A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

venerdì 18 gennaio 2013

Dislessia, il tablet per la scuola è realtà

Tratto da Panorama.it





Marco Iannacone è un ingegnere informatico con un figlio dislessico. Gli viene l'idea di un tablet. Dopo varie sperimentazioni, la tavoletta per il disturbo specifico dell'apprendimento è commercializzabile su un sito internet.



Il tablet per bambini dislessici è finalmente diventato realtà e sarà commercializzabile su un apposito sito internet . A dirlo a Panorama.it è Marco Iannacone, ingegnere informatico, ideatore del tablet e papà di un bambino dislessico. Marco, che abbiamo incontrato qualche mese nella fase di sperimentazione della tavoletta, scopre poco più di un anno fa che il suo bambino è affetto da un disturbo specifico dell'apprendimento (dsa) . Non conoscendo l'argomento, si mette a leggere, studiare, capire. E scopre che il disturbo colpisce quattro bambini su cento nel mondo e che ancora se ne parla poco, soprattutto per la parte tecnologica e di software di supporto. Scatta in lui l'idea di fare qualcosa di utile dal punto di vista tecnologico per aiutare suo figlio, ma anche tutti i bambini nella sua stessa condizione. Non un pc, troppo pesante e particolarmente complesso ci racconta Iannacone, ma un tablet. Dopo mesi di sperimentazione, e dopo "una serie di inconvenienti tecnici come ad esempio il fatto che il fornitore hardware, che era ungherese, abbia mollato e abbiamo dovuto ricominciare daccapo", finalmente il progetto è pronto e sarà possibile commercializzarlo.
"Il tablet si chiama Edi Touch , in onore a Edi, che è l'assistendi Archimede Pitagorico ed un ebook con sintesi vocale permette di leggere libri scolastici e di narrativa e ha una funzione del parental control che offre all'insegnante e ai genitori la scelta di quali applicazioni siano  accessibili al bambino - speiga Iannacone -. Finalmente siamo pronti per partire. Ho trovato una catena funzionante in tutte le sue fasi. Ho sviluppato una nuova interfaccia grafica, più adatta ai bambini delle scuole primarie. Rimangono le precedenti, ma adesso si potrà sceglierequelle che si preferiscono. La piattaforma hardware è più potente e il prodotto finito è italiano in tutti i suoi componenti con certificazione più controllata nel nostro paese".
In pratica, la nuova versione del tablet ha completato tutta la fase di beta test, è più veloce, ha un nuovo hardware, icone anche in lingua inglese e caricherà di default un font, chiamato "open dislessic", che presenta il vantaggio di rompere le simmettrie di alcune lettere, per esempio la p e la q, che i bambini dislessici hanno difficoltà a leggere. "Questo font ingrossa le lettere in alcune parti in modo da differenziarle - aggiunge Iannacone -. Per esempio, la b e la d, rovesciate creano problemi ai dislessici. Questa nuova applicazione dovrebbe aiutare, facilitando la lettura".

Lo scorso settembre l'ingegnere informatico è stato invitato a presentare Edi Touch all'XI  Congresso internazionale sulla dislessia presso l'Università di San Marino. Si tratta del principale evento internazionale che si tiene ogni due anni e nel quali ricercatori universitari e specialisti di tutto il mondo si trovano per condividere gli ultimi risultati delle loro  ricerche. "E' stata proprio l'Università di San Marino a invitarmi a presentare il mio tablet, motivo, questo, di grandissimo onore e riconoscimento per il mio lavoro", afferma soddisfatto Iannacone. Ora, con la commercializzazione, comincia la fase vera e propria della diffusione, anche attraverso accordi e partnership con enti, ministeri e associazioni. "Con il nuovo anno ci sarà una grande novità che sarà presentata a fine gennaio, ma è ancora prematuro svelare i particolari - dice l'inventore di Edi Touch -. Molte associazioni ed enti si sono già però interessate al mio prodotto, come ad esempio la cooperativa "Il Geco " di MIlano, che è formata da un gruppo di psicologi e neuropsichiatri e che si sono messi a disposizione per combinare le comptenze specifiche del tablet con quelle sulla dislessia dal punto di vista medico e psicologico. Ci faranno da supporto anche con corsi di formazione specifici e questo per me è motivo di grande soddisfazione".
Dal primo giorno della commercializzazione in rete, sono arrivate a Iannacone centinaia di richieste di acquisto e questo obbliga l'ingegnere a lavorare più del previsto, ma "va bene così", taglia corto. E quando gli chiediamo come sta suo figlio e come usa il tablet, risponde con grande sincerità: "Mio figlio sta bene, cresce e si diverte tantissimo con la tavoletta. Vorrebbe sempre usarlo, ma come tutti i dislessici non deve mai dimenticare l'aiuto offerto dagli insegnanti e dagli specialisti”. Nuove tecnologie e tecniche tradizionali vanno di pari passo per rendere la dislessia un disturbo sempre meno difficile da affrontare.

Mozart, parole e dislessia







Di Rita Occhipinti


15 gennaio 2013




Ascoltare Mozart rende più intelligenti? Inizia con questa domanda, su Neuropsychologia di dicembre, lo studio svolto all’Università di Milano Bicocca, su musica e cervello. Forse non aumenterà l’ingegno ma, secondo questa ricerca, imparare a suonare da bambini modifica il processo di lettura delle parole e può curare la dislessia.


Già in passato i neuroscienziati si sono interessati al cervello “diverso”, in dimensioni e funzionalità, dei musicisti. Ma quello di Milano è il primo studio comparativo tra musicisti e non musicisti che indaghi la comprensione visiva ortografica,cioè il processo di lettura delle parole.


Lo studio ha coinvolto 30 partecipanti: 15 laureati al Conservatorio e 15 soggetti incapaci di leggere la musica. Ai volontari sono state sottoposte parole e battute musicali, e durante la lettura è stata registrata la loro attività “elettrica” cerebrale. Risultato: nei non musicisti si attiva la sola VWFA (visual word form area) nell’emisfero sinistro del cervello, mentre nei musicisti si attiva un’area simile anche a destra. Questo apre possibilità terapeutiche per la dislessia. «I dislessici – spiega Alice Mado Proverbio, coordinatrice della ricerca – mostrano un’attivazione anomala della VWFA di sinistra e beneficierebbero di una VWFA a destra».






Fonte:




http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S002839321200509X

Dislessia. Ido: “Tutti i bambini possono migliorare. Da loro errori molte informazioni”

Tratto da Quotidiano on line

di informazione sanitariaVenerdì 18 GENNNAIO 2013
È quanto spiegano gli esperti dell’Istituto di ortofonologia. Un corretto approccio terapeutico “deve prevedere un intervento in ambito psicologico e un intervento in ambito specialistico e didattico”. Il tema sarà trattato sabato prossimo nel corso del XV convegno nazionale dell’Ido sulle dislessie.

17 GEN - “Per sviluppare una diagnosi di dislessia deve essere compromessa la tecnica di lettura. Per soddisfare questa diagnosi sono alterate sia la correttezza, che la velocità, ma la qualità dell’errore commesso ci dà molte informazioni sul funzionamento alterato che ha determinato l’errore”. Lo ha spiegato la logopedista Francesca Sgueglia, del servizio di valutazione dell’Istituto di ortofonologia (Ido), che sabato tratterà il tema "L’interpretazione degli errori. Gli strumenti compensativi in una dimensione qualitativa", al XV convegno nazionale dell’Ido sulle dislessie, in programma a Roma presso l’Istituto Regina Elena.

“Una prova standardizzata di lettura - ha proseguito la logopedista - prevede che un bambino legga 297 sillabe in un minuto e venti secondi. Un tempo che può estendersi, rimanendo nella norma, fino a due minuti e quarantacinque secondi”. “Un bambino di quarta elementare con un Disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa) severo - ha illustrato Sgueglia - legge 147 sillabe in due minuti e quarantacinque secondi, dunque 8 righe nel tempo massimo consentito”. Questo accade per motivi diversi e anche perché ci sono dei bambini “molto ansiosi che pur di non fare errori rallentano talmente l’atto di decodifica che leggono lettera per lettera. La correttezza sarà buona - ha aggiunto Sgueglia - ma destrutturano la morfologia della parola. Inoltre, una lettura sillabata gli renderà molto complessa la comprensione del testo”.

Nei casi clinici, secondo l’esperta, c’è una caratteristica comune: “Sviluppo intellettivo nella norma ed elevati livelli d’ansia. Tutti i bambini hanno un disturbo iperansioso”. Per questo motivo, un corretto approccio terapeutico “deve prevedere un intervento in ambito psicologico e un intervento in ambito specialistico e didattico, in modo da creare un contesto motivante in cui il bambino possa sperimentare le proprie capacità e riconoscere i propri limiti favorendo l’autonomia organizzativa”. Si deve lavorare “in modo intenso sulla consapevolezza dell’errore - ha spiegato la logopedista - il bambino l’errore lo deve conoscere per poterlo riconoscere fino al raggiungimento di una capacità di autocorrezione: questo è uno dei principali obiettivi nei Dsa e in particolare nei disortografici”.

Gli strumenti compensativi e dispensativi “devono essere appropriati al livello scolastico e alle capacità del bambino. Bisogna garantire il massimo rendimento concettuale-contenutistico e non penalizzarli sul piano didattico. Se questi strumenti (pc, registratore, audiolibri) - ha sottolineato Sgueglia - vengono applicati a tutti e troppo presto il soggetto non migliorerà nell’atto della letto-scrittura. Nei Dsa, invece, tutti i bambini possono migliorare e si può arrivare ad un ottimo livello di compensazione, ma ci vuole prudenza nell’attivazione di tali misure. Se si dà tutto a tutti in modo indiscriminato creeremo una società di analfabeti e dislessici”.
I docenti dovranno quindi “essere formati - ha concluso la logopedista dell’équipe di specialisti dell’IdO - per poter comprendere da dove ha origine quello specifico disturbo dell’apprendimento di quel bambino e come deve essere definito un piano didattico personalizzato”.

Al convegno verranno presentati anche i risultati di uno studio dell’IdO relativo a un nuovo filone di ricerca che riguarda i disturbi di apprendimento e le relazioni parentali, cercando di comprendere perché i bambini con Dsa non raggiungono quelle autonomie di base che precedono la scolarizzazione.

Dislessico, lascia la scuola.


La Provincia di Como del 12-01-2013

Dislessico, lascia la scuola. «Non è seguito, resta a casa» 

PUSIANO. Emerge in questi giorni una triste vicenda che riguarda un ragazzo dislessico e disgrafico di 12 anni, che frequenta la seconda media in paese. Il ragazzo da martedì è stato ritirato da scuola dai genitori, esausti di non essere ascoltati.
«Gli insegnanti non seguono mio figlio nel modo adeguato» - sostiene la mamma - «Chiedo solo che capiscano le difficoltà del bambino e trovino un modo per aiutarlo».
Il ragazzino ha difficoltà nella scrittura e nei calcoli, problemi che gli sono stati riscontrati in seconda elementare. Da sei anni, quindi, il problema esiste e la famiglia ha fatto una serie di visite e analisi che lo hanno confermato. Mamma e papà mostrano tutti i documenti medici che dimostrano le difficoltà del ragazzino.
«È una questione certamente delicata, ma purtroppo l'insegnante di sostegno per i ragazzi dislessici non è previsto dalle leggi nazionali, Ricordo infatti che è previsto solo per i disabili» - replica il preside, Giancarlo Galli - «Questo non vuole dire che noi non seguiamo adeguatamente il ragazzo: esiste un piano personalizzato per venire incontro alle sue difficoltà».

giovedì 27 dicembre 2012

Dislessia giovanile, screening precoce in aiuto alle famiglie


Il Gazzettino del 18-12-2012


ROSA’. E se mio figlio fosse dislessico? Quanto sarebbe utile uno screening precoce! 
Un tema delicato che potrebbe interessare centinaia di genitori bassanesi, e che verrà affrontato questa sera al teatro Montegrappa di Rosà alle 20 in un incontro promosso dall'Asl n. 3, con il direttore della struttura complessa di neuropsichiatria infantile Piergiorgio Miotello, assieme all'Aid di Vicenza, associazione dislessici, con Mariangela Berton e Marisitella Craighero, e assieme al Cti centro territoriale per l'integrazione di Bassano ed Asiago, presieduto da Renato Cenzato. 
L'incontro di questa sera fa seguito alla convenzione stipulata tempo fa dalla stessa Asl bassanese con altre agenzie del territorio, che ha dato vita al progetto «Tutti per uno», volto a realizzare iniziative condivivise in favore appunto dei dislessici. Nell'ambito di questo progetto, «dai primi mesi del 2013 i docenti delle classi prime elementari somministreranno ai loro alunni prove standardizzate di ortografia e lettura atte ad individuare quelli che sono in difficoltà: a questi i docenti proporranno esercizi specifici di potenziamento per migliorare le prestazioni di letto-scrittura. Se ad un controllo successivo le difficoltà saranno ancora presenti, la scuola comunicherà alla famiglia l'esito del percorso effettuato con il consiglio di rivolgersi al pediatra o al medico di famiglia per un approfondimento specialistico che sarà effettuato dal Servizio di Neuropsichiatria Infantile dell'Asl 3. Nei prossimi tre anni le classi prime, seconde e terze di tutto il territorio saranno coinvolte in azioni analoghe di screening, potenziamento ed eventuale invio al servizio specialistico dell'Asl in modo da individuare e trattare il più precocemente possibile gli alunni con difficoltà che possono inquadrarsi come dislessia ed disortografia».
Un servizio nuovo e di grande utilità. Questa sera, per illustrare il progetto, anche medici di famiglia, il direttore generale dell'Asl Valerio Alberti, e, per i politici, il sindaco di Rosà Paolo Bordignon e l'assessore di Bassano Lorenza Breda.


di Silvano Bordignon

lunedì 24 dicembre 2012

Sereno Natale a tutti i nostri ragazzi

Un abbraccio vale piu' di tante parele
Sereno Natale a tutti
                                                       Bruno D'Acunzo


venerdì 21 dicembre 2012

Dislessia: esperti B.Gesu', non dipende da ansia

Contestata ricerca, "non utilizza metodo sperimentale"


22 novembre, 15:40


ROMA - "Affermare che la dislessia è causata dall’ansia contrasta proprio con il metodo sperimentale condiviso dalla comunità scientifica". Lo affermano i prof. Deny Menghini e Stefano Vicari, dell'Irccs Ospedale Pediatrico Bambino Gesu', criticando la ricerca realizzata dall'Istituto di ortofonologia (Ido), dall'Istituto Wartegg di Roma e dal dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell'Università degli Studi di Padova secondo cui l'ansia di separazione dalle figure genitoriali è l'origine della difficoltà psicologica che causa la dislessia (Dsa) nell'80% dei bambini.

   "La compresenza dei due fenomeni, dislessia e ansia - sottolineano i due esperti - non implica necessariamente un loro rapporto causale. E’ come affermare che se l’80% dei dislessici ha gli occhi marroni allora avere gli occhi marroni è la causa della dislessia! Una ricerca può essere definita scientifica quando utilizza il metodo sperimentale, ovvero una procedura fondata sull'esperienza e su osservazioni che possono essere sia ripetute che generalizzate". Affermare che la dislessia è causata dall’ansia, secondo Menghini e Vicari, "contrasta proprio con il metodo sperimentale condiviso dalla comunità scientifica. La dislessia è definita come un’inattesa difficoltà di lettura non riconducibile a fattori fisici o socio-educativi. Per sua natura impedisce un rapido ed efficace accesso al materiale scritto, compromettendo in questo modo il processo educativo, con forti ripercussioni sulla futura vita sociale e professionale della persona".

   La dislessia, aggiungono i due esperti, "e’ stata descritta in ogni gruppo etnico, in ogni linguaggio e in ogni regione geografica del mondo ed è il più frequente disturbo dell’apprendimento. Infatti, riguarda tra il 5 e il 17% della popolazione scolastica, percentuale che dipende dalle caratteristiche specifiche della lingua (maggiore nelle lingue anglosassoni, minore nelle lingue latine come l’italiano). Negli ultimi venti anni, un numero crescente di ricerche - rilevano - ha evidenziato la forte componente genetica della dislessia e la sua natura biologica con alterazioni funzionali e strutturali di diverse aree cerebrali. Inoltre, nelle persone dislessiche, sono compromessi molteplici processi cognitivi come abilità linguistiche, percettive, attentive, di apprendimento procedurale. In sintesi, affermare che l’ansia sia la causa della dislessia - concludono i due esperti - è semplicemente formulare un’opinione che, per quanto rispettabile, ha bisogno di verifiche sperimentali prima di essere assunta come verità scientifica".

 Tratto da ANSA > 
Salute e Benessere > Medicina > Dislessia: esperti B.Gesu', 

non dipende da ansia

martedì 4 dicembre 2012

Come aiutare i ragazzi a scuola



Disturbi nell'apprendimento
Come aiutare i ragazzi a scuola

Mercoledì, 28 novembre 2012 - 09:56:00
disturbi

REGGIO EMILIA
 Aiutare i ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) a scuola mediante metologie e strumenti adatti. È l’obiettivo di “Allenamento alla scuola per alunni con Dsa”, progetto promosso da Consorzio 45, cooperativa Augeo e Coopselios. “I nostri docenti sono esperti del settore, che da anni si occupano di problemi di apprendimento – spiega Patrizia Vezzani, direttrice della cooperativa Augeo – I disturbi di questo genere sono vari e di differente natura  (dislessia, discalculia, disortografia), pertanto dopo un corso base di 12 ore, noi garantiamo una continuità di lezioni volte a un insegnamento individuale in base al tipo di problema. Gli strumenti utilizzati durante le lezioni sono principalmente mappe concettuali, che costituiscono la base di un buon apprendimento, ma usiamo anche programmi informatici specifici”.
 
L’obiettivo del progetto è fornire un vero e proprio allenamento all’apprendimento, nella consapevolezza che la maggior parte dei ragazzi che soffrono di questo genere di disturbi, siano perfettamente in grado di capire e ragionare sui contenuti; quello che manca loro è solo il giusto metodo e i giusti strumenti per assorbire e fare propri le informazioni e i concetti. Per definire il tipo di problema e il grado di serietà, ai ragazzi viene richiesto un colloquio preliminare con un esperto, in base al quale vengono poi strutturati dei metodi di insegnamento specifici per ciascuno. “Seguiamo le persone con Dsa dalle elementari fino all’età adulta, per alcuni infatti le 12 ore del corso base non bastano e seguono i nostri corsi per anni – dice Vezzani – Oltre  ai corsi extrascolastici per ragazzi garantiamo anche un percorso di formazione per insegnanti che si trovano a dover fronteggiare disturbi di apprendimento nei loro studenti”.
Per  i corsi di quest’anno è stata stipulata una convenzione in base alla quale sono previsti prezzi particolarmente favorevoli per i figli dei dipendenti delle cooperative che collaborano al progetto: la Coopselios ha messo a disposizione gratuitamente i propri spazi e i docenti dell’Augeo offrono il proprio contributo a prezzi notevolmente ridotto. L’attività formativa svolta dall’Augeo in questo settore ha ottenuto, negli anni, grandi successi: “Basti pensare – conclude Vezzani – che uno dei nostri docenti era un ragazzo con problemi di apprendimento; dopo un percorso difficile è riuscito a ottenere una laurea in Fisica e adesso insegna nei nostri corsi; è l’esempio di come questi giovani con volontà e impegno e, soprattutto con l’utilizzo degli strumenti e delle metodologie adeguate, possa raggiungere grandi risultati”. (elena marchese)