A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

mercoledì 12 ottobre 2011

Stipendi, merito, bocciati le nuove favole di Gelmini

IMG tratto da l'Unità
Devo esprimere, nonostante tutto, gratitudine al giovane Ministro. E’ vero, ha eliminato lo studio del Diritto e dell’Economia nelle scuole superiori e l’ha fatto proprio nel momento in cui risulta più evidente quanto improvvida sia stata la scelta . E’ vero, non ha attivato l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione nel momento in cui la Carta è la più citata da tutti, destra, sinistra e centro, come la fonte da stravolgere o da avere come riferimento, a seconda degli orientamenti, per il progresso del Paese reale.

Però la giovane scrittrice di favole ha un cuore e, nel mio caso, mi ha salvato. O per lo meno ha salvato la mia seconda passione dopo il Diritto e la Costituzione. Il venerdì è il giorno in cui comincio a pensare al contenuto degli Spicchi e questa settimana ero già rassegnato a saltare un giro. Non riuscivo a “chiudere” il pezzo. Anche perché nei giorni precedenti si era fatto il pieno. Di fanta-tunnel, di dimissioni e di statistiche sui bocciati un po’ farlocche. Ma chi ha a cuore le sorti dei giovani e del Paese come il giovane Ministro poteva saltare un giro? Mai sia detto. Ed allora dagli sotto, sabato scorso, con una intervista a, il giovane Ministro si è veramente superato. E gli Spicchi sono salvi ancora per questa settimana. Anche perché c’hanno pensato gli studenti, con le loro manifestazioni di venerdì, a dare la sveglia alla giovane scrittrice di favole. “Erano 50.000, l’ha detto il Ministero dell’Interno, ma il fatto merita rispetto”. Il fatto merita rispetto, ha detto il giovane Ministro. Sono saltato sulla sedia, se questo è l’incipit, mi sono detto, alla fine della lettura dell’intervista magari arriva l’annuncio delle dimissioni. Di Gelmini, non di Zennaro (v. Spicchi precedenti). “Facciano loro i valori del merito, coltivino l’eccellenza, altrimenti sono condannati all’impoverimento”. Ahi, tre frasi dopo ci siamo ricascati.

E’ la Gelmini di sempre, quella che conosciamo, quella che parla di merito agli studenti e nomina il suo portavoce Zennaro, che ha un curriculum cortino, cortino, cortino, chi vuole se lo legga sul sito del Ministero, addirittura Direttore generale del MIUR e dice nell’intervista “Non c’è motivo di allontanarlo anche da lì….”. Per lei è come nelle favole dove, absit iniuria verbis, un brutto anatroccolo può pure diventare cigno. Solo che lì, nelle favole, non evocano il merito. Sono favole e basta. “No, basta i tagli sono finiti….” Come tagli? Ma finora la giovane scrittrice di favole non c’aveva raccontato che i tagli era il termine dei “comunisti”, che non erano tagli ma scelte inevitabili per una scuola di qualità? Non c’aveva raccontato che gli insegnanti erano troppi e che per pagarli come in Europa bisognava farne fuori un bel po’? “Non riusciremo ad aumentare gli stipendi, ma vareremo un sistema di incentivi basato sui test Invalsi”. Ahi , ahi, ahi niente stipendi europei, ecchècavolo c’è la crisi, ma in compenso ci vuole dare la paghetta.

Solo che a leggere la frase viene un dubbio atroce. Perché il giovane Ministro dice “un sistema di incentivi basato sui test Invalsi” e vuoi vedere che ci incentiva regalandoci i volumi dei test Invalsi? Certo sono sempre meglio dei volumi col quizzone del concorso a Preside, ma Ministro, l’ha detto il suo collega “tagliatore”, con la “cultura” non si mangia. E poi i test ed il quizzone sono pure un po’ indigesti. Come il cavolo e i peperoni fritti. L’intervista sta per finire e comincia l’apoteosi. Come Napoleone insomma. L’intervistatore dice al giovane Ministro: “da quattro anni non rendete pubblici i dati dei bocciati”. “Li ho visti ieri, tra una settimana saprete tutto” risponde la giovane scrittrice di favole. E’ Waterloo. Ma non quella dei libri di storia chè lì finisce male. No, è l’altra Waterloo

lunedì 10 ottobre 2011

La protesta giusta dei ragazzi.

Tagli finiti? Rimane solo da tagliare il ministro. -                           da
 

Lei dice: “Pronta ad ascoltare la protesta dei ragazzi” Loro non ti credono, è troppo tardi, cara ministro. Questi ragazzi non possono più ascoltare te.
Lei dice: “I ragazzi ormai parlano di altro, cose più grandi di me: economia, crisi economica globale, che c’entra? Non riguardano il mio ministero. La protesta verte su altro”. Sono più preparati di Lei, cara ministra, i livelli cognitivi delle nazioni sono strettamente correlati con il loro sviluppo economico e le linee politiche ideali dei paesi crescono e nascono nelle scuole. Se tocchi le scuole tocchi immediatamente politica ed economia, come il solletico. I ragazzi, i nostri alunni, noi, lo sappiamo benissimo. Lei, che di scuola non ne sa nulla, non ne ha nemmeno idea. La loro, la nostra  non è la difesa del passato ma la salvaguardia dell'avvenire: chiediamo un presente accettabile per un futuro migliore. Le diamo una notizia: non va tutto bene, nelle scuole si vive ogni giorno uno stato di inadeguatezza tale e di difficoltà tale da rendere sempre più difficile la trasmissione della conoscenza e l'acquisizione delle competenze. Puo' negare, far finta di nulla, minimizzare. Noi no. Noi, studenti e docenti, nella scuola ci stiamo. E' la nostra vita. Non è la sua.
Lei dice: “Sia i ragazzi che i professori vogliono difendere rendite di posizione, vogliono tornare indietro”. No mia cara, viaggiano alla velocità dei neurini: ragionano in modo glo-cale, comunicano sul web,  ridono di fronte al suo grembiulino e all’elogio della nota sul registro di segno trapassato remoto, partecipano attivamente al mondo che li circonda cambiandolo, si informano, leggono, studiano, costruiscono, si relazionano. Noi,  cara ministra, siamo già oltre le rendite di posizione, tutte, compresa la sua. Parliamo di diritti, di sfide, di qualità, di laboratori,di futuro e non di passato. Non ci offenda: difendiamo i diritti. L’unica che sta difendendo una rendita di posizione immeritata è Lei.
Lei dice: “Il MIUR spende il 97% della spesa in stipendi, gli insegnanti sono troppi”. Questo deve fare, cara ministra, il Ministero, mica cos’altro. Con le scuole autonome e la riforma del titolo V della Costituzione, la gestione e l’amministrazione delle scuole, con relative spese, è affidata agli enti locali, gli stipendi allo Stato. Troppi insegnanti? lo ripeteremo come un mantra: troppi rispetto a quanti allievi? Nel conteggio dei docenti italiani si sommano gli insegnanti di religione (pagati da tutti gli italiani, compresa me che non professo religioni) e i docenti di sostegno (negli altri paesi sostenuti dai ministeri della sanità), tolti dal conteggio totale questi,  i docenti italiani in rapporto agli alunni sono di meno che negli altri paesi europei. Dica agli italiani di far meno figli o di non mandarli a scuola dunque, ma non che i docenti sono troppi. E poi: la nostra scuola elementare, che aveva “più docenti”, era un eccellenza mondiale. Abbiamo paura di essere primi nel meglio ogni tanto? La qualità si paga. Ma meno dell’ignoranza a cui li sta condannando.
Lei dice: “C’è la crisi, i tagli erano necessari. Non ho potuto oppormi, adesso però basta, Tremonti ha capito”. I tagli erano necessari, certo, ma non nella scuola e nella ricerca. Erano necessari negli sprechi, erano necessari nelle spese militari e lei poteva fare molto: dimettersi per protesta. Per non difendere l’unica rendita di posizione che vediamo difendere davvero: la vostra.
Lei dice: “Stiamo trovando 400 milioni di fondi per l’edilizia scolastica”. Ridiamo o piangiamo? Dopo la tragedia di Rivoli e di Torino è venuto fuori che la maggior parte degli edifici dove noi insegnanti lavoriamo (per difendere rendite di posizione) e dove i nostri figli stanno per metà delle loro giornate (a lamentarsi ingiustamente a detta sua) sono a forte rischio e avrebbero bisogno di uno stanziamento di 7 miliardi circa di euro per essere messi a norma. “Stiamo trovando”?????????? Ancora???????? Siamo all’alba di un nuovo mondo? E i fondi CIPE e FAS che già erano stati stanziati per questo e che avete dirottato per sanare Alitalia, per pagare le quote latte, per incensare qualche leghista col dito medio mobile? Ma davvero pensa che tutti siano un po’ scemi e un po’ incompetenti?
Lei dice: “I docenti son pagati poco è vero, non riusciremo ad aumentare gli stipendi (non dovevano venir fuori dai tagli?), ma agganceremo degli incentivi ai risultati delle prove nazionali di valutazione dei ragazzi (i test invalsi)”. Ma che meraviglia! E tutti i docenti che lavorano in situazioni di degrado e nelle immense periferie? Quelli che già è un miracolo se riescono a tenere i ragazzi a scuola togliendoli dalla strada? Quelli per cui è più importante il progresso effettuato che non l’esito raggiunto nel recuperare gli ultimi? Quelli i cui allievi i test invalsi non possono raggiungere i livelli di ragazzi più fortunati? Che facciamo con questi docenti? Li puniamo per servire lo Stato là dove nessuno vorrebbe? Cara ministra, Lei non ha capito niente dell’Italia. L’Italia che vuole recuperare gli ultimi, oltre che gratificare i primi. E che ci voglia più fatica nel recuperare gli ultimi, piuttosto che gratificare i primi, lo capisce persino un bambino.
Lei dice “Sono depressa in questi giorni, non sono stata capita”. Pensi noi, cara ministra, l’unica a non capire quello che ha fatto è lei, noi la abbiamo capita benissimo. Sulla nostra pelle, sul nostro lavoro, sulla nostra istruzione.
Lei dice: “Sono pronta ad ascoltare la protesta e i ragazzi”. Tempo scaduto. I ragazzi non sono più pronti ad ascoltare lei, ha rubato loro tre anni di vita, di scuola e di educazione. Noi docenti non siamo più pronti a sentire lei. Speriamo solo che se ne vada, non perché “ogni riforma è stata osteggiata, ieri come oggi” ma perché Lei è riuscita là dove tanti non erano arrivati: far vincere il demerito assoluto contro il merito. Adesso basta. Siamo insegnanti, siamo docenti, ne capiamo più di Lei di voti e di pagelle. Il voto a Lei è assolutamente insufficiente e, come si dice degli allievi peggiori, "non permette il regolare svolgimento della lezione e dunque ne motiviamo l'allontanamento dalla classe".
Lei dice: “Non ho mai pensato di dimettermi”. Dopo errori, tagli, strafalcioni amministrativi, concorsi banditi male, dichiarazioni ridicole, dati occultati, ricorsi persi…La preghiamo, non difenda più questa rendita di posizione indifendibile. La stiamo pagando troppo cara. Se ne vada. Ascolti davvero, se ne vada.

giovedì 6 ottobre 2011

Disturbi specifici di apprendimento: il Regolamento e le Linee Guida

(di Salvatore Nocera*)  da Superando.it
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Alunni con disturbi specifici di apprendimento (DSA), ovvero dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia. Dopo che un anno fa era stata approvata la Legge 170/10, che ne aveva fissato i diritti, recentemente il Ministero dell'Istruzione ha prodotto il Regolamento e le Linee Guida di quella norma. Vediamone i vari aspetti, in questa approfondita analisi, e anche le affinità e le differenze con le norme che tutelano i diritti degli alunni con disabilità

Il 12 luglio scorso il Ministero dell'Istruzione ha emanato il Decreto n. 5669 recante il Regolamento Applicativo della Legge 170/10 sui diritti degli alunni con disturbi specifici di apprendimento (d'ora in poi DSA). Lo stesso Decreto porta inoltre in allegato le Linee Guida rivolte ai docenti, dichiarate parte integrante del provvedimento (articolo 3). Si nota immediatamente come Decreto e Linee Guida siano stati pensati utilizzando concettualmente la normativa emanata nel corso degli anni per gli alunni con disabilità, pur tenendo distinte le due figure ai fini degli effetti giuridici e dei diritti conseguenti alla loro individuazione, in piena armonia sia con la Legge 104/92 che con la Legge 170/10, pensando in particolare al divieto di assegnazione di docenti per il sostegno, a meno che, oltre alla diagnosi di DSA, non si accompagni anche la certificazione di disabilità ai sensi dell'articolo 3 della Legge 104/92.
Si è pensato alla normativa emanata per gli alunni con disabilità, dicevamo, e infatti l'articolo 2 del Regolamento stabilisce che i docenti possano segnalare alle famiglie, tramite il Dirigente Scolastico, l'opportunità di una certificazione positiva o negativa di DSA, quando riscontrino difficoltà ripetute dell'alunno in classe.
Questa è una disposizione simile alla Circolare Ministeriale
363/94, con la quale il Ministero aveva previsto che i docenti - tramite il Dirigente Scolastico - potessero chiedere alle famiglie una certificazione positiva o negativa di disabilità. Quest'ultima Circolare prosegue poi prevedendo che in caso di non attivazione dei genitori, il Dirigente Scolastico comunichi alla famiglia che provvederà la scuola e che in caso di espresso divieto della famiglia, la scuola può rivolgersi ai servizi sociali perché, risultati negativi i contatti con la famiglia, essi si rivolgano al Tribunale dei Minori, il quale ultimo, anche contro la volontà dei genitori e nel prevalente interesse del minore, può decretare la sottoposizione a visita medica, affinché l'alunno possa fruire di tutti diritti che la normativa gli mette a disposizione.
Ebbene, il Regolamento per i casi di supposti DSA non giunge a tanto e le Linee Guida precisano in ogni caso che una diagnosi di DSA non può seriamente effettuarsi prima della fine del secondo anno di scuola primaria.
Sempe l'articolo 2 del nuovo Regolamento chiarisce pure un aspetto che l'articolo 3 della Legge 170/10 non aveva chiarito, vale a dire che le certificazioni diagnostiche debbono essere effettuate solo dalle «strutture preposte» (strutture sanitarie pubbliche o con esse convenzionate o accreditate) e quindi non da qualunque medico o psicologo privato.
L'articolo 4, poi, indica gli interventi didattici personalizzati che vanno svolti da parte dei docenti, nel rispetto della loro libertà di insegnamento, secondo le Linee Guida. Qui è particolarmente importante il comma 5, che afferma: «L'adozione delle misure dispensative è finalizzata ad evitare situazioni di affaticamento e di disagio in compiti direttamente coinvolti dal disturbo, senza peraltro ridurre il livello degli obiettivi di apprendimento previsti nei percorsi didattici individualizzati e personalizzati». Importante è quindi che non vengano ridotti gli obiettivi di apprendimento fissati per ciascun ordine di scuola.
E ancora, l'articolo 5 del Regolamento ribadisce l'importanza delle misure compensative e dispensative, che vanno indicate nel piano didattico personalizzato, come avviene per il PEI [Piano Educativo Individualizzato, N.d.R.]degli alunni con disabilità.

Assai importante, infine, è l'articolo 6 sulla valutazione  del profitto di questi alunni. Qui si prevede infatti che la valutazione stessa debba incentrarsi più sugli aspetti sostanziali che formali e a tal proposito si può ottenere la dispensa dallo svolgimento delle prove scritte nelle lingue straniere, purchè la carenza di tale prova sia compensata da prove orali. Si è applicato quindi il principio - già in vigore per gli alunni con disabilità - delle prove equipollenti di cui all'articolo 16, comma 3 della Legge 104/92, come pure l'uso di tempi più lunghi che, come precisato nelle Linee Guida, non devono superare il 30% di quelli concessi ai compagni, termine esplicitato nel Regolamento a favore degli studenti universitari con DSA.
Il sesto comma di questo articolo fuga i dubbi insorti a causa della formulazione generica di un'articolo della Legge 170/10, circa la possibilità di esonero dallo studio e dagli esami relativi alle lingue straniere. Il Regolamento precisa infatti che solo in via eccezionale, su proposta della diagnosi, su richiesta della famiglia e su delibera - anche a maggioranza - del Consiglio di Classe, l'alunno possa essere esonerato dallo studio e dagli esami delle lingue straniere, tenendo comunque conto della loro importanza come materie caratterizzanti o meno di quel determinato tipo di istituto.

E qui si è fatto palesemente ricorso alla normativa del PEI Differenziato prevista  dall'articolo 9 del DPR (Decreto del Presidente della Repubblica) 122/09, sulla valutazione degli alunni con disabilità. Infatti, per questi casi, verrà deliberato dal Consiglio di Classe un progetto didattico differenziato, che non dà diritto al rilascio del diploma, ma solo a un attestato dei crediti formativi maturati, richiamando addirittura la norma del DPR 323/98 sul modello di attestato rilasciato agli alunni con disabilità.

Il Regolamento lascia però insoluti due grossi problemi, che invece la normativa per gli alunni con disabilità chiarisce e cioè: gli alunni con DSA in possesso dell'attestato rilasciato al termine degli esami di licenza media avranno titolo ad iscriversi alle scuole superiori, sia pure per il conseguimento di altro attestato al termine degli studi? Personalmente ritengo di no, dal momento che manca una norma che espressamente lo preveda, come è invece avvenuto per gli alunni con disabilità mediante l'articolo 11, comma 12 dell'Ordinanza Ministeriale
90/01, ribadito dall'articolo 9  del citato DPR 122/09, mentre l'articolo 10 di quest'ultimo - relativo proprio alla valutazione degli alunni con DSA - non ne fa menzione alcuna.
Probabilmente, se si vuole evitare di bloccare questi alunni  alla terza media, occorre una "normetta" amministrativa simile a quella della citata Ordinanza Ministeriale 90/01 (articolo 11, comma 12), per superare questo ostacolo formale.

Altro punto non esplicitato, ma importantissimo, è quello concernente gli alunni con DSA che conseguono l'attestato agli esami finali di Stato. Qui è chiaro - e non ci sono dubbi - che tali alunni non potranno iscriversi all'università, neppure se una norma amministrativa lo consentisse, poiché quest'ultima sarebbe illegittima, sia per violazione della legge sugli accessi universitari, sia per disparità di trattamento nei confronti degli alunni con disabilità con semplice attestato, ai quali giustamente è precluso l'accesso all'università.

Per quanto poi riguarda le Linee Guida, i docenti dovranno leggerle con molta attenzione, perché esse forniscono suggerimenti assai utili ai fini della didattica nei diversi gradi di istruzione, espressi in modo chiaro, con esemplificazioni pregevoli e con parole molto semplici.
Le medesime Linee Guida prevedono, ed è importante, che il Piano Didattico Personalizzato vada comunque definito entro e non oltre tre mesi dall'inizio dell'anno scolastico e pure qui c'è qualche differenza con gli alunni con disabilità.
Infatti, il DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio)
185/06 stabilisce che il PEI [Piano Educativo Individualizzato, N.d.R.] vada abbozzato in tempo utile per le richieste in organico di fatto e ciò significa che una bozza di PEI per gli alunni con disabilità va approntata entro giugno-luglio dell'anno precedente la frequenza, poi raffinata all'inizio dell’anno scolastico (ai sensi della Nota Ministeriale Protocollo n. 4798/05) e definitivamente formulata entro i primi tre mesi dell'anno scolastico, con la presenza della famiglia, di tutti i docenti e degli operatori sociosanitari che seguono il caso. Qui invece è prevista solo l'ultima fase e sembra che manchino gli operatori sociosanitari.

Va detto ancora che il rispetto delle Linee Guida non costituisce un obbligo per i docenti, dal momento che, come visto, il Regolamento fa salvo il loro diritto alla libertà di insegnamento. E tuttavia, a mio avviso, per discostarsene occorre una ragionevole motivazione verbalizzata in una riunione del Consiglio di Classe, in mancanza della quale - in caso di bocciatura - la famiglia potrebbe chiederne l'annullamento per illegittimità, dovuta a violazione di legge o a difetto di motivazione.

Gli articoli conclusivi del Regolamento riguardano infine i contenuti e le modalità di svolgimento dei corsi di formazione sui DSA da parte dei docenti. Mancando però a tal proposito l'obbligo di frequenza dei corsi stessi, ci si chiede quanti docenti spontaneamente li frequenteranno. Ove fossero una scarsa percentuale - come avviene per quelli riguardanti la disabilità - si teme che i fondi destinati non sortiscano lo scopo previsto.

*Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap).
Ultimo aggiornamento (Wednesday 05 October 2011 17:36)


martedì 4 ottobre 2011

Contro la dislessia arrivano i libri ad alta leggibilità

    

di Cristina Manetti
In un mondo di baby-cybernauti, bambini conquistati dal computer e piccoli maghi dei videogiochi, la lettura sembra aver perso il suo appeal. Si legge poco, giusto quello che serve per la scuola. Il risultato è “un impoverimento del linguaggio e, va da sé, anche del pensiero”, come spiega la psicologa cognitiva Alessandra Finzi. Un vero disastro, soprattutto per quei bambini che soffrono di dislessia (il 5% della popolazione scolastica, secondo l’Associazione italiana editori) e per quel 50% di ragazzi in età scolare che ha comunq
Ritrovare il piacere della lettura (Foto: Flickr)
Ritrovare il piacere della lettura (Foto: Flickr)
ue difficoltà con la lettura e non legge altro che libri di testo.
Ma se la scuola non trasmette passione per la lettura, ecco che per avvicinare alla narrativa anche i più pigri sono scese in campo alcune case editrici. Tre di queste, come Bianconero, Sinnos e Angolo Manzoni, hanno infatti dato alle stampe volumi ad “alta leggibilità“, nati cioè sulla base di criteri condivisi con genitori, insegnanti e terapisti che si traducono in una serie di accorgimenti linguistici (lessicali e sintattici) e tecnici (tipografici e d’impaginazione), che rendono la lettura più facile per tutti. Ma è soprattutto la nuova font di Bianconero, un tipi di carattere elaborato grazie alla collaborazione della stessa dottoressa Finzi e di Daniele Zanoni, esperto di metodi di studio e di disturbi dell’apprendimento, ad avere reso possibile un vero passo in avanti nella “lettura facile”.
La font Bianconero, usata nella nuova collana per ragazzi, Zoom, è la prima italiana ad alta leggibilità. Come spiega Irene Scarpati, direttrice della casa editrice romana, “sarà a disposizione, gratuitamente, di tutte le istituzioni e i privati che la utilizzino per scopi non commerciali”. Ma come nasce la font? “Si è lavorato sul disegno della singola lettera - spiega Finzi - in modo che non si confonda con le altre, in particolare nel caso delle lettere speculari come b-d, p-q, a-e. E questo, per i bambini dislessici, è un enorme vantaggio”.
Daniele Zanoni, colonna importante del progetto, una laurea in fisica e un curriculum di rilievo, è anche lui dislessico. “Ho sempre avuto difficoltà ad automatizzare la lettura e so quanto per noi sia importante ogni piccolo accorgimento. La dislessia, pur essendo un fenomeno evolutivo, non ha niente a che fare con l’intelligenza di una persona, associare le due cose è quindi un grave errore. Purtroppo, specie nelle scuole elementari, da parte degli insegnanti c’è un approccio sbagliato al problema. Per aiutare un bambino che ha difficoltà nella lettura bisognerebbe evitare i dettati, coinvolgerlo in attività che utilizzino il ragionamento e farlo sedere in prima fila. Utilizzare la font di Bianconero soprattutto alle elementari, cioè nell’età in cui si consolida la lettura, può essere davvero un contributo importante contro la dislessia”.
Da sempre impegnata in questo campo è anche l’Associazione italiana dislessia, che lo scorso luglio ha vinto un’importante battaglia legale: il Tar ha dato ragione e ammesso alla seconda elementare una bambina dislessica bocciata in prima. Come spiega la presidente dell’Aid, Rosa Bianca Leo, “l’associazione ha da poco attivato un servizio di consulenza legale on-line a disposizione di tutti i genitori di bimbi dislessici, che abbiano bisogno di capire come difendere i loro diritti”.

lunedì 3 ottobre 2011

LA SCELTA DELLA SCUOLA SUPERIORE

di Flavio Albrici
1) Gli adulti di fronte alle scelte dei ragazzi
La situazione è complessa ed eterogenea; vi sono alcuni ragazzi/e che hanno idee abbastanza chiare e sono in grado di prendere una decisione senza particolari ripensamenti (pochi) e molti (la maggior parte) che mostrano notevoli incertezze rispetto ad una scelta che in qualche modo condizionerà il loro futuro. Naturalmente, tra questi due estremi, vi sono diverse situazioni intermedie con gradienti variabili di complessità, che richiedono interventi diversificati tra loro e grande sensibilità da parte
degli adulti che intervengono nelle dinamiche dell’orientamento e delle scelte.
Il passaggio dalla scuola media alla scuola superiore avviene in una fase particolarmente delicata nella vita degli studenti: l’adolescenza. In questa fase avvengono importanti cambiamenti a livello fisiologico, cognitivo, relazionale, affettivo, che incidono sensibilmente nei rapporti tra coetanei e nelle relazioni con gli adulti significativi (insegnanti e genitori).
La scelta della scuola superiore diviene, in questo periodo non ben definito e soggetto a rapida evoluzione, uno snodo importante e un banco di prova. Una scelta delicata, non solo per gli studenti, ma anche per le famiglie!
Due sono in particolare le variabili critiche che rendono delicato per i genitori il momento della scelta:
- il fatto che la scelta, pur non irreversibile, procuri dell’ansia legata a ciò che i figli faranno da grandi e, in generale, ogni genitore auspica il meglio per loro;
- la difficoltà nel trovare una mediazione tra le motivazioni e le aspettative dei ragazzi e le proprie.
La scelta della scuola superiore presuppone una serie di implicazioni psicologico-relazionalieducative sulle quali occorre riflettere.
Innanzitutto è importante che nel momento delle scelte i ragazzi/e siano adeguatamente affiancati da adulti significativi di riferimento (insegnanti e genitori). L’intervento degli adulti diviene però realmente efficace solo se gli stessi si presentano sereni e aperti al dialogo e alla comunicazione,
oltre che bene informati.
Gli insegnanti all’interno di una relazione pedagogica-educativa, collocata in un ambiente (la scuola) che spesso diviene il centro della vita relazionale dei ragazzi, luogo dove nascono e si coltivano amicizie, si affrontano prove e si sperimentano conflitti. Gli insegnanti sono gli adulti con cui i ragazzi costruiscono, al di fuori dell’ambito familiare, le relazioni più strutturate.
2 I genitori nell’ambiente familiare affrontano il momento della scelta attraverso la loro esperienza, la conoscenza dei propri figli, il buon senso e l’affetto.
Ma genitori e insegnanti che ruolo specifico possono giocare?
I docenti possono valutare, oltre al rendimento scolastico, gli interessi, le attitudini rispetto alle diverse discipline e le abilità trasversali (capacità comunicative, relazionali, strategiche, emotive).
Essendo punti di riferimento sia per gli studenti che per i genitori,  appresentano un punto d’incontro e di mediazione in caso di conflitto; inoltre possono essere fondamentali per gli studenti nell’elaborazione dell’esperienza scolastica, favorendo l’esplicitazione di aspettative, desideri e ansie relative al proprio futuro.
Allo stesso modo i genitori svolgono un ruolo fondamentale all’interno della relazione con i rispettivi figli, unica e insostituibile. La qualità e la modalità della scelta dipendono anche da come i genitori vivono il problema e lo affrontano sia in rapporto a sé stessi e alle proprie aspettative, che nella relazione con i propri figli.
A questo proposito si possono sottolineare alcuni elementi che possono aiutare a creare il clima adatto ad una scelta importante:
1. Non nascondere i propri dubbi - E’importante non pensare di essere infallibili e non nascondere dubbi e perplessità. Le incertezze degli adulti si possono intrecciare con quelle dei ragazzi e i dubbi si possono risolvere assieme, analizzando i criteri che si stanno seguendo e talvolta mettendoli in discussione. Negare la discussione il confronto attraverso finte certezze non fa che allontanare i ragazzi.
2. Non essere autoreferenziali – Dubbi, paure, incertezze, che solitamente accompagnano una scelta difficile, possono essere affrontate solo attraverso il confronto con interlocutori significativi (altri genitori, insegnanti, orientatori), per avviare un confronto costruttivo sulle proprie posizioni e perplessità. E’ importante in questa fase avvalersi, se possibile, dei servizi di orientamento presenti sul territorio, dove operatori esperti possono offrire il loro contributo professionale da una posizione più “neutra” rispetto a quella di insegnanti e genitori.
3. Comunicare con i propri figli – E’ importante verificare se le aspettative che legittimamente i genitori hanno per i propri figli, corrispondono effettivamente alle loro possibilità/capacità, nonché ai loro interessi e aspirazioni. A questo proposito è sicuramente utile per gli adulti
agire con queste modalità:
- avviare la riflessione sulla scelta lasciando aperte tutte le possibilità;
3
- conoscere in modo approfondito il sistema scolastico, evitando di veicolare le scelte alla luce di informazioni non corrette, stereotipi e pregiudizi rispetto ad alcune possibilità formative;
- non far prevalere, nei momenti della scelta, solo criteri pratici e logistici (la distanza da casa, il fatto che in una determinata scuola ci vadano alcuni compagni di classe, la comodità dei mezzi di trasporto…), elementi questi sicuramente importanti, ma che non possono da soli determinare la scelta. Nel limite del possibile a prevalere devono essere gli interessi, le motivazioni, le attitudini specifiche e le aspirazioni dei ragazzi;
- prendere contatti con la scuola che si è deciso di frequentare per verificare la congruenza tra le aspettative e ciò che la scuola stessa può offrire; importante a questo proposito approfittare degli open day, occasioni per visitare con i propri figli la possibile scuola di destinazione.

2) I ragazzi di fronte alla scelta della scuola superiore
La “paura di sbagliare” è un elemento costante che accompagna il percorso orientativo degli studenti, in quanto:
- la pre-adolescenza è il periodo meno adatto per le decisioni a lunga scadenza e che riguardano il proprio futuro;
- le scuole sono molte e assai diverse tra loro e non sono affatto chiare ai ragazzi le conseguenze di ciascuna delle scelte possibili;
- l’attuale fase di transizione dal vecchio al nuovo ordinamento pone ulteriori interrogativi rispetto ai nuovi percorsi e alla loro efficacia, tutta da sperimentare sul campo.
Certamente tra gli obiettivi dell’orientamento vi è quello di mettere gli studenti nella condizione di scegliere in modo consapevole, possibilmente senza la paura di sbagliare. Tuttavia i dubbi, legittimi in questa fase, non devono inibire, ma essere considerati una risorsa preziosa, un’occasione per esplorare sé stessi e la realtà in cui si è inseriti.
Due aspetti vanno tenuti in debito conto di fronte a dilemmi decisionali come quello della scelta della scuola superiore:
- dietro ogni scelta ci sono le caratteristiche soggettive, i desideri, i progetti, le aspirazioni, le esperienze di vita, le persone incontrate e che in qualche modo hanno contribuito alla crescita di ciascuno. Quindi nessuno può scegliere completamente da solo!
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- Tuttavia, anche se sembra contradditorio, le scelte definitive riguardano solo sé stessi e nessuno può prendere decisioni importanti per altri. Certamente non deve mancare il supporto di insegnanti, genitori, amici, orientatori e altri soggetti che con il loro contributo aiuteranno gli studenti a scegliere e a superare eventuali difficoltà.

Ministero: Guida alla nuova scuola secondaria superiore

Guida alla scelta consapevole della scuola di istruzione di secondo grado

Come scescere la scuola adatta dopo le medie?
 

Videogrammatica inglese

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Corso di videogrammatica di inglese

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mercoledì 28 settembre 2011

La prova SPILLO



In appena un minuto a bambino, SPILLO valuta la velocità e gli eventuali errori commessi consentendo all’insegnante di pianificare, se necessario, un programma didattico personalizzato di potenziamento delle capacità di decodifica della lettura.
Al bambino viene consegnato un cartoncino con un testo da leggere ad alta voce fino a quando l’insegnante darà un segnale di stop.
Durante la prova, l’insegnante sul computer evidenzia gli errori di lettura commessi dal bambino e, allo scadere del minuto, oltre a contare le parole lette, il programma calcola all'istante anche il numero di errori e di autocorrezioni.
I risultati della prova di lettura sono indicati secondo 4 valutazioni ben distinte:
1) criterio di lettura pienamente raggiunto
2) livello di lettura sufficiente
3) richiesta di attenzione
3) richiesta di intervento immediato
Se SPILLO segnala una richiesta di attenzione, può essere utile che l’insegnante, dopo aver fatto trascorrere almeno un mese, verifichi nuovamente il livello di abilità.
L’affidabilità scientifica di SPILLO
SPILLO è il risultato del lavoro scientifico del prof. Giacomo Stella e della sua équippe. L'affidabilità è inoltre garantita dalla forte correlazione con le prove di lettura di parole e di non parole della batteria per la valutazione della Dislessia e della Disortografia Evolutiva – D.D.E. (Sartori, Job e Tressoldi 1995, 2007) che, in fase di sperimentazione, sono state somministrate a tutto il campione.