A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

lunedì 5 marzo 2012

Fissato il calendario delle prove Invalsi 2012: si parte l'8 maggio in seconda superiore

Fissato il calendario delle prove Invalsi 2012, i test in italiano e matematica che misurano gli apprendimenti degli studenti. Si partirà l'8 maggio 2012 con le prova di italiano e matematica (e il questionario studente) per i ragazzi della seconda classe delle superiori. Lo annuncia una nota della Uil Scuola.
Il 9 maggio sarà poi la volta della prova preliminare di lettura (prova scritta di pochi minuti per misurare la capacità di lettura/decodifica di un testo raggiunta dagli allievi) e di quella di italiano per gli studenti della seconda primaria. Sempre il 9 maggio si terrà anche la prova d'italiano per gli studenti della classe quinta.

Il 10 maggio toccherà agli alunni della prima media (prove di italiano, matematica e questionario studente), mentre l'11 maggio sarà la volta della prova di matematica per gli alunni delle classi seconda e quinta primaria. Rispetto allo scorso anno si è deciso di confermare (in questo segmento di istruzione) due date separate per non "caricare" di prove studenti molto giovani. I test in terza media si faranno all'interno dell'esame di stato conclusivo del primo ciclo, in calendario il 18 giugno.

Come in passato, l'Invalsi manderà propri somministratori nelle classi campione, che cureranno anche le fasi della correzione e della registrazione delle prove. Nelle classi non campioni somministrazione, correzione e registrazione dei test saranno svolte direttamente dai docenti. Le prove saranno inviate a tutte le scuole entro il 20 aprile.

L’ODISSEA DI UNA MAMMA

RISPONDE IL NOSTRO ESPERTO
Purtroppo questi problemi sono molto diffusi ultimamente. Ci sono insegnanti che consigliano di privare i bambini di premi e regali sino a quando non manifestino più interesse e più voglia di studiare…
Tutto questo può sembrare semplicemente assurdo. Tanti genitori iniziano allora un percorso lungo ma doveroso e i presto risultati ripagano.
Prima tappa: è previsto dalla legge che dopo una certificazione di dislessia o disgrafia o disfonia da parte del medico specialista, la scuola e l’insegnante sono tenuti a tutelare il ragazzo/ragazza dal rendersi ridicoli o impacciati in mezzo agli altri, mettendo a loro
disposizione tempi e metodi per poter mantener il livello di insegnamento adeguato alla classe (so di ragazzi che vanno a scuola con il portatile).
L’insegnante deve essere cosciente del problema e accettare i consigli di chi ne sa qualcosa di più: la legge fa un elenco ben chiaro. Questa è la parte più difficile, ma occorre non demordere
e prima o poi le insegnanti capiscono e diventano anche i nostri migliori alleati.
Seconda Tappa: Percorso con la bambina presso un logopedista. I tempi sono sempre lunghi o troppo lunghi. Anche qui non mollare: una buona terapia eseguita presso un logopedista per almeno 5-8 mesi 2 volte alla settimana dà risultati sorprendenti.
Terza tappa: Lavoro a casa, molto, moltissimo. Attenzione: il lavoro deve essere quello giusto, divertente e motivante. Spesso si ha la fortuna di incontrare un esperto in gamba, il quale ad esempio può consigliare alcuni esercizi fisici per migliorare sia la lettura sia la scrittura. Cosa strana ma vera, anche 100 capriole al giorno possono fare la differenza.
Quarta tappa: Far crescere l’autostima del bambino. Diversamente si deprime e si scoraggia e presto subentrano altri problemi.
Con gli esercizi fisici e letture dedicate in pochi mesi un bambino, prima deriso dai compagni di classe per i suoi problemi, può tornare ad andare volentieri a scuola, e bastano pochi esercizi di mantenimento per non avere più problemi.
Il percorso non è veloce ma i bambini hanno tempi di risposta velocissimi. Questo è un grosso aiuto per i genitori, per cui conviene non mollare, prendere in mano la questione e partire avendo alle spalle un’adeguata conoscenza del problema. Non credo che cambiare classe sia utile; può esserlo solo nel caso di maestre non collaborative nonostante la certificazione del medico, ma questo per fortuna accade assai raramente.
Un cordiale in bocca al lupo
Davide Pedrazzani
Resp. Ufficio Formazione AGe nazionale

Tratto da: Associazione Italiana Genitori

Mia figlia, 10 anni, fin dalla prima ha evidenziato difficoltà di apprendimento nella lettura, nella scrittura, nella matematica. Poca passione, poca voglia, diciamo così poca predisposizione, poca memoria. Passati i primi due anni durante i quali, pur manifestando alle insegnanti la mia preoccupazione, mi veniva detto che la bambina era pigra, immatura allo studio, bisognosa di stare quasi praticamente fissa sui libri, mi sono"insospettita" e ho cominciato ad interessarmi da sola su Internet o chiedendo ad altre docenti. C'erano dei segnali precisi che la bambina mandava, errori frequenti e ripetuti. Mettendo insieme tutte le informazioni ho dedotto che poteva esserci un problema di dislessia. Ho fatto visitare mia figlia lo scorso anno privatamente da un dottore esperto che ha diagnosticato una leggera dislessia/disgrafia. Le insegnanti hanno avuto grossa difficoltà ad accettare questa diagnosi che non condividevano (forse perché si stavano rendendo conto che avevano sottovalutato il problema???) e hanno voluto per questo contattare, ma solo telefonicamente, il professore che
ha dato loro anche delle fotocopie con qualche accorgimento da adottare. Da allora più nulla da parte loro, tutta la quarta ad adottare questi 4 o 5 accorgimenti e basta (dispensarla dallo scrivere in corsivo prediligendo lo stampatello,tenere sotto le tabelline, farla leggere poco in classe). Nessun approfondimento, nessun interesse né, che so, compiti specifici, suggerimenti per la famiglia... Esistono libri, giochi al PC da proporre al bambino, corsi di approfondimento per le insegnanti... i bambini vanno motivati, interessati, gratificati, dispensati dai troppi compiti dando loro cose più specifiche. Dai colloqui con le insegnanti risultava che la bambina stesse facendo grandi progressi, cosa che mi insospettiva notevolmente dato che le sue difficoltà continuavano ad essere più o meno le stesse.
Ho parlato del caso con il Dirigente scolastico che però non ha in concreto fatto nulla per sollecitare o indicare strade da percorrere. Diciamo che mi sono sentita un po' spaesata, poco supportata dalla scuola come famiglia e mi chiedo quanto questo sia giusto e quante volte capiti.
Da parte mia, mi sono interessata, anche con l'aiuto di altre docenti, ho recuperato del materiale e ho messo in lista mia figlia presso la ASL per una visita con il neuropsichiatra da quasi un anno (non ti dico quanto mi hanno rimproverato fatto per la segnalazione in ritardo…) e sembra che prima dell'inizio della scuola riescano a visitarla. Le ho trovato un'insegnante per un aiuto durante l'estate e ho contattato una logopedista per visita imminente. La scorsa settimana ho avuto il colloquio finale con le insegnanti di 5° elementare. Secondo loro la bambina non ha più difficoltà del solito (non riesce a fare neanche le divisioni a una
cifra), è migliorata ma deve studiare e impegnarsi di più, stare più sui libri (cosa peraltro contraria a tutto quello che viene suggerito per i dislessici). Le ho lasciate parlare poi ho espresso le mie perplessità e preoccupazioni specie riferite all'estate (periodo lungo e senza sostegno scolastico) e ai progressi che, in realtà, non vedo. Ho chiesto loro cosa pensavano di fare per aiutare mia figlia, ma sostengono di non poter né saper fare nulla di più, rimbalzando
la palla al medico della prima diagnosi, alla famiglia che non fa fare i compiti e non segue nell'impegno la bambina con frequenza, alla ASL che non chiama per la visita.
Loro NON POSSONO fare nulla di più...
Mi hanno quasi aggredita sostenendo che il percorso corretto e da seguire deve essere quello che la famiglia segnala alla ASL il caso (cosa peraltro fatta ma, mi chiedo, dal momento che ho presentato loro la diagnosi del prof., non è quello un segnale che la famiglia prende atto delle difficoltà della figlia e chiede aiuto e supporto?? Non potevano e non possono loro comunque, al di là della procedura, fare qualcosa???). Ci sono in sostanza forti incomprensioni reciproche, poco interesse da parte loro e del Dirigente e secondo me anche una sottovalutazione del caso.
La mia intenzione era quella di scrivere una lettera breve,  indirizzata alle insegnanti, al Dirigente e ...a chi altro?? Faccio bene?

I dieci errori su dislessia e disgrafia

di Piero Crispiani
Nelle opinioni correnti, si incontrano almeno dieci errori di identificazione del fenomeno e di sua valutazione, che diamo di seguito.

1. Mancata associazione rapida del suono al corrispondente segno, poiché in questo caso si tratterebbe di un deficit di simbolizzazione.
2. Mancata o disturbata discriminazione visiva le lettere, poiché in questo caso si tratterebbe di un deficit di discriminazione visiva.
3. Scorretta pronuncia della lettura, poiché in questo caso si tratterebbe di un deficit linguistico (logopatia, afasia/disfasia).
4. Mancata o scarsa comprensione della lettura e della scrittura, poiché in questo caso si tratterebbe o di ritardo mentale grave o di insufficiente educazione.
5. Deficit percettivo come causa di dislessia e disgrafia, poiché in questo caso esse costituirebbero un sintomo secondario.
6. Deficit attentivo come causa di dislessia e disgrafia, poiché in questo caso esse costituirebbero un sintomo secondario.
7. Deficit linguistico come causa di dislessia e disgrafia, poiché in questo caso esse costituirebbero un sintomo secondario.
8. Che leggere e scrivere siano processi cognitivi diversi, l'uno analitico e l'altro sintetico.
9. Che dislessia e disgrafia siano disturbi di natura diversa.
10. Che dislessia e disgrafia possano essere causate da cattivo insegnamento.
Cosa non fare quando si ha un figlio o allievo dislessico/disgrafico
- Far leggere lentamente e con precisione.
- Far scrivere lentamente e con precisione.
- Correggerlo o fermarlo mentre  scrive o legge.
- Esercitare la scrittura di lettere e di sillabe.
- Esercitare la lettura di lettere e sillabe.
- Dirgli che non discrimina/riconosce bene le lettere.
- Dirgli che non associa i suoni alle lettere.
- Dirgli di leggere o scrivere meglio.
- Dirgli che è svogliato o non intelligente.
- Insistere a farlo leggere ad alta voce.
- Insistere a farlo copiare alla lavagna.
- Insistere a farlo scrivere sotto dettatura.
- Far scrivere "rotondo".
- Far scrivere in stampato (maiuscolo o minuscolo).
- Far scrivere su tastiera.
- Far scrivere o leggere caratteri "grandi".
- Leggere o scrivere al suo posto.
- Pensare che dislessia e disgrafia siano problemi diversi

Discalculia: Cos'è e quali le terapie d'intervento

La discalculia ha una base neurologica diversa dalla dislessia e che questo problema interessa una parte molto inferiore della popolazione
 
Alla base ci sono difficoltà di orientamento spaziale e di organizzazione sequenziale che si evidenziano sia nella lettura che nella scrittura dei numeri
© Redazione NEWSFOOD.com -

Nell'ambito scolastico si sente spesso parlare di disturbi dell'apprendimento, con delle idee confuse a riguardo. I bambini affetti da disturbi dell'apprendimento spesso risultano svogliati, pigri, con poca voglia di fare. Ecco che nei colloqui poi le insegnanti riferiscono ai genitori come: "Il suo bambino ha la capacità, ma non ha la volontà!". Affermazione che lascia il tempo che trova, innanzitutto perché così facendo l'attenzione viene posta solo sul bambino che non segue e nulla sull'insegnante che preferisce evitare di mettersi in questione sul come mai non riesce a catturare l'attenzione dei ragazzi.
Ogni volta che ad un genitore viene riferita una tale cosa, costui oltre a restare molto male, sgrida spesso il figlio, magari se costui è anche grande, ci sono delle punizioni. Attenzione quindi, prestate molta attenzione perché anche le punizioni possono creare degli stati ansiogeni che peggiorano il problema.
Studi molto recenti fanno capire che la discalculia ha una base neurologica diversa dalla dislessia e che questo problema interessa una parte molto inferiore della popolazione. Il disturbo sia presente fin dalla nascita, ma si manifesta in modo più evidente con l'ingresso del bambino nella scuola dell'obbligo. Nei casi più gravi ovviamente può essere evidenziato già nella scuola dell'infanzia e anche prima, basterebbe avere degli occhi molto attenti e preparati, ma spesso per un genitore la cosa non è proprio così facile e scontata, soprattutto se alle prime armi.
Anche se ciò può non essere così certo, in quanto si è visto che può essere determinata da lesioni nella parte posteriore dell'emisfero sinistro, ed è indipendente dal livello di istruzione o dal quoziente d'intelligenza. Questo implica che anche un ingegnere potrebbe diventare incapace di eseguire operazioni aritmetiche in seguito ad un incidente stradale che va a ledere le aree interessate, oppure che un bambino inabile al conto, possa mostrare elevate capacità in altri ambiti.
La discalculia è una difficoltà specifica dell'apprendimento del calcolo che si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell'associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche.
I numeri sono quantitativamente inferiori rispetto alle lettere, infatti abbiamo dieci cifre contro le ventuno lettere. La combinazione sia di lettere che di numeri è alquanto complessa in quanto si basa sul valore posizionale. Per questi bambini, infatti, non c'è differenza tra 15 e 51 oppure tra 316 e
631, in quanto, pur essendo in grado di denominare le singole cifre, non riescono ad attribuire un significato preciso alla loro posizione all'interno dell'intero numero.
Alla base ci sono difficoltà di orientamento spaziale e di organizzazione sequenziale che si evidenziano sia nella lettura che nella scrittura dei numeri, il numero 9 viene confuso con il 6; il numero 21 con il 12; il 3 viene scritto al contrario così come altri numeri.
La capacità di numerare è presente, senza grosse difficoltà in senso progressivo, cioè di procedere da zero in poi (1-2-3-4-5...), assente o con molte difficoltà quella di numerare in senso regressivo, partendo cioè da una determinata cifra e andando indietro ( 6-5-4-3-2-1-0), in taluni casi capita che si calcola all'indietro bene escludendo però un numero in particolare come le decine, per esempio.
Una tappa successiva è quella di memorizzare la tavola pitagorica, alquanto difficile e complesso come compito a cui segue la difficoltà di eseguire correttamente e a mente moltiplicazioni e divisioni anche di poco valore.
Anche alla base della discalculia ritroviamo carenze relative alle abilità percettivo -motorie, ma, non di rado, le difficoltà logico-matematiche sono attribuibili anche a una carenza di esperienze concrete. Fin dalla primissima infanzia il soggetto deve conoscere il mondo, manipolare gli oggetti, raggrupparli secondo criteri, costruire con essi strutture gradatamente sempre più complesse. Alla scuola materna e nel primo ciclo di scuola elementare queste esperienze continuano ad essere molto importanti, l'uso del materiale concreto (oggetti, immagini, blocchi logici, regoli in colore, multi base) è indispensabile per guidare il soggetto verso la conquista dei concetti fondamentali.
L'uso dei simboli, la memorizzazione delle regole esecutive e delle cosiddette "tabelline" vengono dopo e devono essere conquiste graduali e non meccanismi superficiali che tanto facilmente si dimenticano. Provando a giocare a dama con un bambino discalculico vedrete che dovrete spiegare le regole moltissime volte, ma soprattutto spostare voi le pedine al posto loro per farglielo capire meglio, perché il loro orientamento nello spazio è diverso dal nostro.
Regola base è mantenere sempre la massima calma e cercare al più possibile di avere un contatto visivo, perché altrimenti possono crearsi stato d'ansia che impediscono l'apprendimento.
Inoltre i problemi di discalculia li potreste vedere anche quando un bambino sta cominciando ad imparare ad allacciarsi le scarpe, perché hanno difficoltà a compiere persino i gesti più semplici, perché c'è comunque l'associazione di due elementi. Uno va prima e uno dopo, ma quale dei due? Per loro è indifferente.
Ovviamente questi due casi sono gravi, casi di discalculia più leggera non impedisce di giocare a dama o di allacciarsi le scarpe, ma di avere delle difficoltà più prettamente scolastiche. Quando si parla di discalculia occorre fare chiarezza con i termini di uso comune, anche nel mondo della scuola. Gli insegnanti sono abituati a parlare di abilità logico-matematiche, ma in realtà in diverse attività legate alla matematica, come la lettura e la scrittura dei numeri o l'apprendimento delle tabelline, occorre essere efficienti nel richiamo e nell'assemblaggio delle componenti numeriche da trattare, senza per questo essere dei buoni logici.
Si parla di discalculia, riferendosi a quelle abilità aritmetiche che non coinvolgono esclusivamente il ragionamento logico - come nel caso di dover decidere quale numero è più grande di altri - ma che comportano invece l'automatizzazione delle procedure di base, come la lettura e scrittura delle cifre, la memorizzazione delle tabelline e delle procedure per eseguire i calcoli.
Spesso il Q.I di questi bambini è normale, quindi non c'è nessun deficit in questo, anche se il problema maggiore è che molte volte i disturbi dell'apprendimento sono tra loro collegati.
Trovando problemi di discalculia, sarà possibile, ma non certo, trovare altri disturbi dell'apprendimento come dislessia e /o disortografia. Questo viene da me riferito, perché se vi dovreste trovare di fronte a casi così complessi potete solo imparare a mantenere la calma, ansie e preoccupazioni complicano solo i problemi già esistenti.
Oltre alle difficoltà sopra citate si possono trovare anche carenze relative alle abilità percettivo-motorie piuttosto che difficoltà legate alla memorizzazione, non di rado però le difficoltà logico-matematiche possono essere attribuibili anche a una carenza di esperienze concrete.
Infatti fin dalla primissima infanzia il bambino deve ri - conoscere il mondo, manipolare gli oggetti, raggrupparli secondo criteri, costruire con essi strutture sempre più complesse. Nella scuola materna e nel primo ciclo di Scuola Elementare queste esperienze continuano ad essere molto importanti, l'uso del materiale concreto (oggetti, immagini, blocchi logici, regoli in colore, multibase); Indispensabili per guidare il soggetto verso la conquista dei concetti fondamentali. A seguito di questi bisogni l'uso dei simboli, la memorizzazione delle regole esecutive e delle cosiddette "tabelline" vengono dopo e devono essere conquiste graduali e non meccanismi superficiali che si dimenticano facilmente.
La discalculia è una difficoltà specifica nell'apprendimento del calcolo che si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell'associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche.
La discalculia è un disturbo dell'apprendimento che viene ufficialmente riconosciuto da veramente pochissimi anni rispetto alla sua compagna dislessia, per cui anche il riconoscimento può essere più complesso.
Come fare allora? Prima di tutto sarà bene prestare attenzione ad alcuni elementi caratteristici , quali:
capacità in altri ambiti.
Le Difficoltà di Base:
Difficoltà nel manipolare materiale per quantificare e stabilire relazioni
Difficoltà nella denominazione dei simboli matematici
Difficoltà nella lettura dei simboli matematici
Difficoltà nella scrittura di simboli matematici
Difficoltà a svolgere operazioni matematiche
Difficoltà nel cogliere nessi e relazioni matematiche
Alcune Abilità particolarmente Compromesse :
Lentezza nel processo di simbolizzazione
Difficoltà percettivo - motorie
Difficoltà prassiche
Dominanza laterale non adeguatamente acquisita
Difficoltà di organizzazione e di integrazione spazio-temporale
Difficoltà di memorizzazione
Il riconoscimento precoce di ogni disturbo dell'apprendimento è l'ideale in modo tale che possano essere adottate strategie di insegnamento che aiutino il bambino a superare le difficoltà, evitando anche traumi e quanto di più ansiogeno si possa sviluppare nella quotidianità e nel confronto a volte spietato con i compagni.
La situazione è complessa, ma non per questo ci si deve arrendere, constatando che le conoscenze sulla discalculia sono notevolmente inferiori rispetto ad altri disturbi dell'apprendimento quali dislessia e disortografia. E' importante lavorare in sincronia tra scuola, famiglia e pedagogisti che si occupano di disturbi dell'apprendimento.
Bisogna considerare che le difficoltà del bambino discalculico vanno considerate come difficoltà numeriche ed aritmetiche di base che vanno ad interferire su prestazioni più generali; non riguardano riguardano le abilità logiche vere e proprie. Pedagogisti e addetti al mestiere della riabilitazione dovranno usare dei precisi modelli neuropsicologici accurati e coerenti per valutare le abilità e le difficoltà numeriche ed aritmetiche dei bambini ed effettuare così una diagnosi molto precisa.
Le difficoltà maggiori da parte degli specialisti è data dal fatto che manca buona parte del materiale per aiutare questi bambini a superare le difficoltà. Insieme ad una riabilitazione vera e propria e in attesa che essa si consolidi in strumenti operativi conosciuti e condivisi è importante pensare agli strumenti compensativi che possono aiutare i bambini in difficoltà, come ad esempio la tavola pitagorica e la calcolatrice.
Ogni bambino ha il diritto e il dovere di essere aiutato a comprendere e superare le difficoltà che incontrano sul loro cammino. Per aiutare i bambini affetti da disturbi dell'apprendimento per me è fondamentale una regola, evitate di dare etichette, questa è la regola base per chiunque per migliorare ogni situazione di difficoltà, con i bambini questo ancora di più.
Tra i metodi più efficaci, secondo il mio punto di vista è il Metodi di Arricchimento Strumentale. In breve ciò di cui si occupa:
Arricchire il repertorio individuale delle strategie cognitive per arrivare ad un apprendimento e ad un problem solving più efficace ed ovviamente recuperare le funzioni cognitive carenti e sviluppare strategie in casi di individui con prestazioni ritardate o inadeguate.
Il tutto ha lo scopo di modificare la struttura cognitiva globale delle persone con bisogni speciali trasformando il loro stile cognitivo passivo e dipendente in quello caratteristico di un allievo autonomo ed indipendente.
(Fonte: materiale estratto da Google; Libro di Testo: Programma di Arricchimento Strumentale)
Difficoltà di esecuzione di consegne in sequenza

Costruzioni Geometriche

venerdì 2 marzo 2012

D.S.A. - Dislessia - STUDIARE CON METODO - Seminario gratuito per Docenti, Genitori e Studenti


Venerdì 16 Marzo 2012 alle ore 16.30

Presso la sala di Villa Bruno 
V. Cavalli di Bronzo
San Giorgio a Cremano

L’Associazione D.S.A. 
Dislessia, un limite da superare

Terrà un seminario gratuito sul tema:

Dalle Neuroscienze e dalle Strategie
Motivazionali, un
 “Metodo per studiare e
Ottenere Risultati”.

STUDIARE CON METODO

Nessuna Scuola Insegna
Un Metodo Davvero Efficace

Seminario per Docenti, Studenti
 e Genitori
Dott. Bruno Daniele
 Bioterapeuta

Dott.ssa Valentina Romano Neuropsicomotricista

giovedì 1 marzo 2012

Benvenuto SuperMAN!

Durante la presentazione a Forlì di "SuperMAN" (SUPERmarkets Meet Accessibility Needs, ovvero "I supermercati incontrano le esigenze di accessibilità"), progetto promosso dalla cooperativa sociale romagnola Kara Bobowski, che coinvolgerà una serie di supermercati del gruppo Conad, anche CERPA Italia, il Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell'Accessibilità, ha espresso caldi apprezzamenti per l’iniziativa. Nata riprendendo un modello francese e avvalendosi di un finanziamento europeo, quest’ultima si propone di rendere i punti vendita aderenti dotati di attenzione, disponibilità e sensibilità verso persone con disabilità mentale, malati di Alzheimer e, in generale, nei confronti di chiunque abbia difficoltà di comprensione, comunicazione e orientamento
FORLI'. «Benvenuto SuperMAN, un progetto innovativo dal sapore europeo a cui daremo tutto il nostro sostegno e che spero possa trovare un largo consenso»: queste le parole di Davide Drei, assessore alle Politiche di Welfare del Comune di Forlì, in occasione della conferenza stampa [se ne legga nel nostro sito anche cliccando qui, N.d.R.], durante la quale è stato appunto presentato il Progetto SuperMAN (SUPERmarkets Meet Accessibility Needs, ovvero "I supermercati incontrano le esigenze di accessibilità").
Si tratta di un'iniziativa promossa dalla Cooperativa Sociale Kara Bobowski di Modigliana (Forlì-Cesena), finanziata con il supporto della Commissione Europea, nell'ambito del Programma Leonardo da Vinci - misura Trasferimento dell'Innovazione.
Il tema dell'accessibilità - centrale in SuperMAN - abbandona qui il focus sulle barriere architettoniche, per concentrarsi sulle relazioni interpersonali, su un sostegno umano fatto di attenzione, disponibilità e sensibilità verso persone con disabilità mentale, malati di Alzheimer e, in generale, chiunque abbia difficoltà di comprensione, comunicazione e orientamento.
«L’idea di SuperMAN - ha spiegato Franca Soglia, presidente di Kara Bobowski - nasce da un'esperienza avviata in Francia nel 2007 dall'Associazione Unapei (S'informer sur le handicap mental), che si è concretizzata in un percorso di sensibilizzazione e formazione sulla disabilità mentale rivolto al personale dei Supermercati E. Leclerc, che ha acquisito strumenti per poter offrire accoglienza, ascolto e accompagnamento adeguati ai loro clienti con tali problematiche. A riprova del loro impegno in questo percorso di accessibilità, i punti vendita aderenti hanno ottenuto un simbolo di accessibilità ad hoc».
«A seguito di una visita effettuata in Francia - ha dichiarato dal canto suo Domenico Settanni, funzionario della Direzione Provinciale del Lavoro di Forlì-Cesena, ora a riposo - sono rimasto particolarmente colpito da quel progetto francese che, partito dai Supermercati E. Leclerc, si è poi esteso ad altri ambiti, quali trasporti pubblici, siti culturali e turistici e amministrazioni pubbliche. Così ho condiviso con Kara Bobowski l'idea di trasferire questa buona prassi anche in Italia e mi sono impegnato per coinvolgere Commercianti Indipendenti Associati [la cooperativa di dettaglianti associata Conad, che presidia i territori romagnoli, N.d.R.]».
Come ha sottolineato l'assessore Drei, è un segnale importante vedere una realtà imprenditoriale come Conad impegnata in una sfida sociale, e successivamente Federica Corzani, di Commercianti Indipendenti Associati, ha spiegato che «per noi è fondamentale curare al meglio il rapporto con il cliente, per cui SuperMAN ci permetterà di offrire un servizio ancor più di qualità e rispondente alle esigenze di tutti i nostri clienti».
Il progetto prevede il trasferimento dell'esperienza francese anche in Germania, con il coinvolgimento di catene di distribuzione quali Tegut e altre. «Si tratta senz'altro di un ottimo progetto - ha commentato Piera Nobili, presidente di CERPA Italia (Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell'Accessibilità) - che abbiamo deciso di sostenere anche con il nostro patrocinio. Mi auguro che accanto all'attenzione per una migliore accoglienza dal punto di vista umano, SuperMAN possa occuparsi anche di offrire un ambiente altrettanto accogliente, per un contesto inclusivo al 100%».
Da segnalare infine che a breve sarà on line anche un sito dedicato (www.supermanproject.eu), ove sarà possibile trovare tutte le informazioni su SuperMAN e la lista dei supermercati del gruppo Conad di area romagnola nei quali verrà concretamente realizzato. (Simona Carloni)
Per ulteriori informazioni: Cooperativa Sociale Kara Bobowski, tel. 0546.94 02 59, evs@karabobowski.org.

Basta usare le parole «ritardo» o «ritardato»!

(di Claudio Arrigoni
C'è una campagna mondiale, lanciata nel 2004 da Special Olympics, che punta all'abolizione dei termini "ritardato" e "ritardo mentale", per contribuire a una giusta considerazione delle persone con disabilità intellettiva e relazionale, educando sui danni che possono venire da quelle parole, non sempre considerate sbagliate, mentre lo sono molto. Vediamo perché
La lista non è lunghissima, ma di quelle importanti: la cantante Lady Gaga, il cestista NBA LeBron James, l'attrice Jennifer Aniston, l'ex capo dello staff della Casa Bianca Rahm Emanuel. E si potrebbe continuare con molti altri personaggi famosi: è la lista di quelli che si sono scusati. Per avere usato una parola sbagliata: retarded, "ritardato".
L'uso corretto delle parole riguardo alle categorie deboli è un tema molto interessante, da approfondire e mi riprometto di farlo prossimamente. Qui ci occupiamo della campagna per l'abolizione mondiale del termine "ritardato", lanciata nel 2004 da Special Olympics, organizzazione che promuove lo sport per persone con disabilità intellettiva e relazionale, nata nel 1971 da un'idea di Eunice Kennedy Shriver, e da Best Buddy, una no profit sempre legata alla Fondazione Kennedy.
Special Olympics, il cui presidente è Tim Shriver, figlio di Eunice, è presente in tutto il mondo ed è da sempre attenta al linguaggio, fornendo nei suoi eventi mondiali indicazioni sui termini da usare (se ne legga ad esempio cliccando qui) e come usarli. In Italia il presidente è Angelo Moratti e la dirige Alessandra Palazzotti.
La campagna si chiama R-Word e invita a eliminare in particolare la parola retarded. Lo slogan - creato dai giovani presenti ai Giochi Invernali di Special Olympics del 2009 - è Spread the word to end the word, "Diffondi la parola per porre fine alla parola" (suona bene in inglese, meno in italiano). L'obiettivo è quello di contribuire a una giusta considerazione delle persone con disabilità intellettiva e relazionale, educando sui danni che possono venire da quelle parole, che non sempre sono considerate sbagliate, mentre lo sono molto. Spesso non sono utilizzate con reale malizia o cattiveria, ma solo perché "si usa dire così".
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama (anche a lui era sfuggita una battuta qualche tempo fa, proprio riguardante Special Olympics, poi corretta: infatti, in un discorso pronunciato durante la campagna elettorale al The Tonight Show di Jay Leno nel marzo del 2009, riferendosi in maniera ironica a una sua prestazione nel bowling l'aveva apostrofato con "è una roba da Special Olympics", "This is like Special Olympics or something"), ha firmato nell'ottobre del 2010 la Rosa's Law, legge che elimina i termini "ritardo mentale" e "mentalmente ritardato" dalla politica statunitense su educazione e lavoro, sostituendoli con quelli più appropriati di "persona/individuo con una disabilità intellettiva" e "disabilità intellettiva".
Anche il mondo dello spettacolo e dello sport sostiene la Campagna R-Word. Due star di Glee, serie cult negli Stati Uniti, trasmessa da Fox e arrivata anche in Italia (una specie di Saranno Famosi - per chi ricorda quella serie meravigliosa - rivisto oggi), Jane Lynch e Lauren Potter (attrice, quest'ultima, con la sindrome di Down) spiegano come sia sbagliato usare un linguaggio che può essere offensivo e invitano alla Campagna R-Word, comparando la parola ritarded a nigger o fag (parola denigratoria per indicare omosessuale).
L'NBA, poi, appoggia da sempre Special Olympics in R-Word. Carmelo Anthony, Dwight Howard, Chris Paul e Tyson Chandler hanno firmato l'appello Spread the word to end the word e nello scorso All Star Game, durante un clinic con Tim Duncan e molti altri campioni insieme ai ragazzi di Special Olympics, è stata ricordata proprio la campagna.
Sam Perkins, che ha giocato in NBA per diciassette anni, è membro di Special Olympics da quando giocava a North Carolina e ha dichiarato: «La parola ritardo o ritardato non deve appartenere al vocabolario di nessuno, se associata a persone con disabilità intellettiva e relazionale. Non possiamo permetterlo. Spero che si smetta di usarla: è offensiva e non dev'essere usata in nessuna lingua».
«Il termine "ritardo" - spiega in una bella tesi di laurea dedicata al tema Disabilità e linguaggio Silvia Galimberti, giornalista e responsabile della comunicazione per Briantea84, una delle più attive società paralimpiche - è la versione colloquiale di "ritardo mentale", ovvero la definizione che medici e psicologi usavano per descrivere persone con una significativa menomazione intellettiva. Oggigiorno questa parola viene usata gergalmente come sinonimo di "stupido", scollegata dal contesto di disabilità in cui era nata. Ma anche quando non viene pronunciata per offendere una persona con disabilità, risulta comunque dannosa».
«Mentre il concetto di "ritardo mentale" non è apparso di per sé negativo ed è stato usato a lungo, quando usiamo la parola "ritardato" per descrivere qualcuno, essa può assumere un significato sgradevole e offensivo. Il pregiudizio e la discriminazione rispetto alle persone con disabilità intellettiva sono brutte, cattive, ingiuste, sbagliate e assurde! Finiamola di usare la parola "Ritardato". Offende le persone con disabilità e le loro famiglie»: così Special Olympics criticò Tropic Thunder, un film con Ben Stiller, dove trovavano divertente usare questa parola.
E quindi, come dicono a Special Olympics, Please stop using the word "retard" or "ritarded", per favore smettiamo di usare la parola "ritardo" o "ritardato".
*Il presente articolo viene qui riproposto, con alcuni adattamenti al contesto, da InVisibili, blog del «Corriere della Sera», per gentile concessione. Il titolo del pezzo originale è La parola sbagliata e la campagna di Special Olympics. Basta usare "ritardato".

giovedì 23 febbraio 2012

Le Iene riscattano i ragazzi Dislessiaci

Questa sera alla Trasmissione Le Iene è andato in onda un servizio che finalmente ha dato giustizia a tutti i ragazzi Dislessici. a Presto il Video Un Insegnante di spagnolo che obbliga un ragazzo a fare le flessioni perchè non sapeva la lezione

mercoledì 22 febbraio 2012

"Così un film può aiutare a scoprire la dislessia"

La Stampa del 21-02-2012

Intervista
Anita Caprioli protagonista in tivù di "A fari spenti nella notte" con Guido Caprino: "Tratta un tema difficile con rara acutezza"
di Simonetta ROBIONY
ROMA. Apparentemente non c'è logica nelle ultime scelte di Anita Caprioli. Prima è stata una lesbica esitante e capricciosa nella fortunata serie Tutti pazzi per amore , poi una malinconica ragazza invecchiata nel sequel da botteghino Immaturi - il viaggi o, adesso una neurologa ostinata nel film-tv A fari spenti nella notte , in onda stasera su Raiuno. Lei, però, un filo lo trova: «Cerco ruoli che possano intrigarmi. Situazioni che mi mettano alla prova. Soggetti che possiedono una qualche anomalia. E scelgo mescolando vita privata e professionale. Ogni set è un intrico di relazioni umane che segnano il mio stato d'animo e determinano la mia crescita».
Attrice sensibile, corpo fragile e sguardo intenso, amata da autori che sanno guardare dietro le apparenze, lanciata da Ferrario con Tutti giù per terra, confermata da Manfredonia con Si può fare , Anita Caprioli racconta di aver voluto girare questo A fari spenti nella notte per una infinità di motivi. C'è la regia di Anna Negri con cui aveva già fatto L'altra donna , ci sono due interpreti come Francesca Inaudi e Guido Caprino. C'è un amore difficile da capire, ma soprattutto c'è la dislessia, una difficoltà a leggere che colpisce molti bambini, fino a venti anni fa scambiata per pigrizia, oggi curata «anche se tuttora poco si sa sulle cause». Ma c'è una ragione in più, stavolta. A scrivere la sceneggiatura, con Alessandra Murri, è stato Umberto Mattone, il figlio di uno dei massimi autori del nostro neorealismo, Ugo Pirro, proprio quel bambino afflitto da dislessia su cui suo padre scrisse un libro dirompente, Mio figlio non sa leggere , diario doloroso e amorosissimo che molto ha contribuito alla conoscenza di questo disturbo.
Qual è la storia?
«Un giovane uomo, Guido Caprino, finisce in ospedale dopo un incidente in moto. Non ricorda più niente. Neanche la faccia di Francesca Inaudi che sostiene di essere sua moglie. Una neurologa però, si appassiona al suo caso fino ad arrivare a scoprire che dietro quella temporanea amnesia c'è una dislessia infantile provocata dal controverso e aspro rapporto con il padre. Non so se questa teoria sia condivisa da tutti gli scienziati, ma certo i rimproveri, le rabbie, gli scatti d'ira dei genitori di fronte a un figlio che sembra non metterci buona volontà non aiutano il bambino a sbloccare la sua emotività ferita».
Ovviamente finirà che la neurologa e il suo paziente diventeranno più forti.
«Come in tutti i rapporti, ognuno avrà dato all'altro qualcosa e questo aspetto, che è proprio della vita, non è facile trovarlo descritto in un film con tanta acutezza. Specie se si tratta di un film per la tv che va girato in fretta, badando a tenere sotto controllo i soldi».
Meglio lavorare per il cinema o per il teatro in un periodo di crisi economica?
«Non lo so. Meglio lavorare con chi ha talento e creatività da mettere in campo. L'obiettivo di noi artisti è fare e fare bene, a dispetto della crisi» .
Ma lei, in questi mesi, non sta facendo niente.
«Ho dei progetti. Aspetto. Rifletto. Forse riprendo un singolare testo teatrale che ho letto per qualche sera la scorsa stagione».
Di che si tratta?
«È un racconto scritto nel 1850, in Francia, da Violette Ailehaud. Si chiama L'uomo seme . In un villaggio della Provenza la guerra ha portato via tutti gli uomini. Le donne allora decidono di chiedere a un viandante di fermarsi da loro e far l'amore a turno con tutte perché vogliono essere fecondate e avere figli. Una però si innamora e il piano fallisce. Mi è parso molto moderno oggi che la fecondazione assistita è diventata pratica comune. Fa riflettere su quanto il pragmatismo possa essere messo in difficoltà dalle emozioni».
In vent'anni di mestiere lei ha fatto molto: per che cosa la riconosce la gente?
«Oggi per Tutti pazzi per amore e per Immaturi. è ovvio. Ma molti mi parlano ancora di Santa Maradona . Magari non ricordano la trama ma è rimasta in loro quella tenerezza con cui il film guardava alla fine dell'adolescenza».
MIO FIGLIO NON SA LEGGERE
Tra gli sceneggiatori
Umberto Mattone, era il bimbo del libro di Pirro