Non è facile capire cosa può provare un ragazzo o una ragazza dislessico, ma di sicuro so cosa possiamo fare per sostenerli ogni attimo della loro vita. Il mio e il vostro impegno saranno una certezza per il loro futuro. Sul nostro blog pubblichiamo notizie, aggiornamenti, suggerimenti e interventi di genitori, clinici, personaggi della vita pubblica istituzionale e civile. Mandateci i vostri contributi, consolideranno e rafforzeranno i diritti dei nostri ragazzi
A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare
lunedì 21 gennaio 2013
Indicazioni per gli insegnati partecipanti al corso Intel® Insegnare al futuro
Gli insegnati che partecipano al programma (Participant Teachers - PT) sono insegnanti pre-universitari con un discreto livello di conoscenza di computer che ricevono istruzioni gratuite dai locali Master Teachers. Gli insegnanti torneranno al loro insegnamento con un progetto completo o con delle unità didattiche, essendo immediatamente in grado di mettere in atto con i loro allievi ciò che hanno imparato.
Vantaggi per i PT
· Gli insegnanti creano un intero progetto o unità didattica completa, pronto per essere usato dagli allievi.
· Agli insegnanti viene fornito tutto il materiale informativo, incluso i continui aggiornamenti sulle risorse del web, ed il tutto gratuitamente.
· Gli insegnanti ricevono un certificato di frequenza che documenta il completamento del corso di aggiornamento professionale.
· Gli insegnanti godono della possibilità di partecipare alle diverse e svariate offerte di aggiornamento professionale allo scopo di continuare ad ampliare le loro competenze nell’integrazione della tecnologica nel metodo di insegnamento attuale.
· Ulteriori vantaggi possono essere forniti dal proprio ente locale per l’istruzione pubblica o dalla Regional Training Agency (RTA).
Requisiti fondamentali per l’ ammissione degli insegnanti a tutte le offerte
· Gli insegnanti devono avere una discreta conoscenza dell’ uso del computer (in grado di creare ed amministrare files, navigare in internet, di usare le applicazioni word ed e-mail). Gli enti locale per l’istruzione pubblica sono responsabile di fornire corsi di formazione di base dell’utilizzo del computer per tutti quegli insegnanti che desiderano partecipare ma che non hanno ancora raggiunto una discreta livello di conoscenza tecnologica/informatica.
· Gli insegnanti partecipanti al corso Intel® Insegnare al futuro devono far parte di un ente locale per l’istruzione pubblica; coloro che non ne fanno parte non possono fare domanda individualmente.
Come Partecipare
Gli Insegnanti interessati al corso Intel® Insegnare al futuro devono rivolgersi al proprio ente locale per l’istruzione pubblica per fare domanda di partecipazione al corso. Cliccare qui
per accedere ad informazioni gratuite per indicare al vostro ente competente l‘accesso gratuito al programma.
Come partecipare
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Sapevate dell'esistenza di YouTube EDU?
Utilizza i video di YouTube per arricchire le tue lezioni in aula. Innesca una conversazione. Dai vita a concetti teorici. Fai leva sull'apprendimento visivo. Scopri come altri educatori come te stanno incorporando i video nelle loro lezioni e unisciti alla community di insegnanti di YouTube.
YouTube Education - YouTube
www.youtube.com
Tratto da Prof Digitale
http://www.youtube.com/education?category=K-12
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MINORI: IST. WARTEGG, INDICI ANSIA-DEPRESSIONE PIU' ALTI NEI BIMBI CON DSA
(AGENPARL) - Roma, 18 gen - "Gli indici di depressione e ansia sono più alti nei bambini con Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) che in quelli ‘normodotati’, ovvero esenti da patologie invalidanti. Esiste, infatti, un indice di tensione che misura lo stato di benessere psico- affettivo che nei soggetti con Dsa è doppio rispetto ai loro coetanei normodotati e questo porta a convalidare l’ipotesi di un’origine psico-affettiva nella maggior parte dei casi di Dsa”.
Ne è convinto Alessandro Crisi, psicologo, fondatore e presidente dell’Istituto Italiano Wartegg, che domani interverrà al XV convegno nazionale dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) sul tema delle ‘Dislessie’, presso l’Istituto Regina Elena in via Puglie n. 4 dalle ore 9 alle 18.
Per quanto riguarda l’ipotesi di causa, Crisi crede che “la stragrande maggioranza dei bambini con Dsa ha un’ottima intelligenza, ma ha un disagio psico-affettivo e relazionale molto più elevato. Il test di Wartegg ci permette, appunto, di ricavare informazioni a un certo livello di profondità - ha precisato il professore in psicodiagnostica dell’Università ‘La Sapienza - e darci più informazioni sulla dimensione affettiva e relazionale”. Si tratta di un test di “personalità, grafico-proiettivo, strutturato in 8 riquadri che all’interno presentano un segno grafico. Le persone a cui viene sottoposto - ha spiegato Crisi - devono sviluppare un segno che ricomprenda quello già presente all’interno di ogni riquadro. Questi segni svolti dal soggetto, siglature, vengono poi trasformati in indici di valutazione in base ai quali, e alla popolazione italiana, è possibile descrivere aspetti importanti della personalità, aspetti stabili e non episodici: capacità intellettive, modalità di pensiero, abilità nella socializzazione, relazione con le figure importanti (padre e madre)”. I rendimenti nei riquadri correlati alla figura materna e paterna “ci indicano infatti che il ruolo dei genitori è molto importante. Tra i bambini con Dsa spicca il tipo di relazione con le figure genitoriali”.
Negli ultimi anni l’Istituto Italiano Wartegg, insieme all’università di Padova e all’IdO, ha condotto delle ricerche relative ai genitori dei bambini con disturbi dell’apprendimento.
“Una relazione madre- padre-figlio caratterizzata da più tensione e conflittualità - ha precisato lo psicologo - voglio chiarire, però, che i genitori non causano i Dsa nei figli. Questo dato indica solo che in tali bambini le relazioni familiari sono più difficili rispetto alla norma”. Il malessere in questi soggetti “deriva da tante concause - ha concluso Crisi - perché sono molteplici i fattori che si mettono insieme e che afferiscono alla dimensione psico-affettiva e relazionale”.
Al convegno verranno presentati i risultati di uno studio dell’IdO relativo al rapporto tra i Disturbi di apprendimento e le relazioni parentali, cercando di comprendere perché i bambini con Dsa non raggiungono quelle autonomie di base che precedono la scolarizzazione.
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sabato 19 gennaio 2013
Cyberbullismo: 1 adolescente su 5 trova in Rete foto imbarazzanti
Il video realizzato da Telefono Azzurro e Eurispes che raccoglie i numeri e le testimonianze dirette dei ragazzi sul bullismo perpetrato attraverso i nuovi mezzi di comunicazione. Il 23,6% degli adolescenti dichiara di aver trovato online pettegolezzi e falsità sul proprio conto
http://video.repubblica.it/cronaca/cyberbullismo-1-adolescente-su-5-trova-in-rete-foto-imbarazzanti/116318/114739
http://video.repubblica.it/cronaca/cyberbullismo-1-adolescente-su-5-trova-in-rete-foto-imbarazzanti/116318/114739
Diritti, Altre voci, Noi e loro
January 17, 2013 |
Parliamo di cyberbullismo, cioè di bullismo perpetrato tramite i nuovi mezzi di comunicazione. Il 23,6% degli adolescenti intervistati da Telefono Azzurro e Eurispes dichiara di aver trovato on-line pettegolezzi o falsità sul proprio conto. A 1 adolescente su 5 è capitato di trovare in internet proprie foto imbarazzanti. Un altro fenomeno in crescita tra i ragazzi - soprattutto di 16-18 anni - è il sexting, cioè l’invio di testi, immagini e video a sfondo sessuale. Allora come proteggere i propri figli? In studio con Josephine Alessio, Paolo Guiddi, Centro Studi e Ricerche del Telefono Azzurro e Laura Volpini, psicologa giuridica dell’Università La Sapienza di Roma.
di Luce Tommasi e Iman Sabbah
venerdì 18 gennaio 2013
Tecniche di Memoria ed Apprendimento Rapido
E’ possibile apprendere velocemente? Si possono memorizzare dati in tempi brevi? Chiunque lavori con le persone ha sicuramente necessità di apprenderetecniche di memoria. Il lavoro di consulente (a qualunque livello, che si tratti di consulenza psicologica, finanziaria, aziendale etc…) ha bisogno di conoscere e ricordare quanto più riesce del proprio cliente. Qualunque consulente dovrebbe ricordare tutto del proprio cliente in modo tale da soddisfare pienamente le sue esigenze. E’ importante ricordare non solo i dati tecnici come le preferenze di scelta d’acquisto, ma anche tanti altri aspetti come il suo stile linguistico verbale enon verbale, se tende a mentire, il suo stile negoziale, cosa lo motiva, a cosa è attento, i metaprogrammi che utilizza.
Tornando alla domanda iniziale, apprendere velocemente non solo è possibile con opportune tecniche (dettemnemotecniche) ma è anche importantissimo per chiunque abbia a che fare con persone nella propria vita lavorativa. Solo conoscendo e – memorizzando – le caratteristiche della persona che abbiamo di fronte possiamo soddisfare le sue esigenze.
Le tecniche di memoria sono antichissime, utilizzate sin dall’Antica Roma. Oggi sono sempre meno diffuse, la persona è sempre più depotenziata e delega sempre di più alle tecnologie la capacità di memorizzare. La persona oggi ha meno bisogno di memorizzare, se dimentica qualcosa può sicuramente ritrovarla nel hard disk, nel proprio telefono, sul proprio account Facebook. In altre parole, la persona delega alla tecnologia la capacità di memorizzare, e per questo motivo diventa sempre più smemorato.
Nell’Antica Roma invece questo non era possibile, scrivere e archiviare non era mica così facile come oggi. Oggi è molto facile scrivere, archiviare, recuperare dati. Ma non in tutti i casi ci è consentito controllare ciò che archiviamo in un dispositivo tecnologico. Ad esempio in un colloquio o in un public speaking, la persona tendenzialmente non può farlo. A quel punto diventa fondamentale la capacità di memorizzare.
Vediamo ora alcune abitudini sbagliate per curare la propria capacità di memorizzare.
1. Assumere sostanze eccitanti:
Oggi ne esistono diverse: caffè, ginseng, guaranà. E’ vero, alcuni studi mostrano che il “caffè migliora la memoria”, ma entriamo nella metodologia degli studi, si parla solamente di effetti della Memoria a Breve Termine (MBT), non della Memoria a Lungo Termine (MLT), che è quella che fa la differenza in contesti come colloqui e presentazioni in pubblico. Il caffè inoltre è un eccitante, può provocare tachicardia, tensione, e questo non è utile quando ci relazioniamo con gli altri. Trasmettendo continuamente ciò che proviamo, l’altro percepirà la nostra tensione. Le sostanze eccitanti, inoltre ci rendono iper-reattivi ai vari distrattori che ci sono tra noi e il contenuto da memorizzare (cellulari che squillano, notifiche su Facebook, persone che ci chiamano).
2. Assumere integratori:
Esistono intere fabbriche, ma se una persona ha una dieta sana e non ha particolari disfunzioni, gli integratori sono inutili. In quanto il corpo espelle senza utilizzare sostanze superiori alla quantità necessaria.
Vediamo ora delle abitudini corrette per la memoria.
1. Apprendere la meditazione e l’autoipnosi
La meditazione non è solo una pratica religiosa, oggi è anche una tecnica psicologica, si è dimostrata efficace per la cura di molti problemi, come ansia, depressione, problemi sessuali, calo della performance, motivazione. Lameditazione e l’autoipnosi aiutano la persona a concentrarsi meglio su un singolo stimolo.
Tornando alla domanda iniziale, apprendere velocemente non solo è possibile con opportune tecniche (dettemnemotecniche) ma è anche importantissimo per chiunque abbia a che fare con persone nella propria vita lavorativa. Solo conoscendo e – memorizzando – le caratteristiche della persona che abbiamo di fronte possiamo soddisfare le sue esigenze.
Le tecniche di memoria sono antichissime, utilizzate sin dall’Antica Roma. Oggi sono sempre meno diffuse, la persona è sempre più depotenziata e delega sempre di più alle tecnologie la capacità di memorizzare. La persona oggi ha meno bisogno di memorizzare, se dimentica qualcosa può sicuramente ritrovarla nel hard disk, nel proprio telefono, sul proprio account Facebook. In altre parole, la persona delega alla tecnologia la capacità di memorizzare, e per questo motivo diventa sempre più smemorato.
Nell’Antica Roma invece questo non era possibile, scrivere e archiviare non era mica così facile come oggi. Oggi è molto facile scrivere, archiviare, recuperare dati. Ma non in tutti i casi ci è consentito controllare ciò che archiviamo in un dispositivo tecnologico. Ad esempio in un colloquio o in un public speaking, la persona tendenzialmente non può farlo. A quel punto diventa fondamentale la capacità di memorizzare.
Vediamo ora alcune abitudini sbagliate per curare la propria capacità di memorizzare.
1. Assumere sostanze eccitanti:
Oggi ne esistono diverse: caffè, ginseng, guaranà. E’ vero, alcuni studi mostrano che il “caffè migliora la memoria”, ma entriamo nella metodologia degli studi, si parla solamente di effetti della Memoria a Breve Termine (MBT), non della Memoria a Lungo Termine (MLT), che è quella che fa la differenza in contesti come colloqui e presentazioni in pubblico. Il caffè inoltre è un eccitante, può provocare tachicardia, tensione, e questo non è utile quando ci relazioniamo con gli altri. Trasmettendo continuamente ciò che proviamo, l’altro percepirà la nostra tensione. Le sostanze eccitanti, inoltre ci rendono iper-reattivi ai vari distrattori che ci sono tra noi e il contenuto da memorizzare (cellulari che squillano, notifiche su Facebook, persone che ci chiamano).
2. Assumere integratori:
Esistono intere fabbriche, ma se una persona ha una dieta sana e non ha particolari disfunzioni, gli integratori sono inutili. In quanto il corpo espelle senza utilizzare sostanze superiori alla quantità necessaria.
Vediamo ora delle abitudini corrette per la memoria.
1. Apprendere la meditazione e l’autoipnosi
La meditazione non è solo una pratica religiosa, oggi è anche una tecnica psicologica, si è dimostrata efficace per la cura di molti problemi, come ansia, depressione, problemi sessuali, calo della performance, motivazione. Lameditazione e l’autoipnosi aiutano la persona a concentrarsi meglio su un singolo stimolo.
Scritta da chi la dislessia la conosce e la vive
È la Guida Didattica per Insegnanti, intitolata “Con-pensare i DSA”, utile volume che consente di comprendere sinteticamente la complessità dei disturbi specifici di apprendimento (DSA), orientandosi tra dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia. E il suo “valore aggiunto” è dato dal fatto che a scriverla è stato Filippo Barbera, giovane studioso e insegnante che tali problemi li vive quotidianamente sulla propria pelle
Filippo Barbera
Dopo il suo libro-testimonianzaUn’insolita compagna: la dislessia(Vicenza, Editrice Veneta, 2010), che ha venduto in brevissimo tempo ben duemila copie, dopo le quali è stato posto in download gratuito on line, Filippo Barbera – ventiquattrenne vicentino, laureato in Scienze della Formazione Primaria all’Università di Padova, oggi insegnante di scuola primaria e da più di cinque anni impegnato in un’intensa attività di studio sui disturbi specifici di apprendimento (DSA) – si è cimentato in un altro ambito letterario.
È infatti una Guida Didattica per Insegnanti quella realizzata dal giovane Autore, nel frattempo passato dall’altra parte della cattedra. Sempre e comunque di dislessia e di disturbi specifici di apprendimento si parla, materia che Filippo conosce bene, non solo perché si è dedicato ad essa nello studio – e ora nella specializzazione -, ma anche e soprattutto perché la vive sulla propria pelle, quotidianamente.
Con-pensare i DSA, questo il titolo, è un utile volume che consente al Lettore di comprendere sinteticamente la complessità dei disturbi specifici di apprendimento, orientandosi tra dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia. Soprattutto permette di acquisire velocemente gli strumenti pratici e i parametri di base per poter rapportarsi correttamente alle esigenze degli studenti coinvolti in questi problemi, bisognosi di comprensione e aiuto, ma nello stesso tempo intelligenti e capaci.
Come sottolinea Cesare Cornoldi dell’Università di Padova nella prefazione, «la Legge 170[Legge 170 del 2010, N.d.R.] e i successivi Decreti [Decreto n. 5669 del 12 luglio 2011, N.d.R.] hanno sancito il diritto dei DSA a condizioni educative che valorizzino le loro potenzialità e hanno avviato un processo di sensibilizzazione e riorganizzazione didattica». E proprio alla scuola e agli insegnanti si rivolge questa guida, con l’obiettivo di favorire e facilitare tale processo.
Realizzato con la collaborazione degli Istituti Comprensivi Torri 1 e Torri 2 di Vicenza, il volume è disponibile on line gratuitamente. Si stima che già oltre duemila persone lo abbiano scaricato, a seguito di un veloce passaparola su Facebook, ma nelle intenzioni dell’Autore, c’è anche una diffusione più istituzionale tramite le scuole, che aderendo all’iniziativa hanno anche la possibilità di ricevere direttamente gli aggiornamenti periodici.
L’obiettivo finale è quello di favorire il successo formativo e l’autorealizzazione di quel 5% di bambini e ragazzi che hanno a che fare con i DSA, disturbi con i quali, come dimostra lo stesso Filippo Barbera, si può felicemente convivere. (Ufficio Stampa Quid Comunicazione)
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: iodislessico@gmail.com.
Dislessia e altri disturbi specifici di apprendimento (DSA)
Si parla di dislessia in caso di difficoltà significativa nell’apprendimento della lettura in presenza di un livello cognitivo e di un’istruzione adeguati e in assenza di problemi neurologici e sensoriali. I bambini con dislessia sono intelligenti, non hanno problemi visivi o uditivi, ma non apprendono a leggere in modo sufficientemente corretto e fluido: infatti le loro prestazioni nella lettura risultano nel complesso molto al di sotto del livello che ci si aspetterebbe in base all’età, alla classe frequentata e al livello intellettivo generale. Queste difficoltà solitamente condizionano anche in modo pesante le prestazioni scolastiche.
Spesso alla dislessia sono associate ulteriori difficoltà, quali la disortografia, la disgrafia e, a volte, lievi difficoltà nel linguaggio orale (fatica a recuperare termini appropriati o a memorizzare parole nuove) e nel calcolo (soprattutto mentale, oppure nella memorizzazione delle tabelline).
Il problema della dislessia risulta evidente in seconda-terza elementare (alcuni segni si possono per altro già osservare nella scuola materna, come la presenza di significative difficoltà nel manipolare i suoni nelle rime, nelle filastrocche…).
Non sempre gli approfondimenti diagnostici vengono svolti tempestivamente (ancora tanti bambini accedono infatti ai servizi alla fine della scuola elementare o alla scuola media), a causa di una sbagliata interpretazione o sottovalutazione del problema. Si parla ancora, ad esempio, di pigrizia, demotivazione o disagio psicologico, problemi che senz’altro a volte possono essere associati al disturbo, ma che rappresentano dei correlati o delle conseguenze della dislessia, non la causa. Per ridurre l’interferenza di tali disturbi, è possibile ricorrere all’ausilio di strumenti compensativi e dispensativi, appositamente previsti dalla normativa italiana.
Ad occuparsi di questo, nel nostro Paese, vi sono organizzazioni come l’AID (Associazione Italiana Dislessia) o forum come Dislessia On Line.
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