare o meno la diagnosi.

Dopo il prezioso contributo scientifico delle Conferenze scientifiche di consenso, l’introduzione della legge 170 del 2010 ha rappresentato una svolta formale cruciale per rimodellare lo scenario diagnostico dei DSA, assieme ad altre indicazioni che riguardano sia i Clinici sia la Scuola.

L’applicazione della legge a livello regionale ha successivamente disposto che la diagnosi possa venire formulata dal Neuropsichiatra infantile oppure dallo Psicologo, preferibilmente all’interno di un’équìpe multidisciplinare, con l’emissione di un’apposita certificazione che attesta la tipologia del disturbo, ne descrive le caratteristiche e il profilo funzionale e contiene le indicazioni specifiche per favorire l’apprendimento e l’applicazione della didattica ad alunni e insegnanti.

Vale a dire che la certificazione DSA dà diritto al bambino con dislessia, disortografia, disgrafia o discalculia di usufruire delle cosiddette misure compensative e dispensative, ovvero una serie di interventi, ritocchi, modifiche e semplificazioni dell’insegnamento tali per cui vengono salvaguardati e garantiti i contenuti delle materie evitando tuttavia le ricadute sfavorevoli sull’apprendimento determinate dal disturbo. Così, tanto per fare un esempio, potrebbe essere che venga evitato di far leggere a voce alta in classe un bambino dislessico, oppure che venga concesso più tempo per l’effettuazione delle verifiche scritte a quello disortografico, o che sia lasciato utilizzare il carattere stampato maiuscolo all’alunno disgrafico o che, infine, il bambino discalculico possa utilizzare tabelle, formulari o la calcolatrice.

Queste misure sono successivamente descritte nel cosiddetto Piano didattico personalizzato, una sorta di “progetto” ideato dalla Scuola e condiviso con i genitori, fondato sulle evidenze ottenute in sede di diagnosi e ad esse adattato, rispettando l’intento degli Insegnanti, utilizzando gli strumenti e la tecnologia a disposizione, valorizzando l’individualità e le risorse dell’alunno.
L’enfasi del legislatore, che si inserisce nel solco aperto dalla comunità clinica, è rivolta proprio alla possibilità di apprendere tutto quanto previsto dal curricolo scolastico aggirando le abilità deficitarie – dispensando o compensando, appunto – affinchè la Scuola e lo studio siano un’esperienza gradita e serena, dalla quale ottenere gratificazione e successo.

Nel caso dei bambini con DSA, integrazione è sinonimo di apprendimento: vale a dire che la questione fondamentale non è tanto il come una certa informazione sia acquisita e ritenuta, ma piuttosto la possibilità che essa possa venire utilizzata, padroneggiata e spesa per arricchire il patrimonio cognitivo di un bambino a prescindere dalla fonte.

Per semplificare, potrebbe essere che nessuno di noi si ricordi quando e come ha appreso che i mammiferi possiedono certe caratteristiche: potrebbe averlo letto, imparato a lezione, ascoltato da un documentario e altro ancora… Ciò che importa però è che possiamo essere messi in grado di utilizzare in modo proficuo questa tipologia di informazioni durante l’interazione con gli altri, per uno scambio di crescita e cultura con l’ambiente.

Con il progredire della tecnologia digitale probabilmente muteranno anche gli scenari di apprendimento classico, e le possibilità di dispensa-compenso diverranno sempre più efficaci, articolate e sicure e consentiranno davvero di creare un ambiente maggiormente neutro e privo di esiti – e di visibilità – sui ragazzini che presentano queste problematiche.

Daniel Pennac, da alunno somaro a scrittore: "Così ho vinto la disortografia"

Interviste e personaggi

A scuola gli davano dell'asino, poi da grande è diventato prima insegnante e poi scrittore. L'autore francese, in Italia per un convegno sui disturbi dell'apprendimento all'Università di Modena, ci racconta la sua esperienza. E ai giovani con disturbi dell'apprendimento dice: "Non abbiate paura"

MODENA - Si scrive Dsa, si legge Disturbi specifici dell'apprendimento. Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia quelli più diffusi. In Italia a soffrirne sono oltre 90 mila alunni, almeno quelli certificati nell'anno scolastico 2011/12, pari a poco più dell'1% della popolazione scolastica.

C'è chi non riesce a leggere velocemente o in modo corretto, chi ha problemi con i calcoli, chi non riesce a riprodurre segni alfabetici e numerici. Ma c'è anche chi non si è fatto fermare dalle difficoltà.

È il caso dello scrittore francese Daniel Pennac. Classe 1944, diventato famoso con la serie di romanzi sulla famiglia Malaussène, Pennac (all'anagrafe Pennacchioni) è affetto da disortografia ovvero il disturbo della scrittura che non rispetta le regole di trasformazione del linguaggio parlato in scrittura. Oltre ai romanzi (usciti in Italia per Fel