A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

giovedì 1 marzo 2012

Basta usare le parole «ritardo» o «ritardato»!

(di Claudio Arrigoni
C'è una campagna mondiale, lanciata nel 2004 da Special Olympics, che punta all'abolizione dei termini "ritardato" e "ritardo mentale", per contribuire a una giusta considerazione delle persone con disabilità intellettiva e relazionale, educando sui danni che possono venire da quelle parole, non sempre considerate sbagliate, mentre lo sono molto. Vediamo perché
La lista non è lunghissima, ma di quelle importanti: la cantante Lady Gaga, il cestista NBA LeBron James, l'attrice Jennifer Aniston, l'ex capo dello staff della Casa Bianca Rahm Emanuel. E si potrebbe continuare con molti altri personaggi famosi: è la lista di quelli che si sono scusati. Per avere usato una parola sbagliata: retarded, "ritardato".
L'uso corretto delle parole riguardo alle categorie deboli è un tema molto interessante, da approfondire e mi riprometto di farlo prossimamente. Qui ci occupiamo della campagna per l'abolizione mondiale del termine "ritardato", lanciata nel 2004 da Special Olympics, organizzazione che promuove lo sport per persone con disabilità intellettiva e relazionale, nata nel 1971 da un'idea di Eunice Kennedy Shriver, e da Best Buddy, una no profit sempre legata alla Fondazione Kennedy.
Special Olympics, il cui presidente è Tim Shriver, figlio di Eunice, è presente in tutto il mondo ed è da sempre attenta al linguaggio, fornendo nei suoi eventi mondiali indicazioni sui termini da usare (se ne legga ad esempio cliccando qui) e come usarli. In Italia il presidente è Angelo Moratti e la dirige Alessandra Palazzotti.
La campagna si chiama R-Word e invita a eliminare in particolare la parola retarded. Lo slogan - creato dai giovani presenti ai Giochi Invernali di Special Olympics del 2009 - è Spread the word to end the word, "Diffondi la parola per porre fine alla parola" (suona bene in inglese, meno in italiano). L'obiettivo è quello di contribuire a una giusta considerazione delle persone con disabilità intellettiva e relazionale, educando sui danni che possono venire da quelle parole, che non sempre sono considerate sbagliate, mentre lo sono molto. Spesso non sono utilizzate con reale malizia o cattiveria, ma solo perché "si usa dire così".
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama (anche a lui era sfuggita una battuta qualche tempo fa, proprio riguardante Special Olympics, poi corretta: infatti, in un discorso pronunciato durante la campagna elettorale al The Tonight Show di Jay Leno nel marzo del 2009, riferendosi in maniera ironica a una sua prestazione nel bowling l'aveva apostrofato con "è una roba da Special Olympics", "This is like Special Olympics or something"), ha firmato nell'ottobre del 2010 la Rosa's Law, legge che elimina i termini "ritardo mentale" e "mentalmente ritardato" dalla politica statunitense su educazione e lavoro, sostituendoli con quelli più appropriati di "persona/individuo con una disabilità intellettiva" e "disabilità intellettiva".
Anche il mondo dello spettacolo e dello sport sostiene la Campagna R-Word. Due star di Glee, serie cult negli Stati Uniti, trasmessa da Fox e arrivata anche in Italia (una specie di Saranno Famosi - per chi ricorda quella serie meravigliosa - rivisto oggi), Jane Lynch e Lauren Potter (attrice, quest'ultima, con la sindrome di Down) spiegano come sia sbagliato usare un linguaggio che può essere offensivo e invitano alla Campagna R-Word, comparando la parola ritarded a nigger o fag (parola denigratoria per indicare omosessuale).
L'NBA, poi, appoggia da sempre Special Olympics in R-Word. Carmelo Anthony, Dwight Howard, Chris Paul e Tyson Chandler hanno firmato l'appello Spread the word to end the word e nello scorso All Star Game, durante un clinic con Tim Duncan e molti altri campioni insieme ai ragazzi di Special Olympics, è stata ricordata proprio la campagna.
Sam Perkins, che ha giocato in NBA per diciassette anni, è membro di Special Olympics da quando giocava a North Carolina e ha dichiarato: «La parola ritardo o ritardato non deve appartenere al vocabolario di nessuno, se associata a persone con disabilità intellettiva e relazionale. Non possiamo permetterlo. Spero che si smetta di usarla: è offensiva e non dev'essere usata in nessuna lingua».
«Il termine "ritardo" - spiega in una bella tesi di laurea dedicata al tema Disabilità e linguaggio Silvia Galimberti, giornalista e responsabile della comunicazione per Briantea84, una delle più attive società paralimpiche - è la versione colloquiale di "ritardo mentale", ovvero la definizione che medici e psicologi usavano per descrivere persone con una significativa menomazione intellettiva. Oggigiorno questa parola viene usata gergalmente come sinonimo di "stupido", scollegata dal contesto di disabilità in cui era nata. Ma anche quando non viene pronunciata per offendere una persona con disabilità, risulta comunque dannosa».
«Mentre il concetto di "ritardo mentale" non è apparso di per sé negativo ed è stato usato a lungo, quando usiamo la parola "ritardato" per descrivere qualcuno, essa può assumere un significato sgradevole e offensivo. Il pregiudizio e la discriminazione rispetto alle persone con disabilità intellettiva sono brutte, cattive, ingiuste, sbagliate e assurde! Finiamola di usare la parola "Ritardato". Offende le persone con disabilità e le loro famiglie»: così Special Olympics criticò Tropic Thunder, un film con Ben Stiller, dove trovavano divertente usare questa parola.
E quindi, come dicono a Special Olympics, Please stop using the word "retard" or "ritarded", per favore smettiamo di usare la parola "ritardo" o "ritardato".
*Il presente articolo viene qui riproposto, con alcuni adattamenti al contesto, da InVisibili, blog del «Corriere della Sera», per gentile concessione. Il titolo del pezzo originale è La parola sbagliata e la campagna di Special Olympics. Basta usare "ritardato".

giovedì 23 febbraio 2012

Le Iene riscattano i ragazzi Dislessiaci

Questa sera alla Trasmissione Le Iene è andato in onda un servizio che finalmente ha dato giustizia a tutti i ragazzi Dislessici. a Presto il Video Un Insegnante di spagnolo che obbliga un ragazzo a fare le flessioni perchè non sapeva la lezione

mercoledì 22 febbraio 2012

"Così un film può aiutare a scoprire la dislessia"

La Stampa del 21-02-2012

Intervista
Anita Caprioli protagonista in tivù di "A fari spenti nella notte" con Guido Caprino: "Tratta un tema difficile con rara acutezza"
di Simonetta ROBIONY
ROMA. Apparentemente non c'è logica nelle ultime scelte di Anita Caprioli. Prima è stata una lesbica esitante e capricciosa nella fortunata serie Tutti pazzi per amore , poi una malinconica ragazza invecchiata nel sequel da botteghino Immaturi - il viaggi o, adesso una neurologa ostinata nel film-tv A fari spenti nella notte , in onda stasera su Raiuno. Lei, però, un filo lo trova: «Cerco ruoli che possano intrigarmi. Situazioni che mi mettano alla prova. Soggetti che possiedono una qualche anomalia. E scelgo mescolando vita privata e professionale. Ogni set è un intrico di relazioni umane che segnano il mio stato d'animo e determinano la mia crescita».
Attrice sensibile, corpo fragile e sguardo intenso, amata da autori che sanno guardare dietro le apparenze, lanciata da Ferrario con Tutti giù per terra, confermata da Manfredonia con Si può fare , Anita Caprioli racconta di aver voluto girare questo A fari spenti nella notte per una infinità di motivi. C'è la regia di Anna Negri con cui aveva già fatto L'altra donna , ci sono due interpreti come Francesca Inaudi e Guido Caprino. C'è un amore difficile da capire, ma soprattutto c'è la dislessia, una difficoltà a leggere che colpisce molti bambini, fino a venti anni fa scambiata per pigrizia, oggi curata «anche se tuttora poco si sa sulle cause». Ma c'è una ragione in più, stavolta. A scrivere la sceneggiatura, con Alessandra Murri, è stato Umberto Mattone, il figlio di uno dei massimi autori del nostro neorealismo, Ugo Pirro, proprio quel bambino afflitto da dislessia su cui suo padre scrisse un libro dirompente, Mio figlio non sa leggere , diario doloroso e amorosissimo che molto ha contribuito alla conoscenza di questo disturbo.
Qual è la storia?
«Un giovane uomo, Guido Caprino, finisce in ospedale dopo un incidente in moto. Non ricorda più niente. Neanche la faccia di Francesca Inaudi che sostiene di essere sua moglie. Una neurologa però, si appassiona al suo caso fino ad arrivare a scoprire che dietro quella temporanea amnesia c'è una dislessia infantile provocata dal controverso e aspro rapporto con il padre. Non so se questa teoria sia condivisa da tutti gli scienziati, ma certo i rimproveri, le rabbie, gli scatti d'ira dei genitori di fronte a un figlio che sembra non metterci buona volontà non aiutano il bambino a sbloccare la sua emotività ferita».
Ovviamente finirà che la neurologa e il suo paziente diventeranno più forti.
«Come in tutti i rapporti, ognuno avrà dato all'altro qualcosa e questo aspetto, che è proprio della vita, non è facile trovarlo descritto in un film con tanta acutezza. Specie se si tratta di un film per la tv che va girato in fretta, badando a tenere sotto controllo i soldi».
Meglio lavorare per il cinema o per il teatro in un periodo di crisi economica?
«Non lo so. Meglio lavorare con chi ha talento e creatività da mettere in campo. L'obiettivo di noi artisti è fare e fare bene, a dispetto della crisi» .
Ma lei, in questi mesi, non sta facendo niente.
«Ho dei progetti. Aspetto. Rifletto. Forse riprendo un singolare testo teatrale che ho letto per qualche sera la scorsa stagione».
Di che si tratta?
«È un racconto scritto nel 1850, in Francia, da Violette Ailehaud. Si chiama L'uomo seme . In un villaggio della Provenza la guerra ha portato via tutti gli uomini. Le donne allora decidono di chiedere a un viandante di fermarsi da loro e far l'amore a turno con tutte perché vogliono essere fecondate e avere figli. Una però si innamora e il piano fallisce. Mi è parso molto moderno oggi che la fecondazione assistita è diventata pratica comune. Fa riflettere su quanto il pragmatismo possa essere messo in difficoltà dalle emozioni».
In vent'anni di mestiere lei ha fatto molto: per che cosa la riconosce la gente?
«Oggi per Tutti pazzi per amore e per Immaturi. è ovvio. Ma molti mi parlano ancora di Santa Maradona . Magari non ricordano la trama ma è rimasta in loro quella tenerezza con cui il film guardava alla fine dell'adolescenza».
MIO FIGLIO NON SA LEGGERE
Tra gli sceneggiatori
Umberto Mattone, era il bimbo del libro di Pirro

venerdì 17 febbraio 2012

Ragazzo dislessico cambia scuola la preside lo attacca La storia: emarginato

La mamma del ragazzo che si è sentito emarginato in una scuola media potentina e che ha deciso di trasferirsi in u n’altra scuola, racconta alla «Gazzetta» le ragioni che hanno portato la famiglia e il ragazzo a questa scelta. Scelta che, seppur a distanza di settimane, continua a raccogliere segnali di ostilità da parte della dirigente dell’istituto dal quale il ragazzo è andato via. Riceviamo e pubblichiamo.

Sono la mamma di quel ragazzino dislessico, quello del vostro articolo di qualche tempo fa, ricordate? Quello isolato nel banco… Dalla riapertura delle scuole di questo 2012 mio figlio frequenta un altro istituto ed è tornato a sorridere. La dirigente della sua vecchia scuola, giorni fa, mi ha inviato una lettera in cui dice che per difendere i diritti di immagine dell’istituto che dirige si è decisa a sporgere denuncia. Non credo di aver leso nessuna immagine motivando una richiesta di «nulla osta», sottolineando alcune mancanze della scuola nei confronti di un ragazzino dislessico. Credo piuttosto abbia leso lei l’immagine di mio figlio che in tale lettera, a suo dire, è afflitto da ben altri problemi che non la dislessia.

Ella sottolinea infatti presunti comportamenti aggressivi e antisociali del ragazzo denunciando di incapacità genitoriale me e il padre e ritenendo inadeguato il nostro contesto socio-ambientale. Non so se la dirigente in questione si rende conto della gravità delle sue affermazioni, di quanto chiaramente confessa che in quella classe mio figlio fosse stigmatizzato come violento e pertanto emarginato, e non certo dai compagni o dai loro genitori che non potevano sapere della sua diagnosi o comunque avere gli strumenti per leggere taluni suoi comportamenti come sintomi della sua sofferenza proprio perché non sensibilizzati ed edotti della problematica da chi avrebbe dovuto farlo.

Soprattutto se sia consapevole di quanto possa essere lesiva e del tutto inopportuna la richiesta per una forma istituzionale di supporto psicologico per la nostra intera famiglia. Sono certa che se dovesse accadere «noi» sapremo affrontare la situazione senza alcuna difficoltà e serenamente come abbiamo sempre fatto. Tutto ciò probabilmente renderà nota la sua identità e quella della scuola che dirige e quello che io non avevo inteso fare, pensando in fondo non ad una cattiva volontà ma solo ad una incomprensione del fenomeno, l’avrà fatto lei con un’azione che denuncia forse a questo punto la chiara volontà di ferire. A me rimane tutta l’amarezza di una scuola che non solo non ci ha saputo aiutare in un «D.S.A.» certificato ma che addirittura vi si accanisce contro anche ora che mio figlio non fa più parte di quella scuola. (Lettera firmata)

Né «asini», né «mostri»: solo ragazzi da sostenere



di ANTONELLA AMODIO (*)
Questa incresciosa vicenda sottolinea come ancora non vi sia una chiara consapevolezza circa i D.S.A. Essi rientrano nel quadro di un disturbo a base neurobiologica che compromette il normale svolgimento delle attività scolastiche di bambini che non presentano alcun altra difficoltà e in nessun modo è ascrivibile a comportamenti familiari, in particolare a quelli delle mamme tacciate spesso di iperprotettività ed ora persino di inadeguatezza genitoriale. Che il quadro psicologico che si può instaurare nei casi non riconosciuti o non adeguatamente aiutati, possa divenire negli anni ben più severo del disturbo in sé, dovrebbe essere ormai storia nota. Non a caso il dottor Giacomo Stella, in Parlamento, durante la presentazione delle linee guida sui DSA emanate per la scuola, citava uno studio dal quale è emerso un dato significativamente superiore di casi di suicidio nei ragazzi in età scolare con diagnosi di D.S.A. Fobie scolari, atteggiamenti oppositivi, forme depressive sono infatti all’ordine del giorno in quei casi dove non vengono adottati i giusti accorgimenti. Questo è il disturbo invisibile, definito così proprio perché presente in ragazzi intelligenti a cui è molto più facile imputare uno scarso impegno che una reale difficoltà. Finiscono così spesso per essere sottoposti a continui rimproveri, se non proprio allo scherno di genitori, insegnanti, compagni…

Incompresi da tutti e quindi incolpati per quello che è invece un loro problema, sono i primi a non poterlo riconoscere e a ritenersi pertanto «asini» e «incapaci» con una grave ricaduta sulla propria stima di sé manifestando ben presto tra l’altro, un’elevata ansia da prestazione che finisce per inficiarne ulteriormente i risultati scolastici. Che i compagni di classe o i loro genitori non sappiano riconoscere in alcune manifestazioni di questi bambini quelle che invece sono continue richieste di aiuto e che possano piuttosto allarmarsene, è cosa del tutto normale. Mi spiacerebbe molto se i vecchi compagni di scuola di questo ragazzo potessero anche solo pensare di avere avuto una qualche responsabilità in questa faccenda, sono solo bambini, non ne hanno alcuna, i loro genitori poi, come potevano mai essere consapevoli di dinamiche interne ad una classe che ovviamente non frequentavano? Non è facile capire che il disagio che creo è figlio del disagio che provo…

Spesso in queste vicende le componenti esterne al consiglio di classe sono persino all’oscuro di una eventuale diagnosi ed in ogni caso non avrebbero le competenze adeguate per farvi fronte non essendo argomento di loro pertinenza, che non lo riconoscano gli addetti ai lavori e non vi pongano rimedio, è invece oggi cosa ben più grave. Vorrei citare solo per grandi lineee, l'effetto Pigmalione, noto anche come effetto Rosenthal. Esso dovrebbe essere conosciuto da ogni operatore scolastico, a prescindere i DSA. Deriva dagli studi classici sulla «profezia che si autorealizza» e il suo assunto di base può essere così sintetizzato: se gli insegnanti credono che un bambino sia meno dotato lo tratteranno, anche inconsciamente, in modo diverso dagli altri; il bambino interiorizzerà tale giudizio e si comporterà di conseguenza; si instaura così un circolo vizioso per cui il bambino tenderà a divenire nel tempo proprio come l’insegnante lo aveva immaginato. Inutile dire che sortisce gli stessi effetti qualsiasi siano i pregiudizi rispetto al discente, così se si ritiene che esso sia un violento con atteggiamenti antisociali, questi, con buona probabilità, nel tempo lo diverrà.

Dunque la scuola, non solo può non aiutare ma addirittura può distruggere. Vorrei però rassicurare i lettori, gli operatori scolastici in genere sono ben consapevoli di tutto ciò. Sempre più sono gli insegnanti capaci di riconoscere un DSA e di adottare adeguate misure dispensative e compensative. La storia che diviene nota si sa, la scrivono le eccezioni, per fortuna quella vera è quella di tutti i giorni, scritta dall’impegno di tanti e se non fa notizia fa invece cultura e instaura spesso rapporti che potremmo dire di amore, di quel particolare tipo di amore che lega il discente ai suoi maestri e che solo può portare all’amore per lo studio. [Coordinatrice Osservatorio regionale Dsa]

mercoledì 15 febbraio 2012

IMEC pronta al test di un nuovo processo produttivo


L'istituto di ricerca europeo ha realizzato una linea di produzione di test per saggiare l'efficacia del processo DSA - Directed Self-Assembly

L'IMEC, istituto europeo di ricerca con sede a Leuven, in Belgio, ha portato a termine lo sviluppo congiunto di un nuovo processo di produzione di tipo DSA - Directed Self-Assembly che consente di migliorare i processi di litografia ottica ed extreme-ultraviolet, installando inoltre una linea produttiva compatibile con i 300 mm nella sua fabbrica pilota. I dettagli della nuova implementazione sono illustrati in occasione della SPIE advanced lithography conference di San Jose dal 12 al 16 febbraio.
Il passaggio del processo DSA da una configurazione di laboratorio ad una compatibile per la produzione in fabbrica è stato realizzato in collaborazione con l'Università del Wisconsin, AZ Electronic Materials e con Tokyo Electron Ltd. La collaborazione mira a portare la DSA verso la produzione ad elevati volumi.
La tecnologia DSA è osservata con particolare attenzione poiché consente di estendere la litografia ottica oltre i suoi attuali limiti. Si tratta di una tecnologia di patterning alternativa che, mediante l'impiego di copolimeri autoassemblanti, consente di ridurre il pitch della struttura finale stampata. La DSA può inoltre essere utilizzata per riparare difetti e uniformità della stampa originaria, questa caratteristica risulta essere di particolare utilità quando impiegata assieme alla litografia EUV, caratterizzata da variazioni locali in dimensioni critiche.
Kurt Ronse, direttore della litografia per IMEC, commenta: "La disponibilità di una linea di processo DSA ci permette di spingere ulteriormente i limiti della litografia ad immersione a 193 nanometri e superare alcune preoccupazioni cruciali per la litografia EUV. Questo ci permette di spingere ancor oltre i limiti della legge di Moore".
Paul Nealy, professore per l'Università del Wisconsin, ha invece dichiarato: "La collaborazione ha dato come risultato un'integrazione senza precedenti della DSA con strumenti e materiali pronti per la produzione, consentendo inoltre di indagare le potenzialità ed i limiti della DSA altrimenti impossibile in un allestimento accademico, e fornisce eccezionali opportunità formative per i nostri studenti. Siamo grati di essere su un percorso assieme ad IMEC verso la commercializzazione di una tecnologia sulla quale abbiamo speso quasi 15 anni di sviluppo".
IMEC sta offrendo accesso e partecipazione alla ricerca DSA come parte del suo core CMOS program, che include Globalofoundries, Intel, Micron, Panasonic, Samsung, TSMC, Elpida, Hynix, Fujitsu e Sony tra i partecipanti.

lunedì 13 febbraio 2012

Alla laurea e al diploma con la dislessia

Leggere, scrivere e contare: non tutti ci riescono

Nei primi anni della scuola i bambini fanno più fatica, alle superiori il divario è meno marcato e l'università vieen incontro alle difficoltà dei dislessici
Roma, 23 gennaio 2012 - «MIO FIGLIO non sa leggere». Così trent’anni fa esordì lo sceneggiatore Ugo Pirro in un libro-confessione che ha fatto storia. Per la prima volta il grande pubblico prendeva coscienza dei disturbi specifici dell’apprendimento, ragazzi con un quoziente intellettivo nella media ma con più o meno grosse difficoltà di lettura, scrittura e calcolo. Genitori disorientati, percorsi di crescita travagliati. Occorre trovare la propria strada, pensiamo a quante celebrità dell’arte, campioni dello sport e scienziati illustri hanno dovuto fare i conti con qualche inciampo scolastico. Ora, con le conoscenze attuali, è possibile superare gli scogli ed eccellere, anche dopo il diploma di scuola media. «Sono ancora pochi gli studenti con disturbi dell’apprendimento che frequentano gli atenei — afferma Giacomo Guaraldi, autore con Paola Pedroni e Margherita Moretti Fantera del libro Al diploma e alla laurea con la dislessia, edizioni Erickson — ma il loro numero, grazie alla legge 170 e successive linee guida, è in incremento. Abbiamo così deciso di ascoltare la loro voce».
Matteo, studente del corso di laurea in Biotecnologie, si esprime così: «Il mio percorso scolastico è stato segnato da enormi difficoltà. Ma ho compreso che, se opportunatamente aiutato, io posso, se non guarire, almeno migliorare e costruire il mio progetto di vita, fino appunto ad arrivare alla laurea».
DISTURBI come la dislessia non rappresentano motivo di disagio solo per il soggetto interessato ma anche per gli educatori e le famiglie, fondamentale non cadere nella trappola dei viaggi della speranza, inseguendo il miraggio di qualche cura improbabile. Stiamo aggrappati alle istituzioni e al volontariato. Ne è convinta Maristella Craighero, dinamica vicepresidente dell’Associazione italiana dislessia, sede a Bologna e sezioni in tutta Italia (www.aiditalia.org).
L’ultimo convegno su questi temi si è tenuto a Vicenza, tra i relatori Giacomo Stella, docente di psicologia dello sviluppo cognitivo, uno dei padri fondatori dell’associazione. Da segnalare un servizio unico in Italia nella diagnosi di questi disturbi: è a Reggio Emilia, coordinato da Enrico Ghidoni, responsabile del laboratorio di neuropsicologia presso l’Arcispedale Santa Maria Nuova.
TRA LE ALTRE proposte che si annunciano per i prossimi mesi, il centro Fare (Centro formazione abilitazione ricerca educazione) ha promosso a Perugia corsi per genitori di figli dislessici. Gli esperti del team di ascolto aiutano a capire i rapporti con figli, fratelli e amici, le relazioni famiglia-scuola, e strumenti per la gestione e pianificazione dei compiti.
Altra iniziativa a Maranello, dove Daniela Lucangeli, professore di psicologia dello sviluppo all’Università di Padova, ha trattato lo «scoglio» della matematica, preludio a un ciclo di incontri del distretto di Sassuolo.  
Alessandro Malpelo

giovedì 9 febbraio 2012

IL LIVELLO DI ENERGIA NELL'INSEGNAMENTO

Biblioteca di Cultura Vesuviana
BIBLIOTECA COMUNALE
Città di San Giorgio a Cremano

lunedì 13 febbraio 2012 dalle ore 17.00 - 19.00
La S.V. è invitata al seminario
IL LIVELLO DI ENERGIA NELL'INSEGNAMENTO
Come ritrovare la vitalità che si spende e si disperde

Durante l’incontro sarà presentato il libro
«Prevenzione e valutazione pedagogica del bullismo» di Giorgina Di Ioia

L’incontro, curato dagli esperti di Aspic Napoli - Avellino, è volto a far conoscere e sperimentare, ai professionisti dell’educazione, la possibilità di farsi custodi del proprio benessere.
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Per agevolare l'organizzazione degli spazi e predisporre il materiale didattico in misura adeguata,
vi chiediamo di volerci inviare una comunicazione di PRENOTAZIONE all'indirizzo:    
info@bibliotecasangiorgio.it
indicando in oggetto "prenotazione seminario aspic 13 febbraio 2012" e nel corpo del testo: nome e cognome, contatti, seminario scelto.

Ai richiedenti saranno distribuiti gli attestati di partecipazione.
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Le attività sono a partecipazione gratuita e sono state organizzate dalle associazioni:
- ASPIC Counseling e Cultura Napoli - Avellino;
- Associazione Lineadarco nell'ambito del supporto tecnico organizzativo dei servizi Bibliotecari presso il Comune di San Giorgio a Cremano;
- Associazione Altanur, nell'ambito della manifestazione "Le Connessioni Inattese";

Grazie al fondamentale contributo di esperti ed Associazioni Culturali, il programma di eventi della Biblioteca Comunale della Città di San Giorgio a Cremano è sempre vario e ricco.
I consueti appuntamenti con gli esperti dell’Associazione ASPIC Counseling e Cultura Napoli - Avellino sono importanti occasioni di crescita, approfondimento e confronto.
Le attività rispondono ai principi guida pubblicati nel Manifesto UNESCO per le biblioteche pubbliche che indica, quali compiti fondamentali della biblioteca, tra gli altri: il sostegno all'educazione, all'autoistruzione e
all'istruzione formale a tutti i livelli e il sostegno all'informazione adeguata a tutti gli attori territoriali.

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Siti di riferimento:www.bibliotecasangiorgio.it
www.aspicnapoli.it
www.leconnessioniinattese.com

Biblioteca Comunale Città di San Giorgio a Cremano
Via Cavalli di Bronzo, 20 – Villa Bruno – San Giorgio a Cremano (NA)
InfoLine: 081.5654354
Sito web:
www.bibliotecasangiorgio.it

"I disturbi dell'apprendimento colpiscono il 3-5% degli italiani"

08/02/2012 - da ParmaDaily.it su
Intervista alla dottoressa Bianca Trifirò, Psicologa e Psicoterapeuta, Specializzata in Neuropsicologia dello Sviluppo. Attiva presso il Centro Medico Spallanzani di via Mazzini n.3 a Parma.“Quando e come si manifestano i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) alla luce dei recenti e numerosi dati raccolti e analizzati dagli specialisti in materia, presentati sulla letteratura scientifica internazionale?”I D.S.A. sono disturbi evolutivi, ossia riguardano lo sviluppo di abilità mai acquisite e non la perdita di abilità precedentemente possedute. Tali disturbi sono chiamati specifici, in quanto circoscritti specificatamente ai processi indispensabili per l’apprendimento (lettura, scrittura e calcolo) e comportano assenza di automatismi e di autonomia in queste abilità. Dal momento che essi riguardano gli apprendimenti scolastici, il loro impatto sulla qualità di vita si manifesta soprattutto a scuola.”
“Quali sono i deficit che sono ascrivibili tra i disturbi specifici di apprendimento?”“I D.S.A. attualmente riconosciuti sono 4:
1. Difficoltà nella decifrazione dei segni linguistici che si manifesta nella correttezza e velocità di lettura (dislessia)
2. Difficoltà nell’aspetto esecutivo della scrittura e della relativa realizzazione grafica (disgrafia)
3. Difficoltà nei processi linguistici di transcodifica ossia nell’ortografia (disortografia)
1. Difficoltà di calcolo, sia nella componente dell’organizzazione della cognizione numerica, sia in quella delle procedure esecutive e del calcolo. (discalculia).
Ognuno di questi disturbi può presentarsi da solo o in associazione agli altri.
Le persone che presentano un D.S.A. non rientrano in quelle condizioni di invalidità che la giurisprudenza tutela con la L. 104/92, espressamente ideata e prevista per le persone con disabilità. Gli alunni con D.S.A., tuttavia, hanno diritto ed estremo bisogno di una tutela, soprattutto a scuola, tutela che recentemente è stata predisposta e disciplinata dalla Legge 170 di Ottobre 2010. In particolare, questa legge riconosce e definisce la dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia come disturbi specifici di apprendimento (Art.1). Essa, inoltre, promuove il diritto allo studio e alle pari opportunità degli alunni e degli studenti con D.S.A., individuando nella diagnosi tempestiva e precoce, nei percorsi specialistici e scolastici gli strumenti necessari atti a garantirne la tutela.”
”A livello epidemiologico che incidenza hanno sulla popolazione totale i disturbi specifici dell’apprendimento”?“L’incidenza è compresa tra il 3 e il 5 per cento della popolazione scolastica italiana. I D.S.A. hanno un’origine neurobiologica costituzionale e sono, pertanto, presenti fin dalla nascita. Queste caratteristiche non implicano una mancanza, ma una diversità: essi, infatti, riguardano una differenza di elaborazione delle informazioni e un differente modo di apprendimento, non una mancanza di apprendimento. La letteratura ha, inoltre, individuato una base di familiarità di questi disturbi: ciò vuol dire che è stata riscontrata la presenza di una maggiore percentuale di persone con D.S.A. nei genitori di un bambino con D.S.A. rispetto alla popolazione generale; al momento attuale la ricerca genetica sta cercando di individuare quali sono i geni implicati. I D.S.A di per sé non rappresentano un disturbo evolutivo particolarmente grave poiché il loro nucleo centrale è circoscritto a specifiche abilità; tuttavia il loro impatto va valutato in relazione ai “compiti di sviluppo” di una società altamente “letterata” come la nostra: ecco perché i D.S.A., soprattutto, se non riconosciuti in tempo, hanno effetti negativi macroscopici.
”La scuola può diventare un ambiente ostile allo scolaro DSA?””Certo, non sempre, ma in molti casi è così. Se la scuola non capisce le problematiche di un soggetto DSA, diviene per lui un luogo ostile, in cui ci si sente ridicolizzato per le difficoltà dimostrate nell’apprendimento. In questo caso possono esserci importanti ricadute sulla sua autostima e sulla percezione di auto-efficacia; tutto questo fa sì che il bambino sviluppi un’immagine negativa di sé. Se i pensieri del bambino, infatti, sono quelli di non valere e di non essere in grado di fare, le emozioni conseguenti saranno paura in ogni situazione che implica una valutazione (fobia scolastica) e tristezza. Se, poi, queste emozioni diventano molto intense e durature, allora si è in presenza di una vera e propria psicopatologia secondaria al D.S.A., prime fra tutte ansia e depressione, i disturbi psicologici più frequentemente associati a queste problematiche.
Il disagio del bambino, inoltre, può creare situazioni di conflitto con e/o fra i genitori, nei quali il sentimento di inadeguatezza dei figli può diffondersi ai genitori. Questi ultimi possono reagire in una modalità duplice e allo stesso tempo antitetica: creare e/o aumentare una conflittualità padre-madre, oppure coalizzarsi tra loro in veste di genitori contro gli insegnanti e/o contro il bambino. Anche a livello comportamentale possono insorgere gravi problematiche. Il bambino, infatti, può reagire al disagio vissuto a scuola essenzialmente con due modalità: proiettare il proprio disagio verso l’interno, chiudendosi in se stesso e isolandosi dal gruppo dei pari, o mettendo in atto condotte aggressive e comportamenti inadeguati. Noi adulti dobbiamo, a riguardo, avere bene presente che entrambe queste reazioni rappresentano risposte del bambino, le uniche che riesce a dare in quel momento, davanti al problema. Sono strategie che il bambino mette in atto per cercare di diventare invisibile o per spostare l’attenzione solo sul comportamento inadeguato, il tutto al fine di nascondere e/o di non attirare l’attenzione degli altri sulle proprie difficoltà scolastiche.”
”Che reazioni possono scaturire in un giovane soggetto a DSA, che quindi ha problemi di rendimento scolastico?” “In taluni casi gli alunni con D.S.A. arrivano ad abbandonare la scuola a seguito di una o più bocciature. Questo è un dato allarmante, considerando che nel nostro paese la dispersione scolastica riguarda il 18,8% della popolazione; in altri casi, si può assistere a fenomeni di isolamento sociale, nel quale questi bambini si allontanano e/o sono allontanati dal gruppo dei compagni oppure a scelte sbagliate in adolescenza verso la devianza delinquenziale e, come accennato sopra, a ricadute psicopatologiche. Ecco perché un D.S.A. non riconosciuto e affrontato in tempi adeguati può comportare un corollario di difficoltà e problematiche che superano per gravità il disturbo in sé. Risulta, pertanto, essenziale affrontare per tempo il problema di un figlio che, pur impegnandosi, non riesce a conseguire i risultati scolastici sperati.”
“Ci sono campanelli di allarme?”“Esistono alcuni segnali che ci possono far sospettare la presenza di un D.S.A.: per esempio se un bambino quando legge ha difficoltà a discriminare lettere simili da un punto di vista grafico (come m/n, c/e, f/t) o sonoro (come f/v, t/d, p/b, c/g) e/o a distinguere lettere orientate diversamente (come p/q, d/b), e/o trascura gli accenti, possiamo sospettare la presenza di dislessia. Inoltre, ci sono altri segnali importanti da non sottovalutare: dovremmo allertarci se improvvisamente il nostro bambino, soprattutto in corrispondenza dell’inizio della scuola, si comporta con modalità differenti dal solito, ad esempi diventa aggressivo o infantile, inizia a evitare gli altri e/o la scuola, è sempre molto stanco, presenta sintomi di somatizzazione, come mal di testa e mal di pancia. Esistono inoltre, alcuni fattori predittivi, come le difficoltà di linguaggio e/o di orientamento e/o di numerazione che ci possono allertare già prima che il bambino inizi a leggere, a scrivere e a far di conto. Da sottolineare è il trend per cui un bambino che durante la scuola dell’infanzia mostra difficoltà espressive o disturbo del linguaggio ha una maggiore probabilità di sviluppare un D.S.A. durante la scuola primaria.”
“In presenza di questi campanelli d’allarme, come può intervenire un genitore o un insegnante per risolvere un problema di DSA?”“E’ necessario che il bimbo possa avere accesso ad una valutazione diagnostica presso uno specialista in Neuropsicologia dello Sviluppo. In genere la figura di riferimento è il Neuropsichiatra Infantile oppure lo Psicologo specializzato in queste tematiche. La diagnosi deve essere precoce (a fine della 2° - 3° elementare) e tempestiva.”
“In che cosa consiste la diagnosi che fai per stabilire se un soggetto soffre di dislessia, disortografia, discalculia o disgrafia?”“Consiste in un’analisi dettagliata che prende in considerazione una serie di aspetti: la capacità di apprendimento in senso stretto, le capacità cognitive (che rappresentano il criterio discriminante per parlare di D.S.A.), la proprietà del linguaggio, la capacità mnemonica, le abilità di tipo prassiche e visuo-spaziali (soprattutto se si ha il sospetto di disgrafia), gli aspetti emotivi e meta-cognitivi.
“Qualora la diagnosi indichi il soggetto positivo a DSA; cosa è bene fare?”“Lo specialista preparato pianifica un percorso specifico sulle caratteristiche e sulle difficoltà della persona e coerente con la sua epoca di sviluppo. E’ necessario, inoltre, creare un dialogo multi - direzionale tra le varie figure di “riferimento” del bimbo: la famiglia, la scuola, lo specialista. Queste figure, integrate reciprocamente tra loro nel rispetto dei propri ruoli e competenze, hanno il compito di collaborare per realizzare un percorso che non deve riguardare solo lo studio dello specialista, ma deve estendersi anche e soprattutto a casa e a scuola, attraverso l’adozione delle misure adatte a quel bambino che gli permettano di superare gli ostacoli all’apprendimento. Si deve cioè creare un’alleanza di sviluppo. Solo un percorso di questo genere è in grado di incidere positivamente non solo sul disturbo in sé, ma anche sull’intero benessere del bambino.”
“Ci sono stati personaggi famosi che nonostante questi disturbi specifici dell’apprendimento si sono in un qualche modo contraddistinti?”“Ovviamente, ti cito solo alcuni nomi di personaggi più o meno illustri, come scienziati, attori, letterati che sono inclusi nel lungo elenco di coloro che hanno avuto Disturbi Specifici dell’Apprendimento: Leonardo Da Vinci, Albert Einstein, Agatha Christie, Oscar Wilde, Whoopi Goldberg, Henry Winkler (noto come Arthur Fonzarelli della serie tv Happy Days)… queste persone sono solo alcuni esempi, … Bisogna considerare che chi presenta un D.S.A. non è stupido: è una persona con difficoltà a imparare seguendo gli schemi logici, o imposti, usati dalla maggior parte dei propri coetanei, ma è intelligente per definizione. Infatti, per parlare di D.S.A. è necessario che le abilità cognitive siano adeguate, mentre in caso di funzionamento cognitivo inferiore alla norma i problemi di apprendimento si ascrivono a ritardo mentale. Un D.S.A. presenta, infatti, difficoltà specifiche circoscritte all’interno di abilità cognitive adeguate. Questo per dirti che un differente modo di apprendere, non deve significare differenti possibilità e differenti futuri. Credo, infatti, che noi tutti dovremmo cambiare prospettiva e iniziare a vedere i D.S.A. non più come disturbi ma come caratteristiche della persona.

Tommaso Villani

 

mercoledì 8 febbraio 2012

Pronto il progetto “Tutor Dsa”

Al via l’iniziativa rivolta agli studenti con difficoltà di apprendimento

Si chiama progetto “Tutor Dsa” (dove Dsa sta per disturbi specifici dell'apprendimento) e grazie alla Provincia prenderà il via a breve con l’obiettivo di fornire un sostegno nei pomeriggi, dopo la scuola, agli studenti che soffrono di queste patologie, tra le quali la dislessia è la più conosciuta e diffusa, e che frequentano già la prima o la seconda superiore.
Il progetto ha prima selezionato e formato 15 tutor sulle caratteristiche specifiche di questi disturbi e sugli approcci da utilizzare, che ora sono pronti ad affiancare una trentina di studenti con Dsa nel loro tempo libero dopo la scuola. “Tutor Dsa” rientra in un più ampio progetto della Provincia denominato “Tutor”, che ha visto un investimento complessivo di ben 188 mila euro, di cui 18 mila per la sperimentazione Tutor Dsa, e il coinvolgimento di 207 tutor, figure che forniscono ai ragazzi diversamente abili un sostegno nelle ore extrascolastiche. «Si tratta di una sperimentazione prima nel suo genere – spiega l’assessore provinciale all’Istruzione Ilenia Malavasi – perché si rivolge a ragazzi che prima non erano destinatari di questo supporto in quanto il tradizionale progetto Tutor finora non prevedeva la possibilità di far partecipare ragazzi con Dsa. Inoltre forme di accompagnamento extrascolastico per questo tipo di disturbi sono state previste in alcuni territori, ma solo fino alle medie».
L’assessore Malavasi spiega inoltre le ragioni dell’investimento: «Questi studenti e le loro famiglie hanno bisogno di un sostegno extrascolastico, una necessità che è emersa anche alla luce di un recente monitoraggio. Inoltre i dati che abbiamo elaborato nell’ultima edizione dell’annuario scolastico evidenziano come nel nostro territorio gli studenti diversamente abili abbiano una permanenza piuttosto lunga nel sistema scolastico, fino alle superiori in genere. Questo dato ci dà atto della capacità delle nostre scuole e delle nostre istituzioni di accogliere e valorizzare la diversità, ma le famiglie e le scuole non devono essere lasciate sole. Il doposcuola può diventare in questo senso un elemento di criticità nella quotidianità di questi ragazzi, ed è su questo fronte che vogliamo agire, nell’auspicio di poter consolidare nel tempo e sul territorio questa nuova sperimentazione». L’attività di tutoraggio degli studenti coinvolti nella sperimentazione prenderà il via nel corso delle prossime settimane e proseguirà fino alla fine dell’anno scolastico.
In generale i disturbi specifici dell’apprendimento sono originati da un malfunzionamento di tipo neurobiologico, che arriva a condizionare alcune funzioni di base nei processi di apprendimento, con carenze che però non sono legate a un deficit di intelligenza, a problemi di natura psicologica o a forme di disagio sociale e culturale: si tratta di un fatto genetico. Le persone che soffrono di questi disturbi vedono spesso la fatica a ottenere risultati accettabili e questo può causare loro forme gravi di frustrazione. La dislessia è il disturbo più diffuso tra i Dsa.