Non è facile capire cosa può provare un ragazzo o una ragazza dislessico, ma di sicuro so cosa possiamo fare per sostenerli ogni attimo della loro vita. Il mio e il vostro impegno saranno una certezza per il loro futuro. Sul nostro blog pubblichiamo notizie, aggiornamenti, suggerimenti e interventi di genitori, clinici, personaggi della vita pubblica istituzionale e civile. Mandateci i vostri contributi, consolideranno e rafforzeranno i diritti dei nostri ragazzi
A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare
giovedì 24 novembre 2011
martedì 22 novembre 2011
Very important: PDP da consegnare entro novembre
Entro il mese di novembre le scuole devono redigere il Piano Didattico Personalizzato per gli alunni con DSA secondo le linee guida del MIUR
ü Legge 170/2010 nuove norme in materia di DSA in ambito scolastico
ü Linee Guida 12.7.2011
ü modello richiesta del PDP per i ragazzi DSA ai Dirigenti Scolastici
ü modello per la stesura del piano didattico personalizzato da parte della scuola secondaria di 1° e 2° grado
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Per la scuola dell'infanzia e la disgrafia Schede di pregrafismo: i riccioli
Schede di pregrafismo per i bambini della scuola dell'infanzia, i piccoli della primaria ed utilissime anche ai bambini disgrafici. Sono tutte schede che propongono di tracciare percorsi ad “e” ed “el”.decora la torta - riccioli piccoli e grandi
segui le onde - continua i riccioli
traccia i riccioli - continua i riccioli
ripassa la traiettoria - completa le bamboline
riproduci i grafismi
segui la traiettoria del serpente
segui la traiettoria di ogni filo
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Della valutazione di sistema: come e perché. Lettera aperta al ministro Francesco Profumo
parlare di valutazione di sistema oggi non è affatto una cosa facile, non solo perché alcuni luoghi comuni in negativo agitati da alcune parti ne snaturano le finalità, ma anche perché il concetto stesso si è venuto maturando con difficoltà nel corso degli ultimi decenni e, a mio giudizio, non è ancora giunto a un suo definitivo ubi consistam.
Una storia non priva di difficoltà
Cominciammo a parlare di valutazione di sistema un po’ timidamente in occasione della Conferenza della scuola del 1990 (ministro Mattarella), consapevoli che il miglioramento degli apprendimenti non è direttamente dipendente solo da un progressivo aumento degli investimenti. Poi nel ’94, con il varo del Testo unico dell’istruzione, con l’articolo 603, giungemmo a una prima definizione di “parametri di valutazione della produttività del sistema scolastico” e avvertimmo la necessità di allertare gli allora Cede, Bdp e Irrsae per un’attività di questo tipo (l’articolo 603 venne poi abrogato dall’articolo 17 del dpr 275/99). In seguito, con la legge 59 del ‘97 all’articolo 21, commi 9 e 10, ravvisammo ulteriormente la necessità di procedere alla verifica e alla valutazione della produttività scolastica. Nello stesso anno con la Direttiva 307 demmo vita presso il Cede al Sistema Nazionale di Valutazione per la Qualità dell’Istruzione. Infine, nel 1999, nell’articolo 10 del dpr 275 scrivemmo: “Per la verifica del raggiungimento degli obiettivi di apprendimento e degli standard di qualità del servizio, il Mpi fissa metodi e scadenze per rilevazioni periodiche. Fino all'istituzione di un apposito organismo autonomo le verifiche sono effettuate dal Cede, riformato a norma dell'articolo 21, comma 10 della legge 59/97”. Nello stesso anno, con il dlgs 258/99 il Cede venne trasformato in Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione e la Bdp in Indire. L’Invalsi venne poi organizzato con il dpr 313 del 2000 come “ente di diritto pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero della pubblica istruzione”, L’Invalsi quindi nacque come una costola del Mpi e non come un’agenzia autonoma, come invece auspicavano i primi sostenitori della necessità che anche nel nostro Paese si delegasse a un’agenzia autonoma il compito di valutare la produttività del sistema scolastico (era il pensiero di Aldo Visalberghi).
La valutazione di sistema trovò infine una sua corretta definizione con la legge 53/03, dove, all’articolo 3, comma b leggiamo: “Ai fini del progressivo miglioramento e dell'armonizzazione della qualità del sistema di istruzione e di formazione (professionale, n.d.a.), l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell'offerta formativa delle istituzioni scolastiche e formative (professionali, n.d.a.); in funzione dei predetti compiti vengono rideterminate le funzioni e la struttura del predetto Istituto”. L’anno successivo, con il dlgs 286 viene istituito il Servizio nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione e viene riordinato l'Invalsi: alla parola finale “istruzione” viene aggiunta l’espressione “e formazione” (professionale).
L’avvio delle attività e le conseguenti implicazioni
In anni più recenti seguono una serie di direttive. Con la 74/08, a carattere triennale, si calendarizzano le concrete attività dell’istituto per la rilevazione degli apprendimenti: si decide che nell’anno scolastico 2008/09 si parte con la scuola primaria; con il 2009/10 con la scuola media, con il 2010/11 con la scuola secondaria di secondo grado. Con la direttiva 75/08, a carattere annuale, vengono individuati gli obiettivi generali delle politiche educative nazionali cui l'Invalsi dovrà attenersi per lo svolgimento della propria attività istituzionale per l'anno scolastico 2008/2009. Ai fini di una completa informazione, è opportuno ricordare anche i seguenti dispositivi: la Direttiva 67/10; la Nota 3813 del 30/12/10; la Lettera del Presidente Piero Cipollone alle scuole del 10 gennaio 2011; la Cm del Direttore Carmela Palumbo del 24 aprile 2011.
Le esperienze valutative che si sono avvicendate negli ultimi anni nelle scuole non sono state scevre da difficoltà: a) nessuna chiarezza alle scuole sui compiti loro assegnati e sulle concrete finalità delle rilevazioni; b) appesantimento non retribuito del lavoro degli insegnanti; c) prove Invalsi non sempre corrette sia in ordine alle concrete competenze da testare (data l’estrema incertezza normativa circa gli standard terminali dei singoli percorsi di studio) che sotto il profilo docimologico. Va aggiunto che le prove si sono “abbattute” sulle scuole in un momento di grave crisi succeduta ai tagli indiscriminati operati dai ministri Tremonti e Gelmini; per cui sembrava anche improponibile valutare la qualità delle prestazioni degli studenti mentre in contemporanea si tagliavano le risorse. Va anche considerato che nessuna disposizione chiara proponeva alle scuole l’obbligatorietà delle prove, la quale, pur se si desume dal citato articolo 3 della legge 53/03, non è mai diventata operativa a seguito di una trattativa che si sarebbe dovuta attivare in sede di normativa e di contrattazione.
Pertanto, nella tornata del 2011 l’amministrazione delle prove Invalsi ha provocato enormi difficoltà soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado, giunta assolutamente impreparata e non sufficientemente informata dell’importanza e della necessità di una valutazione di sistema. Va aggiunto che, per insufficienza della norma e di una cultura docimologica a monte, si sono create pericolose confusioni tra la valutazione di sistema, relativa agli apprendimenti degli alunni, e la valutazione degli insegnamenti, che è tutt’altra cosa e che riguarda la distribuzione delle discipline e dei relativi monti orari, nonché la stessa valutazione degli insegnanti, che è altra cosa ancora. Il fatto è che in parallelo nel 2011 si è avviata in alcune scuole in via sperimentale un’attività concernente la premialità e il merito individuale degli insegnanti: ciò in ordine al titolo III, “merito e premi”, del dlgs 150/09 (decreto Brunetta). Va chiarito che la valutazione degli operatori pubblici, a qualsiasi amministrazione appartengano, pur se conforme con lo sviluppo del processo autonomistico e ad esso funzionale, non solo è tutt’ora in fieri, ma è assolutamente altra cosa rispetto alla valutazione del sistema di istruzione e di formazione. Se non c’è chiarezza su questi punti, anzi, se si alimenta la confusione, risulta estremamente facile che si elevino vigorose proteste: e così è stato in molti istituti secondari nello scorso mese di maggio, anche se Miur e Invalsi hanno preferito nascondere la testa sotto la sabbia e minimizzare la cosa.
Insomma, le autorità competenti devono ribadire con forza che un conto sono le iniziative di valutazione del merito dei singoli operatori, a qualunque amministrazione appartengano, altro conto è la valutazione di un intero sistema: può darsi infatti il caso di un operatore ottimo e di un sistema fallimentare, se non addirittura viceversa! Se poi il ministro Gelmini dichiara a ‘la Repubblica’ del 9 ottobre che “non riusciremo ad aumentare gli stipendi, ma vareremo un sistema di incentivi basato sui test Invalsi”,ciò dimostra con estrema chiarezza che non solo un ministro non sa quel che dice ma neanche quel che fa, o dovrebbe, con il suo stesso ministero! Si tratta, comunque, di un’ammissione estremamente pericolosa non solo per gli effetti che ha prodotto e produce, ma anche per l’errore che la sottende. O meglio, potremmo dire che le norme che si sono susseguite negli ultimi anni sono così impasticciate e confuse che neanche la loro depositaria e curatrice sembra capace di venirne a capo! Occorre ancora ribadire che si tratta di tre concetti diversi: a) le prove Invalsi – quando ben fatte, ovviamente – servono a valutare il sistema; b) gli incentivi agli insegnanti “bravi” sono un’altra cosa e rientrano nella premialità di cui al decreto Brunetta; c) andranno sostenute – con criteri da definire – quelle scuole che, grazie alle prove Invalsi, si dimostreranno più deboli: anche in forza di quei livelli essenziali delle prestazioni, di cui lo Stato ha legislazione esclusiva, come recita, tra l’altro, l’articolo 117 della Costituzione.
lunedì 21 novembre 2011
Ecco un articolo che sostiene la tesi del nostro Laboratorio di creta
Lavorare la creta o l’argilla
Lavorare la creta o l’argilla, oltre a darvi risultati artistici lusinghieri, è anche terapeutico, in quanto manipolarla fa scaricare sia le tensioni che le emozioni, prima fra tante la rabbia.
Questo lavoro che le mani possono permettersi di compiere nel manipolare un materiale così duttile, è una delle attività preferite dei bambini.Nelle scuole materne ed elementari odierne, però, il significato di questa pratica rischia di diventare "meccanico", perdendo la sua funzione primitiva. Nell'esperienza naturale di gioco il bambino, infatti, manipola terra, sabbia, neve, argilla, costruendo quello che gli serve per il gioco. I bimbi possono realizzare semplici creazioni con la creta: palline forate con uno stuzzicadenti grosso (tipo quello per spiedino) per confezionare collane o bracciali; simboli magici quali stelle, cuoricini, angioletti (su cui si potrà incidere il nome del bimbo), cestini porta-oggetti di varie forme, ciotole per i propri amici domestici, e ancora bellissimi scacciapensieri da appendere a “guardia della porta d’ingresso” o nella cameretta dei bimbi come “protezione per la notte”.
Se oltre alla manipolazione, gli oggetti che facciamo realizzare ai bimbi sono veramente utilizzabili, danno loro una grandissima soddisfazione. Questa esperienza naturale, se proposta in forma "obbligata" sintetica e/o finalizzata ad un risultato pre-definito anche sottoposto a canoni estetici", perde attrattiva e utilità.
Lavorare un materiale sintetico (das, pongo, plastiline, etc.) per ottenere un oggetto già predefinito, non assolve assolutamente gli scopi della relativa attività didattica, per molti motivi.
La creta costa poco. La creta naturale, si trova in diversi colori che dipendono dalle caratteristiche del terreno, ma sempre nella gamma tra l'ocra e il grigio. Si può fare essiccare al sole o in forno e poi può essere dipinta in tutti i colori desiderati, anche con tinte naturali usate a scopo alimentare
Pubblicato da Marina Giusti
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giovedì 17 novembre 2011
«Le icone di Jobs, aiuto ai dislessici»
TRIESTE. Se una carpa si trasforma in capra, o se come diventa cime e per leggere una breve frase ci vuole tanto tempo, ebbene siamo davanti a un caso di dislessia, uno dei disturbi specifici dell’apprendimento (o Dsa) per cui il bambino fa fatica a imparare a leggere, scrivere o calcolare correttamente e rapidamente come i coetanei. La Struttura complessa di neuropsichiatria infantile in collaborazione con il Servizio di epidemiologia e biostatistica dell’Irccs Burlo Garofolo ha realizzato uno studio su scala regionale (2009-2010), analizzando 94 classi quarte di altrettante scuole elementari. Lo studio è stato finanziato dall’Agenzia regionale della sanità e condotto in collaborazione con l’Agenzia stessa, l’Ufficio scolastico regionale e l’Associazione italiana dislessia (Aid). È emerso che soffre di dislessia quasi il 3 per cento della popolazione scolastica: bambini spesso ritenuti pigri, svogliati o disubbidienti, che invece andrebbero aiutati e sostenuti con percorsi educativi su misura. «Il nostro primo obiettivo – spiega Isabella Lonciari, psicologo della Neuropsichiatria infantile e referente tecnico nazionale dell’Aid – è stato censire i casi regionali di dislessia. Con numeri più precisi in mano, abbiamo contribuito a inquadrare il fenomeno a livello nazionale, in un progetto che vede coinvolte dieci regioni italiane coordinate dal nostro Istituto». Che cosa si può fare per offrire ai dislessici una modalità di apprendimento dedicata? Dice Lonciari: «La diagnosi deve essere precoce, alla fine della seconda classe elementare. Esistono poi diversi iter riabilitativi che permettono di lavorare sulla correttezza della lettura e sulla rapidità. Nella maggior parte dei casi la lentezza non si elimina, ma la correttezza può migliorare». Ed è significativo che anche Steve Jobs, ceo di Apple da poco deceduto, abbia analizzato il problema con la vivacità che gli era propria. Osserva Lonciari: «Jobs ha creduto nell’importanza di offrire agli utenti una diversa modalità di accesso alle informazioni. La sua interfaccia grafica basata su icone può essere un valido aiuto per i dislessici che sono facilitati da un approccio per immagini, bypassando così la traduzione dal codice scritto a quello orale».
di Cristina Serra
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mercoledì 16 novembre 2011
Laboratorio D.S.A. - Creare con la Creta
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COMPUTER CON SINTESI VOCALE E LIBRI AD ALTA LEGGIBILITA’ PER AFFRONTARE LA DISLESSIA
La dislessia è un disordine del linguaggio in cui la capacità di lettura è al di sotto di quanto atteso per età, intelligenza e scolarizzazione. E’ determinata da alterazioni non ancora ben note ma in parte è anche risultato di fattori ambientali.
I bambini dislessici confondono lettere dalla forma o suono simile, invertono le sillabe o le lettere, hanno difficoltà con le tabelline e le serie numeriche, le sequenze, i rapporti spazio-temporali e le abilità motorie.
La dislessia può però essere corretta: se le terapie tradizionali prevedevano stimoli percettivi, uditivi e visivi, la più recente realtà uditiva virtuale prevede invece l’ascolto con le cuffie di suoni e voci dai toni diversi, vicini o lontani e ciò consente di percepire quanto giunge ad un orecchio e all’altro, costruendo nuovo equilibrio.
NUOVI STRUMENTI – Il Decreto 5669/2011, attuativo della L. 170/2010 sui Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), prevede la possibilità di registrare le lezioni, evitando di prendere appunti, o usare computer con correttore automatico e sintesi vocale. Molto spesso, però, a causa delle risorse esigue, avere questi strumenti non è affatto immediato.
LA FONT BIANCONERO – Fuori dal mondo scolastico, tuttavia, vi sono importanti novità. Alcune case editrici, come Bianconero, Sinnos e Angolo Manzoni, hanno stampato volumi ad alta leggibilità, con accorgimenti linguistici e tecnici che rendono la lettura più facile. Le pagine hanno spaziature adeguate a non far sovrapporre le righe ed il racconto è fatto di periodi brevi e non complessi. Biancoenero ha brevettato una font, un carattere tipografico molto nitido, quindi più leggibile, lavorando sul disegno delle lettere, disponibile, gratuitamente, per le istituzioni ed i privati che la utilizzino per scopi non commerciali.
IL CONTRIBUTO DELLE ASSOCIAZIONI – Non manca il supporto delle associazioni di categoria: l’Istituto di Istruzione Superiore Olivetti ha attivato un campus con supporto informatico; l’Associazione SOS Dislessia ha avviato il corso Ca.Sco ed offre consulenza, formazione, progetti e laboratori; la Fondazione Cannavaro Ferrara ha invece avviato una raccolta di fondi per il progetto “Albert Einstein … uno come me”.
Il progresso tecnologico, le iniziative editoriali e delle associazioni offrono possibilità crescenti per superare con successo le difficoltà degli allievi dislessici. La scuola, da parte sua, possiede ormai le norme che consentono approcci innovativi e funzionali. E’ però ormai troppo impoverita, nelle risorse economiche e di personale e molto spesso è costretta a trascurare chi necessita di percorsi specifici, lasciando ad altri compiti primari di formazione ed istruzione.
NUOVI STRUMENTI – Il Decreto 5669/2011, attuativo della L. 170/2010 sui Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), prevede la possibilità di registrare le lezioni, evitando di prendere appunti, o usare computer con correttore automatico e sintesi vocale. Molto spesso, però, a causa delle risorse esigue, avere questi strumenti non è affatto immediato.
LA FONT BIANCONERO – Fuori dal mondo scolastico, tuttavia, vi sono importanti novità. Alcune case editrici, come Bianconero, Sinnos e Angolo Manzoni, hanno stampato volumi ad alta leggibilità, con accorgimenti linguistici e tecnici che rendono la lettura più facile. Le pagine hanno spaziature adeguate a non far sovrapporre le righe ed il racconto è fatto di periodi brevi e non complessi. Biancoenero ha brevettato una font, un carattere tipografico molto nitido, quindi più leggibile, lavorando sul disegno delle lettere, disponibile, gratuitamente, per le istituzioni ed i privati che la utilizzino per scopi non commerciali.
IL CONTRIBUTO DELLE ASSOCIAZIONI – Non manca il supporto delle associazioni di categoria: l’Istituto di Istruzione Superiore Olivetti ha attivato un campus con supporto informatico; l’Associazione SOS Dislessia ha avviato il corso Ca.Sco ed offre consulenza, formazione, progetti e laboratori; la Fondazione Cannavaro Ferrara ha invece avviato una raccolta di fondi per il progetto “Albert Einstein … uno come me”.
Il progresso tecnologico, le iniziative editoriali e delle associazioni offrono possibilità crescenti per superare con successo le difficoltà degli allievi dislessici. La scuola, da parte sua, possiede ormai le norme che consentono approcci innovativi e funzionali. E’ però ormai troppo impoverita, nelle risorse economiche e di personale e molto spesso è costretta a trascurare chi necessita di percorsi specifici, lasciando ad altri compiti primari di formazione ed istruzione.
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Comunicare la diagnosi di dislessia ai bambini
Creato il 14 novembre 2011 da Rossellagrenci
Qualche giorno fa mamma Catia aveva affrontato nel suo blog A scuola con Matilde l’argomento della comunicazione della diagnosi di dislessia ai bambini. Nella Guida alla dislessia per i genitori, pubblicato dall’AID, viene trattato anche questo argomento. Fra tutti i consigli che vengono dati (e che Catia riporta), ne cito alcuni che mi sembrano particolarmente “critici”.l’argomento della comunicazione della diagnosi di dislessia al bambino. Nel libretto dell’AID
- Spiegategli che questo non è colpa sua, nè dei genitori o della scuola. E’ qualcosa che succede senza motivo, come avere i capelli di un determinato colore, o gli occhi azzurri.
- Se prima di sapere la diagnosi avete discusso con vostro figlio per i compiti e per i suoi insuccessi, ammettete il vostro errore. Non abbiate paura di chiedergli scusa, i bambini sanno perdonare molto bene.
- Se vi è bisogno di un aiuto supplementare, magari per i compiti a casa, presentatelo come un’opportunità, non come una punizione.
- Si gli aiuti supplementari vanno ad interferire con altre attività che gratificano il bambino, valutate attentamente se vale la pena di fare questo intervento.
- Assicuratevi che vostro figlio sappia che anche se la scuola è molto importante è solo un aspetto della sua vita.
- Se volete raccontare della diagnosi ad altre persone, parenti o amici, fatelo cercando di essere il più positivi possibile e dicendo le stesse cose che avete raccontato a vostro figlio. Eventuali discrepanze potrebbero arrivare a vostro figlio e peggiorare il vostro rapporto.
- Se vi è bisogno di un aiuto supplementare, magari per i compiti a casa, presentatelo come un’opportunità, non come una punizione.
- Si gli aiuti supplementari vanno ad interferire con altre attività che gratificano il bambino, valutate attentamente se vale la pena di fare questo intervento.
- Assicuratevi che vostro figlio sappia che anche se la scuola è molto importante è solo un aspetto della sua vita.
- Se volete raccontare della diagnosi ad altre persone, parenti o amici, fatelo cercando di essere il più positivi possibile e dicendo le stesse cose che avete raccontato a vostro figlio. Eventuali discrepanze potrebbero arrivare a vostro figlio e peggiorare il vostro rapporto.
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lunedì 14 novembre 2011
Dislessia e docenti: scontro o incontro?
Quattro “tipologie” di docenti e il loro diverso approccio con lo studente dislessico, l’esperienza di una logopedista.
di Rossella Grenci
Quando devo scrivere un articolo “nuovo” sulla dislessia ho sempre il timore di essere ripetitiva, di annoiare chi lo leggerà: sempre le solite cose? Purtroppo mi piacerebbe parlare di cose nuove, ma per i più non è così. È con questo stato d’animo che ho deciso di scrivere ancora di dislessia, un po’ perché sono stata stimolata, un po’ perché mi rendo conto che è un modo privilegiato per far passare le informazioni e per creare ambiti di discussione.
In particolare mi viene chiesto di parlare di “dislessia e scuola”: cos’altro se no? Meglio: dislessia ed insegnanti, docenti, maestri. I contatti, diretti e non, che ho avuto e che ho tuttora con la classe docente, mi permettono di poter dire la mia sul difficile rapporto studente dislessico/docente.
Vorrei parlare della “tipologia” di docenti che conosco, non me la si voglia se per esemplificare farò una classificazione.la Legge n. 170 dell’08/10/2010
• Rossella Grenci ha pubblicato sull’argomento dislessia diversi lavori scientifici e i seguenti libri: “Capire per imparare. Un approccio metacognitivo ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento”, Del Cerro, 2001; “Le aquile sono nate per volare. Il genio creativo nei bambini dislessici”, La meridiana, 2004 (3 edizioni); “Filastrocche sui gruppi consonantici. Giochi e attività”, Erickson, 2005 (2 edizioni), ora anche in versione gioco CD; “La dislessia dalla A alla Z. Cento parole chiave”, Libri Liberi, 2007; coautrice insieme a Daniele Zanoni di “Storie di normale dislessia. 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi”, Angolo-Manzoni, 2007 (primo libro per dislessici); “Cogli l’attimo. Giochi per esprimere e trasformare le emozioni in versi”, La meridiana, 2007.
In particolare mi viene chiesto di parlare di “dislessia e scuola”: cos’altro se no? Meglio: dislessia ed insegnanti, docenti, maestri. I contatti, diretti e non, che ho avuto e che ho tuttora con la classe docente, mi permettono di poter dire la mia sul difficile rapporto studente dislessico/docente.
Vorrei parlare della “tipologia” di docenti che conosco, non me la si voglia se per esemplificare farò una classificazione.la Legge n. 170 dell’08/10/2010
• Rossella Grenci ha pubblicato sull’argomento dislessia diversi lavori scientifici e i seguenti libri: “Capire per imparare. Un approccio metacognitivo ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento”, Del Cerro, 2001; “Le aquile sono nate per volare. Il genio creativo nei bambini dislessici”, La meridiana, 2004 (3 edizioni); “Filastrocche sui gruppi consonantici. Giochi e attività”, Erickson, 2005 (2 edizioni), ora anche in versione gioco CD; “La dislessia dalla A alla Z. Cento parole chiave”, Libri Liberi, 2007; coautrice insieme a Daniele Zanoni di “Storie di normale dislessia. 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi”, Angolo-Manzoni, 2007 (primo libro per dislessici); “Cogli l’attimo. Giochi per esprimere e trasformare le emozioni in versi”, La meridiana, 2007.
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