A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

giovedì 9 febbraio 2012

IL LIVELLO DI ENERGIA NELL'INSEGNAMENTO

Biblioteca di Cultura Vesuviana
BIBLIOTECA COMUNALE
Città di San Giorgio a Cremano

lunedì 13 febbraio 2012 dalle ore 17.00 - 19.00
La S.V. è invitata al seminario
IL LIVELLO DI ENERGIA NELL'INSEGNAMENTO
Come ritrovare la vitalità che si spende e si disperde

Durante l’incontro sarà presentato il libro
«Prevenzione e valutazione pedagogica del bullismo» di Giorgina Di Ioia

L’incontro, curato dagli esperti di Aspic Napoli - Avellino, è volto a far conoscere e sperimentare, ai professionisti dell’educazione, la possibilità di farsi custodi del proprio benessere.
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Per agevolare l'organizzazione degli spazi e predisporre il materiale didattico in misura adeguata,
vi chiediamo di volerci inviare una comunicazione di PRENOTAZIONE all'indirizzo:    
info@bibliotecasangiorgio.it
indicando in oggetto "prenotazione seminario aspic 13 febbraio 2012" e nel corpo del testo: nome e cognome, contatti, seminario scelto.

Ai richiedenti saranno distribuiti gli attestati di partecipazione.
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Le attività sono a partecipazione gratuita e sono state organizzate dalle associazioni:
- ASPIC Counseling e Cultura Napoli - Avellino;
- Associazione Lineadarco nell'ambito del supporto tecnico organizzativo dei servizi Bibliotecari presso il Comune di San Giorgio a Cremano;
- Associazione Altanur, nell'ambito della manifestazione "Le Connessioni Inattese";

Grazie al fondamentale contributo di esperti ed Associazioni Culturali, il programma di eventi della Biblioteca Comunale della Città di San Giorgio a Cremano è sempre vario e ricco.
I consueti appuntamenti con gli esperti dell’Associazione ASPIC Counseling e Cultura Napoli - Avellino sono importanti occasioni di crescita, approfondimento e confronto.
Le attività rispondono ai principi guida pubblicati nel Manifesto UNESCO per le biblioteche pubbliche che indica, quali compiti fondamentali della biblioteca, tra gli altri: il sostegno all'educazione, all'autoistruzione e
all'istruzione formale a tutti i livelli e il sostegno all'informazione adeguata a tutti gli attori territoriali.

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Siti di riferimento:www.bibliotecasangiorgio.it
www.aspicnapoli.it
www.leconnessioniinattese.com

Biblioteca Comunale Città di San Giorgio a Cremano
Via Cavalli di Bronzo, 20 – Villa Bruno – San Giorgio a Cremano (NA)
InfoLine: 081.5654354
Sito web:
www.bibliotecasangiorgio.it

"I disturbi dell'apprendimento colpiscono il 3-5% degli italiani"

08/02/2012 - da ParmaDaily.it su
Intervista alla dottoressa Bianca Trifirò, Psicologa e Psicoterapeuta, Specializzata in Neuropsicologia dello Sviluppo. Attiva presso il Centro Medico Spallanzani di via Mazzini n.3 a Parma.“Quando e come si manifestano i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) alla luce dei recenti e numerosi dati raccolti e analizzati dagli specialisti in materia, presentati sulla letteratura scientifica internazionale?”I D.S.A. sono disturbi evolutivi, ossia riguardano lo sviluppo di abilità mai acquisite e non la perdita di abilità precedentemente possedute. Tali disturbi sono chiamati specifici, in quanto circoscritti specificatamente ai processi indispensabili per l’apprendimento (lettura, scrittura e calcolo) e comportano assenza di automatismi e di autonomia in queste abilità. Dal momento che essi riguardano gli apprendimenti scolastici, il loro impatto sulla qualità di vita si manifesta soprattutto a scuola.”
“Quali sono i deficit che sono ascrivibili tra i disturbi specifici di apprendimento?”“I D.S.A. attualmente riconosciuti sono 4:
1. Difficoltà nella decifrazione dei segni linguistici che si manifesta nella correttezza e velocità di lettura (dislessia)
2. Difficoltà nell’aspetto esecutivo della scrittura e della relativa realizzazione grafica (disgrafia)
3. Difficoltà nei processi linguistici di transcodifica ossia nell’ortografia (disortografia)
1. Difficoltà di calcolo, sia nella componente dell’organizzazione della cognizione numerica, sia in quella delle procedure esecutive e del calcolo. (discalculia).
Ognuno di questi disturbi può presentarsi da solo o in associazione agli altri.
Le persone che presentano un D.S.A. non rientrano in quelle condizioni di invalidità che la giurisprudenza tutela con la L. 104/92, espressamente ideata e prevista per le persone con disabilità. Gli alunni con D.S.A., tuttavia, hanno diritto ed estremo bisogno di una tutela, soprattutto a scuola, tutela che recentemente è stata predisposta e disciplinata dalla Legge 170 di Ottobre 2010. In particolare, questa legge riconosce e definisce la dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia come disturbi specifici di apprendimento (Art.1). Essa, inoltre, promuove il diritto allo studio e alle pari opportunità degli alunni e degli studenti con D.S.A., individuando nella diagnosi tempestiva e precoce, nei percorsi specialistici e scolastici gli strumenti necessari atti a garantirne la tutela.”
”A livello epidemiologico che incidenza hanno sulla popolazione totale i disturbi specifici dell’apprendimento”?“L’incidenza è compresa tra il 3 e il 5 per cento della popolazione scolastica italiana. I D.S.A. hanno un’origine neurobiologica costituzionale e sono, pertanto, presenti fin dalla nascita. Queste caratteristiche non implicano una mancanza, ma una diversità: essi, infatti, riguardano una differenza di elaborazione delle informazioni e un differente modo di apprendimento, non una mancanza di apprendimento. La letteratura ha, inoltre, individuato una base di familiarità di questi disturbi: ciò vuol dire che è stata riscontrata la presenza di una maggiore percentuale di persone con D.S.A. nei genitori di un bambino con D.S.A. rispetto alla popolazione generale; al momento attuale la ricerca genetica sta cercando di individuare quali sono i geni implicati. I D.S.A di per sé non rappresentano un disturbo evolutivo particolarmente grave poiché il loro nucleo centrale è circoscritto a specifiche abilità; tuttavia il loro impatto va valutato in relazione ai “compiti di sviluppo” di una società altamente “letterata” come la nostra: ecco perché i D.S.A., soprattutto, se non riconosciuti in tempo, hanno effetti negativi macroscopici.
”La scuola può diventare un ambiente ostile allo scolaro DSA?””Certo, non sempre, ma in molti casi è così. Se la scuola non capisce le problematiche di un soggetto DSA, diviene per lui un luogo ostile, in cui ci si sente ridicolizzato per le difficoltà dimostrate nell’apprendimento. In questo caso possono esserci importanti ricadute sulla sua autostima e sulla percezione di auto-efficacia; tutto questo fa sì che il bambino sviluppi un’immagine negativa di sé. Se i pensieri del bambino, infatti, sono quelli di non valere e di non essere in grado di fare, le emozioni conseguenti saranno paura in ogni situazione che implica una valutazione (fobia scolastica) e tristezza. Se, poi, queste emozioni diventano molto intense e durature, allora si è in presenza di una vera e propria psicopatologia secondaria al D.S.A., prime fra tutte ansia e depressione, i disturbi psicologici più frequentemente associati a queste problematiche.
Il disagio del bambino, inoltre, può creare situazioni di conflitto con e/o fra i genitori, nei quali il sentimento di inadeguatezza dei figli può diffondersi ai genitori. Questi ultimi possono reagire in una modalità duplice e allo stesso tempo antitetica: creare e/o aumentare una conflittualità padre-madre, oppure coalizzarsi tra loro in veste di genitori contro gli insegnanti e/o contro il bambino. Anche a livello comportamentale possono insorgere gravi problematiche. Il bambino, infatti, può reagire al disagio vissuto a scuola essenzialmente con due modalità: proiettare il proprio disagio verso l’interno, chiudendosi in se stesso e isolandosi dal gruppo dei pari, o mettendo in atto condotte aggressive e comportamenti inadeguati. Noi adulti dobbiamo, a riguardo, avere bene presente che entrambe queste reazioni rappresentano risposte del bambino, le uniche che riesce a dare in quel momento, davanti al problema. Sono strategie che il bambino mette in atto per cercare di diventare invisibile o per spostare l’attenzione solo sul comportamento inadeguato, il tutto al fine di nascondere e/o di non attirare l’attenzione degli altri sulle proprie difficoltà scolastiche.”
”Che reazioni possono scaturire in un giovane soggetto a DSA, che quindi ha problemi di rendimento scolastico?” “In taluni casi gli alunni con D.S.A. arrivano ad abbandonare la scuola a seguito di una o più bocciature. Questo è un dato allarmante, considerando che nel nostro paese la dispersione scolastica riguarda il 18,8% della popolazione; in altri casi, si può assistere a fenomeni di isolamento sociale, nel quale questi bambini si allontanano e/o sono allontanati dal gruppo dei compagni oppure a scelte sbagliate in adolescenza verso la devianza delinquenziale e, come accennato sopra, a ricadute psicopatologiche. Ecco perché un D.S.A. non riconosciuto e affrontato in tempi adeguati può comportare un corollario di difficoltà e problematiche che superano per gravità il disturbo in sé. Risulta, pertanto, essenziale affrontare per tempo il problema di un figlio che, pur impegnandosi, non riesce a conseguire i risultati scolastici sperati.”
“Ci sono campanelli di allarme?”“Esistono alcuni segnali che ci possono far sospettare la presenza di un D.S.A.: per esempio se un bambino quando legge ha difficoltà a discriminare lettere simili da un punto di vista grafico (come m/n, c/e, f/t) o sonoro (come f/v, t/d, p/b, c/g) e/o a distinguere lettere orientate diversamente (come p/q, d/b), e/o trascura gli accenti, possiamo sospettare la presenza di dislessia. Inoltre, ci sono altri segnali importanti da non sottovalutare: dovremmo allertarci se improvvisamente il nostro bambino, soprattutto in corrispondenza dell’inizio della scuola, si comporta con modalità differenti dal solito, ad esempi diventa aggressivo o infantile, inizia a evitare gli altri e/o la scuola, è sempre molto stanco, presenta sintomi di somatizzazione, come mal di testa e mal di pancia. Esistono inoltre, alcuni fattori predittivi, come le difficoltà di linguaggio e/o di orientamento e/o di numerazione che ci possono allertare già prima che il bambino inizi a leggere, a scrivere e a far di conto. Da sottolineare è il trend per cui un bambino che durante la scuola dell’infanzia mostra difficoltà espressive o disturbo del linguaggio ha una maggiore probabilità di sviluppare un D.S.A. durante la scuola primaria.”
“In presenza di questi campanelli d’allarme, come può intervenire un genitore o un insegnante per risolvere un problema di DSA?”“E’ necessario che il bimbo possa avere accesso ad una valutazione diagnostica presso uno specialista in Neuropsicologia dello Sviluppo. In genere la figura di riferimento è il Neuropsichiatra Infantile oppure lo Psicologo specializzato in queste tematiche. La diagnosi deve essere precoce (a fine della 2° - 3° elementare) e tempestiva.”
“In che cosa consiste la diagnosi che fai per stabilire se un soggetto soffre di dislessia, disortografia, discalculia o disgrafia?”“Consiste in un’analisi dettagliata che prende in considerazione una serie di aspetti: la capacità di apprendimento in senso stretto, le capacità cognitive (che rappresentano il criterio discriminante per parlare di D.S.A.), la proprietà del linguaggio, la capacità mnemonica, le abilità di tipo prassiche e visuo-spaziali (soprattutto se si ha il sospetto di disgrafia), gli aspetti emotivi e meta-cognitivi.
“Qualora la diagnosi indichi il soggetto positivo a DSA; cosa è bene fare?”“Lo specialista preparato pianifica un percorso specifico sulle caratteristiche e sulle difficoltà della persona e coerente con la sua epoca di sviluppo. E’ necessario, inoltre, creare un dialogo multi - direzionale tra le varie figure di “riferimento” del bimbo: la famiglia, la scuola, lo specialista. Queste figure, integrate reciprocamente tra loro nel rispetto dei propri ruoli e competenze, hanno il compito di collaborare per realizzare un percorso che non deve riguardare solo lo studio dello specialista, ma deve estendersi anche e soprattutto a casa e a scuola, attraverso l’adozione delle misure adatte a quel bambino che gli permettano di superare gli ostacoli all’apprendimento. Si deve cioè creare un’alleanza di sviluppo. Solo un percorso di questo genere è in grado di incidere positivamente non solo sul disturbo in sé, ma anche sull’intero benessere del bambino.”
“Ci sono stati personaggi famosi che nonostante questi disturbi specifici dell’apprendimento si sono in un qualche modo contraddistinti?”“Ovviamente, ti cito solo alcuni nomi di personaggi più o meno illustri, come scienziati, attori, letterati che sono inclusi nel lungo elenco di coloro che hanno avuto Disturbi Specifici dell’Apprendimento: Leonardo Da Vinci, Albert Einstein, Agatha Christie, Oscar Wilde, Whoopi Goldberg, Henry Winkler (noto come Arthur Fonzarelli della serie tv Happy Days)… queste persone sono solo alcuni esempi, … Bisogna considerare che chi presenta un D.S.A. non è stupido: è una persona con difficoltà a imparare seguendo gli schemi logici, o imposti, usati dalla maggior parte dei propri coetanei, ma è intelligente per definizione. Infatti, per parlare di D.S.A. è necessario che le abilità cognitive siano adeguate, mentre in caso di funzionamento cognitivo inferiore alla norma i problemi di apprendimento si ascrivono a ritardo mentale. Un D.S.A. presenta, infatti, difficoltà specifiche circoscritte all’interno di abilità cognitive adeguate. Questo per dirti che un differente modo di apprendere, non deve significare differenti possibilità e differenti futuri. Credo, infatti, che noi tutti dovremmo cambiare prospettiva e iniziare a vedere i D.S.A. non più come disturbi ma come caratteristiche della persona.

Tommaso Villani

 

mercoledì 8 febbraio 2012

Pronto il progetto “Tutor Dsa”

Al via l’iniziativa rivolta agli studenti con difficoltà di apprendimento

Si chiama progetto “Tutor Dsa” (dove Dsa sta per disturbi specifici dell'apprendimento) e grazie alla Provincia prenderà il via a breve con l’obiettivo di fornire un sostegno nei pomeriggi, dopo la scuola, agli studenti che soffrono di queste patologie, tra le quali la dislessia è la più conosciuta e diffusa, e che frequentano già la prima o la seconda superiore.
Il progetto ha prima selezionato e formato 15 tutor sulle caratteristiche specifiche di questi disturbi e sugli approcci da utilizzare, che ora sono pronti ad affiancare una trentina di studenti con Dsa nel loro tempo libero dopo la scuola. “Tutor Dsa” rientra in un più ampio progetto della Provincia denominato “Tutor”, che ha visto un investimento complessivo di ben 188 mila euro, di cui 18 mila per la sperimentazione Tutor Dsa, e il coinvolgimento di 207 tutor, figure che forniscono ai ragazzi diversamente abili un sostegno nelle ore extrascolastiche. «Si tratta di una sperimentazione prima nel suo genere – spiega l’assessore provinciale all’Istruzione Ilenia Malavasi – perché si rivolge a ragazzi che prima non erano destinatari di questo supporto in quanto il tradizionale progetto Tutor finora non prevedeva la possibilità di far partecipare ragazzi con Dsa. Inoltre forme di accompagnamento extrascolastico per questo tipo di disturbi sono state previste in alcuni territori, ma solo fino alle medie».
L’assessore Malavasi spiega inoltre le ragioni dell’investimento: «Questi studenti e le loro famiglie hanno bisogno di un sostegno extrascolastico, una necessità che è emersa anche alla luce di un recente monitoraggio. Inoltre i dati che abbiamo elaborato nell’ultima edizione dell’annuario scolastico evidenziano come nel nostro territorio gli studenti diversamente abili abbiano una permanenza piuttosto lunga nel sistema scolastico, fino alle superiori in genere. Questo dato ci dà atto della capacità delle nostre scuole e delle nostre istituzioni di accogliere e valorizzare la diversità, ma le famiglie e le scuole non devono essere lasciate sole. Il doposcuola può diventare in questo senso un elemento di criticità nella quotidianità di questi ragazzi, ed è su questo fronte che vogliamo agire, nell’auspicio di poter consolidare nel tempo e sul territorio questa nuova sperimentazione». L’attività di tutoraggio degli studenti coinvolti nella sperimentazione prenderà il via nel corso delle prossime settimane e proseguirà fino alla fine dell’anno scolastico.
In generale i disturbi specifici dell’apprendimento sono originati da un malfunzionamento di tipo neurobiologico, che arriva a condizionare alcune funzioni di base nei processi di apprendimento, con carenze che però non sono legate a un deficit di intelligenza, a problemi di natura psicologica o a forme di disagio sociale e culturale: si tratta di un fatto genetico. Le persone che soffrono di questi disturbi vedono spesso la fatica a ottenere risultati accettabili e questo può causare loro forme gravi di frustrazione. La dislessia è il disturbo più diffuso tra i Dsa.

giovedì 2 febbraio 2012

La dislessia è un disturbo della lettura caratterizzato dalle difficoltà...

La Nazione del 01-02-2012

La dislessia è un disturbo della lettura caratterizzato dalle difficoltà ad effettuare una lettura accurata e fluente. E' il prototipo dei Disturbi specifici di apprendimento (Dsa) che comprendono anche disgrafia, disortografia e discalculia ovvero difficoltà nell'acquisire e padroneggiare abilità di scrittura e di calcolo. Il dislessico può leggere e scrivere ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica come la stragrande maggioranza dei ragazzi, perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro ed è sempre pressato dal tempo. La dislessia, che in Italia riguarda circa il 4% della popolazione scolastica, si manifesta già all'inizio della scuola primaria e, grazie alla segnalazione della famiglia e degli insegnanti, gli specialisti ne stabiliscono la presenza osservando la «discrepanza» tra l'intelligenza generale e le più semplici abilità scolastiche. Il dislessico può attardarsi nell'esecuzione del compito e poi agire in modo affrettato, leggere con difficoltà l'orologio analogico, avere un equilibrio precario, non essere coordinato ed ancora può sembrare tra le nuvole, non stare mai fermo, avere poca memoria e non trovare le parole per esprimersi o prendere troppo tempo prima di rispondere alle domande. FINO a non molto tempo fa i dislessici venivano etichettati come lenti e svogliati, pigri e poco intelligenti, a volte anche ritardati. Invece il dislessico è intelligente per definizione! E' capace di imparare, è intuitivo, creativo, intelligente spesso anche oltre la media, sa trovare soluzioni originali, ha una eccezionale memoria visiva, sa integrare nuove informazioni in modo globale, apprende facilmente mediante l'operatività e la sperimentazione concreta e ciò lo rende particolarmente perspicace. Finalmente il ministero ha varato le misure, efficaci da quest'anno scolastico, per assicurare il diritto allo studio degli studenti con disturbi specifici dell'apprendimento. LA LEGGE 170/2010 e il decreto attuativo con le linee guida assicurano a questi studenti una didattica personalizzata e l'introduzione di strumenti compensativi e misure dispensative. Gli strumenti compensativi servono per compensare il disturbo e svolgere la parte automatica del compito, sono «protesi» come gli occhiali, «strumenti» come le penne o «memorie esterne» come le chiavette Usb (pc con controllo ortografico, sintesi vocali, audiolibri, calcolatrice). Per le prestazioni più difficoltose, le misure dispensative consentono di non svolgere attività come la lettura a voce alta, lo studio mnemonico di tabelline o poesie e possono essere dispensati dalle prove scritte di lingua straniera sostituite da prove equivalenti.

mercoledì 1 febbraio 2012

Normalità e diversità, le frontiere della mente

La Repubblica del 31-01-2012

Se misuriamo la velocità dei mammiferi in metri al secondo, il cavallo risulterà veloce e il tricheco deficitario. Ovvio il contrario se la misurazione avverrà in acqua e non su terreno. Se si misura l´intelligenza di un bambino con il Qi, l´etichetta di genio o ritardato potrebbe contraddistinguere persone che sono solo diverse per struttura genetica e mentale. Siamo meravigliosamente diversi, soprattutto per mani e cervello, ed è questa la ragione del successo della nostra specie. La normalizzazione non è l´obiettivo dell´evoluzione, piuttosto lo è la capacità di integrare le diversità entro una convivenza rispettosa. Ben vengano dunque dagli Usa nuovi criteri che definiscono le malattie mentali (Dsm). Accolgono come varianti della norma alcune manifestazioni prima inserite nello spettro autistico. Saranno pubblicate entro marzo ed è facile prevedere accese discussioni tra psichiatri, psicologi, psicoanalisti e famiglie associate che ad essi si riferiscono.
camici.pigiamigmail.com

domenica 29 gennaio 2012

Disturbi specifici dell’apprendimento: dall'1 febbraio le diagnosi rilasciate da privati sono da presentare alle Aziende Usl

Regione Emilia-Romagna> , 27 gennaio 2012
Dal 1° febbraio 2012, le famiglie di bambini con diagnosi di disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) rilasciata da neuropsichiatri e psicologi di centri privati devono presentare tale documentazione direttamente ai Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dall’Adolescenza (NPIA) delle Aziende Usl. All’istituto scolastico di frequenza, va poi presentata una dichiarazione sostituiva di atto notorio che attesti l’avvenuta presentazione all’Azienda Usl.
Bologna, 27 gennaio 2012 – Le famiglie di bambini con diagnosi di disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) rilasciate da neuropsichiatri e psicologi dei centri privati, dall’1 febbraio devono presentare tali diagnosi direttamente ai Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dall’Adolescenza (NPIA) delle Aziende Usl; all’istituto scolastico di frequenza dei bambini devono poi presentare una dichiarazione sostituiva di atto notorio che attesti l’avvenuta presentazione all’Azienda Usl.
Il percorso che le famiglie devono seguire riguarda esclusivamente le diagnosi di Dsa rilasciate da neuropsichiatri e psicologi dei centri privati.
Tale percorso è stato definito con una nota dell’Ufficio scolastico regionale del 10 gennaio scorso e con una precedente nota del 7 dicembre 2011 a firma congiunta dell’Ufficio scolastico e della Direzione generale sanità e politiche sociali della Regione Emilia-Romagna (consultabili nei link).
Per le diagnosi rilasciate da privati fino al 31 gennaio, resta invece valida la procedura fin qui seguita: e cioè la consegna delle segnalazioni agli istituti scolastici e successiva trasmissione, da parte delle stesse scuole, delle segnalazioni alle Aziende Usl.

I Servizi per i disturbi specifici dell’apprendimento

I disturbi specifici dell’apprendimento sono disturbi delle abilità scolastiche, che riguardano difficoltà specifiche nella lettura, nella scrittura e nel calcolo in presenza di una intelligenza nella norma. Sono disturbi specifici dell’apprendimento la dislessia, la disgrafia, la disortografia, la discalculia.
In Emilia-Romagna nel 2010 sono state 6.429 le diagnosi di Dsa effettuate dai Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dall’Adolescenza (NPIA).
La Regione ha definito con la delibera di Giunta 108/2010 il percorso di assistenza rivolto ai bambini con Dsa, a partire dalla diagnosi fino alla presa in carico e al percorso abilitativo per ridurre il più possibile le difficoltà specifiche.
La Regione ha stanziato 1 milione di euro nel 2010 e 940 mila euro nel 2011 per acquistare strumenti compensativi informatici destinati a bambini e ragazzi con Dsa e per sviluppare ulteriormente i processi organizzativi e le attività di formazione dei Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dall’Adolescenza (NPIA) che favoriscano diagnosi e presa in carico sempre più tempestive.

venerdì 27 gennaio 2012

Se il rifiuto della scuola non è soltanto timidezza

Bambini e adolescenti: lo sviluppo dei disturbi ansiosi dipende molto dalla qualità del legame con i genitori

Corriere della Sera  -LA RICERCA
ambini e adolescenti: lo sviluppo dei disturbi ansiosi dipende molto dalla qualità del legame con i genitori

Possibile che un bambino di neppure dieci anni soffra di un disturbo d'ansia? Certo, e non è neppure un'eventualità troppo remota: secondo i dati raccolti di recente su circa 3500 bambini di nove anni da Francesca Neri e Renata Nacinovich, della Clinica di neuropsichiatria dell'infanzia e l'adolescenza dell'Università di Milano Bicocca presso l'ospedale San Gerardo di Monza, circa il 10 per cento dei ragazzini presenta tratti d'ansia.
La ricerca, che ha coinvolto sei Cliniche di neuropsichiatria infantile italiane ed è la più ampia mai svolta per valutare la diffusione dell'ansia fra i preadolescenti, dimostra che in questa fascia d'età la frequenza dei disturbi è molto simile fra maschi e femmine. Inoltre, sono stati identificati i fattori che più facilitano la comparsa del problema. Se infatti è ormai indubbio il peso della genetica, così come il ruolo di eventi negativi precoci (dall'abbandono, ai lutti in famiglia), lo studio italiano punta il dito anche contro altri elementi che hanno un impatto non irrilevante: i bambini con genitori separati o single hanno, ad esempio, una probabilità del 50 per cento più alta di sviluppare ansia, ma sono a rischio più elevato pure i bimbi di famiglie numerose (con più di 4 membri) o i figli di donne che non lavorano.
«L'ansia dipende molto dall'insicurezza e dalla "bontà" del legame di attaccamento con i genitori — spiega Francesca Neri —. Esistono coppie separate che riescono a dar vita a una "coppia genitoriale" comunque efficace, coesa, i cui figli non si sentiranno mai insicuri e, d'altra parte, esistono genitori pessimi nonostante il matrimonio. Tuttavia, le coppie brave a separarsi "bene" non sono né la norma né la maggioranza, per cui sui grandi numeri i figli di separati, divorziati e single risultano più a rischio d'ansia». «Quanto ai bimbi con molti fratelli e sorelle, — prosegue Neri — è probabile che soffrano di maggiori insicurezze; le madri che non lavorano, infine, avendo investito molto sui figli forse trasmettono loro un carico maggiore di preoccupazione. Di certo, il contesto in cui vive il piccolo è fondamentale, per questo parliamo sempre e a lungo con i genitori dei nostri pazienti». Nei bambini e negli adolescenti i disturbi d'ansia più comuni sono l'ansia da separazione (che insorge specificamente nell'infanzia), l'ansia generalizzata, il disturbo di panico, le fobie specifiche, la fobia sociale. Alcune paure sono normali e fisiologiche, e scompaiono con la crescita: è il caso ad esempio dell'angoscia nei confronti dell’estraneo, caratteristica dei piccoli di otto-nove mesi; delle paure degli animali grossi e divoratori, verso i due-tre anni, o dei piccoli animali come insetti e ragni, caratteristica intorno ai quattro-sei anni. Altrettanto frequenti e del tutto nella norma sono una transitoria paura del buio o della scuola; in adolescenza sono usuali (e passeggeri) i timori relativi al corpo, alla sua forma e integrità, alla normalità dei caratteri sessuali secondari.
Prendiamo, ad esempio, il tipico caso del bimbo che non si stacca dalla mamma quando deve andare a scuola: «È del tutto normale che un bambino faccia storie per qualche tempo nella fase di inserimento all'asilo nido e alla scuola materna — osserva Renata Nacinovich —. Ma se mesi dopo l'inizio della scuola ogni mattina è ancora una tragedia, allora è il caso di valutare se non ci sia un’ansia da separazione o correlata alla scuola. E successivamente, alle elementari, alle scuole medie o alle superiori, il rifiuto scolastico o "fobia scolare" può essere legata a questo tipo di disturbo d'ansia o essere associata alla fobia sociale, che "costringe" il bambino o l'adolescente a evitare tutte le situazioni in cui teme di mostrare le sue incapacità e di essere giudicato, umiliato.
La fobia sociale è abbastanza comune fra i bambini ed è molto diversa dalla timidezza: un bimbo timido non prende l'iniziativa per giocare, ma riesce a stare con gli altri se viene sostenuto da un’educatrice o introdotto da un amichetto; il bambino che soffre di fobia sociale non si convince con nulla». Una recente ricerca statunitense su oltre 10 mila adolescenti dai 13 ai 18 anni conferma che timidezza e fobia sociale non corrono il pericolo di essere confuse, né c'è il rischio tanto paventato da molti di "curare la timidezza": solo il 12 per cento dei timidi rispetta i criteri per la diagnosi di fobia sociale, e c'è un 5 per cento di non timidi che invece è fobico. Ma quali sono i campanelli d'allarme a cui i genitori (soprattutto quelli "a rischio", secondo i parametri individuati dai ricercatori italiani) devono prestare attenzione? «Bisogna insospettirsi se il bambino fa molta fatica ad adattarsi ai cambiamenti e manifesta segnali evidenti di disagio: sintomi psicosomatici ricorrenti come mal di testa o mal di pancia, rifiuto a uscire o andare a scuola, difficoltà a dormire, tendenza a isolarsi mascherando il rifiuto sociale con interessi "solitari" come i videogiochi — dice Nacinovich —. Occorre intervenire presto, perché quando i comportamenti condizionati dall'ansia si cronicizzano sono sempre più complicati da eliminare». Purtroppo, con i più piccoli è molto facile equivocare e non rendersi conto che certi atteggiamenti potrebbero nascondere un problema: accade, ad esempio, che i genitori ritengano solo molto tranquillo e magari un po' solitario un bambino che in realtà ha una fobia sociale, allarmandosi davvero soltanto quando il figlio non vuole più andare a scuola. Inoltre, molti piccoli somatizzano l'ansia, quindi prima di pensare a un disagio emotivo i genitori spesso li sottopongono a innumerevoli visite pediatriche. «Una volta arrivati alla diagnosi, in prima battuta si sceglie un lavoro di sostegno psicologico o, se è necessario, una psicoterapia a orientamento psicodinamico, coinvolgendo sempre anche i genitori: a volte basta "trattare" mamma e papà per veder stare bene il figlio. Ai farmaci si ricorre se il disturbo è molto invalidante, ad esempio se il bambino o l'adolescente non frequenta più la scuola, non esce. Ma i farmaci non si usano mai da soli, o come prima scelta» conclude Neri.
Elena Meli

giovedì 26 gennaio 2012

Associazione D.S.A. - Dislessia, un limite da superare - La sua prima candelina

Ad un anno dalla sua nascita il Comune di San Giorgio a Cremano sul giornalino del comune "SpazioComune  - Magazine", assegna alla pagina dedicata al Terzo Settore un ampio spazio all'Associazione D.S.A. - Dislessia, un limite da superare.
Ad un anno dalla sua nascita il Comune di San Giorgio a Cremano sul giornalino del comune "SpazioComune  - Magazine", assegna alla pagina dedicata al Terzo Settore un ampio spazio all'Associazione D.S.A. - Dislessia, un limite da superare.

martedì 24 gennaio 2012

Intervista a Giacomo Stella: Dislessia, a Modena colpite 2500 persone «Norme da rivedere»

Gazzetta di Modena del 24-01-2012

MODENA. La dislessia è un tema di forte attualità. Se ne dibatte tra gli esperti per conoscere la vera incidenza della sindrome che a Modena colpisce 2500 persone. Di queste, solo1366 hanno ottenuto una certificazione. Le altre o sono in attesa o ancora non sanno di essere colpiti dalla dislessia. Per capire occorre fare chiarezza. «La dislessia - spiega il professor Giacomo Stella, ordinario di psicologia clinica all'Università di Modena e impegnato nella dislessia già nel 1997, quando fondò l'Associazione Nazionale Dislessia - nasce da una piccola anomalia di alcune aree del cervello, causando una neurodiversità che ostacola l'apprendimento della lettura e della scrittura». Naturalmente queste piccole anomalie generano difficoltà maggiori o minori a seconda della natura del sistema ortografico: «Sfavoriti sono gli inglesi, che hanno di fatto venti vocali diverse ma sempre cinque lettere a disposizione per rappresentarle. Noi in Italia, calcolando la e aperta e chiusa, ne abbiamo solo sette, si può dire che siamo avvantaggiati. Ecco perché in Inghilterra si parla di dislessia dal 1940, con 50 anni di anticipo rispetto a noi». Quando si scopre la dislessia? «I bambini italiani imparano la lettoscrittura al 95 per cento entro la prima elementare. Ma la sanità italiana dice di non porre diagnosi su eventuali disturbi prima della fine della seconda elementare. In questi ultimi periodi sono stati detti tanti numeri, troppi o troppo pochi. Io mi fiderei delle ricerche epidemiologiche: l'incidenza è del 3,1 per cento. Ciò significa che in Emilia Romagna, su una popolazione di 580mila studenti tra i 6 e i 18 anni, ci sono circa 15mila dislessici. Il nostro Ufficio Scolastico è all'avanguardia, tanto che ha avviato un'ulteriore indagine tra le scuole, che ha trovato notevole partecipazione proprio nella nostra città. Quanti sono i bambini che sanno di essere dislessici in Emilia Romagna? Novemila. Significa, a conti fatti, che ce ne sono 6mila ancora da riscontrare: quasi un bambino su tre è dislessico ma non è ancora riconosciuto». Stella spiega cosa accade: «Il problema è serio, determina grandi sofferenze. Il bambino che non apprende viene considerato pigro e svogliato. Nessuna di queste cose è vera. I dislessici sono intelligenti per definizione. Per diagnosticare la dislessia l'efficienza intellettiva del soggetto deve essere nella norma. È molto importante che si arrivi ad una diagnosi chiara». Da diversi anni per fortuna l'Emilia Romagna è all'avanguardia in questo campo. Qui esiste il primo e unico servizio nazionale per gli studenti universitari: «Sono determinati, si laureano in tempo. Attualmente il centro segue 150 studenti dislessici solo nella nostra università». Il problema di oggi sono i tempi della burocrazia: «I tempi di attesa - prosegue Stella - sono lunghi e la certificazione è necessaria per poter accedere alle misure dispensative e soprattutto all'utilizzo del computer in classe. La verità è che in questo momento il servizio sanitario non sembra in grado di rispondere ai bisogni delle famiglie, che non possono attendere dai sei mesi ad un anno per avere una risposta, così si perdono interi cicli scolastici ed anni di studio». E allora la soluzione da attuare qual è? «Migliorare l'integrazione tra centri pubblici e centri privati - conclude il professor Stella - Se è vero che la sanità, in questa fase, non può allargare il cordone della borsa, ci dovrebbe essere un'apertura verso i privati per accreditare i percorsi che la Regione ritiene opportuno costruire. E invece, purtroppo, non siamo ancora di fronte ad una normativa per i disturbi specifici di apprendimento, come la dislessia. In Liguria e Lombardia, invece, questo già succede. L'Italia i dislessici non se li sta inventando, esistono davvero».
di Davide Berti

Dislessia, ombrello diagnostico inflazionato?

Il Resto del Carlino del 23-01-2012
Dislessia, ombrello diagnostico inflazionato? Etichetta che racchiude senza distinguo le diverse graduazioni riscontrabili nei DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento), intrecciandoli arbitrariamente all'ADHD (la sindrome dell'attenzione e dell'iperattività)? Di fronte a statistiche che valuterebbero il 23% dei bambini dai 3 ai 10 anni, a Roma, a rischio DSA, da un lato, ed a analisi più prudenti che riducono al 4% tale stima, occorre, a mio avviso, fare un passo indietro. Perché l'interesse dei bambini di avere la massima attenzione e le maggiori opportunità di benessere psico-fisico non può ridursi alla gelida statistica. I bambini sono individui, non numeri e vetrini da microscopio, ed è fondamentale, per loro, il giusto stimolo atto ad assicurare il massimo dispiegamento delle loro potenzialità. Casa e scuola hanno un ruolo centrale. Ma fin qui, tutto ciò è lapalissiano, la base di ogni teoria pedagogica. Ciò che manca è il passaggio alla pratica quotidiana. Che dovrebbe avvenire con l'intervento sinergico di un'equipe scolastica permanente, che si avvalga delle competenze di insegnanti, psicologi, neuropsichiatri infantili, sia per limitare «sentenze diagnostiche» superficiali, sia per rendere omogeneo l'approccio educativo nei riguardi dei bambini stessi, siano o non siano affetti da dislessia o altri disturbi classificabili come DSA o ADHD. Questo anche per evitare confusioni, indicazioni disorientanti ai genitori, metaforiche bollature di «diversità» ai bambini. Il che genera un'ipotesi d'intervento. ESISTE UN METODO, messo a punto da un medico di Philadelphia, Glenn Doman, che oltre cinquant'anni fa si dedicò al recupero dei bambini cerebrolesi. Apparentemente, può sembrare eretico raffrontare le due situazioni che convergono solo nel fatto che si applicano a bambini; le procedure e i protocolli previsti da Doman, però, «lavorano» sul cervello del bambino affinché si accendano tutte le aree, si dispieghino le potenzialità, dunque, agisce indipendentemente dalla presenza di un handicap. E' anzi, democraticamente applicabile a tutti i bambini, e già avviene negli USA, ottimizzandone le capacità. In Italia, il metodo Doman ha il suo fulcro negli Istituti per il Raggiungimento del Potenziale Umano Europa, a Fauglia (Pisa), luogo dove si applica il Metodo solo nel settore del recupero. Non è escluso, però, di ampliarne le competenze come negli USA.